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    <title>Quickloox</title>
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    <description>Recent content on Quickloox</description>
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    <lastBuildDate>Sat, 11 Apr 2026 19:47:27 +0100</lastBuildDate>
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      <title>Corsi e ricorsi</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-11-corsi-e-ricorsi/</link>
      <pubDate>Sat, 11 Apr 2026 19:47:27 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Nella serie dei giochi perditempo e irrinunciabili durante un fine settimana, deve trovare spazio un titolo in cui il protagonista salta e corre in uno spazio ricorsivo di ispirazione escheriana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È nativo Windows, però &#xA;&lt;a href=&#34;https://managore.itch.io/print-gallery-of-an-artist&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;si gioca nel browser&lt;/a&gt;. &lt;em&gt;Gioca&lt;/em&gt; in questo caso sta per &lt;em&gt;sperimenta come esperienza di dislocazione sensoriale&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono passaggi anche belli impegnativi, eh. Adesso che &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.nasa.gov/mission/artemis-ii/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;Artemis II è tornata a casa&lt;/a&gt;, servono nuovi passatempi.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Un supporto mancante</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-10-un-supporto-mancante/</link>
      <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 00:33:12 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Una situazione incresciosa: FreeBSD Foundation riferisce che &#xA;&lt;a href=&#34;https://freebsdfoundation.github.io/freebsd-laptop-testing/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;i dieci migliori portatili per usare FreeBSD sono tutti diversi da un Apple Silicon&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E con ragione, dal momento che il lavoro per avere FreeBSD nativo su Apple Silicon si trova a &#xA;&lt;a href=&#34;https://wiki.freebsd.org/AppleSilicon&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;uno stadio che definire primitivo è poco&lt;/a&gt;. La pagina wiki di FreeBSD ha ricevuto l’ultimo aggiornamento nel 2023 e la tabella dei sottosistemi funzionanti è desolatamente vuota.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il boot nativo, va detto, è sopravvalutato. Sono tempi in cui con una buona macchina virtuale ci si tolgono sfizi più facilmente e &#xA;&lt;a href=&#34;https://forums.freebsd.org/threads/freebsd-on-apple-silicon.84008/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;FreeBSD su una macchina virtuale&lt;/a&gt; è stato installato senza grossi problemi su macchine Apple Silicon.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ciò detto, mi piacerebbe vedere di più e di meglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se qualcuno è riuscito a &#xA;&lt;a href=&#34;https://bryankeller.github.io/2026/04/08/porting-mac-os-x-nintendo-wii.html&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;portare Mac OS X su Nintendo Wii&lt;/a&gt;, si può anche arrivare a fare partire un MacBook con FreeBSD. Incrocio la cavetteria.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Comandi più rapidi</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-09-comandi-piu-rapidi/</link>
      <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 00:23:23 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-09-comandi-piu-rapidi/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Gli anglosassoni dicono &lt;em&gt;Where there’s a will, there’s a way&lt;/em&gt;: se lo vuoi fare veramente, un modo per farlo lo trovi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È così che capisco perfettamente Taylor Arndt, che disdegna l’interfaccia dei Comandi rapidi al punto di scriversi da solo &#xA;&lt;a href=&#34;https://github.com/taylorarndt/perspective-cuts&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;il modo per comporli al Terminale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Arndt &#xA;&lt;a href=&#34;https://taylorarndt.substack.com/p/write-shortcuts-in-code-not-blocks&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;spiega tutta la faccenda&lt;/a&gt; nel proprio Substack.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non ti piace? È possibile cambiare le cose. Magari con difficoltà, magari con tempo, ma è possibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto ci sono da aggiungere &#xA;&lt;a href=&#34;https://beyondthegallery.app/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;Beyond the Gallery&lt;/a&gt;, un deposito di Comandi rapidi già pronti composti da gente ovunque nel mondo, e la app &#xA;&lt;a href=&#34;https://apps.apple.com/us/app/jellycuts/id1522625245&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;Jellycuts&lt;/a&gt;, un altro modo per facilitare la creazione delle Shortcuts (uno dei casi in cui preferisco l’inglesismo a un italiano un po’ prosaico).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per parafrasare il grande presidente Mao, lasciamo che fioriscano cento Comandi rapidi.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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    <item>
      <title>Foglio con stile</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-08-foglio-con-stile/</link>
      <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 00:36:26 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-08-foglio-con-stile/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Quando qualcuno dimostra le capacità dell’informazione ipertestuale e multimediale in modo magistrale, c’è la soddisfazione e poi scaturisce pure un moto di rabbia, per un mondo dove gli sciocchi credono che digitale significhi Word ed Excel e il mondo è pieno di sciocchi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni mese &lt;em&gt;The Data Drop&lt;/em&gt; pubblica una visualizzazione di dati come &#xA;&lt;a href=&#34;https://sheets.works/data-viz/every-iphone&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;questa&lt;/a&gt;. È interessante in primo luogo perchè riguarda iPhone e raramente ho visto una migliore associazione di precisione, completezza e gusto estetico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È interessante in secondo luogo perché &lt;em&gt;The Data Drop&lt;/em&gt; è iniziativa di una società di consulenti, &#xA;&lt;a href=&#34;https://sheets.works/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;sheets.works&lt;/a&gt;, che &lt;em&gt;lavora esclusivamente con Google Documenti&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel senso comune, Google Documenti è la scorciatoia da usare quando non c’è niente di meglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Guardare l’offerta di sheets.works è una bella lezione sul valore della padronanza degli strumenti oltre la superficie.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Camere oscure</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-07-camere-oscure/</link>
