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Equivalenze
posted on 2021-06-19 11:32

Mi sono spostato a lavorare al mare, come tutti gli anni. Diversamente da essi, ho portato come me Mac mini e l’ho collegato a un televisore superfluo presente nella casetta. Ho ricostruito così il flusso di lavoro consueto, equamente ripartito tra Mac e iPad.

Sto anche provando qualche piccola variante di flusso, più di scrivania che autostradale. E posso affermare quanto segue:

Un uso intermedio di BBEdit rende superfluo un uso base di Excel.

Dopo di che, BBEdit consente di fare un’altra montagna di cose.

(Vale per qualsiasi editor di testo evoluto e per qualunque foglio di calcolo, in realtà).

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Realtà distanziata
posted on 2021-06-18 13:53

Ogni tanto fa bene alzare lo sguardo e puntare verso l’orizzonte. Articoli come Apple sta già costruendo un futuro di realtà aumentata, su The Motley Fool, fanno vagare la mente sul lungo periodo, che è una cosa buona.

In questi ultimi trimestri è diventato chiaro come Apple stia costruendo davanti ai nostri occhi le fondamenta della propria strategia di realtà aumentata. I Lidar presenti negli iPhone e iPad di oggi aumentano la precisione e la fedeltà della realtà aumentata sugli apparecchi e Apple sta già creando un ecosistema di app e strumenti per gli sviluppatori.

A leggerne così sembra una cosa grossa, molto grossa, che impatterà significativamente. Sono molto scettico sulla seconda parte e non credo che ci sarà tutto questo impatto. Concordo maggiormente sul fatto che sia una cosa grossa, solamente non destinata a spostare equilibri.

Devo tuttavia stare all’erta: se Asymco è d’accordo su una proiezione a lunga scadenza, quella proiezione merita doppia considerazione. E Asymco ha detto Yup.

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Il sistema del vicino è sempre meno open
posted on 2021-06-17 13:53

Mi tira le orecchie mmanighe con piena giustificazione perché ho effettivamente esagerato nel dare iOS 4 per open source.

Nella pagina dell’open source di Apple, effettivamente, per iOS 4 sono aperti solo alcuni componenti che certo non formano il sistema operativo.

La situazione non migliora né peggiora andando avanti, nel complesso. Apple, come tutte le grandi aziende, ha cercato nel tempo di distanziarsi dal software con licenza open source Gplv3, perché troppo libera. Altre cose sono open source, per esempio il kernel Darwin-XNU da cui prendono vita tutti i sistemi operativi sotto la Mela e però non escono dal principio guida di commoditization of the complement ben descritto, a tutti i livelli, in questo articolo.

In pratica, ciò che è vitale per il proprio business resta proprietario e ciò che non lo è diventa libero. Questa regola si applica anche in altri settori. Si potrebbe osservare che Microsoft è ancora più avanti; oltre a rendere libero quello che non le è strategico, si preoccupa di colonizzare e invadere qualsiasi progetto non suo che possa recarle nocumento, in modo che resti libero – non può essere altrimenti – e intanto si diriga dove lei preferisce.

Nel dubbio, sostengo sempre l’opportunità di una iscrizione a LibreItalia. E poi, ricordiamoci di quanto codice ci è comunque utile, è comunque libero (o ancora veramente libero) e si meriterebbe una volta l’anno gli euro di un caffè con cornetto, anche se nessuno ha chiesto denaro direttamente e in forma vincolante, o detraibile come spesa.

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A neuroni nudi nel parco
posted on 2021-06-16 01:02

Il premio non ci voleva molto 2021 viene assegnato a The Verge nella persona di Monica Chin, autrice dello scoop Apple dice che ora puoi fare il build di una app su iPad, ma gli sviluppatori dicono che la realtà è diversa.

