L’America non è quella di una volta, diciamo, quella del 2023 e si dibatte di come tutelare la propria sicurezza in giro per la strada relativamente alla sicurezza del proprio apparecchio da tasca. C’è perfino chi dice che Apple dovrebbe
abbandonare Face ID o, almeno, ripensarlo .
Come al solito, non è così semplice. oggi non ci sono scorciatoie veloci per disabilitare Face ID al volo o, se è per quello, Touch ID: come regola generale, qualsiasi serratura biometrica non regge se un soggetto ostile costringe con la forza un proprietario a metterci un dito, la faccia, l’iride o che altro.
Proprio ieri, nel duemilatré,
debuttava su Mac la versione uno punto zero di NetNewsWire.
La app è in ottima forma. Il suo autore, fresco pensionato,
ha già dichiarato di volercisì dedicare più di prima, ora che più tempo da metterci.
La qualità è ottima, sta su tutti i device principali di Apple, i feed RSS sono più che mai elemento sano e nutriente di una moderna dieta informativa. Un piccolo angolo di mondo che potrebbe anche trovarsi vicino all’ideale.
L’obsolescenza programmata non esiste proprio, però lentamente ci lasciamo dietro le cose vecchie perché l’informatica personale è oggi infinitamente più matura ma non ha certo smesso di evolversi. Così Apple Silicon ci fa abbandonare lentamente i processori Intel che a loro volta avevano soppiantato PowerPc, I sessantaquattro bit hanno definitivamente soppiantato i trentadue, i quali fecero giustizia dei sedici eccetera.
Alcune situazioni sono molto chiare (puoi scegliere il Mac che vuoi purché sia Apple Silicon) e su altre invece l’equilibrio precario tra compatibilità e progresso genera situazioni equivoche. Per esempio, con macOS Tahoe funzionano i backup Time Machine su Time Capsule?
Bei tempi quando i media sparavano le atrocità più assurde su questo o quel computer di Apple e fioccavano le risate quando usciva la rubrica di The Macalope a fustigare improvvisatori, malelingue e sprovveduti dotati di fantasia.
Sono tornati per un attimo. Macworld è ancora vivo per quanto solo online e The Macalope si è rifatto vedere a ricordarci che
iPad ha vinto, con un paio di riferimenti a articoli malamente invecchiati negli ultimi quindici anni.
Siamo
arrivati al Super Bowl e finalmente scendono in campo i bianchi e i blu. Come ovvio e voluto dal format, è una sfida con sfaccettature culturali oltre che sportive (a partire dal confronto tra costa ovest e costa est), con un sacco di pubblicità a raccontare la pancia dell’America fuori dalle cronache, uno half-time show che presenta un artista portoricano quasi in spregio alle istanze del presidente in carica contro gli immigrati illegali e, a riassumere, uno spettacolo imperdibile. Le regole del football americano sono intricate, ma l’essenza è semplicissima – conquistare terreno – e non dovrebbe essere di ostacolo anche in caso di inesperienza.
Un bis di relax e produttività, dopo
ieri: una sorprendente
raccolta di oggetti liberi e aperti in tutte le forme dello scibile digitale. Liberi e aperti riassume l’inglese Free, Libre, Open.
Purtroppo si chiama Flow, scelta infelice per confusione con l’omonimo
film indipendente, anche se nata molto prima di esso. Nessuno è perfetto.
Perché selezionare una raccolta di software libero quando in rete se ne trovano a un soldo la dozzina? Perché il software è solo una delle voci. Ci sono film, opere d’arte, letteratura, basi di dati a tema, elementi di tecnologia e anche giochi, non solo videogiochi; ci sono giochi da tavolo, giochi di ruolo e altro.
In preparazione al
Super Bowl, mi pare appropriato proporre una playlist rilassante e al tempo stesso produttiva: i
talk dello European Lisp Symposium 2025.
Si discutono questioni non del tutto di lana caprina, tipo come sfruttare efficacemente Lisp nell’epoca della presunta intelligenza artificiale, evitare i vicoli ciechi in Emacs Lisp, deep learning con Common Lisp eccetera.
Il linguaggio arriva da un passato lontano ma è tutt’altro che una reliquia e non è difficile assemblare un panel di conferenzieri qualificati a parlare di temi rilevanti in modo ascoltabile.
Horace Dediu di Asymco si è accorto di una cosa interessante: con il sistematico riacquisto di azioni sul mercato, Apple si avvicina ad avere ritirato quasi la metà dei titoli disponibili quattordici anni fa.
Ne discendono vari dettagli interessanti. Le azioni Apple oggi sono qualcosina meno di quindici miliardi. Se si ipotizza un panorama finanziario stabile, in assenza di fattori perturbativi, Apple potrebbe avere ricomprato la metà delle azioni in giro nel duemiladodici
entro una data incerta del duemilaventinove.
C’erano tanti buoni motivi per sproloquiare su civiltà e civilizzazione, solo che appunto sarebbe stato troppo facile giocarci per riassumere in un titolo l’inclusione in Apple Arcade di
Sid Meier’s Civilization VII.
Un gioco eccellente, collaudato, riferimento per il proprio genere, conosciutissimo. Un bel valore per l’abbonamento ad Apple Arcade anche considerata qualche limitazione, come – se ho capito – l’assenza del gioco multiplayer. Per quello che costa a un già abbonato, tuttavia, è la possibilità di provare il gioco in ogni anfratto e, se c’è l’occasione di giocarci in compagnia, lo si compra, ne vale la pena. Acquisto, però, a botta supersicura.
Che bello quest’ultimo
spot pubblicitario di Apple.
La storia è assente; il montaggio è semplicissimo; la colonna sonora è accessoria; in un sacco di famiglie si creano cose molto più elaborate dopo una settimana di vacanza.
Il titolo è però Humans of Apple TV e, oggi come oggi, è tanto potente quasi oltraggioso.
L’intrattenimento di cui godiamo è interessante, coinvolgente, emozionante perché rivela gli umani dietro le quinte che prestano creatività, competenza, dedizione.