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Ritorno all’analogico
posted on 2021-08-01 00:46

Abbiamo interrotto un soggiorno di quasi due mesi al mare all’incirca perché il trenta luglio terminava un leasing.

Avevamo tre giorni per restituire il bene oppure pagare il riscatto ed entrarne in possesso. Soprattutto, la comunicazione relativa sarebbe arrivata per posta cartacea, al mio indirizzo canonico. Bisognava essere a casa.

Nel rientrare, siamo stati allietati da altre comunicazioni.

La tassa comunale sui rifiuti: dovuta, modesta, scadenza tranquillissima. Unico neo: sette fogli di carta per farti pagare un F24 semplificato composto da due righe.

Niente comunque batte una casa editrice che di questo periodo, ogni anno, invia il riepilogo dei diritti d’autore per l’anno prima.

Da diversi anni non scrivo libri e so già che non sono maturati diritti su quelli vecchi che da tempo hanno smesso di vendere.

La busta della casa editrice, per dirmelo, contiene ventinove fogli.

Non nego che vedere su carta la lettera di una amante del passato, uno zio d’America, un fan club di Cuore di Mela farebbe sorpresa, piacere, gusto, interesse, mistero.

Ventinove fogli per una comunicazione amministrativa che starebbe in una tabellina non mi danno alcun brivido.

Semmai, mi fanno chiedere quanti costi anacronistici debba infliggersi nel 2021 una casa editrice.

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C’ero anch’io
posted on 2021-07-31 00:34

Non capita tutti i giorni che Luca Maestri, Chief Financial Officer di Apple, parli agli analisti di un caso di successo di Apple in azienda avente per protagonista una società italiana.

Capita anche meno spesso che il sottoscritto faccia parte del progetto.

Stavolta è capitato.

Non aggiungo altro per discrezione. La presentazione dei risultati finanziari agli analisti è disponibile pubblicamente a chi avesse tempo da perdere per cercare dettagli.

Festeggio orgoglioso con il ritorno a un monitor 4k dopo due mesi di metà HD, un tiramisù non previsto, una to do list da paura e un weekend che eccezionalmente lascerò libero dal lavoro.

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È come funziona
posted on 2021-07-30 00:30

Ho il piacere di ospitare nuovamente, dopo diverso tempo, Stefano:

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Per ragioni di lavoro ho dovuto abbandonare il mio vecchio iPad Pro da 12”9 di terza generazione per passare al nuovo modello carrozzato con M1. Il vecchio terminale aveva poco disco oramai.

In quell’occasione ho deciso il salto verso la tastiera retroilluminata (prima avevo la tastiera stile folder) che avevo trascurato durante la sua presentazione principalmente per l’aumento di peso, concentrandomi sulla portabilità della vecchia soluzione e non dando troppa importanza al “mouse” per iPad.

E come sempre accade Apple mi ha smentito.

Spesso mi capita di utilizzare anche il MacBook Air di mia moglie e il mio disagio (permettimi il termine) è forte passando da iPadOS a macOS: non trovo le gesture a video, mi ritrovo a mettere le ditate sullo schermo sperando che accada qualcosa eccetera. Davvero mi sembra un salto nel passato quando devo utilizzare il MacBook.

Da quando sto giocando con l’interfaccia di iPadOS e il suo mouse sembra che Apple abbia trovato l’uovo di Colombo: un mix di classiche gesture con le dita, molto immediate, con la praticità del puntamento del mouse.

L’utilizzo di iPad è diventato più veloce ovunque lo appoggi, vista la rigidezza della tastiera. E quello che prima pensavi fosse un limite (il peso) all’improvviso svanisce.

In più unisci la potenza sotto il cofano dell’M1: un prodotto devastante, non economico, ma con una durata di utilizzo spalmata almeno sui cinque anni a dir poco.

E con la Apple Pencil di seconda generazione hai un kit all’avanguardia di puntamento e lavoro ineguagliabile.

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Design is how it works.

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Programmazioni scolastiche
posted on 2021-07-29 00:58

È già iniziato il balletto sulla ripresa della scuola a settembre, con preoccupazioni fondamentali come aprire necessariamente in presenza e vaccinare il corpo docente.