      <pubDate>Tue, 07 Apr 2026 00:43:46 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-07-camere-oscure/</guid>
      <description>&lt;p&gt;L’essere la prima missione umana verso la Luna è solo uno dei &#xA;&lt;a href=&#34;https://macintelligence.org/post/2026-04-02-a-big-click-for-mankind/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;primati della missione Artemis&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli astronauti finiranno per trovarsi lontani dalla Terra come mai nessuno e, mentre in questo momento sorvolano la faccia nascosta della Luna scattano immagini a titolo personale &#xA;&lt;a href=&#34;https://macdailynews.com/2026/04/06/artemis-ii-astronauts-each-take-apples-iphone-17-pro-max-units-around-the-moon/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;con iPhone 17 Pro Max&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A titolo personale significa che l’equipaggiamento fotografico ufficiale della missione è diverso, ma ogni cosmonauta dispone appunto a titolo personale di un iPhone 17 Pro Max.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È la prima volta che la Nasa concede una autorizzazione di questo tipo. Significa a sua volta che gli iPhone hanno superato una batteria di obiezioni all’uso che comprendono la resistenza alle radiazioni, l’uso in assenza di peso e vari altri criteri.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questi giorni, prima di ritornare, le fotocamere degli iPhone riprendono immagini della faccia oscura della Luna scattate da umani con apparecchi personali, un piccolo primato anche per iPhone e per Apple che però racconta molto di come, lentissimamente, si sviluppi l’embrione della colonizzazione dello spazio.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Pesci piccoli</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-06-pesci-piccoli/</link>
      <pubDate>Mon, 06 Apr 2026 00:29:28 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-06-pesci-piccoli/</guid>
      <description>&lt;p&gt;I protagonisti non interessano, interessa solo la storia. Almeno per ora.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Diciamo che esiste un gioco online multiplayer e che si appoggia a un fornitore di connettività.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il gioco annuncia che un aggiornamento consentirà la pratica offline e che quella online cesserà. La ragione? Il fornitore di connettività è stato &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.pcworld.com/article/3105695/ai-is-coming-for-your-online-gaming-servers-next.html&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;comprato da una cosiddetta AI company&lt;/a&gt;, alla ricerca costante di risorse per erogare servizi sempre più costosi ed esigenti in termini di banda e potenza di calcolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Probabilmente la situazione è sopravvalutata. C’è sempre qualcuno che compra, vende, nasce, fallisce; un gioco può funzionare sotto le aspettative, un provider trovarsi in acque economiche agitate. Sono tutti pesci piccoli, non parliamo di una Epic Games o di un CloudFlare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se invece la sottovalutassimo? Oggi è un gioco; che cosa sparirà online domani per fare posto a un distributore di token?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Improvvisamente la banda non è più un presupposto scontato. Può esserci e può svanire. Non tanto in funzione di un cavo in più o in meno, quanto per l’arrivo di una nuova startup con una nuova idea di applicazione della ipotetica intelligenza artificiale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopodomani potrebbe capitare alla mia macchina virtuale per pubblicare su Internet, per dire. Al sito di un museo privato. A un ecommerce di nicchia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono state tante polemiche sulla cosiddetta &lt;em&gt;net neutrality&lt;/em&gt;, il principio per cui tutti i dati sono equivalenti e non ci sono corsie preferenziali per la loro diffusione. Pare che il problema potrebbe risolversi con un segmento che strangola tutti gli altri e risolve quindi ogni conflitto.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Piuttosto che niente</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-05-piuttosto-che-niente/</link>
      <pubDate>Sun, 05 Apr 2026 13:29:28 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-05-piuttosto-che-niente/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Finalmente qualcosa si muove. Non ci libereremo di WordPress mai abbastanza presto, ma almeno c’è un’idea.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;CloudFlare ha annunciato la nascita del &#xA;&lt;a href=&#34;https://blog.cloudflare.com/emdash-wordpress/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;successore spirituale di WordPress&lt;/a&gt;, chiamato EmDash.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La cosa brutta di EmDash è che, almeno a questo stadio, è un clone di WordPress.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La cosa bella è che, a differenza di WordPress, adotta un sistema per usare i plugin in sicurezza. Il novantasei percento dei problemi di sicurezza di WordPress, riferisce CloudFlare, riguarda la gestione dei plugin.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel progetto ci sono varie altre novità interessanti, come l’essere serverless, l’essere realizzato in TypeScript anziché in PHP eccetera eccetera. Dopotutto WordPress ha ventitrè anni di vita e la sua architettura sa un po’ di tappo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è tanto questo. Scrive CloudFlare che la riscrittura da capo a piedi di WordPress ha richiesto &lt;em&gt;due mesi&lt;/em&gt;, mica venti. Ed è stata effettuata &lt;em&gt;senza usare codice di WordPress&lt;/em&gt;. Il che ha anche consentito di usare una licenza più aperta e liberale di quella di WordPress.