Iniziativa di durata pluriennale di rinnovamento e rivitalizzazione di una serie importante per tipologia e superfici di aree urbane di una grande cittadina lombarda, con la partecipazione di uffici municipali, aziende, cantieri, eventi, spettacoli, software, associazioni, coordinamenti, no profit, cittadini e forse ancora qualcos’altro.
Una delle entità coinvolte si è presa il compito di manutenere un calendario dei lavori e degli eventi. Il tema è poter incrociare informazioni (la piazza in cui bisogna programmare una conferenza sarà libera da lavori nel giorno in cui è programmata? Sono l’assessore alle opere pubbliche, quando posso sapere la data dell’inaugurazione in modo da poter bloccare la finestra temporale? La sagra della cipolla bollita può tenersi il giorno immaginato oppure si sovrappone alla festa del cinghiale in quartiere?); tenere d’occhio il procedere dei lavori (non si ha idea di quanti danno semplicemente una data conclusiva e poi il giorno prima dicono ops, non ce la facciamo, è un problema?); capire chi sono gli interlocutori effettivi su un progetto, perché i soggetti sono tali e tanti che a volte manca la trasparenza; modificare rapidamente dati che a cascata possano modificare dipendenze senza che occorra modificare manualmente ogni dipendenza suddetta (se l’aula multimediale non è ancora stata riverniciata non è possibile installare lo schermo multimediale che quindi non serve ancora comprare per cui c’è da ridistribuire il progetto di spesa che al mercato mio padre comprò).
Non deve somigliare vagamente, deve dare il feeling originale. Con questo criterio un programmatore
ha tradotto Doom in interrogazioni SQL, elaborate dentro un database con una spruzzata di Python per questioni come la temporizzazione dell’esecuzione.
Risultato: sa di originale e, suona incredibile già solo a scriverlo, c’è pure il multiplayer: deathmatch a quattro giocatori. Il tutto a regolari trentacinque fotogrammi al secondo come era l’edizione originale.
Di tutte le
implementazioni assurde di Doom, questa non è la più improbabile, alla fine. Ma compensa più che adeguatamente con la qualità del risultato, là dove tanti altri lambiscono la riva della proof of concept e lì si fermano.
Una volta
esortato a leggere la recensione di iOS/iPadOS 27 scritta da Federico Viticci, ho letto la mia esortazione, mi sono convinto che avevo ragione e ho letto anche la recensione.
Ho fatto bene, perché iOS 27 (do per scontato che si intenda anche iPad) passa così bene per una versione di sistemazioni e aggiustamenti che non ci si accorge di una mole di miglioramenti quasi sempre minimi e che però si accumulano. Finisco per condividere il giudizio finale di Viticci:
Se per scoprire la storia di Apple e in particolare del primo anno di Apple non bastasse un
museo dal messaggio potente come quello di All About Apple Museum, adesso che
c’è anche il libro sono esaurite tutte le scuse.
Il libro verrà presentato venerdì sedici ottobre alle diciotto nella Sala Rossa del Comune di Savona, città sede del museo, e si intitola
Apple, 50 anni fa: una storia che riguarda tutti.
È frutto di una collaborazione con Giovanni Cignoni, storico informatico d’eccezione, che ha già portato a organizzare tre incontri al museo centrati sul cinquantesimo anniversario dell’atto di nascita dell’allora Apple Computer.
Passati cinque anni dall’
ingresso controvoglia in casa di una stampante HP, non avrei niente da dire.
AirPrint, ma lo scrivevo già, ha reso trasparente l’interfaccia; c’è da stampare, stampo.
L’apparecchio rimane un massacro della privacy: vuole sapere tutto della rete di casa, pretende che vi si acceda tramite l’app per qualunque cosa diversa dallo stampare.
I dark pattern sono quelli noti da sempre: è da maggio che la stampante segnala il toner in esaurimento. Non abbiamo tutta questa produzione di stampa e quindi sarà anche per questo, tuttavia entriamo in ottobre e ancora il toner in esaurimento continua a produrre pagine.
C’è qualcosa di particolare in una pagina di raccolta degli Apple Store che apparirebbe come qualsiasi banale altra, se non raccogliesse le
rappresentazioni tridimensionali degli Store nelle Mappe di Apple.
Basic Apple Guy ha gusto e ha fatto le cose con criterio, per esempio nel considerare i soli Apple Store costruiti apposta allo scopo. Gli edifici multifunzionali che accolgono anche un Apple Store, come la vecchia centrale termica di Battersea a Londra
recentemente al centro delle cronache.
Nasceva oggi, nel 2010, LibreOffice.
Il blog di The Document Foundation ha celebrato l’anniversario con
un bel post di Italo Vignoli, persona rara oltre che pioniere della rivoluzione nell’ambito dell’open source che è stata The Document Foundation. Anzi, una rivoluzione e una preveggenza:
Siamo orgogliosi di questo traguardo perché dimostra che il modello di governo scelto nel duemiladieci – e criticato da molti – nel quale una fondazione controlla il patrimonio di sviluppo e si occupa dell’infrastruttura intanto che nessuna singola azienda può controllare la community, era il migliore per il progetto.
Tutti sanno certamente che l’Unione Europea lavora con tutte le proprie forze e capacità per promuovere il ruolo dell’Europa nel settore paurosamente strategico dei microprocessori.
A questo scopo è stato presentato a giugno il
Chips Act due punto zero, che costruisce sullo sforzo già compiuto con la prima versione di rafforzare la sovranità tecnologica europea:
Il Chips Act originale ha segnato la prima risposta coordinata europea alle vulnerabilità critiche nella catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori. Ha contribuito a mettere in movimento cinquantadue miliardi di euro in investimenti pubblici e privati, nonché creato una stima di quarantaseimila posti di lavoro diretti e indiretti e rinforzata la capacità europea di ricerca e innovazione nei semiconduttori.
In assenza delle competenze per impancarmi a commissario tecnico della Nazionale di calcio, oggi sono leone da tastiera su scrittura e intelligenza artificiale, segnatamente per via della polemica sul
libro ritirato dal premio letterario francese Goncourt per sospetti di scrittura con intelligenza artificiale.
Premesso che i premi letterari sono camarille per dare pubblicità ad autori, opere ed editori e che chiaramente vengono messe in campo polemiche irrisolvibili in modo che ognuno possa dire la propria e che si possa discutere all’infinito (niente calcio, ma somiglia comunque al rigore non dato o al fuorigioco), il pretesto è buono per discutere dei programmi che rilevano se un testo sia più umano a artificiale.
Dopo sedici anni è emerso alla ribalta delle cronache il video della
sessione di domande e risposte con i giornalisti che Apple improvvisò di fronte alla tempesta mediatica dell’Antennagate: iPhone 4, se tenuto con le dita sopra l’antenna incorporata, prendeva meno.
Come qualunque altro telefono cellulare del tempo. Ma fu solo Apple a essere investita dallo scandalo.
Mi scuso per l’autocelebrazione. È che ci sono eccezioni a tutte le regole. Scrissi
La presa di sale, metà sfogo e metà investigazione. I telefoni non Apple che nelle istruzioni riportavano senza fare una piega quello che Steve Jobs diceva tra la rabbia e l’ilarità generale: lo stai tenendo nel modo sbagliato.