Mi dico: da marzo 2020 a settembre 2021, passato un anno e mezzo, la scuola si sarà certamente organizzata per lavorare in presenza e in sicurezza, sempre e comunque. Abbiamo un ministro che si occupa apposta della scuola, certamente ha predisposto al meglio ogni cosa.

Anche rispetto alle vaccinazioni, noto che da tempo sono aperte le prenotazioni per qualsiasi fascia di (maggiore) età. Sicuramente i professori si sono prenotati per tempo e si sono vaccinati o si accingono a farlo. In Lombardia, perfino a prenotare una prima dose ieri si trova posto per fine agosto e già mezza vaccinazione inizia a fare la differenza. Abbiamo un ministro anche qui e male che vada si organizzeranno eventi speciali di vaccino apposta per i docenti; dopotutto, a marzo si prometteva che tutti gli italiani sarebbero stati vaccinati entro fine estate e a giugno, comunque della promessa era rimasta almeno la prima dose. Fine estate è il 23 settembre; avere il cento percento dei docenti con la prima dose entro quella data, per la scuola italiana dove è in pieno svolgimento il valzer delle cattedre, sembra un progresso clamoroso.

Insomma, tutto va per il meglio.

Dall’Australia, invece, arrivano aggiornamenti critici riguardanti lo Stato del Queensland, dove irresponsabilmente – più che pensare ai temi strategici come i nostri – cresce nei college l’adozione del linguaggio Swift di Apple per insegnare coding, introdurre allo sviluppo delle app, preparare neanche tanto al futuro (che poi sarebbe presente) quanto al pensiero computazionale e alla logica.

A questi australiani il sangue è proprio andato alla testa e per forza, stando loro tutto il giorno a testa in giù: non vorranno mica preparare seriamente gli studenti al mondo del lavoro e dare loro un’istruzione adeguata alla realtà corrente. Con tutte le quisquilie di cui la scuola può occuparsi in sicurezza (di perdere tempo e farne perdere), occuparsi di questioni concrete e con ricadute effettive è davvero un affronto.

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L’appuntamento tanto atteso
posted on 2021-07-28 00:56

Il dito è il trimestre finanziario di Apple, impressionante anche per un metro ottimista. Il migliore trimestre primaverile di sempre, per distacco abissale, e vabbè, sono cose già lette. Questa, meno:

I primi tre trimestri del 2021 hanno reso più dei quattro trimestri del 2020.

(Si possono raccontare altre cose simpatiche su questi risultati, tipo che il trimestre primaverile – il peggiore nella tradizione Apple – ha battuto il trimestre natalizio 2017, che è tradizionalmente il migliore. Andiamo avanti, che si fa tardi).

La luna è quest’altra:

I profitti degli ultimi tre trimestri sono stati superiori a quello dell’ultimo trimestre non pandemico.

Significa che Apple sfrutta cinicamente il virus per fare soldi alle spalle delle persone?

No. Significa che c’era una debolezza negli strumenti usati per lavorare, imparare, divertirsi. La pandemia, semplicemente, l’ha rivelata.

Forse si tratta di una situazione strettamente legata alla pandemia, che poi finirà?

No. Il trend cesserà quando le persone saranno finalmente equipaggiate come avrebbero sempre dovuto essere, non quando finirà la pandemia. Anche perché sono ancora in vigore misure restrittive in tantissime nazioni del mondo, ma il blocco totale monolitico di durata indefinita oramai è una cosa del passato. Praticamente chiunque ha avuto modo di rifare almeno un salto in ufficio e magari continuare a lavorare da casa, ma per decisione invece che per necessità. Secondariamente, chi doveva aggiornare l’equipaggiamento per stare dietro a nuovi requisiti lo ha già fatto da un pezzo, mentre invece la crescita continua. Per non parlare del numero di vaccinati, che nelle nazioni evolute inizia a raggiungere livelli importanti. La pandemia di oggi non è quella del marzo 2020.

Ma quindi è solo una questione di lavoro?

No. I servizi, tra cui Apple Fitness o Apple Arcade, sono cresciuti ancora più dell’hardware, a livelli record. C’è proprio un altro modo di interpretare il computing nella vita oltre che nel lavoro e, di nuovo, il virus c’entra relativamente e sempre meno.

