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Libertà di limite
posted on 2021-01-27 01:39

Matt Birchler commenta un anno di abbonamento al servizio di posta Hey e osserva qualcosa di interessante rispetto all’obbligo di usare la app propria del servizio:

[Niente app indipendenti, sei matto?] Può essere, ma in questo caso ritengo sia una questione di limite che diventa una forma di libertà. Quando usavo Gmail e Outlook come fondamento della mia infrastruttura di posta, avevo la mia scelta della app. Apple Mail, Spark, Outlook, Gmail, Airmail, Edison, Blue, Newton, Spike, Polymail… […] Spark veniva aggiornata e la usavo. Poi Outlook faceva qualcosa di nuovo e tornavo lì. Poi però aveva un bug e allora mi mettevo su Apple Mail, fino a quando mi annoiavo e tornavo a Spark e il cerchio si chiudeva per cominciare daccapo.

Era scelta? Assolutamente sì, ma era una cosa buona per la mia posta? Neanche un po’.

Se penso a quanti dibattiti attorno al tema che app di posta dovrei usare, ora mi rendo (più) conto di quanto fossero vacui.

Se penso alle molte volte in cui Apple ha limitato la scelta di opzioni in un computer o in un sistema operativo, capisco (meglio) la logica dietro la decisione.

Certo, a volte non funziona bene. Lo riconosce anche Birchler:

Se la app di Hey fosse tremenda avrei un problema serio, ma non solo sa il fatto suo; è la app di posta più affidabile che abbia mai usato e viene tenuta aggiornata e migliorata più velocemente della maggior parte delle altre.

Se la scelta è unica, ma ben pensata e ben realizzata, vale più libertà di chi vuole scegliere tra mille alternative di bassa qualità.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

De gustibus
posted on 2021-01-26 00:31

The Verge pubblica un articolo dedicato ai retroappassionati di Zune radunati su Reddit e riporta questo passaggio:

Microsoft ha trascorso gli anni Duemila qualche passo dietro Apple. L’azienda rivale era perennemente un po’ più avanti, elegante e raffinata rispetto all’endemica squadratura di casa Gates. Zune veniva spesso considerato l’esempio supremo di questa subalternità. Il prodotto era del tutto funzionale, certo, ma per ragioni che resta difficile descrivere – le decorazioni da videogame, il trackpad surdimensionato, l’ingombro sconcertante – era anche un milione di volte meno chic di iPod. (Lo stesso imperscrutabile problema contraddistingue Bing, Cortana, lo sfortunato Windows Phone eccetera). [Traduzione migliorata con il contributo di carolus]

Ragioni che resta difficile descrivere. Problema imperscrutabile. Come se Steve Jobs non fosse mai passato di qui. Eccolo:

Il solo problema di Microsoft è la semplice mancanza di gusto. Assolutamente non hanno gusto. Non in piccolo, ma in grande, nel senso che non pensano idee originali e non portano molta cultura dentro i loro prodotti.

La differenza tra una mentalità Microsoft e una mentalità Apple è che nella prima tutti i gusti sono giusti. Peggio ancora, sono equivalenti. Nella seconda esistono il gusto e la sua mancanza. Per ragioni che resta difficile articolare, l’informatica continua a prosperare nella mancanza di gusto; per fortuna, abbiamo un’eccezione.

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E hanno troppo rispetto per lo status quo
posted on 2021-01-25 00:55

Perché usare brutto software imbruttisce.

Dopo anni e anni di logoramento, finalmente Adobe ha staccato la spina a Flash. Hanno cominciato a farlo cinque anni dopo che Steve Jobs aveva pubblicato i suoi Thoughts on Flash e ci hanno messo altri cinque anni. La malapianta aveva messo radici fin troppo diffuse e ramificate.

Ora finalmente Flash, a parte la doverosa conservazione museale, è morto.

Invece no.

A me verrebbe da non crederci e non conosco il cinese, ma non capisco il perché dovrebbe essere scritta una fake news a questo proposito e così prendo per buona la versione inglese di questo articolo di AppleDaily secondo il quale una rete ferroviaria cinese veniva controllata da un sistema scritto in Flash.