L’articolo è un capolavoro di vorrei ma non capisco. All’inizio ci aspettavamo una serie di novità per iPad che non sono arrivate (ognuno aveva la sua lista, come tutti gli anni); poi scopriamo che Swift Playgrounds consente di fare il build di una app e mandarlo su App Store (a smentire il titolo, costruito come se la premessa fosse una mezza bugia).

Allora viene fuori che le app finora si sono scritte con Xcode su Mac, solo che è molto complicato. Invece Swift Playgrounds è molto semplice.

Purtroppo, emerge l’amara realtà, Swift Playgrounds manca di tutta una serie di strumenti necessari allo sviluppatore professionale.

Eh già; sono quelli che rendono complicato Xcode. Forse è sfuggito all’autrice che sviluppare app, specie app da piazzare sul mercato più competitivo al mondo, è un lavoro, anche di élite. E che Playgrounds significa parchi gioco.

(Il primo Swift Playgrounds, peraltro, era proprio una nuova funzione aggiunta a Xcode, con cui ho scritto un libriccino su Swift che allora navigava verso la versione 2.0).

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Lo dice il giornalista
posted on 2021-06-15 00:07

Il livello della stampa quotidiana italiana, specialmente nelle versioni telematiche, non è esaltante e da molto tempo ho smesso di perdere tempo con quei siti. In compenso pago molto volentieri Giorgio Dell’Arti per la sua Anteprima, newsletter quotidiana nei giorni feriali che spreme le cose sensate e interessanti dalle edizioni cartacee e le mette insieme in una rassegna perfetta per cominciare la giornata.

Dell’Arti è un giornalista vecchia scuola con un talento mostruoso per l’archiviazione e il ritrovamento delle notizie di archivio. Non è un informatico ma neppure uno sprovveduto: vista la sua passione per gli archivi, qualche computer deve maneggiarlo; Anteprima viene erogata via Mailchimp, una piattaforma professionale, facile da approcciare quanto impegnativa per farci un prodotto editoriale in abbonamento pagato; organizza stanze su Clubhouse. È consapevole. In più Anteprima è lunghissima, tutti i giorni, e tra copiaincolla e scrittura originale richiede uno sforzo significativo di composizione di testo. Lui scrive davvero e tanto.

Ieri Anteprima si concludeva così:

Word è il peggiore programma di computer sulla piazza.

È null’altro che una opinione e può essere una opinione sbagliata. Quello che mi colpisce è che sia l’opinione di un giornalista che vive scrivendo migliaia di parole al giorno, tutti i giorni, da molti anni. Non ho idea del perché formuli il giudizio; però, se un programma nato per scrivere fallisce nell’intercettare i bisogni di uno che vive da sempre di scrittura, qualche domanda bisognerebbe porsela.

Ho sempre in cucina la mia enciclopedia del perché non usare Word, che devo ancora finire e prima o poi ci arriverò. Sono sicuro che Dell’Arti intende zero di quello che sto scrivendo io e ha altre ragioni. Ulteriori. Bisognerebbe porsi anche più di qualche domanda.

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I Mac mancanti
posted on 2021-06-14 15:12

Dopo che è trascorso qualche anno dal 1984, ho compreso che Mac, come tutti i grandi marchi che finiscono per diventare una sineddoche della propria categoria di prodotti, rappresenta molto più del computer iconico di Apple.

Almeno per me.

Quando dico Mac, penso a un insieme di hardware e software che rivoluziona un’attività umana rendendola incredibilmente semplice e accessibile rispetto a prima.

È successo così con il computing, naturalmente. E si può proseguire a definire Mac anche per il suo opposto: le attività dove manca un Mac e così restano esoteriche, di pochi, difficili.

Per esempio: le stampanti 3D. Se ne faceva un gran parlare, certamente ne trovi una in ogni Mediaworld. Una. Sono apparecchi straordinari, solo che se ne compro una, invece che risolvermi un problema, inizio a pormene molti. Dove trovo le cose da stampare. Come faccio a creare cose originali che servono a me. Come faccio a modificare qualcosa. Eccetera.