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I nuovi strumenti generativi, usati bene, velocizzano mostruosamente lo sviluppo software. Il tema della riscrittura semiautomatica del software open source è complesso e apre scenari ben più ampi di questo, anche potenzialmente nefasti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tuttavia è ancora da vedere quello che succederà in generale. Nello specifico, se con gli assistenti generativi si può rifare WordPress da zero in due mesi, quanto potrebbe impiegare WordPress – che ha a disposizione gli stessi strumenti – per mettere in sicurezza l’uso dei plugin? Un mese? Due mesi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché non lo fa?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qualunque sia la risposta, è inaccettabile e spiega bene il livello di attenzione della piattaforma verso la propria base installata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Spero che il progetto di CloudFlare abbiamo successo e raccolga seguito, così da ridurre le percentuali bulgare di utilizzo di WordPress a livelli più accettabili e salvare tanti siti con gestori improvvidi da minacce che si potrebbero evitare, se lo si volesse.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Rimango dell’idea che un sistema di amministrazione dei contenuti davvero rivolto ai contenuti andrebbe scritto in modo del tutto diverso. Contemporaneamente, piuttosto che WordPress, è meglio EmDash.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perfino il nome è meglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chi può, appena è plausibile, traslochi, per farsi del bene, farlo alla comunità, contribuire a estirpare la malaerba.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Piattaforme di lancio</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-04-piattaforme-di-lancio/</link>
      <pubDate>Sat, 04 Apr 2026 13:24:16 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-04-piattaforme-di-lancio/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Come augurare una buona ricorrenza? Spero che tutti abbiano una buona occasione di lanciare dadi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Vuol dire divertimento (con l’eccezione dell’azzardo), vuol dire essere in compagnia anche se magari tramite una rete, vuol dire il brivido dell’imprevisto liberi dalla paura delle conseguenze, vuol dire leggerezza, vuol dire tranquillità sia pure per un giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il mio riferimento preferito per i dadi fisici è &#xA;&lt;a href=&#34;https://legend-lore.com&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;Legend Lore&lt;/a&gt; perché li ho conosciuti di persona e sono giocatori che vendono dadi, non venditori di dadi. Il fondatore è un master bravissimo con un &lt;em&gt;dungeon master screen&lt;/em&gt; che si è fatto costruire su misura da un artigiano. Sono pure italiani, volendo (lui in realtà è francese importato, gli è rimasta una minima inflessione).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per tirare dadi logici, beh, dipende da che cosa succede. Potrebbe essere &lt;code&gt;shuf&lt;/code&gt; da Terminale oppure una app oppure un’integrazione a un tavolo da gioco virtuale, la scelta giusta è sempre relativa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se l’obiettivo è però buttare via denaro in un’occasione di festa, darei una possibilità a &#xA;&lt;a href=&#34;https://pcalc.com/dice/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;Dice by PCalc&lt;/a&gt;. Con due euro circa si porta a casa una app completissima, piena di opzioni per ogni situazione, rapida da usare, con visualizzazione tridimensionale dei dadi, buona anche per Apple Watch e, idea per niente sciocca pensando al gioco in compagnia, Apple TV.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per averla anche su Mac (o solo su Mac) servono altri due euro circa; è demerito di Apple che ancora latita nell’integrazione dei propri app store.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’autore, James Thompson, è &#xA;&lt;a href=&#34;https://macintelligence.org/post/2022-12-23-giova-ripetere/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;l’autore di PCalc&lt;/a&gt;, cioè ha scritto un capitolo di storia del software indipendente su Apple. Fiducia cieca e assoluta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Auguri e lanci fruttuosi. 🤗&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Così non fan tutti</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-03-cosi-non-fan-tutti/</link>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:16:15 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-03-cosi-non-fan-tutti/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Alan Kay dovrebbe averlo detto nel millenovecentoottantadue: &lt;em&gt;le persone veramente serie riguardo al proprio software dovrebbero produrre il proprio hardware&lt;/em&gt;. Certamente lo ha detto, perché Steve Jobs ha tenuto a &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=XAfTXYa36f4&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;ripeterlo durante la presentazione di iPhone&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Probabilmente il segreto più grande di Apple, nascosto ovviamente in piena vista, è proprio avere sempre cercato il controllo sui propri prodotti anche quando non era per niente scontato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ne ha scritto con profitto Jason Snell, che ha &#xA;&lt;a href=&#34;https://sixcolors.com/post/2026/04/50-years-later-apple-still-controls-its-destiny/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;contestualizzato anche storicamente la questione&lt;/a&gt;. Apple è nata assieme al mercato dei computer e produceva tanto lo hardware quanto il software, esattamente come qualunque altro soggetto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi è arrivato lo scossone del PC IBM, della possibilità giuridica di retroingegnerizzarne il firmware, dell’onda di piena di MS-DOS, il cui livello di omologazione fu devastante rispetto a quello che stava facendo il più onesto CP/M.