I funzionari di China Railway Shenyang (che esiste, almeno in Wikipedia; dovevo verificare, per forza) hanno avuto cinque anni di tempo per passare a qualche altro sistema e così, quando Adobe ha spento anche l’ultimo server, c’è stata una transizione, a suo modo, ordinata: il traffico ferroviario si è bloccato per venti ore.

Colpa di Adobe, certo. Come quando aggiorni macOS e il driver della stampante smette di funzionare: colpa di Apple.

Si sono riscattati in fretta, comunque: hanno trovato il modo di rimettere in piedi l’infrastruttura.

Con una copia pirata di Flash. Che così vivrà, in una nicchia ecologica tutta particolare, per anni ancora.

Steve Jobs aveva dichiarato ai tempi della creazione di Macintosh meglio essere un pirata che arruolarsi in Marina.

Poi, però, con la campagna Think Different, aveva anche posizionato Apple come un marchio per chi non ha rispetto per lo status quo.

Il software brutto imbruttisce. Il sintomo più pericoloso e invalidante per la mente è cercare la conservazione dello status quo, oltre ogni limite di ragionevolezza.

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Vacanze in West Coast
posted on 2021-01-24 00:42

Che la Liguria abbia grande potenziale turistico certo lo si sapeva anche prima di oggi.

Senza offesa per nessuno, tuttavia, è relativamente da poco tempo che si fa una promozione pubblicitaria capace di lasciare un segno comunicativo. Varrebbe anche per altre regioni.

Quest’estate sarebbe stupendo avere tempo e possibilità di passare dei giorni di vacanza in libertà e parlo di quella dello spirito, prima ancora delle mascherine o delle condizioni economiche.

L’idea di definire la Liguria la nostra West Coast è fresca e ben realizzata. Mi avessero detto di guardare un quarto d’ora di promozione pubblicitaria nel browser, mi sarebbe scappato da ridere. L’ho fatto invece e mi sono arreso solo dopo Alassio (ci sono diversi segmenti ciascuno dedicato a una delle città principali).

Ma sono passato da Savona e ho trovato gli amici, sempre, dell’All About Apple Museum. Che per forza di radici storiche e passione sono i più West Coaster di tutti e a rappresentare le eccellenze della ex Riviera di Ponente (in questo caso, eccellenze anche mondiali) potevano, dovevano essere in prima fila.

Ci sono e hanno bellissime storie da raccontare. Pensare qui e ora all’estate e all’idea, al contesto, alle persone, mi consola e mi dà forza.

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La vita segreta del software
posted on 2021-01-23 01:55

Dentro Big Sur (forse anche in precedenza, non so), nella sezione di Mission Control dentro le Preferenze di Sistema si trova una casella per richiedere il riordinamento automatico degli spazi di scrivania a seconda di come procede l’uso del computer. Uso diversi spazi di scrivania dedicati a clienti, hobby, giochi e sono abituatissimo a distribuire pagine web e documenti in questo o quello spazio. In breve ho identificato i miei spazi preferiti, che hanno assunto posizioni mnemoniche. Ho provato a spuntare la casella e Mac ha cominciato a mischiarle a capriccio. A un certo punto non capivo più niente e mi stavo quasi preoccupando, prima di rendermi conto. La peggiore preferenza di sistema di cui abbia memoria.

Sta arrivando Beeper, una app di chat che promette compatibilità praticamente con tutte le piattaforme più diffuse e anche quelle meno. Una rivisitazione di idee già viste in Adium (ancora vive!) o Trillian, in un progetto che era già noto come NovaChat, ma su scala mai vista prima. Sarebbe un toccasana, solo che richiede un certo sforzo di implementazione da parte dell’utilizzatore. L’ambizione tuttavia è notevole. Mi sono registrato per saperne di più appena possibile.

