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A fare incunaboli
posted on 2021-03-02 02:42

Mi è capitato di tornare di recente sulla questione della conservazione dei media analogici e dei media digitali e questo esempio mi pare perfetto per spiegare come devono funzionare le cose.

Questo incunabolo, di una bellezza sconvolgente, è sopravvissuto per più di cinquecento anni. Nessun disco rigido, ottico, scheda perforata può pensare di competere. Forse un domani un cristallo olografico, ma per ora si tratta di tecnologia da ricerca e sviluppo, completamente indisponibile alle persone normali.

Tuttavia la sua esistenza è una bomba a tempo. Seicento copie stampate, trecentosettanta non esistono più. Ne rimangono duecentotrenta. Magari dureranno mille anni. Poi finiranno. L’incunabolo si sarà estinto.

Che speranze ho di vedere un capolavoro del genere? Non sono uno specialista del settore; senza Twitter, neanche ne avrei conosciuta l’esistenza.

Ne esiste una copia presso la Biblioteca nazionale spagnola. Se non c’è niente di più vicino, dovrei affrontare un viaggio lungo e relativamente costoso. Non sono neanche uno studioso; potrei al massimo vederlo dentro una teca. Niente odore della carta, niente tatto. Impossibile guardarlo da vicino quanto voglio, nella teca riflessi e illuminazione spesso arbitraria (non è la prima volta che faccio un’esperienza del genere). Contestualmente, il costo quotidiano della sua conservazione è molto, molto alto.

Il digitale offre molto meno ai sensi e all’intelletto, di una copia su pergamena. Ma posso vedere una copia dell’incunabolo, ogni pagina, a livello di dettaglio. Le immagini riempiono la cache del mio browser; a parte le questioni di copyright, potrei recuperarle e farne backup a un costo miserrimo in confronto a quello della conservazione in biblioteca. Se altri fanno lo stesso, le copie potrebbero essere migliaia. Milioni.

Mi si dice che però i formati cambiano, i servizi chiudono, shit happens. Certo, però esiste anche il calcolo delle probabilità. Più le copie sono numerose, più è probabile che qualcuna sopravviva. E, anche da una sola, farne altre copie, esattamente uguali. Ciò che con l’opera originale è impossibile.

L’arte è indubitabilmente una faccenda analogica. La divulgazione e la conservazione sono una faccenda digitale. Liberi di mandarmi a fare incunabolo quanti non condividano. E di comperarmi un biglietto per la Spagna, naturalmente. Ah, vero, neanche si vola in questo periodo…

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Chi prima arriva
posted on 2021-03-01 04:35

Anni fa ho creato un account a pagamento su Happy Scribe, sistema di trascrizione automatica di audiovideo, creazione di sottotitoli e altro. L’ho usato una volta e poi l’ho dimenticato. Avevo bisogno di un transcript, il prezzo era un affarone, non ci ho pensato due volte; poi però non si è più ripresentata l’opportunità.

Anno 2021 ed ecco che in due settimane si ricreano altrettante necessità di trascrizione. Rientro in Happy Scribe metto al lavoro il sistema. Intanto curioso e scopro che il ventaglio dei servizi offerti è clamorosamente aumentato, così come il prezzo, raddoppiato rispetto a quello che ricordavo.

Va beh, pazienza; è comunque una cosa sostenibile e la soluzione del problema fa premio sul costo, che comunque è nei termini della dozzina di euro.

Ragiono così quando appare un avviso; sono proprietario di un account legacy e quindi mi si applica ancora il vecchio prezzo.

Il vantaggio di avere provato un servizio innovativo anni fa paga in termini assolutamente piccoli, pochi euro di differenza, ma mi suggerisce una lezione di valore molto maggiore. Può convenire spendere in qualcosa di non ancora mainstream, perché quando poi lo diventa, il nostro anticipo potrebbe darci dei vantaggi.

Oltretutto il sistema di editing online dei testi prodotti da Happy Scribe è rimasto semplice e comodo come quella volta là. Seppure funzionando assai meglio.

Il saggio Yoda direbbe Fare o non fare; non c’è provare. Tra risparmiare pochi euro e rinunciare a provare un nuovo servizio, ho fatto bene a scegliere la prima alternativa. Dovrei anche farlo più spesso ed essere più curioso, sia pure nel rispetto di tutti i budget.