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da quel momento in poi, l’inizio delle tante promesse tradite dall’informatica personale, tutte le aziende hanno rinunciato a produrre il loro software e chi non si è sottomesso è scomparso. Si potrebbe anche argomentare che, con il monopolio di Intel nei processori, abbiano rinunciato anche a produrre il proprio hardware.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Atari, Commodore, Compaq, la stessa IBM (come produttrice di computer), per fare solo i nomi più altisonanti. Sono scomparsi tutti e sono rimasti solo gli omologati, da Dell in giù.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti, tranne una azienda che ha ostinatamente mantenuto tutto il controllo sulla propria tecnologia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche facendo compromessi, eh. A un certo punto ha adottato processori Intel, porte USB, Internet Explorer. Ma sono stati compromessi, non capitolazioni. Come dimostrano Apple Silicon, WebKit o il chip serie C per le telecomunicazioni, che sembra capace di neutralizzare la precedente dipendenza da Qualcomm.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple fa scelte buone e ogni tanto anche meno buone. Però sceglie, invece di subire la scelta della massa, e per questo così tante persone da così tanto tempo la scelgono a loro volta. &lt;em&gt;Fanno tutti così&lt;/em&gt; è una minaccia all’igiene del linguaggio e di qualunque ecosistema, personale o collettivo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/XAfTXYa36f4?si=4OCUiehs302YmWF2&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description>
    </item>
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      <title>A Big Click for Mankind</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-02-a-big-click-for-mankind/</link>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 00:27:56 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Credo sia stato poco sottolineato che Apple è stata fondata nel millenovecentosettantasei e l’ultima missione lunare con astronauti a bordo si è svolta nel millenovecentosettantadue.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Durante l’intera esistenza di Apple, nessuna spedizione umana si è messa in viaggio verso la Luna.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cinquant’anni e una mezz’ora dopo, &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.nasa.gov/mission/artemis-ii/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;il divario è stato colmato&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Godspeed&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>La fine</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-04-01-la-fine/</link>
      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 00:24:52 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-04-01-la-fine/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Pensavo di scrivere un pezzo come &lt;em&gt;mi è venuta l’idea di liberare il garage di casa per produrre aggeggi elettronici assieme a un amico&lt;/em&gt;, visto che inizia aprile. Evidentemente infantile e nemmeno divertente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per quest’anno siamo seri e, visto che è arrivato il cinquantesimo compleanno di Apple e che ne abbiamo parlato per una settimana, stiamo sul pezzo. Anzi, come eccezione, arriviamo al momento autobiografico strappalacrime (o spreminoia, dipende).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Collaboravo a &lt;em&gt;Macworld&lt;/em&gt;. Quel gran direttore che era Enrico Lotti mi chiedeva un paio di pagine che mancavano a chiudere il numero e gli proposi una rievocazione della nascita di Macintosh, senza toni mielosi, invece affrontandola come una storia a sorpresa, con &lt;em&gt;suspence&lt;/em&gt;, rivelazioni, situazioni incredibili, insomma una cosa che fosse diversa dal solito tono del mensile, più di intrattenimento che di cronistoria, comunque ovviamente di sostanza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’idea mi piaceva, però eravamo in una certa urgenza e servivano queste &lt;em&gt;massimo!&lt;/em&gt; quindicimila battute. Era quasi ora di cena e la sera mi sarei dovuto dedicare all’argomento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi misi in una poltrona che in casa non esiste più da anni e aprii il portatile del momento (probabilmente il G4 Titanium, posso sbagliare). Quindicimila battute, le avevo in testa, vuol dire che forse in tre ore ce la potevo fare. Sono abituato a lavorare di notte, tirare mezzanotte e mezza o la una — per citare Elio – era più consuetudine che preoccupazione. E poi scrivere un articolo così non era un peso, era un alleggerirsi, vuotare il sacco.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alle sei del mattino erano trentacinquemila.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fin lì, uno taglia. Il problema è che la fine che vedevo in testa e avevo da scrivere era lontanissima. C’era da raccontare molto, molto di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tirai a Enrico un pacco micidiale. Con le ultime forze – l’alba ha su me lo stesso effetto che sui vampiri – gli spedii il mattone, accompagnato da un messaggio che più o meno diceva &lt;em&gt;sono un po’ più del previsto, decidi tu che cosa fare&lt;/em&gt;. Se fossi stato io a ricevere da direttore uno scherzo così da un collaboratore, avrei potuto inviare un sicario.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lui è un grande e riuscì ad adattare quella cosa al giornale in chiusura, senza odiarmi. O facendolo con discrezione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta in acque più calme, parlammo dell’idea in modo più libero. C’era così tanto da dire che una pubblicazione a puntate non aveva senso. Se ne avessimo fatto un libriccino?