A questo proposito, ho scoperto che emacs contiene un client Internet Relay Chat (Irc): Erc. Mi hanno già fatto notare che sarebbe più veloce, a questo punto, elencare quello che non sta dentro emacs.

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In carica per un tempo limitato
posted on 2021-01-22 00:42

C’è stato il tempo in cui andavo regolarmente in giro per lavoro con un PowerBook 100 nello zaino e due batterie, una installata e una di ricambio. La volta che dimenticai il portatile alla fermata dell’autobus lo recuperai grazie a una striscia di nastro adesivo presente sulla batteria di ricambio, che serviva a distinguerla dall’altra, e di cui riportai l’esistenza alla gentile ma diffidente signora che lo aveva ritrovato.

Più avanti, capitava di abbassare la luminosità del monitor per strappare qualche minuto in più di autonomia. Il disco rigido veniva fermato appena possibile, per i momenti in cui il computer poteva lavorare senza dovervi accedere. In caso di emergenza imparavi a scommettere sulla quantità di lavoro che conveniva produrre senza salvare, per prolungare il tempo a disposizione, e però a salvare davvero prima che l’autonomia terminasse.

Oggi si discetta sull’amministrazione automatica della batteria da parte di Big Sur a partire dal fatto che il software tende a concentrare lo stato di carica operativo attorno all’ottanta percento, visto che andare a cento può ridurre la vita complessiva della batteria.

Ci si lamenta inoltre della scarsa accessibilità ai parametri di controllo della carica. La mia modesta opinione è che gli ingegneri Apple sappiano molto meglio di me come funzionano le batterie dei Mac e come trattarle nel modo dovuto.

D’altronde ci sono i Mac M1. Per principio non incrocio le informazioni di questo blog con quelle che girano nel mio gruppo Slack, salvo eccezioni, e faccio eccezione per Marco (grazie!) che ha appena scritto:

Aggiornamento velocissimo sul nuovo MacBook Air M1. Oggi è stato usato dalle 8 alle 18 e la batteria segnava ancora 78%. È vero, non uso intensivo. Solo tabelle, gestionale, AirDrop, messaggi e Safari, ma con il mio Pro di tre anni fa me lo sogno di stare due o tre giorni senza caricare la batteria.

Così abbiamo portatili che possono tirare una giornata consumando un quarto della batteria se il carico di lavoro è leggero.

Così abbiamo il sottosistema di alimentazione che punta a caricare la batteria a quattro quinti e poi si rilassa, rallenta, riduce lo stress sull’apparecchiatura. La batteria, oltre ad avere un’autonomia senza rivali, avrà vita più lunga.

Tutto ciò dall’azienda che, si legge nei giorni dispari, ha cessato di innovare e indulge nell’obsolescenza programmata.

L’interim alle comunicazioni
posted on 2021-01-21 01:01

Mi scuso per non avere ancora i commenti in ordine. Non è una cosa facile per le mie capacità, ma ci tengo e infatti tutto il resto, che sarebbe più facile, è dietro nella lista delle priorità.

Coleslaw contiene di suo gli agganci per usare Disqus oppure isso. Il primo, da utente, lo detesto e non voglio infliggerlo ad altri, anche se mi risolverebbe tutti i problemi con un nome utente e una password. Oltretutto non mi piacciono cose che leggo in giro a suo riguardo. Il secondo dovrei installarlo da qualche parte per poi innestarlo sul blog. Nessun problema tecnico sull’installazione, che è banale persino per me; però poi divento un portatore sano di dati altrui e non è il mio mestiere.

Invece sto studiando per portare Muut, il motore della precedente incarnazione del blog. Per due ragioni: lo trovo gradevole da usare e, secondo, potrei portarmi dietro tutti i commenti precedenti una volta inseriti nel nuovo blog tutti i vecchi post. Sarebbe una cosa bella.

Solo che Coleslaw non prevede in partenza un plugin per Muut. Lo devo sviluppare.

È un problema risolvibile. Il plugin tipico è composto da una manciata di righe. Posso guardare a come sono fatti i plugin di Disqus e isso, per poi scrivere qualcosa di simile, che tratti Muut.

