Uso Apple Frames di Federico Viticci e sono corso subito a dotarmi della nuova versione 4. La cosa più bella è stato leggere di
come Viticci si è arrivato.
Lui non nasce come sviluppatore. Con Apple Frames 4, tuttavia, conferma di esserlo diventato, in un percorso che è partito dallo scripting e si è fatto progressivamente più sofisticato.
Tanto da arrivare al refactoring, la ristrutturazione del suo Comando rapido. Che fa più cose di prima, le fa meglio ma contiene trecento azioni, contro le ottocento della versione precedente.
Dopo avere espresso l’auspicio di avere
un programma per lavorare nativamente in HTML, magicamente è apparso
MarkEdit.
Non è il programma che ho (parzialmente) in testa, ma è sicuramente una base su cui costruirei volentieri. MarkEdit è votato a Markdown e i suoi menu e comandi servono a produrre codice MarkDown efficace.
È libero, è gratis e in vari settori offre un’esperienza più avanzata di qualsiasi altra alternativa, gratis o a pagamento. Non bisogna chiedere altro: non è BBEdit, non permette trasformazioni avanzate del testo, non è un ambiente di programmazione. Produce testo Markdown e lo fa molto bene, peraltro con un sacco di personalizzazione e arricchimento possibile, a partire dallo scripting per finire con i servizi di macOS. Il peso della app è minuscolo, lavora con file di qualsiasi dimensione ragionevole, è in pieno sviluppo, il sapore è quello del software Mac stellato. Suggerisco che gli si dia un’occhiata, anche se – come nel mio caso – non ci sono ragioni per contemplare una sostituzione.
Porto una ferita nell’animo: nella vita sono stato invitato a cena per vedere le foto delle vacanze. Esperienze snervanti e neppure formative.
Si dice che il progresso porti solo nuove negatività, eppure c’è qualcosa di interessante da dire a proposito di quei quattro perditempo che hanno fatto di recente una gitarella di dieci giorni e hanno scattato un po’ di foto, persino
con iPhone.
Tale
Hank Green, sicuramente un tipo particolare, ha messo insieme una
timeline interattiva delle foto del quartetto. Nessun bisogno di subire una proiezione dilettantistica vincolata dalla buona educazione, libertà assoluta di scegliere quando e dove.
Per la prima volta, Vision Pro
è stato utilizzato come piattaforma visiva per una operazione chirurgica di cataratta.
L’autore dell’intervento è anche cosviluppatore della app utilizzata, che sarebbe compatibile con tutti gli strumenti digitali di ausilio a questo settore di chirurgia nonché capace di offrire al dottore un’esperienza visiva 3D stereoscopica del campo operatorio.
Un altro vantaggio accessorio della nuova piattaforma è la possibilità di diffondere il segnale video a parti interessate come potrebbero essere medici tirocinanti, colleghi, équipe chirurgiche remote eccetera.
È complicato di questi tempi consigliare un libro su FreeBSD, autopubblicato, del prezzo di novanta euro più Iva, con un
sito di presentazione il cui sfondo consiste in una variazione di Space Invaders (rilassata all’inizio, poi sempre meno).
D’altro canto, il sottotitolo è Perché i sistemi migliori sono quelli di cui non ti accorgi.
Ci deve per forza essere del buono. Anche se non ho capito come passare al livello due senza essere travolto dalle navicelle aliene.
Seppure consapevole del problema degli standard in competizione, mirabilmente
sintetizzato da Xkcd, segnalo comunque un tentativo interessante di costruire su Markdown, chiamato
Quarkdown.
I motivi di interesse sono diversi. Il primo è una vera pagina di presentazione, ben fatta e funzionale. È possibile farsi un’idea prima di venire catapultati su GitHub a decifrare che cosa succede, come accade nella norma.
Secondo, l’autore è italiano. Anche se non c’è in gioco la sovranità digitale, è un fattore insolito, da cui dipende una frazione di fiducia preventiva in più.
Esiste una lista piuttosto esclusiva di persone che hanno lavorato in Apple agli ordini di una quantità di CEO maggiore o uguale al proprio numero progressivo di assunzione.
Il primo settembre
entrerà nella lista Chris Espinosa, dipendente Apple numero otto, che si troverà a lavorare sotto la guida di John Ternus, ottavo amministratore delegato della società.
Espinosa è il quinto personaggio della lista e lo deve alla propria straordinaria longevità lavorativa in Apple. Fu reclutato da Steve Jobs
a quattordici anni e da allora è rimasto fedele alla sua prima occasione lavorativa. Nella seconda metà degli anni novanta, al momento della grande crisi prima del ritorno di Jobs, fu risparmiato dall’ondata di licenziamenti perché aveva accumulato anzianità di servizio tale che mandarlo via sarebbe costato più di tenerlo.
Tra una riflessione sulla scuola e un gioco puerile per il weekend, ho pensato a un ibrido.
La riflessione è cominciata quando mi sono reso conto che la scuola delle mie figlie ha in essere un contratto per Google Workspace, che fornisce a tutti i soggetti, dai docenti agli studenti, una casella Gmail e gli strumenti classici per scrivere presentare e fare di conto.
Oltre a questo, gli uffici della scuola producono documenti e hanno fogli di calcolo. Cioè usano Word ed Excel con un contratto Windows 365 o come si chiama.
È stupendo come decine di autori siano riusciti a condensare in un articolo il mandato quindicennale di Tim Cook, specialmente dopo averne detto peste e corna a settimane alterne oppure avendo ignorato sistematicamente il tema a favore di argomenti più pregnanti tipo il destino di Apple TV o perché Apple non si decida a fare un Mac con il touch.
L’altra osservazione da pundit stagionato è il perché Apple non si decida a produrre il fatidico Mac a basso costo. Peccato che non si porti più, dato che il Mac a basso costo è arrivato e già questo inizia a raccontare qualcosa di Cook. Non è il primo tentativo da parte di Apple, ma certamente è il primo effettuato da una squadra capace di pensarci senza dare cose per scontate e di arrivare a un risultato vantaggioso per tutti, chi vende, chi compra, chi conta su un ampliamento duraturo della base installata.
Non è proprio da tutti preoccuparsi di come apparirà il marchio aziendale visto dall’alto, né per cura dei dettagli, né per scelta delle location.

A Taipei.
Grazie a Lorenzo e Cristina che pur di mandarmi una foto esclusiva si sono sobbarcati un’intera vacanza.