Tante parole dei consulenti su data transformation, digital transformation. Apple, semplicemente è puntuale all’appuntamento storico con il digitale che finalmente, quarant’anni dopo, comincia a mantenere le sue promesse di trasformazione positiva della società, del lavoro, della vita. E fornisce attrezzature adeguate al momento.

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Un undici quasi perfetto
posted on 2021-07-27 02:17

Apple ha pubblicato un elenco di undici buone ragioni per l’adozione di Mac da parte delle aziende.

Non dovrebbe neanche essere necessario e per questo non cambierà più di tanto le cose. Spiegare a un fanatico ottuso che un Mac ti fa risparmiare ottocentoquarantatré dollari rispetto a un Pc, oppure che un’aziendina come Salesforce adotta Mac su larga scala, funziona poco come ogni argomento razionale. Se poi il fanatico ottuso decide gli acquisti della società, non c’è neanche da pensarci.

Tuttavia il lavoro di questi ultimi anni centra il bersaglio da più angolazioni ed è giusto valorizzarlo. Oggi un Mac M1 con le app giuste è una macchina di potenzialità notevoli.

Solo una cosa non mi piace: far notare che Excel su un Mac M1 va veloce il doppio che su Intel.

Da utopista sognatore mi piacerebbe ritrovarmi con una combinazione di hardware e software tale da poter promettere velocità 2x grazie a M1 e 4x grazie a qualcosa che prenda il posto di Excel e lavori meglio. Un M1 software se Excel fosse un Intel, insomma.

Dopo di che, sarebbe perfetto.

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Dall’altra parte
posted on 2021-07-26 00:49

Nella mia bolla sociale sono esplosi i commenti sull’opportunità di vaccinarsi o meno, suppongo a valle delle polemiche sulla necessità di certificazione e relativo green pass a partire dai primi di agosto.

Scopro le mie carte subito, così chi vorrà prendersela con me lo farà per questo e non per quanto dirò dopo: sono giustappunto reduce dalla seconda dose. Se in generale condivido l’idea del green pass, comunque l’Italia lo trasformerà all’italiana in un papocchio indegno e questo andrebbe evitato, perché ci costerà molto e sarà sommamente inutile.

Ma non era questo.

Ho letto molte, molte cose in questi ultimi giorni e noto che nella maggioranza dei casi si tratta di un fronte di opinione che vuole convincere delle proprie ragioni, mentre l’altro fronte controbatte sulle ragioni.

Non ho mai assillato persone perché passassero a Mac; semmai era il contrario, un sacco di gente che usava Windows mi assillava per farmi passare a Windows. E controbattevo i loro tentativi di convincimento.

Sono un tiratardi. Non ho mai provato a convincere chicchessia sull’opportunità di alzarsi tardi, mentre ho sentito predicozzi a tonnellate di chi voleva che io mi alzassi presto. Anche qui, non ho mai avuto ragioni particolari per alzarmi tardi e, se ho risposto, ho controbattuto gli argomenti per alzarsi presto.

Potrei andare avanti ma posso già concludere. Quando c’è gente che vuole convincermi a tutti i costi delle sue ragioni, per certo io sto dall’altra parte. A volte mi è costato, a volte ci ho guadagnato, tuttavia mi sono sempre trovato meglio così. Uso Mac, mi alzo tardi quando posso e mi sono vaccinato contro il Covid.

Non voglio convincere nessuno.

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Olimpiadi e bancarelle
posted on 2021-07-25 00:07

I veri intenditori hanno notato, come riporta Huffington Post, la citazione di varie colonne sonore di videogiochi durante la sfilata di apertura dei Giochi di Tokyo. Una proprio in corrispondenza dell’ingresso dell’Italia nello stadio.

Contemporaneamente, giravo le bancarelle sul lungomare del paesino. Purtroppo non sono riuscito – per ora – a documentarlo; mentre stavo per scattare una foto ho ricevuto un’occhiataccia e ho evitato problemi. Ho visto una montagna di confezioni evidentemente made in China: dentro, uno scatolotto grande come due Mac mini impilati, collegato a un piccolo controller con i pulsanti tipici di un apparecchio per console di videogiochi.

Dentro lo scatolotto, secondo le istruzioni, 620 giochi retró pronti all’uso. Sulla bancarella, un demo del primissimo Super Mario, mostrato da un comune televisore.

