Ho seguito poco i tecnicismi attorno ad Apple Intelligence e temevo che la mia abitudine di usare tutti i sistemi in inglese mi avrebbe potuto causare qualche problema.
Invece no: è sufficiente che Siri sia in italiano per evitare che si attivi Apple Intelligence. Di tanto in tanto anche le figlie usano i miei apparecchi e non sono ancora riuscito a imporre l’inglese parlato.
Uno dei motivi per cui tollero Meet è sempre stata la facilità con cui accendi una videoconferenza e sei dentro senza tante storie, anche con Safari se necessario.
Sono già due volte che Meet accende a mia insaputa il parametro eliminazione del rumore di fondo. Più o meno significa o tieni il microfono in bocca come un cantautore o gli altri non sentono niente. Perdita di tempo in abbondanza perché avevo tutto l’equipaggiamento a posto, il software dava situazione regolare ma gli altri non mi sentivano e non capivo perché fino a che, per disperazione, ho cominciato a scavare.
Ammetto che non ho la forza di approfondire per verifica. Questo video mostrerebbe
una partita di Doom, in funzione dentro un connettore Hdmi-Ligthning di Apple.
Il settore ha oramai superato qualsiasi
soglia dell’assurdità e a questo punto tanto vale prendere la dichiarazione per buona e premiare, se non altro, la creatività dell’ambientazione.
A pensarci, è più surreale che uno si inventi la storia del gioco dentro l’accrocchio connettore rispetto all’installazione effettiva del gioco. Quindi.
Nuovo mese, nuova settimana, è giusto cominciare il lavoro con qualcosa di nuovo:
è uscito bzip3. Comprime di più, lo fa meglio e su Mac si può installare facilmente grazie a
Homebrew.
Adesso che c’è qualcosa di nuovo, possiamo tornare al nostro misterioso e importante lavoro presso
Lumon Industries.
(Ok, la coglie solo chi abbia visto almeno una puntata di
Severance, o Scissione in italiano. Per chi ha visto, è irresistibile. Funziona davvero e non so se ho voglia di arrivare in fondo a vedere che cosa succede).
La testata Quartz debuttò nel 2012 in formato iPad e grandi ambizioni informative nel settore dell’economia.
Poi,
racconta Pixel Envy, venne venduta un paio di volte e, dal confrontarsi con Financial Times e Economist, è dolcemente scesa in livello e reputazione fino a diventare una voce delle tante.
Ora, dopo avere già da tempo presentato sommari scritti in maniera automatica, è passata a scrivere automaticamente l’intera notizia.
Il fact-checking di un articolo preso a esempio è amaro: date inventate, mancanza di credit dove sarebbe stato opportuno e il suo rovescio, attribuzioni a casaccio. Una affermazione riguardate americano viene messa in bocca a una società di analisi inglese, che non esiste più dallo scorso ottobre. Mentre il rapporto che dovrebbe contenere il giustificativo non è proprio mai esistito.
Nessuno mi toglie dalla testa che, nello scripting, le soluzioni più interessanti siano quelle più inutili dal lato pratico. Uno si focalizza sul codice e fa più attenzione al flusso di un programma più che alla sorte dei dati in quanto tali.
Sono apparsi dovunque titoli a parlare del brain rot, del cervello che va in pappa, usualmente per il consumo eccessivo o squilibrato di materiale su Internet. I danni dei telefonini, il quoziente intellettivo che diminuisce, i giovani che non riescono a concentrarsi, l’uomo ha perso la libertà quando il telefono ha perso il filo.
In particolare, uno studio mostrerebbe che
il quoziente intellettivo cala negli adulti interrotti dalle notifiche della posta e dalla suoneria del telefono come neanche riesce a fare il consumo di marijuana.
Arriva il momento dell’anno dove ci si prepara per il Super Bowl, in programma tra una decina di giorni.
Negli ultimi anni la visione a pagamento per l’Italia è stata
prerogativa di Dazn e così anche per il 2025.
Non mi risulta invece che ci siano possibilità di visione gratuita (per un attimo facciamo finta che non esistano le Vpn e di essere tifosi di football poco pratici di Internet invece del contrario).
In un mondo che facciamo fatica a riconoscere, ebbro di finta intelligenza artificiale e adesso pure di
finta intelligenza artificiale made in China come se fossero i tovaglioli di carta per il picnic, è rasserenante ritrovare le cose come le conosciamo, il flusso delle notizie che siamo sempre stati abituati a leggere.
È uscito
DeepSeek, un chatbot di provenienza cinese. Ha prezzi clamorosamente inferiori a quelli dei soliti noti. Pare, si dice, che le sue capacità di reasoning siano confrontabili con quelle delle migliori offerte di OpenAI.