Con il primo Mac, c’era MacPaint. Disegnare sul computer, prima, era un esercizio masochista o costava un capitale in accessori. Con MacPaint, iniziavi a disegnare. Nessuno toglieva di mezzo il percorso per arrivare a disegnare capolavori, ma disegnava anche mia nonna, con MacPaint. Al settore della stampa 3D serve un Mac. O rimarrà una faccenda per pochi intimi e appassionati.

La realtà virtuale? I caschi datano a venticinque anni fa. Si fanno continui progressi, si va sempre avanti, i prezzi calano… dov’è però il Mac della realtà virtuale, quello che me la rende pronta, accessibile, godibile subito, senza fare fatica? Dove comincio in modo semplice, subito? Ecco perché sono passati venticinque anni e la realtà virtuale è una cosa di nicchia.

Con watch, Apple ha creato un Mac. Mica per leggere l’ora; per monitorare parametri vitali, per esempio. Puoi avere uno storico della frequenza cardiaca lungo a piacere. Prima era complesso e costoso.

È importante che Apple crei Mac non solo per le persone, ma anche per gli sviluppatori. Più diventa facile e accessibile produrre buon software, più viene fatto. Jason Snell ha accennato su Macworld a tecnologie emerse a WWDC per facilitare lo sviluppo, come Object Capture per chi lavora alla realtà aumentata e vuole creare rapidamente oggetti tridimensionali, o naturalmente Swift Playgrounds, che non sostituisce sicuramente Xcode su Mac ma è un primo passo nel consentire lo sviluppo su iPad di app per iPad.

Di Mac nella storia ne sono stati creati molti, naturalmente, senza sapere che fossero Mac. Il Modello T di Ford era un Mac; il Walkman di Sony era un Mac; il televisore era un Mac. Era un Mac persino il Big Mac.

Interessante come, nella nostra epoca, sembra che l’unica rimasta a creare Mac di un qualche livello sia proprio Apple (Con l’eccezione dei vaccini e magari di Tesla, per le maxibatterie). Eppure ne servirebbero numerosi.

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L’elefante nascosto
posted on 2021-06-13 17:34

Una copertura davvero controcorrente di almeno un aspetto di WWDC? Il problema della documentazione, molto ben trattato da The Eclectic Light Company, per il cui autore rappresenta L’elefante a WWDC.

Non si parla della documentazione per l’utente finale, del mitico manuale, ma proprio di quella per gli sviluppatori. Apple sta realizzando un nuovo sistema per produrre documentazione, denominato DocC, che però sarà un contenitore e poco farà per risolvere il problema della carenza di buone descrizioni del funzionamento interno del software Apple.

Non è stato sempre così, anche senza risalire agli altrettanto mitici sei volumi di Inside Macintosh. Oggi lo sviluppo continuo, il moltiplicarsi dei sistemi e la complessità delle problematiche in gioco hanno reso sempre più complicato il lavoro di chi deve documentare e, si coglie, messo in evidenza il problema di una certa carenza di competenze, al contrario di quelle ingegneristiche e di sviluppo.

DocC è comunque una prima risposta al problema, di cui evidentemente Apple ha consapevolezza. Chiaro che, per conservare un primato nell’esperienza utente, non basti avere il miglior software possibile e che serva pure mettere gli sviluppatori indipendenti all’altezza di scrivere software superiore.

L’articolo cita brevemente anche esperienze indipendenti di documentazione, come il mitico (terza volta) pondini.org, oggi non più attivo, che illustrava ogni e qualunque aspetto di Time Machine.

Apple ha due problemi oggi, chiosa il post: bug e documentazione. Significativo è già che vengano esposti alla pari, anche se uno parrebbe più immediato e urgente dell’altro. Non è affatto così.