Non conosco ancora il prezzo e non sono riuscito a capire se dentro lo scatolotto giri una copia di Mame o che altro.

Violazioni di copyright a parte, mi ha colpito la doppia rilevanza di quei vecchi giochi nello stesso giorno, come riferimento culturale e identitario per una nazione (Yoko Shimomura, che ha composto varie colonne sonore di videogiochi, è una leggenda vivente per i fan locali) e, al tempo stesso, come qualcosa che ha comunque la forza di ritornare persino nell’epoca dei grandi multiplayer in cloud, non importa se su una bancarella del mercato dentro un apparato dalla liceità commerciale assai sospetta.

Spero che non ci sia dentro Xevious. Non l’ho mai finito, non saprei resistergli e per finirlo ci vuole troppo.

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Vette inviolate
posted on 2021-07-24 00:07

In visita ad amici che lavorano per promuovere su AirBnB una bella casa sulle colline umbre (a un quarto d’ora da Terni, a mezz’ora dalle Marmore eccetera), ho seguito fedelmente le indicazioni di Mappe. Quando però, negli ultimi cinquanta metri, ho visto il segnale per Colle Giacone, l’ho seguito ignorando il navigatore. Che, a dargli retta, mi avrebbe portato, bontà sua, sulla sommità del Colle Giacone, il colle che condivide il toponimo con il paese. Una cima dove arrivare in macchina, perlomeno con un’auto ordinaria, è proprio impossibile.

Una storia banalmente aneddotica che può capitare a tanti. Un’imprecisione di Mappe che non offusca migliaia di chilometri indicati con grande precisione. Il fatto è che, sopra Cessapalombo sui monti Sibillini, mi è capitata la stessa cosa tre settimane fa. In quella occasione è andata meno bene; non mi sono accorto della segnaletica, ho seguito Mappe oltre l’incrocio decisivo e sono finito su uno sterrato che sembrava del tutto lecito salvo trasformarsi in una trappola, dalla quale sono uscito con grande fortuna e con una nuova coppa dell’olio.

Due casi sono pochi per cominciare una serie; nondimeno, invito alla prudenza al momento di concludere itinerari appenninici. E se il segnale finale contraddice Mappe, ha ragione il segnale. Mappe, da lì in avanti, lasciamolo agli escursionisti.

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Mondi alternativi
posted on 2021-07-23 00:48

Nel secolo scorso, Mac OS 8.5 ha introdotto le icone proxy del documento dentro la barra del titolo della finestra.

Si poteva prendere l’icona proxy e trascinarla in una posizione diversa nel sistema, a patto che il documento fosse salvato. In presenza di modifiche ancora da salvare, l’icona appariva in stato disabilitato e trascinarla era impossibile.

Design impeccabile e deliziosamente semplice. Non ti piaceva? Pazienza.

Oggi, Big Sur mostra l’icona proxy solamente se ci passa sopra con il puntatore (un mouseover). Secondo diversi commentatori, John Gruber tra gli altri, è una scelta di design meno impeccabile della precedente.

C’è una relazione uno-a-uno tra l’icone di un documento nel Finder e la finestra aperta dall’applicazione per lavorare su quel documento; mostrare l’icona del documento stesso nella barra del titolo della finestra rafforzava questo concetto.

Design ambizioso e sofisticato, più controverso e complesso. Non ti piace? Modifichi una preferenza nascosta del Finder e ritorni alle icone proxy di prima. (Si può fare anche a livello di singole applicazioni, o globale).

Meglio allora, quando era tutto più semplice e monolitico, o oggi, più complesso e variamente modificabile? Non ho una risposta univoca. Nel dubbio torno al mio solito principio guida: ciò che ti fa imparare qualcosa costa di più, ma vale di più.

Anche questo principio è discutibile: c’è chi vuole unicamente arrivare al lavoro finito, senza acquisire competenze relative al computer che non riguardano il proprio lavoro. La pensavo anch’io così e piuttosto radicalmente, molti anni fa. Oggi che sono cambiate milioni di cose, nutro forti dubbi che valga ancora. Forse è diventato più importante che ognuno abbia delle possibilità di avvicinare un sistema più complesso ai suoi requisiti personali. Al suo mondo di computing.

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