Una delle grandi svolte della civiltà è stata la replicabilità del testo. Gli innumerevoli amanuensi che hanno consumato vista e salute per produrre copie dei capolavori delle culture antiche stanno tra i giganti sopra i quali poggiamo come i proverbiali nani. (Qui entra in ballo qualcuno a magnificare le superiori capacità di conservazione della carta. Viene accompagnato con gentilezza e complimenti verso la rupe più prossima).
E poi ovviamente i caratteri mobili. Più avanti, le memorie elettromagnetiche, poi elettroniche, con tutti gli apparati necessari di conservazione e riproduzione. La replicabilità del testo è un problema superato (così come la sua conservazione, a patto di fare backup e aggiornare i media).
Posto di avere figli che facciano scienze a scuola, dovrebbero studiare la Luna sul libro con le fotine a francobollo e le informazioni obsolete oppure, magari in collaborazione con l’insegnante di inglese giusto per non restare schiavi della traduzione automatica, oppure consultare un
sito dedicato all’argomento?
No, per dire, mai successo di lasciarsi scappare in macchina che la Luna mostra verso noi sempre lo stesso emisfero e sentirsi arrivare da dietro un perché? e cercare di cavarsela a voce cercando intanto di stare attento alla guida, in lotta con un intervallo di attenzione misurabile in secondi?
Tornare dal mare è sempre ripensare a quei momenti magici tra le onde e il solleone, dove è domenica pomeriggio e provi a guardare il meteo sul telefono e la banda è talmente satura che le tacche sono piene ma non arriva uno straccio di bit che è uno.
Nel frattempo, in Francia la copertura in fibra del territorio
sfiora il novantacinque percento. Non ho voglia di fare ricerca capillare, ma pare, si dice, Google lascia intendere che in Italia siamo a circa l’ottanta percento.
Doom è un programma che
viene fatto girare negli hardware più impensati. emacs è un programma dentro il quale girano i sottoprogrammi più impensati.
Segue a dimostrazione una disamina di
Canvas su emacs, non nel senso che ha in Html ma nei termini di ambiente che rende possibile disegnare nel Terminale.
Devo ancora digerirlo tutto, confesso, perà mi piaceva troppo come idea e le schermate mostrate sono notevoli.
Oltretutto, una realizzazione supplementare su emacs chiama sempre in causa il Lisp interno e il divertimento è doppio, così come l’apprendimento per chi senta la voce mistica.
Long Story Short,
svelato pochi giorni fa, era solo l’antipasto di un ipotetico menu post-Wordle.
La portata principale è
Don’t Wordle: il tributo massimo al gioco che si basa sulla negazione del principio.
Si gioca come in Wordle, ma l’obiettivo è riuscire ad arrivare in fondo ai tentativi senza indovinare la parola.
Sparare vocaboli a casaccio è impedito dalle regole. Quando indoviniamo involontariamente lettera giusta al posto giusto, dobbiamo riutilizzarla dove sta; quando è lettera giusta al posto sbagliato, dobbiamo continuare a giocarla, in un’altra posizione; per finire, in cauda venenum, non si possono più usare le lettere che abbiamo scoperto mancare nella parola.
Avere progetti per l’estate può anche essere un lusso. Lusso ancora più grande se il progetto per l’estate è
restaurare un Macintosh. Il pezzettino di retrocomputing vivo che mi piace è questo:
L’obiettivo era ripristinare un Macintosh 128K (1984) per esporlo e usarlo quotidianamente in ufficio per scopi didattici e intrattenimento e relax per i collaboratori.
C’è tuttavia una contraddizione nascosta in questo intento, che pone una sfida: il Macintosh originale, pure un traguardo tecnologico di primo piano per la sua epoca, non era realmente usabile, con troppa poca memoria, un singolo lettore di floppy e l’impossibilità di aggiornarlo con più memoria o un disco rigido.
Da qualche parte abbiamo una livella?
Certo. Ne abbiamo una tutti.
Scusa, ma dove si trova?
È la app che si chiama Metro.
Veramente mi servirebbe una livella.
Metro è una scelta particolarmente infelice di localizzazione italiana della app Measure (anch’esso forse migliorabile).
Ok, ma la livella?
Apri Metro e trovi una voce Livella tra le scelte in basso.
Ma è brillante! Bello che l’abbiano aggiunta al nuovo sistema.
In realtà la abbiamo dal 2018, con iOS 12.
È ora di parlare con chiarezza dei danni che l’uso di hardware e software apporta ai minori, anche se si sovrapporranno altri piani di lettura.
Pensare al problema che nella società di oggi, proibisci quello, vieta quell’altro, gli schermi blu, le dopamine, le dipendenze, come se descrivessimo l’intero spettro della farmaceutica attraverso i disastri dell’abuso di oppiacei, dicevo, pensare a un padre che si azzarda a titolare
Mia figlia di otto anni vuole costruire videogiochi:
Wordle continua a restarmi nel cuore e però mi sono sempre chiesto quando avrebbe potuto venire sfidato da qualcos’altro. Sono usciti ovviamente cloni su cloni, varianti a tonnellate, risultati variamente imbarazzanti.
Oggi segnalo
Long Story Short, che cambia le premesse abbastanza per allontanarsi ma conserva l’immediatezza e l’ambito delle parole.
Si parte da una frase lunghetta e l’obiettivo è condensarla in cinque parole, a catturare il cuore del suo significato.
Una frase al giorno, ovviamente in inglese (siamo ricchi di inventiva, ma il combinato disposto di abilità umanistiche e pensiero computazionale ci gioca contro). Numero limitato di tentativi, segnalazione di parole giuste al posto giusto, giuste al posto sbagliato, sbagliate (c’è anche questa possibilità).
Oggi lezione di Internet.
Lo sviluppatore Brett Terpstra crea una app Unix che
trasforma i risultati da Terminale in widget sulla scrivania.
L’amatore Dr. Drang unisce la passione per lo scripting e quella per l’astronomia, a creare un
widget da scrivania che indica la posizione dei pianeti nel cielo e rende credito allo sviluppatore.
Quest’ultimo legge il post di Drang e
migliora il widget creato dal programma, con ringraziamenti per chi lo ha utilizzato.