Prima però mi è necessario capire l’infrastruttura del blog dietro all’utilizzo dei plugin. Ci sto arrivando; il tempo è a tratti poco e la materia è a tratti densa. Una volta capita la teoria, aggiungo alla mia installazione locale un paio di file Lisp ben formati e da lì si dovrebbe funzionare come prima. Vorrei anche fare le cose per bene e poi presentare su GitHub una soluzione che tutti possano usare, ma questo arriva dopo. Insomma, sono in cammino e le cose procedono, solo lentamente.

Nel frattempo.

Non penso che tutti fremano ansiosi di scrivermi. Tuttavia è bello e utile scambiarsi opinioni. E poi capita che sia io a fremere ansioso di poter leggere qualcosa. Così, ecco che cosa si può fare durante l’interim.

Il canale Slack è un posto accogliente, con traffico più che ragionevole, persone tranquille. Chi mi manda un indirizzo email verrà invitato senza problemi.

Per mandarmi un indirizzo email, si può usare l’email. lux at mac punto com, lvcivs at gmail punto com. Anche direttamente per scrivere e basta, senza inviti e canali alternativi.

Un metodo più veloce ancora è ricorrere alla messaggistica. Su Messaggi, Telegram e Signal esisto come Lucio Bragagnolo; se bisogna cercarmi per email, gli indirizzi sono sempre uno dei due sopra. Sorry, WhatsApp zero, ne ho già fin troppo. Accetto volentieri Google Chat ma mi serve un avviso, perché normalmente è spento. Previo avviso, a malincuore ma cosa non si fa per un contatto umano, posso accendere anche Skype o Teams e pensare a come è cattivo il mondo, ma esserci ugualmente.

I sistemi di messaggistica permettono di creare gruppi ma non sono interessato; c’è già quello Slack che è perfetto.

Sui più comuni social sono presente, solo che non mi sembrano il massimo per parlarsi in maniera occasionale. Niente in contrario, comunque.

Grazie per la pazienza e per la gentilezza che ho visto in tutti quelli che mi hanno contattato in questi giorni di transizione.

P.S.: comunicazione di servizio che non c’entra niente ma riguarda comunque la comunicazione in un certo qual modo. Come scritto in passato, recluto sempre persone disposte a giocare a Battle for Polytopia, giochino di strategia a turni molto carino, privo di pubblicità, semplice ma tutt’altro che banale, gratuito da giocare individualmente e che, se convinti, con 1,09 euro si apre al gioco multiplayer. Siamo un gruppo di una manciata di persone, teniamo in vita una manciata di partite, ogni tanto ne finiamo una, ne lanciamo un’altra, turni da ventiquattr’ore, nessun obbligo, tutto molto tranquillo. (Se qualcuno vuole invitarmi in un gruppo proprio, il mio alias è lvcivs).

marcomassa e elring86 si sono aggiunti al gruppo ma non ho ancora chiesto loro se vogliono entrare in un gruppo Telegram chiamato Battlers for Polytopia, dove sostanzialmente facciamo le congratulazioni a chi vince, ci accordiamo su chi lancia una nuova partita e pochissimo altro. Il traffico è veramente basso e il disturbo minimo. Su richiesta, li invito.

Eleganza terminale
posted on 2021-01-20 00:35

Giusto ieri parlavo del mio tour tra Pages e WordPress per arrivare ad avere del testo Html editabile in BBEdit. Oggi è arrivato MacMomo a spiegarmi una cosa semplice, elegante, potente.

§§§

Penso che una soluzione semplice sia usare il comando da Terminale textutil, che permette di elaborare i vari formati di testo.

L’idea è questa:

  • selezioni e copi il testo dal file di Pages (ma potrebbe anche essere Word o TextEdit);
  • esegui questo comando da Terminale: pbpaste | textutil -stdin -convert html -stdout | pbcopy;
  • incolli l’HTML ottenuto dove ti pare.