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’idea, per le economie del giornale, era proibitiva ma non c’era chiunque al giornale, c’era Enrico Lotti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il libriccino si fece, con il titolo &lt;em&gt;Macintosh Story&lt;/em&gt;: il mio maggiore contributo alla storia del retrocomputing Apple italiano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A qualcuno dovette piacere per forza, intanto perché ho due fratelli e avevo più di uno zio, e poi perché ne facemmo una seconda edizione espansa, &lt;em&gt;Macintosh Story Reloaded&lt;/em&gt;, cui partecipò anche &#xA;&lt;a href=&#34;https://morrick.me&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;Riccardo Mori&lt;/a&gt;. È stata l’unica volta in cui ho potuto lavorare a quattro mani con Riccardo e mi è piaciuta molto. Spero sia piaciuta anche a lui, ci tengo al suo giudizio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il punto è che &lt;em&gt;Macintosh Story&lt;/em&gt;, oltre che i parenti stretti e gli amici impreparati, raggiunse anche Paolo di Leo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Paolo era un ragazzo. Oggi è un signore di mezza età e ha pubblicato un video in cui accusa &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/iWoz-Computer-Invented-Personal-Co-founded/dp/0393061434&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;iWoz&lt;/a&gt; – la biografia di Wozniak scritta da sé medesimo e Gina Smith del &lt;em&gt;New York Times&lt;/em&gt; – e proprio &lt;em&gt;Macintosh Story&lt;/em&gt; di &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=JEYs7_XyIB4&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;averlo spinto a costruirsi da solo una replica di Apple I&lt;/a&gt;. Capito? Wozniak e Bragagnolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’esperienza finì per condurlo all’&#xA;&lt;a href=&#34;https://www.allaboutapple.com&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;All About Apple Museum&lt;/a&gt; durante una giornata di festa, dove ci incontrammo, ci facemmo scattare una foto – che, manigoldo, anche lui ha conservato – e, io incauto, gli autografai una copia di &lt;em&gt;Macintosh Story&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In definitiva, sono inchiodato dalle prove e non posso negare nulla.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dovendo ammettere la realtà, nel cinquantesimo compleanno di Apple posso fare solo due cose: pubblicare qui sotto un capitolo di &lt;em&gt;Macintosh Story&lt;/em&gt; e pure il video di Paolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Almeno una persona è stata toccata da quella notte di scrittura fluviale e ne è nato qualcosa di concreto, che resta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni tanto, visto che l’avventura di &lt;em&gt;Macworld&lt;/em&gt; è terminata da tempo e nessuno ha diritto più di me (e Riccardo) di avanzare diritti su &lt;em&gt;Macintosh Story&lt;/em&gt; mi viene voglia di ripubblicarlo autonomamente, magari arricchito per l’ennesima volta. Non so se lo farò. Devo stare attento a che non cada nelle mani di Paolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qualunque cosa succeda, mi concedo la rimpatriata. Anche perché Apple compie oggi cinquant’anni, ma c’è un sacco di gente che intende festeggiare lungo tutto il cinquantunesimo e c’è molto tempo per fare cose.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è la fine di mezzo secolo di storia; è l’inizio del prossimo. Grazie a chi passa di qui, sempre.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;§§§&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h2 id=&#34;il-nero-destino-di-pink&#34;&gt;Il nero destino di Pink&lt;/h2&gt;&#xA;&lt;p&gt;Erich Ringewald, il più anziano tra cinque programmatori ribelli che volevano fare qualcosa di grande per il sistema operativo Mac, una volta nominato responsabile del progetto Pink - la nuova futura versione radicalmente riprogettata del sistema operativo Mac - completa presto lo studio di fattibilità che gli era stato affidato, prodromo all’inizio dei lavori che avrebbero dovuto portare Pink al mondo entro fine 1989.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La prima conclusione è che il progetto doveva traslocare, allo scopo di evitare le interferenze dei manager superiori di Apple, meno attenti alla qualità del software che alle loro strategie politiche personali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Jean-Louis Gassée (allora responsabile globale dello sviluppo e del marketing dei prodotti) approva e il gruppo di lavoro si sposta in un edificio su Bubb Road, dove si trova anche il progetto Newton. Per la fine del 1987 lavora su Pink una ventina di ingegneri ed emergono le prime difficoltà pratiche.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ringewald concepisce Pink come nuova versione (fortemente modificata) del System e non come un sistema operativo nuovo, a sé stante. Questo però complica e rallenta il lavoro, a causa dei conflitti tra le nuove funzioni e il bisogno di compatibilità con l’esistente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;David Goldsmith, uno della Banda dei Cinque, si ribella nuovamente e mette sul piatto la propria rinuncia al progetto nel caso Pink non diventi sistema operativo autonomo. La rinuncia viene prontamente accettata e Goldsmith diventa la prima vittima di Pink.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qualche mese più tardi, le intromissioni del management Apple, che Ringewald aveva tenuto fuori dalla porta, rientrano dalla finestra: nuovi ordini dall’alto. Pink deve diventare un nuovo e diverso sistema operativo e sono in arrivo nel team tre ingegneri, reclutati dal reparto ricerca e sviluppo, per creare un microkernel (il nucleo centrale del software) su misura.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tra i problemi di sviluppo e quelli politici il progetto procede, lentamente. Ci si avvicina alla scadenza di fine 1989 e il sistema è una quasi beta, fortemente instabile e contenente parte delle nuove funzioni previste. Qualcuno è contento: Pink è un progetto ambizioso e nel resto di Apple si fa la fila per entrarvi. Qualcuno lo è meno: altri tre programmatori della Banda dei Cinque se ne vanno a causa della lentezza dei progressi. Ringewald resta l’unico ribelle a badare alla causa per la quale si era battuto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel dicembre 1989 anche lui si unisce alla vasta schiera di quelli che iniziano la rivoluzione e finiscono ghigliottinati. Su Pink lavorano cento ingegneri e Apple decide di fare tornare il progetto nel campus principale. Ringewald rassegna le dimissioni e la responsabilità di tutto viene assunta da Ed Birss, uno dei Vice President di Apple. Il progetto cambia nome in Object Oriented Systems Group e procede più lento che mai; i nuovi arrivati devono prendere conoscenza dello stato dei lavori per potersi inserire e sovraccaricano gli ingegneri esperti con domande e richieste.