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Maestri di epica
posted on 2021-02-28 00:52

Se non avessi due figlie, ora che si vocifera del ritorno della zona arancione, comprerei di corsa Geneforge 1 - Mutagen e mi dimenticherei la nozione di noia per un paio di mesi almeno.

Ma forse quasi quasi lo compro lo stesso e ci gioco con la figlia maggiore. Esercitarsi con l’inglese è necessario, servono storie ampie e piene di accadimenti per espandere gli spazi di attenzione e insegnare pazienza e metodo, all’inizio dei nostri novanta giorni di Arcade abbiamo già trovato giochi straordinari, ma niente di epico o su vasta scala. Sono cresciuto con Il signore degli anelli, la fantascienza di Clarke, Atom Heart Mother dei Pink Floyd… qualcosa di epico ci vuole per forza.

Aggiungo che per me Jeff Vogel, patron di Spiderweb Software, è un unsung hero. Nel 1994 ha cambiato vita e mestiere, ha coinvolto la moglie e ha deciso di guadagnarsi da vivere scrivendo avventure in stile role-playing per Mac. Ci è riuscito perfettamente e la sua produzione è persino migliorata nel tempo.

Come tutti i suoi giochi degli ultimi anni, anche Geneforge 1 - Mutagen ha un demo gratis di tutto rispetto, più che sufficiente per togliersi qualche soddisfazione oltre a qualsiasi dubbio sulla qualità del gioco. In primavera esce anche su iPad.

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It (Still) Doesn’t Suck
posted on 2021-02-27 01:50

Avendo saltato Catalina, sono stato per due anni senza pensare troppo agli aggiornamenti di sistema e non mi ricordavo più di quanto possano essere numerosi, specialmente nei primi mesi. Big Sur ha appena ricevuto l’aggiornamento .2.2, il quinto dalla sua uscita, e questo la dice lunga sulla frequenza: grosso modo, è un riavvio al mese.

A seconda di come si sia lasciato Mac e delle sue impostazioni, i programmi potrebbero riaprirsi o meno e, in caso positivo, riaprire automaticamente i documenti che erano rimasti aperti, oppure no.

Ma BBEdit riapre in ogni caso i documenti rimasti aperti, anche se non sono stati salvati.

E consente di recuperare quelli che per errore sono stati chiusi senza essere stati prima salvati. Per quanto ne so, nessun altro fa una cosa del genere.

Naturalmente, questo comportamento è personalizzabile e può essere inibito se risulta sgradevole.

È il parametro della pace dei sensi, della tranquillità assoluta, del Nirvana del testo. Comunque vada, BBEdit ti supporta attivamente. Ed è proprio vero che it (still) doesn’t suck.

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L’appetito vien tutelando
posted on 2021-02-26 01:56

E se Apple, lanciata nel posizionamento come azienda che mette al primo posto la privacy degli utilizzatori, andasse oltre il blocco dei tracciamenti disonesti su Safari, per fornire un’edizione di Mail capace di bloccare i pixel di tracciamento e anche una Vpn per compiere in pace le operazioni che vogliamo restino confidenziali?

Sono due proposte di John Gruber, che mi trovano del tutto consenziente. Personalmente mi sforzo di inviare email solo Ascii, una cosa sempre più difficile per design. Mai come riceverne, comunque.

Se ci teniamo alla privacy, andiamo fino in fondo. Questo non ci impedirà di concedere dati personali a destra e a manca, se pensiamo valga la pena farlo. In compenso, nessuno potrà farlo di nascosto e senza il nostro permesso esplicito e informato. Dovrebbe funzionare così.

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Spacciatori di comodità
posted on 2021-02-25 00:00

Sono alle prese con diverse situazioni di migrazione a Mac che vedono come denominatore comune la difficoltà di fare giustizia di vecchie app che parrebbero imprescindibili, accomunate da sue caratteristiche comuni: sono Windows e non prevedono una via di uscita semplice per iniziare a usare gli stessi dati con un altro programma.

Ci ho pensato leggendo questa riflessione su come, con poche mosse strategiche bene assestate, Microsoft abbia eliminato di fatto la comunità open source attorno a JavaScript per assumere il controllo assoluto delle direzioni di sviluppo. In modo morbido, amichevole, amorevole, legale, armonioso, spietato e definitivo.

Che cos’hanno in comune le due situazioni? La comodità.

