Stupirà pochi che, dieci anni prima di compiere i cinquant’anni cui abbiamo riservato questa settimana, Apple ne abbia compiuti quaranta. Horace Dediu di Asymco scrisse allora un pezzo per analizzare l’andamento a lungo termine dell’attività di Apple, che oggi
ha rivisitato, con particolare attenzione all’uscita di MacBook Neo: un modello che occupa poche settimane nell’ambito del primo mezzo secolo di Apple, ma che lascerà un segno importante e molto probabilmente positivo.
I cinquant’anni di Apple cui dedichiamo una settimana sono composti da segmenti più o meno lunghi, più o meno determinanti, più o meno unici. Il segmento MacPro è stato piuttosto unico eppure relativamente poco determinante; bene ha fatto Joe Rossignol a scrivere su MacRumors una
storia di Mac Pro sintetica ma sentita.
Mac Pro esistette per venire incontro ai reclami dei cosiddetti professionisti, che lo erano; tuttavia erano anche un sottoinsieme di chi usa Mac per lavoro. A loro servivano costantemente la massima potenza di elaborazione e capacità di memorizzazione: fotografi, videomaker, modellatori 3D, scienziati, illustratori, musicisti.
Se passiamo una settimana a parlare del cinquantesimo anniversario della nascita di Apple, è chiaro che debba esserci spazio per HyperCard. C’è un
video che se la cava bene e in undici minuti dice tutto, pur prendendola alla larghissima, dal momento che parte nientemeno che con Vannevar Bush e il suo Memex per passare da Alan Kay e Alto, la madre di tutte le presentazioni effettuata da Doug Engelbart con mouse, schermo bitmap, oggetti cliccabili, prima di transitare dal Whole Earth Catalog di cui era appassionato Steve Jobs per arrivare a Macintosh e, ovviamente, anche a Bill Atkinson.
Apple sta per compiere cinquant’anni (e se ne parla per una settimana) eppure gli aneddoti sulla sua nascita sono illimitati: basta stimolare la gente giusta per fare emergere dettagli anche inediti. Harry McCracken ha messo insieme
una chiacchierata di classe con una dozzina di personaggi coinvolti a vario titolo nella storia dell’inizio di Apple.
Qualcuno di essi è discretamente noto, tipo Steve Wozniak; qualcun altro è discretamente ignoto fuori dalla cerchia degli appassionati ed è il caso di Liza Loop, un’insegnante appassionata della tecnologia e disposta a portare il computer nella scuola (come cambiano, i tempi). Loop avrebbe potuto essere la prima cliente di Apple Computer e invece fu la prima utente di Apple I. Ecco come è andata.
Settimana dei cinquant’anni di Apple? Beh, l’All About Apple Museum ha un anno di iniziative in pentola e inizierà a parlarne, con perfetto tempismo,
il prossimo primo di aprile, giorno dell’anniversario.
Non c’è bisogno che si parli delle attrattive primaverili di Savona, che si difende benissimo da sola. Rimarco invece che parte dei festeggiamenti avvengono giustamente nella sede del Museo e un’altra parte, invece ma altrettanto giustamente, presso la Sala Rossa del Comune.
Sebbene su queste pagine anniversari e memoriali siano visti con circospezione e convinzione che vadano usati solo in occasioni davvero speciali, è il momento di fare una eccezione, visto che è in arrivo un anniversario di Apple che è particolarmente importante.
Cinquant’anni sono significativi e durante questa settimana scriverò per lo più in riferimento a questa pietra miliare.
Comincio con una pietra miliare a metà. Ecco che cosa
scriveva Apple Newsroom il nove gennaio duemilauno:
La Germania è spacciata.
È stato infatti deciso per la pubblica amministrazione tedesca
l’obbligo di Open Document Format (ODF) come formato standard obbligatorio per i documenti. Unica eccezione, PDF/UA per le questioni legate ai documenti
accessibili. Corollario chiave: non è contemplata una alternativa OOXML di Microsoft. ODF e PDF e basta.
Si capisce che tutto crollerà in breve tempo. Documenti non compatibili con lo standard industriale, impossibilità di comunicare con tutti quelli che che pretendono documenti Word, fogli di calcolo non perfettamente uguali pixel per pixel ai fogli di calcolo di Excel e quindi inadatti, la somma complicazione di vedere nomi file che non finiscono in .docx o .xslx o altro.
C’è
un sistema per levere le fastidiose icone dai menu del Finder in Tahoe e lo ha trovato Steve Troughton-Smith.
Mano al Terminale e digitare con soddisfazione:
defaults write -g NSMenuEnableActionImages -bool NO
Occorre rilanciare il Finder per vedere l’effetto. Rinfrescante.
La settimana prossima si annuncia con un buon auspicio.
La storia di Apple è costellata di tecnologie geniali che hanno sicuramente contribuito al suo successo generale e poi sono tramontate, o sono rimaste neglette, o sono sottovalutate.
Per esempio, tale Jelly ha
annunciato la creazione di un server MCP che consente di mettere in comunicazione il chatbot Claude con il lettore di feed RSS NetNewsWire. L’idea è permettere al chatbot cose tipo preparare un sommario dei feed non letti o comunque ad approfittare dei feed in arrivo, senza consultare direttamente NetNewsWire.
Oggi è successa una cosa importante: per la prima volta, un corriere mi ha segnalato l’arrivo di un pacco con una indicazione del tempo di consegna approssimata – ma vorrei dire precisa – al quarto d’ora. Indicazione che è stata pure rispettata.
Si tratta di un progresso tanto banale quanto sostanziale. Con le figlie che vanno recuperate a scuola, gli appuntamenti esterni, le commissioni, le visite mediche, gli imprevisti, la famiglia allargata e quant’altro, non è mai scontato che qualcuno sia in casa a ricevere il corriere. Non è veramente un problema per noi in quanto il contesto è tale che le consegne avvengono in sicurezza anche in assenza del destinatario. In altri contesti può essere invece un problema.