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tornato al campus, il progetto diventa il bersaglio preferito delle curiosità e delle ambizioni delle altre divisioni. Per evitare che altri progetti cannibalizzino il nuovo software, Birss chiude la saracinesca e impone la segretezza su tutto, codice sorgente compreso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dura fino a quando il team di lavoro del progetto Jaguar (nome in codice per una workstation con processore Risc, antesignana dei Power Macintosh ancora distanti qualche anno) non chiede di poter usare Pink come software di sistema. Gli viene negato perfino di vedere il software funzionante. Hugh Martin, responsabile di Jaguar, arriva a lamentarsi abbastanza in alto, fino all’amministratore delegato John Sculley, da ottenere l’apertura del progetto. Si scopre che, grazie alla segretezza assoluta, Pink ha in gran parte reinventato ruote già presenti in altri progetti Apple, dal sistema grafico QuickDraw Gx alla tecnologia di comunicazione PowerTalk fino allo stesso Newton Os.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Scoppiato il bubbone, Gassée affronta Sculley e gli dice, primo, di cancellare Pink. Secondo, gli addossa la colpa del fallimento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sculley prende atto ma, con la sua esperienza del clima di squali assassini che regna ai vertici della Pepsi Corporation da cui proviene, non si scompone. Non cancella Pink e fa fuori Gassée, che presto lascia Apple per l’insoddisfazione nei suoi confronti da parte del consiglio di amministrazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È il 1990 e Pink si prepara a restare un progetto Apple, uscendone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;§§§&lt;/p&gt;&#xA;&lt;iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/JEYs7_XyIB4?si=vqKuzVwXbpjjoSWN&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description>
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      <title>Chi la spara più grossa</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-31-chi-la-spara-piu-grossa/</link>
      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 23:57:11 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Chi avrebbe mai detto, tipo a dicembre millenovecentonovantasei, che trent’anni più tardi ci saremmo trovati a parlare per una settimana dei cinquant’anni di Apple?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se ne scrivevano di tutti i colori e forse c’era anche una gara a chi la sparasse più grossa, a chi predicesse la forma più funesta di fallimento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Invece siamo qui e ci tocca anche porci la domanda successiva: tra trenta o tra cinquant’anni, Apple sarà ancora qui?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era tipico, a quei tempi, affrontare la questione dei tre o dei cinque anni, tutt’al più. Spiegare alla gente che persino nella più catastrofica delle narrazioni, un Mac appena comprato avrebbe continuato a essere un’ottima macchina per qualche anno almeno. Questo tipo di timore, ora come ora, è insussistente. Ma tra una generazione? O due?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una fonte affidabile di previsioni a lungo termine – non ho detto un chierico di ventesimo livello che divina il futuro grazie al favore degli dèi – è Horace Dediu di Asymco, che aveva scritto dieci anni fa un trattatello su Apple a quarant’anni e, dopo averlo &#xA;&lt;a href=&#34;https://macintelligence.org/post/2026-03-29-la-neoeconomia/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;aggiornato all’indomani di MacBook Neo&lt;/a&gt;, ha rifatto la stessa cosa appunto con &#xA;&lt;a href=&#34;https://asymco.com/2026/03/23/the-next-50/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;il dubbio sulla possibilità di Apple di esserci ancora&lt;/a&gt;, nel prossimi anni cinquanta, sessanta, settanta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Al compimento dei quarant’anni, Apple aveva venduto un miliardo e mezzo di computer, se consideriamo tali Mac, iPhone, iPad, iPod touch e i modelli prima di Mac. Niente Apple TV, Apple Watch, iPod in quanto tali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A quota cinquanta, ha passato i cinque miliardi. Nessuna azienda ha venduto così tanti computer per così a lungo, neanche IBM, neanche HP, neanche Lenovo, nessuno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Durante il cammino, Apple ha smesso di essere un’azienda di computer, anzi, di soli computer. Poi ha smesso di essere un’azienda di soli prodotti, nello sviluppare man mano un comparto importante di servizi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il solo App Store incassa cinque volte quello che ricava l’intera industria cinematografica mondiale. App Store è ben più grande e incisiva di Hollywood.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta c’era il problema di contare solo su Mac e di che cosa sarebbe accaduto se le vendite di Mac avessero avuto un tracollo. Oggi Apple contiene tre o quattro segmenti ognuno dei quali, da solo, sarebbe nelle prime cinquecento aziende del mondo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dediu traccia curve che vanno assai indietro nel tempo e considera parametri che i media tendono a trascurare, a favore di banalità come la quota di mercato o il prezzo di vendita. Teorizza, non da ieri, che la vera ragion d’essere di Apple sia accumulare clienti, più che vendere prodotti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sulla base di tutto questo, tanti anni dopo quel millenovecentonovantasei, può permettersi di spararla grossa come nessun altro è mai riuscito a fare e a pronosticare che Apple ha tutte le carte in regola per esserci tra trenta anni o già di lì.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come nessuna azienda è mai riuscita a fare in questi mercati. Ma qui si torna alla solita questione: se Apple sia una azienda come tutte le altre. Non lo è. Non lo è mai stata. Commodore lo era, Compaq, IBM al tempo dei PC, Asus lo è.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per quello ce ne occupiamo. Per quello i computer non sono tutti uguali, per quello lo scontrino racconta solo l’inizio di una storia. Appuntamento al duemilasettantasei.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>La reunion improbabile</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-30-la-reunion-improbabile/</link>