Il vecchio programma faceva il suo mestiere, funzionava bene, faceva quello che gli si chiedeva, era tanto comodo. Nessuno che abbia fatto uno sforzo per porsi una domanda sul dopo, sui formati usati, sull’interoperabilità, niente. Risolto il problema contingente, tutti gli altri sono spariti dal radar.

Nel caso di JavaScript, Microsoft ha messo in campo strumenti vecchi e nuovi. Ha creato TypeScript, un clone di JavaScript compatibile (embrace) capace però di fare più cose (extend). Poi ha comprato gli strumenti di distribuzione (npm) oltre a quelli di reperimento (GitHub) del software.

JavaScript è uno standard neutrale e certificato, con un comitato apposito a curarsene. Non se lo fila più nessuno; TypeScript è tanto supportato, fa alcune cose meglio, cresce molto in fretta, Microsoft è una garanzia. È comodo.

Se vuoi fare sviluppo serio, hai convenienza e comodità a usare TypeScript. Che è open source ovviamente, solo che va esattamente dove vuole Microsoft. A differenza di JavaScript, che è standard a prescindere dalle aziende.

Ecco. Certo, la comodità è tutto. Chiedo però una piccola riflessione a chi non si pone il problema di usare una cosa buona per l’oggi senza pensare al domani. È comodo anche buttare la cartaccia per terra invece di cercare con pazienza un cestino.

Nel software, la comodità è tossica. Fa stare tanto bene, poi non ne esci più e sei controllato da qualcun altro che ti passa tutto quello che ti serve.

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Di male in peggio
posted on 2021-02-24 03:34

Il principio della richiedibilità di un rimborso per l’acquisto forzato di una licenza Windows è assodato da anni.

Mai peraltro come nel caso di Luca Bonissi, qui riassunto da Simone Aliprandi, il giudice ha determinato altrettanto esattamente dove si trovi il merito.

Bonissi ha comprato un computer Lenovo nel 2018 e ha chiesto formalmente il rimborso per la licenza di Windows inclusa e non evitabile nel prezzo di vendita: Lenovo ha fatto di tutto per non pagare, ma lui è arrivato fino al giudice di pace, presso il quale è stato imposto all’azienda il pagamento di 42 euro come rimborso della licenza più 130 euro di spese processuali.

Lenovo si è impuntata e, oltre a rifiutarsi di pagare, ha impugnato la sentenza presentando cinquantanove pagine di obiezioni (motivi per obbligare la gente a pagare per Windows anche se non voleva farlo).

Il Tribunale di Monza ha dato ragione a Bonissi e ha anche imposto a Lenovo il pagamento di ventimila euro aggiuntivi come punizione:

[per avere] abusato dello strumento impugnatorio costringendo la controparte […] a replicare […] ad una produzione difensiva assolutamente sproporzionata […] esemplificativa della prepotenza e prevaricazione di un colosso commerciale nei confronti di un modesto consumatore.

Ora è chiarissimo e pure quantificato il problema di Windows per gli individui e la società: un bene di pochissimo valore intrinseco, la cui imposizione genera danni enormi, cinquecento volte lo scarso valore di base.

Spendi male e riesci a farti molto peggio senza accorgertene, insomma, salvo eccezioni illuminate.

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La seconda Olanda
posted on 2021-02-23 00:19

Gli analisti si aspettano che Apple nel 2020 abbia fatturato nell’intorno dei 333 miliardi di dollari (che per qualcuno sono troppo pochi).

Sono numeri vertiginosi. Quando Steve Jobs ritornò come interim Ceo in Apple un quarto di secolo fa, mise a punto un piano che avrebbe consentito la sopravvivenza dell’azienda a patto che fatturasse sei miliardi di dollari l’anno, l’1,8 percento della cifra di oggi.

Ora Horace Dediu di Asymco prevede in un tweet che il valore delle transazioni dell’ecosistema Apple raggiungerà il trilione (all’americana, mille miliardi) entro il 2024.

È cosa ben diversa dal fatturato, ma fa ugualmente impressione. È circa dire che il prodotto interno lordo della nazione-Apple pareggerà quello olandese.

Scrivendola Dediu, prendo la cosa sul serio; fosse chiunque altro la definirei una sparata.

Citare l’Olanda è interessante perché è una nazione che ha costruito la propria ricchezza sui commerci e su collegamenti con ogni luogo nel mondo. Una specie di startup del Rinascimento basata sull’Internet delle navi.

