Scommetto che Apple non abbia questo grande interesse a fare sapere che esiste uno
store apposta per acquistare parti di ricambio dei suoi prodotti da parte di quanti rivendicano il diritto di autoriparazione e vogliono intervenire sui propri apparecchi.
Non ho provato a portare fino in fondo un ordine. Mi aspetto burocrazia, prezzi alti, restrizioni, un’esperienza impegnativa in generale.
Ho verificato tuttavia che sono disponibili i pezzi di ricambio per iPhone 18 Pro Max, iPhone 18 Pro e in generale per tutti gli iPhone almeno fino al 12. iPhone 18 Pro Max è sostanzialmente uscito ieri, iPhone 12 sei anni fa.
Nessuno fa attenzione a un sistema il cui presupposto primo è la sicurezza. Usato da una minoranza di persone in possesso di una competenza tecnica non garantita, che devono avere nozione della sua esistenza, capacità di recuperarlo, voglia di installarlo. Un sistema con una comunità di supporto ristretta e specializzata, dove nessuno si aspetta che il problema possa essere banale come una app che si chiude o una connessione che non si apre.
The Eclectic Light Company continua a occupare un posto speciale nel cuore anche perché, oltre a spiegare, porta alla comunità strumenti per aiutare a capire da soli.
Nell’articolo su
come Ask Siri costruisce e utilizza il contesto, oltre che analizzare il contenuto che viene passato a Siri in modo che possa costruire una risposta, c’è anche il link all’utility gratis che permette di analizzare da sé e arrivare al grado di conoscenza desiderato.
Non è un caso che mi sia capitato
più di una volta di accennare a TextEdit. È nato per caso ma è una demo potente delle capacità di sviluppo sotto macOS e, nonostante di fatto abbia manutenzione zero, continua a funzionare e rivelarsi efficace.
Non è un caso quindi che possa venire scoperto da Podfeet Podcasts, gente che non conoscevo e complessivamente pare simpatica. Il post dedicato da Allison Sheridan alla
scoperta di TextEdit ovviamente è acqua calda riscoperta, per lettori stagionati; tuttavia le doti del programma rimangono immutate, tanto che l’articolo si rivela una guida all’uso efficacissima, da conservare.
Dimostrazione plastica di come il digitale non funziona. Questa è una foto recente di un totem di parcheggio a pagamento.

L’apparecchio è straordinariamente lento, tanto che è facile dare per guasta la tastiera a membrana, dal tocco pessimo. In realtà bisogna avere pazienza e resistere alla tentazione di premere di nuovo un tasto; questo non è Unix, dove tutti gli input entrano nel buffer, e un tasto premuto troppo presto provoca un errore che nessun programmatore si è dato la pena di gestire.
Ricordare i tempi in cui mi rimproveravano l’entusiasmo per iPad in quanto non si poteva installare Linux. Sono e sono sempre stato fautore del software libero come salvaguardia e stimolo, ma l’approccio stallmaniano nel suo manicheismo non mi ha mai convinto fino in fondo.
È passato qualche tempo e oggi le priorità sono altre. Volendo, Linux su iPad non si installa in senso stretto neanche adesso; ma ci sono novità interessanti.
Confrontarsi con le tematiche protogiovanili del 2026 significa affrontare dibattiti come quello sul veganesimo e la violenza sugli animali, di cui un consesso di dodicenni moderni può trovarsi a, diciamo, discutere.
Nel frattempo un sottoscritto attempato potrebbe trovarsi a consultare il suo feed RSS, assolutamente fuori trend, e scoprire
notizie interessanti su una startup che lavora al contenimento della diffusione delle 🦟. (L’emoji della zanzara è arrivato perché mi è scappato il dito sull’autocompletamento e per una frazione di secondo mi è parso una zanzara vera cui stavo dando la caccia sopra lo schermo di iPad. Troppo sincronico, lo lascio).
Segnalo eccezionalmente tre buone cause da sostenere, legate solo tangenzialmente a questo dominio informativo. I motivi sono banali: mi sono capitate in primo piano insieme; una è oltreoceano, una continentale, una locale; sono verificate; ho un contatto personale fidato; ho contribuito.
Trouble Finds Me è un documentario su un carcere minorile losangelino che si è trasformato in una scuola per aiutare i tanti ragazzi che hanno sbagliato anche in virtù dell’ambiente in cui si sono trovati a crescere. Il documentario non è un lusso, ma una risorsa per guadagnare attenzione e sostegno. E cerca esso stesso fondi per completare produzione e postproduzione. La finestra va da qui a fine mese.
Del tutto a prescindere da prezzi, prestazioni, (in)disponibilità in Europa e dibattiti a vite sull’innovazione in Apple da quando non c’è più Lui, il video che ambienta il nuovo apparecchio durante una colazione di famiglia è semplicemente strepitoso. Uno dei migliori degli ultimi anni.
Preferisco anche lasciarlo dove l’ho trovato per la prima volta,
nell’account X di Basic Apple Guy, perché va guardato così, fresco, al volo, provvisorio, estemporaneo, mentre si è di quella stessa corsa di cui sono fatte le famiglie. Vero che tra le uscite c’è una nuova Apple TV; al tempo stesso, non è una cosa da guardare in 4k spaparanzati sul divano ammiraglia con una tazza di Earl Grey.
Fare o non fare. Non c’è provare. — Yoda
I Copernicani, cui consiglio l’iscrizione come da link permanente qui sulla destra, si preparano alle prossime elezioni politiche con la redazione di un proprio Manifesto.
L’associazione è indipendente e apartitica, quindi non si tratta di tirare la volata ai Beige o contrastare gli Amaranto, quanto pensare a ciò che può servire all’Italia. Questo è stato scritto ai soci:
poche proposte, chiare, concrete e possibilmente misurabili, sulle quali chiamare la politica a confrontarsi e ad assumere degli impegni.