      <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 17:19:02 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Un appuntamento museale per i cinquant’anni di Apple di cui non si è ancora parlato (relativamente all’appuntamento) e di cui parliamo per una settimana (relativamente ai cinquant’anni) dopo &#xA;&lt;a href=&#34;https://macintelligence.org/post/2026-01-29-portale-anteriore/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;averne già parlato&lt;/a&gt; (relativamente al museo) è stato la &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/live/w8wt0LBCjXM&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;&lt;em&gt;reunion&lt;/em&gt; presso il Computer History Museum&lt;/a&gt; di quattro personaggi come Jon Rubinstein, Avie Tevanian, Chris Espinosa e John Sculley, presentati dal giornalista David Pogue.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una reunion improbabile, perché per vedere insieme quattro protagonisti come questi ci voleva proprio un anniversario come questo: un personaggio hardware, un personaggio software, un manager e CEO, con carriere dentro Apple veramente differenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È un piacere vedere Pogue presentare il suo libro sui cinquant’anni di Apple, frutto di un lavoro monumentale di (fnuove) interviste e testimonianze, anche quando va un po’ sopra le righe in modo molto americano. Attraverso le testimonianze di Tevanian-Rubinstein-Sculley è possibile acquisire un taglio inedito della vita di Apple, qualcosa difficile da ottenere per un argomento effettivamente un pochino inflazionato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’evento è lungo come un film e pieno di piccole e meno piccole sorprese e momenti sorprendenti, come la presenza fisica di Ronald Wayne, il terzo socio fondatore di Apple. Non lo sostituirei con una buona partita di baseball ma, magari a piccole dosi, si guarda con gusto e ancora con curiosità. Emerge anche, ancora una volta, il lato umano di tutta questa avventura. Non conosco alcuna altra azienda per cui sia possibile intraprendere un percorso storico altrettanto coinvolgente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/w8wt0LBCjXM?si=neQtN3m_jC58KFC4&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description>
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      <title>La neoeconomia</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-29-la-neoeconomia/</link>
      <pubDate>Sun, 29 Mar 2026 16:46:01 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Stupirà pochi che, dieci anni prima di compiere i cinquant&amp;rsquo;anni cui abbiamo riservato questa settimana, Apple ne abbia compiuti quaranta. Horace Dediu di Asymco scrisse allora un pezzo per analizzare l&amp;rsquo;andamento a lungo termine dell&amp;rsquo;attività di Apple, che oggi &#xA;&lt;a href=&#34;https://asymco.com/2026/03/18/the-biggest-surprise-of-the-macbook-neo/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;ha rivisitato&lt;/a&gt;, con particolare attenzione all’uscita di MacBook Neo: un modello che occupa poche settimane nell’ambito del primo mezzo secolo di Apple, ma che lascerà un segno importante e molto probabilmente positivo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bla bla bla il terzo produttore al mondo per fatturato bla bla bla il sessanta percento dei profitti totali del mercato bla bla bla prezzo medio di vendita stabile nonostante il continuo declino medio totale eccetera eccetera. L’articolo è a disposizione di chi voglia approfondire. Ma il punto veramente interessante è un altro, che deriva dall’analisi di base installata, vendite annuali nel duemilaventicinque e quant’altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un’ultima cosa: le vendite di circa ventiquattro milioni di Mac per una base di duecentosessanta milioni di utenti implicano una vita utile dei Mac di quasi undici anni.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti gli altri PC venduti totalizzano duecentotrentotto milioni di unità per una base di utenza di un miliardo e duecento milioni di persone. Significa che la vita utile di un PC non-Mac è di soli cinque anni.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un potenziale di dieci anni di vita per un portatile da cinquecento dollari come MacBook Neo corrisponde un prezzo di cinquanta dollari l’anno, o quattordici centesimi al giorno.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;In base ai dati per il duemilaventicinque, il prezzo medio di vendita di un nuovo PC Windows si stima, per i modelli consumer, tra i seicento e i novecento dollari. Diciamo settecento dollari; su una vita utile di cinque anni significa un costo di centoquaranta dollari l’anno, o trentotto centesimi al giorno.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il prezzo di un PC medio è più del doppio del costo di un MacBook Neo. Questa sì che è una sorpresa.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sembra che i prossimi cinquant’anni di Apple nel mercato dei computer inizieranno con dinamiche economiche nuove. E a chi dice &lt;em&gt;costano meno&lt;/em&gt;, un buffetto amichevole come si fa con le persone tutto sommato simpatiche, ma che non hanno proprio capito.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Una macchina proistorica</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-28-una-macchina-proistorica/</link>
      <pubDate>Sat, 28 Mar 2026 03:53:51 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;I cinquant’anni di Apple cui dedichiamo una settimana sono composti da segmenti più o meno lunghi, più o meno determinanti, più o meno unici. Il segmento MacPro è stato piuttosto unico eppure relativamente poco determinante; bene ha fatto Joe Rossignol a scrivere su &lt;em&gt;MacRumors&lt;/em&gt; una &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.macrumors.com/2026/03/27/reflecting-on-20-years-of-mac-pro/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;storia di Mac Pro&lt;/a&gt; sintetica ma sentita.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mac Pro esistette per venire incontro ai reclami dei cosiddetti professionisti, che lo erano; tuttavia erano anche un sottoinsieme di chi usa Mac per lavoro. A loro servivano costantemente la massima potenza di elaborazione e capacità di memorizzazione: fotografi, videomaker, modellatori 3D, scienziati, illustratori, musicisti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mac Pro nacque con i processori Intel su Mac (e fu l’ultimo ad adottarli) come successore di Power Mac G5.