È ancora molto presto per parlarne seriamente, ma le organizzazioni come Apple sono la prima avvisaglia di quello che sostituirà gli stati-nazione nei decenni a venire. Chiaramente la solidità economica è uno dei primi parametri da considerare. Un altro è una influenza a livello planetario.

Come Apple sceglierà di esercitare la propria influenza, e che tipo di relazione gli stati-nazione decideranno di stabilire o meno con Apple, sono due macrotemi che è già tempo di iniziare a sviscerare.

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Un addio esagerato
posted on 2021-02-22 02:54

Addio, AppleScript.

Lo scriveva The Eclectic Light Company nel novembre 2016 e, come già fecero Mark Twain e Steve Jobs, oggi AppleScript potrebbe commentare che la notizia del suo abbandono è stata leggermente esagerata.

Molti punti dell’articolo sono indubbiamente validi. Apple non sembra dedicare grande attenzione ad AppleScript (non che sia la prima volta), molte risorse di programmazione sono andate nello sviluppo di Swift e, aggiungerei, l’uso di linguaggi di scripting più vicini a un linguaggio di programmazione classico (Python, per non fare nomi) è letteralmente esploso. Proprio AppleScript, dopotutto, può essere impostato per l’uso di JavaScript al posto di se stesso.

Ciononostante, la tesi di fondo del pezzo è errata, o almeno in cospicuo ritardo:

Mi aspetto che nel 2017 verranno confermate la morte di AppleScript e la sua sostituzione a opera di un nuovo sistema di scripting basato sui playground Swift, che non solo funzionerà su macOS ma offrirà nuove possibilità a chi usa iOS.

Ciononostante, mi piace pensare che Apple sia poco motivata su AppleScript ma una lezione o due l’abbia imparata. E stia sviluppando lentamente qualcosa di meglio del semplice abbandono di AppleScript.

Dalla profezia funesta sono passati più di quattro anni e potrebbe sembrare anche un buon segno. Magari ci fosse una strategia di scripting ad ampio raggio e a regola d’arte, che si sta sviluppando anche se richiede molto tempo per via delle tante considerazioni di cui tenere conto, relativamente al passato, alla compatibilità, all’opportunità di creare ponti tra apparecchi diversi.

Voglio pensare che AppleScript abbia cose utili da dire, anche attraverso una trasformazione radicale, perché no?, e che il momento dell’end tell sia ancora lontano.

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Cattive attitudini
posted on 2021-02-21 03:32

Software sbagliato non per quello che fa, ma per quello che consente di fare. Word come contenitore di file .zip. Excel comprato per fare tabelle brutte e disfunzionali. WordPress pretesto per installare i plugin più tossici e creare le peggiori esperienze web. PowerPoint, per dire slaid, sentirsi in controllo e presentare da schifo.

Ieri ero sul Mac di altri. Trovato un malware-adware talmente sfrontato che aveva perfino un’icona dentro le Preferenze di Sistema. Chi fosse interessato cerchi SkilledObject; non linko nulla perché arrivano un sacco di siti che spiegano come toglierlo. E con quella scusa cercano di farti installare altro adware.

Ma come ci è arrivato? Guardo in cartella Applicazioni, eccolo lì: sedicente installatore di Flash, proveniente da sito nei bassifondi di Internet.

Mica per niente Flash è morto, ma ancora neanche vuole ammetterlo. Il contenuto tecnico di Flash interessa zero e quello zero interessa a nessuno.

Conta che nella testa delle persone sia rimasta l’idea di installare un player di Flash comunque, non importa perché; qualcosa fa. Non serve che arrivi da un sito sicuro, ce l’hanno tutti. È software di bassa lega, quindi l’esperienza di scaricarlo (che dovrebbe essere rivelatrice: come si mangerà in un locale che ti accoglie in modo scortese?) può essere discutibile. Vale tutto.

Vale tutto giustifica la brutta pubblicità ovunque e perfino nelle app, i social vissuti sciattamente, l’abolizione di qualsiasi criterio di valore diverso da costa meno, l’esaltazione dell’ignoranza come sistema di vita.

Sembra una tirata retorica. Lo è. La guerra contro i cattivi programmi non si fa perché funzionano male. Funzionano benissimo. Fanno pensare male ed è questo il problema.

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