Il weekend dedicato a bash si compie con
bashblog: un migliaio di righe di codice bash per alimentare un blog. Unico requisito, una cartella pubblica.
Non ho cercato nei dettagli per vedere se vi si fosse annodato il diavolo. Semplicemente mi faccio l’ennesimo promemoria riguardante la quantità e la qualità incredibile di strumenti che abbiamo a disposizione pronti, gratis, collaudati.
Ci vogliono sempre tempo e attenzione; la scarsità di risorse è comunque questa e non altro.
Dovevo fare una piccola commissione in centro, quindici minuti a piedi. Sono uscito proprio mentre passava, mezza vuota, la navetta estiva gratuita. L’ho lasciata andare e ho fatto una passeggiata.
Tento l’analogia.
Volevo fare una cosetta semplice con un file di testo. Avevo lì davanti la app del chatbot. Invece ho aperto il Terminale e ho provato a farla con bash (che, nonostante macOS sia da tempo transitato a zsh, continuo a conoscere un pochino meglio).
La produttività in estate è notoriamente sopravvalutata. A patto di avere una buona scusa, però.
Prince Chazz è una scusa più che sufficientemente buona.
Il campo di gioco è una scacchiera disseminata di ostacoli che limitano il movimento potenziale. Chazz si muove come una regina. Sulla scacchiera si trova un altro pezzo.
A ogni mossa di Chazz, si muove anche l’altro pezzo, che muove per arrivare a mangiarlo. Per forza di cose vincerà Chazz, ma… ogni volta che mangia un pezzo, sulla scacchiera ne arrivano due.
I prezzi di Mac, iPad e altri apparecchi Apple hanno appena registrato rialzi importanti. La fame di RAM da parte dei costruttori di hardware per gli LLM ha raggiunto livelli tali che neanche il procurement leggendario di Apple riesce ad aggirare il problema, sussistente da mesi.
È tuttavia improbabile che gli aumenti riguarderanno iPhone, perché una rigorosa progettazione
ne mantiene costante il prezzo da sempre o quasi.
A dircelo è Horace Dediu di Asymco, come sempre con un apparato invidiabile di dati a sostenere il ragionamento.
Su un tono più leggero rispetto ai giorni scorsi, invito a
ridisegnare collegi elettorali per favorire un partito.
Rispetto ad altre proposte di gerrymandering ludico, apprezzo la pulizia del design e la chiarezza dell’interfaccia. Nonché l’evidenza dell’insegnamento: a parità di elettori, gli opportuni vincoli nel disegno dei collegi possono dare un grande vantaggio a una parte.
Giocare è molto gradevole e, sulle spalle di giganti come
Wordle (capace di
ispirare Dr. Drang), si riceve con piacere anche la proposta di un singolo schema giornaliero.
In riferimento al libro
Steve Jobs - L’esilio che ho
recensito ieri, non ho inserito nella recensione una considerazione che sono riuscito a formulare solo ora. E comunque non sarebbe stata pertinente nella recensione stessa.
NeXT nacque guidata dall’ossessione di Jobs per produrre un computer perfetto con un software perfetto e alla fine naufragò, dopo avere prodotto un hardware fantastico ma impossibile da vendere e un software futuristico che doveva girare solo sulle sue macchine e, quando venne aperto a tutti, era troppo tardi.
tl;dr:
Steve Jobs - L’esilio, di Geoffrey Cain, edito da Egea, è il libro da leggere per conoscere gli anni che Steve Jobs ha passato fuori da Apple.
Egea è stata gentile nell’inviarmi una copia e, giorno dopo giorno, mi sono ritrovato prima semplicemente interessato e poi avido di arrivare in fondo, nonostante la storia di Jobs mi sia nota. Non mi era così nota.
Intanto si sono mosse persone più che competenti in materia e che hanno vissuto esperienze di prima mano. Geoffrey Cain, scrittore e giornalista di buona fama statunitense, ha scavato dentro le fonti disponibili (a partire dagli Steve Jobs Archives) e coinvolto anche protagonisti storici di primissimo piano, come Dan’l Lewin, collaboratore chiave di Steve Jobs in NeXT, e Ed Catmull, personaggio di primo piano del boom di Pixar e testimone importante di quella parte della storia, su cui c’è sempre stata meno attenzione e che, si scopre, ha influito. Queste persone hanno lasciato rispettivamente una prefazione e una postfazione di loro pugno; le persone interpellate e di cui si trova traccia nella narrazione sono decine. Il lavoro di documentazione è stato capillare.
Che cosa succede quando vogliamo seguire un evento sportivo? Gli diamo la massima concentrazione e attenzione. Oppure lo corrediamo di un second screen e guardiamo con un occhio, mentre con l’altro cerchiamo dati e alimentiamo conversazioni con amici, appassionati, entrambi.
Altrimenti c’è l’opzione che chiamo third screen: facciamo del tutto altro, con un sottofondo che ci avvisa quando succede qualcosa di significativo.
Ogni sport ha la propria concezione del qualcosa di significativo. Nel calcio c’è approssivativamente un evento dirimente ogni mezz’ora. Nel basket, ogni venti secondi. Nel curling, ogni qualche minuto. Questo condiziona le nostre scelte di visione diretta oppure schermi alternativi.
Ecco come funziona l’overtourism.
In una seconda casa al mare tre utenze lavorano e si intrattengono con la connessione cellulare. Può sembrare strano, visto che è sabato; in realtà, visto che significa congestione della spiaggia e maggiore concentrazione di turisti da weekend, ci si gode la spiaggia nei feriali – lavorando dall’ombrellone spesso e volentieri – e si fa altro nei festivi.
Gli iPhone si mettono a suonare all’impazzata; è un It-Alert, o meglio un test di funzionamento. I test di funzionamento sono necessari e, su una spiaggia gremita, anche un bell’argomento di conversazione. Tutta consapevolezza.
Non è la prima volta che resto sorpreso dalla capacità di Apple Watch di distinguere l’attività fisica.
Tempo fa mi aveva riconosciuto il basket, per dire. Oggi sono reduce da una nuotata in cui, contrariamente al solito, ho abbozzato una caricatura dello stile libero. E lui, senza scomporsi, mi ha proposto nuoto in piscina.
Di solito nuoto abbastanza disordinatamente e lui propone nuoto in acqua libera, come in effetti era anche oggi, geograficamente parlando. Ma il fatto di introdurre la regolarità del gesto ha cambiato la valutazione.