Il comando in pratica incolla il testo copiato e lo passa direttamente a textutil che lo converte in HTML e lo ri-copia negli appunti.

In questo modo penso sia più rapido ed eviti il problema delle foto, che vengono bypassate.

Chiaramente poi non è detto che l’HTML così ottenuto sia perfetto per i propri scopi, ma nel caso penso basti BBEdit per editarlo come si preferisce… ;)

P.S.: il comando può anche essere salvato come alias all’interno del file .bash_profile, così da averlo rapidamente con un scorciatoia a piacere.

Tipo: alias 2html='pbpaste | textutil -stdin -convert html -stdout | pbcopy'

§§§

Se serviva spiegare a chiare lettere come l’interfaccia grafica sia un grande aiuto, ma il Terminale è un’arma formidabile, ecco fatto. Grazie!

Il test del documento formattato
posted on 2021-01-19 01:57

Procedo con l’esperienza in Big Sur, che per il momento trovo neutra. Qualcosa forse era meglio prima, qualcosa forse è meglio adesso, almeno rispetto alle parti evidenti del sistema.

Sotto il cofano invece… uno dei lavori che svolgo prevede la pubblicazione di articoli su WordPress. Capita, anche nel 2021, che arrivi un file Pages (quantomeno Pages e non Word, già qualcosa) con tutta una serie di formattazioni interne e anche le foto.

Non esiste al mondo che io faccia editing dentro WordPress, quando ho a disposizione BBEdit. Quindi la prima cosa da fare è disporre del testo in formato testo, preferibilmente Html.

Il punto è che molte delle formattazioni presenti nel sorgente sono utili e, con sforzo minimo, sono già una parte di lavoro fatto. Se esporto da Pages posso tutt’al più ottenere un file ePub, che mi porta di parecchio fuori strada.

Quello che posso fare è selezionare tutto il testo su Pages e incollarlo sull’editor Visuale di WordPress (lo ammetto: WordPress serve di sicuro almeno a una cosa). Poi commuto la visione in quella di Testo e, direbbe il milanese imbruttito, taaac!, ho pronto il mio Html da riversare in BBEdit dove posso editarlo come si deve, con tutti gli strumenti che servono per fare prima, meglio e in fretta.

Selezionare tutto il testo in Pages, però, significa copiare e incollare in WordPress anche le immagini. Queste mi dimentico sempre di eliminarle prima di passare da Visuale a Testo; nel passaggio a Testo diventano codifica binaria lunga poco più delle dimensioni native dell’immagine. Se ci sono tre immagini nel testo, significa aggiungere tipo mezzo milione di caratteri all’articolo.

Arrivo finalmente al punto. Sul mio Mac mini, Safari ha sempre boccheggiato nel passare questo test. Ci mette del tempo ed è ragionevole, ma poi capita che si pianti oppure addirittura che si chiuda. Molte volte sono passato da questo workflow lavorando per scelta su iPad Pro, dove l’operazione ha più probabilità di riuscita.

Fino a ieri. Oggi Safari su Mac mini ha completato l’operazione nel giro di un paio di minuti e poi mi ha restituito il controllo con noncuranza. Nessun problema. Il file era sui duecentoquarantamila caratteri, certo non uno dei più grossi, ma perfettamente in grado di creare problemi nella mia esperienza.

Tutto ha funzionato. L’unica cosa differente rispetto a prima delle vacanze, nella mia configurazione, è che ora lavoro su Big Sur. Prima ero fermo a Mojave. In qualche modo, l’impalcatura sottostante Safari – quindi a un sacco di componenti del sistema – è più solida.

Si può solo migliorare
posted on 2021-01-18 01:43

Visto su Twitter, solo che non riesco più a trovarlo. In compenso, ricordarlo è semplicissimo: i Mac M1 sono i migliori fatti da Apple finora. E sono i peggiori Mac M1 che vedremo.

Se appena appena le aspettative saranno corrisposte, le prossime generazioni di Mac potrebbero veramente restare nella storia per avere cambiato con decisione le regole del gioco.

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