Nell’ambito del programma formativo per il popolo fatti in casa la tua missione
Artemis, quest’oggi proponiamo non uno bensì due giochi ammazzaproduttività.
Il primo, giustamente, riguarda la tecnica di volo orbitale praticata dalla navicella Orion per girare attorno alla Luna e rientrare successivamente a casa.
Starfling è ingannatore perché sembra banale ma richiede attenzione e polso fermo, per cambiare con successo l’orbita più e più volte. La mediana dei giocatori si situa a quota sette balzi.
Mentre primogenita trasporta duemiladuecento pagine di libri nello zaino scolastico, più di trecento studenti a Sovere
hanno come bagaglio scolastico un iPad.
La scuola in questione è l’Istituto Comprensivo Daniele Spada, il che aumenta la frustrazione; anche primogenita frequenta infatti un istituto comprensivo, dove però è probabile che qualcosa non sia stato ben compreso.
Certamente, l’articolo viene dal sito dell’oste che racconta quanto sia buono il suo vino: Magnetic Media Network, il più intraprendente, vivace, creativo rivenditore business Apple in Italia (con respiro europeo, ma è un’altra storia che non attiene all’oggetto di oggi).
Per chiarezza, rimango sempre disponibile a scambiare conversazioni sicure e confidenziali tramite Signal, con il nickname lux.235. Anche se si è verificato un fatto spiacevole come il
recupero di messaggi Signal da parte di forze di polizia.
Per la precisione, l’FBI è riuscito a recuperare messaggi anche se la app era stata cancellata, tramite accesso al sistema di notifiche push di iOS, che attiene al sistema operativo e non alla app e, certamente, non è cifrato come le conversazioni su Signal.
Adesso che lo leggo, riesco in qualche modo a figurarmelo, come tutti quelli che sono bravi dopo. Prima non ne avrei avuto idea.
Si chiama
Advanced Mac Substitute ed è una creatura di una concezione che magari non è nuova, ma non avevo proprio mai visto prima. Non è un emulatore di Mac OS 68k, ma un succedaneo. O meglio, un emulatore a metà, o meglio ancora qualcosa nel mezzo. Forse dovrei studiare la struttura del codice per capire meglio.
Mentre redigevo le
riflessioni sull’espressione di sé nella scrittura assistita, ho pensato di mettere insieme le mie esperienze di scrittura digitale nel tempo. Non è una storia né un database; di alcuni software neanche ricordo il nome ed è probabilissimo che dimentichi qualcosa o faccia confusione sui dettagli o sui periodi.
Gli unici criteri che contano sono l’uso per un tempo e un’intensità sufficiente per averci creato qualcosa di uso reale, per diletto o per professione non importa, ma uso effettivo e concreto. Per capirci: se parlassimo di programmi per impaginare, citerei
PageMaker 1.0 solo in quanto
ci ho impaginato le poesie di un amico, materiale poi pubblicato. Il semplice possesso o l’averlo provato (anche a scopo di recensione) non conterebbero. Con
Ready, Set Go! Ho fatto forse un volantino per l’oratorio e niente più, dunque non conta.
Ho potuto seguire il lavoro di una persona vera, con lavoro vero, che ha studiato e approfondito per mesi con l’intento di facilitare la produzione degli articoli per il proprio blog in modo virtuoso. Renderla più veloce, mantenere la precisione dei riferimenti – fatto importante nella sua professione – e conservare il proprio stile e la propria voce. In definitiva, avvalersi degli assistenti generativi per guadagnare in efficienza senza perdere in personalità e tratti distintivi.
Non che si faccia sempre. È che proprio oggi, pur pagatore affezionato e puntuale, mi sono trovato a usare per un bel paio d’ore la versione gratis di
BBEdit, su un altro Mac, a fare altre cose, per altri.
Mancavano i miei comandi e la mia struttura dei menu, gli snippet, gli script, le palette, la struttura dei menu, le scorciatioie custom da tastiera, tutto quello che nel tempo ho applicato a BBEdit.
Nella serie dei giochi perditempo e irrinunciabili durante un fine settimana, deve trovare spazio un titolo in cui il protagonista salta e corre in uno spazio ricorsivo di ispirazione escheriana.
È nativo Windows, però
si gioca nel browser. Gioca in questo caso sta per sperimenta come esperienza di dislocazione sensoriale.
Ci sono passaggi anche belli impegnativi, eh. Adesso che
Artemis II è tornata a casa, servono nuovi passatempi.
Una situazione incresciosa: FreeBSD Foundation riferisce che
i dieci migliori portatili per usare FreeBSD sono tutti diversi da un Apple Silicon.
E con ragione, dal momento che il lavoro per avere FreeBSD nativo su Apple Silicon si trova a
uno stadio che definire primitivo è poco. La pagina wiki di FreeBSD ha ricevuto l’ultimo aggiornamento nel 2023 e la tabella dei sottosistemi funzionanti è desolatamente vuota.
Il boot nativo, va detto, è sopravvalutato. Sono tempi in cui con una buona macchina virtuale ci si tolgono sfizi più facilmente e
FreeBSD su una macchina virtuale è stato installato senza grossi problemi su macchine Apple Silicon.
Gli anglosassoni dicono Where there’s a will, there’s a way: se lo vuoi fare veramente, un modo per farlo lo trovi.
È così che capisco perfettamente Taylor Arndt, che disdegna l’interfaccia dei Comandi rapidi al punto di scriversi da solo
il modo per comporli al Terminale.
Arndt
spiega tutta la faccenda nel proprio Substack.
Non ti piace? È possibile cambiare le cose. Magari con difficoltà, magari con tempo, ma è possibile.
A questo punto ci sono da aggiungere
Beyond the Gallery, un deposito di Comandi rapidi già pronti composti da gente ovunque nel mondo, e la app
Jellycuts, un altro modo per facilitare la creazione delle Shortcuts (uno dei casi in cui preferisco l’inglesismo a un italiano un po’ prosaico).