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Codice, non parole
posted on 2021-06-12 11:07

Per capire quanto sia progredito iOS e quanto abbia attorno un ecosistema evolutosi in maniera impressionante negli anni, va guardato OldOS, un progetto di iOS 4 riscritto in SwiftUI.

Non è emulazione, non è retroingegnerizzazione; è il codice originale, ripreso, riscritto (SwiftUI è il sistema moderno di costruire app basate su codice Swift).

L’autore riferisce che, bug e perfezionamenti a parte, OldOS è funzionante, al punto che potrebbe forse essere usato come un secondo sistema operativo.

Un bello spunto di discussione per quando salta fuori la faccenda dell’azienda chiusa, del software proprietario eccetera: iOS4 è open source, liberamente disponibile a chiunque. E non solo lui. Fatemi vedere una vecchia versione di Windows Mobile riscrivibile a partire dal codice originale.

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Il digitale tornasole
posted on 2021-06-11 02:16

Uno splendido articolo in italiano, documentato, approfondito, comprensibile: Chi ha ucciso l’app Immuni e perché. Si avvicina il fine settimana e c’è il tempo per fare qualcosa oltre la solita routine. È leggere questo articolo.

In perfetta congiunzione astrale, Linus Torvalds, il creatore di Linux e una persona che non le manda a dire, si è espresso in termini che per lui sono moderati su una mailing list degli sviluppatori Linux, a proposito di un commento antivaccino:

Tieni cortesemente per te i tuoi commenti antivaccino folli e tecnicamente scorretti.

Non sai di che cosa stai parlando, non sai che cosa sia l’mRNA e stai diffondendo falsità idiote. Può essere che tu lo faccia inconsapevolmente, a causa di una cattiva istruzione. Oppure, perché hai parlato con “esperti” o guardato video di ciarlatani che non sanno di che cosa parlano.

Una coincidenza interessante: due casi di ostilità verso la scienza e verso il digitale. Solo persone ignoranti possono avere agito in consapevolezza per sabotare Immuni, ignoranti al pari di chi approfitta di uno spazio di discussione specialistico per spargere malainformazione.

Il digitale va usato con cura e consapevolezza; tende comunque, sia pure con le dovute eccezioni, ad accompagnarsi al progresso. E tende a rivelare stupidi e incapaci, come una cartina di tornasole l’acido o il basico.

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Giochi (più) intelligenti
posted on 2021-06-10 00:39

Una vita sui roguelike non è stata vissuta invano, se TechCrunch titola La pluridecennale avventura Ascii NetHack può suggerirci il futuro dell’intelligenza artificiale.

La lettura spiega che algoritmi e apprendimento meccanizzato possono fare a pezzettini qualsiasi giocatore umano di scacchi o di Go, così come di Dota 2 per fare un nome a caso.

Quando si arriva a NetHack, però, l’intelligenza artificiale si comporta molto peggio di un uomo. La ragione è la grande complessità interna del gioco, dovuta tra l’altro alla pazzesca varietà di interazioni tra i componenti del gioco.

Il team AI di Facebook ha allora deciso di organizzare una NetHack Challenge aperta fino al 15 ottobre a tutte le intelligenze artificiali, con premi per il migliore agente (entità software capace di progredire più di tutte le altre nel gioco), il migliore agente senza l’aiuto di una rete neurale e, ancora, il migliore agente creato da una università o da team indipendenti, che non producono giochi per mestiere, per capirci.

Il terreno di sfida sarà una normalissima edizione di NetHack montata dentro un ambiente di machine learning, che permetterà la partecipazione di chi brilla per intelligenza (umana) e però scarseggia in risorse computazionali.

Dice molto sulla vera natura del valore degli umani e delle sedicenti intelligenze artificiali, che il computer abbia ancora moltissimo da imparare da un gioco disegnato con il testo, nato nel 1985 e più maturo di tanti dei programmatori che proveranno a batterlo.

La regolarità delle pubblicazioni potrebbe risentire nelle prossime settimane dei miei spostamenti per l’Italia.

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