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple lo aggiornò qualche volta bene e qualche volta meno bene, come quando adottò un bellissimo design subito denominato &lt;em&gt;trashcan&lt;/em&gt; il quale, aspetto a parte, si rivelò insufficiente a soddisfare le brame di espansione ma anche di elaborazione; il design mal si prestava a una dissipazione del calore efficiente a sufficienza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si ritornò a un più classico design &lt;em&gt;tower&lt;/em&gt;, solo che Apple era entrata nel peggior quinquiennio nella storia recente del proprio hardware.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tra il 2015 e il 2020, si succedettero Mac dalla progettazione anche buona, ma certo non ottimale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con il senno di poi, è chiarissimo il perché: in quegli anni Apple (ma solo lei) sapeva che nel futuro ci sarebbe stato Apple Silicon. Le risorse di progettazione migliori erano impegnate su altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mac Pro soffriva già di suo di aggiornamenti molto diradati nel tempo e uscire con una ultima versione Intel nel 2019 non lo aiutò. Apple Silicon, come piattaforma, surclassava le sue prestazioni in termini di rapporto tra potenza di calcolo ed energia. Quel che è peggio, la nuova architettura System-on-Chip cozzava contro il mantra dell’espandibilità totale, con la Ram direttamente connessa a disco, Cpu e Gpu.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un ultimo Mac Pro, equipaggiato con M2 Ultra, fu il canto del cigno. I risparmi di spazio dovuti alla nuova ingegnerizzazione rendevano inutile un case caratteristico di grandi dimensioni e, tirata questa conclusione, che cosa vietava di passare a Mac Studio, praticamente equivalente nelle prestazioni e soprattutto progettato da subito per Apple Silicon invece di arrivare come presenza scomoda del passato?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi i professionisti che vogliono prestazioni estreme comprano Mac Studio supercarrozzati e sembra si trovino bene. Mac Pro è passato alla storia, nel senso che nessuno pensa più a un suo rilancio. Come testimone di un’epoca, peraltro, rimane una macchina speciale.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Tic-toc-stack</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-27-tic-toc-stack/</link>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:43:01 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-03-27-tic-toc-stack/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Se passiamo una settimana a parlare del cinquantesimo anniversario della nascita di Apple, è chiaro che debba esserci spazio per HyperCard. C’è un &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=hxHkNToXga8&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;video&lt;/a&gt; che se la cava bene e in undici minuti dice tutto, pur prendendola alla larghissima, dal momento che parte nientemeno che con Vannevar Bush e il suo Memex per passare da Alan Kay e Alto, la madre di tutte le presentazioni effettuata da Doug Engelbart con mouse, schermo bitmap, oggetti cliccabili, prima di transitare dal Whole Earth Catalog di cui era appassionato Steve Jobs per arrivare a Macintosh e, ovviamente, anche a Bill Atkinson.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La linea continua tra tutti questi momenti della storia emerge chiarissima e innegabile, &#xA;&lt;a href=&#34;https://macintelligence.org/tags/hypercard/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;HyperCard&lt;/a&gt; diede una forma precisa e geniale all’esigenza di collegare tra loro le informazioni e i media attraverso percorsi navigabili che quasi chiunque poteva definire con l’aiuto di HyperTalk (sviluppato, per chiarezza, da Dan Winkler, con la collaborazione di Atkinson).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fu geniale distribuire HyperCard gratis assieme a ogni Macintosh e tanta genialità fu ripagata con innumerevoli &lt;em&gt;stack&lt;/em&gt; creati da imprenditori, artisti, musicisti, hobbisti, contabili, insegnanti, programmatori, davvero chiunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’affermazione definitiva di HyperCard arriva con i fratelli Miller e la loro Cyan, da cui uscirono The Manhole e Myst, a quel tempo il gioco più venduto di tutti i tempi, nato come stack di HyperCard e espanso allo spasimo per poter occupare tutto lo schermo e mostrare immagini a colori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi iniziò il declino, a proposito del quale non ho ancora sentito due persone sostenere anche con veemenza la stessa idea, fuori da dire &lt;em&gt;colpa di Apple&lt;/em&gt;. Successero tante cose, di cui il video dà conto: Apple si trovò in cattive acque e Steve Jobs, tornato per dare la riscossa, cancellò senza pietà tutto il non essenziale. HyperCard era geniale ma non aveva portato un singolo dollaro nelle casse di Apple, alla quale serviva soprattutto un bilancio in ordine.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C’è chi sostiene che Jobs avesse un conto in sospeso con Atkinson da quando gli propose di trasferirsi con lui a NeXT e lui declinò, per restare in Apple. L’amicizia terminò e forse Jobs approfittò della nuova situazione per vendicarsi, chissà.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Vero è anche che il mondo stava cambiando. Tim Berners-Lee aveva concepito il World Wide Web, dove infinite pagine potevano connettersi tramite l’ipertesto. Né più né meno che l’asso della manica di HyperCard… il quale, però, non entrò mai in rete. Gli stack erano perfette analogie di siti web, solo che restavano personali, confinati alla macchina su cui risiedevano. Atkinson riconobbe in seguito l’errore, ma era troppo tardi. Il genio era uscito dalla bottiglia e non è un mistero che Berners-Lee trasse, tra l’altro, ispirazione proprio da HyperCard.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni tanto qualcuno ricorda nostalgicamente il bel tempo andato. Resta comunque la realtà presente: sono apparsi software che si ispiravano a HyperCard, o lo copiavano senza vergogna, ma nessuno ha mai sfondato. Se parliamo di collegamenti tra media, ipertesto, informazione distribuita, interattività, beh, HTML nella sua parte ipertestuale è semplicissimo. Più o meno, oggi, per programmare sul web si può scegliere il linguaggio che si vuole. Quello dominante, JavaScript, è più complesso di HyperTalk, certo. Se però si tratta di fare cose che venivano semplici con AppleScript, a livello di snippet da poche righe, il divario è assai meno pronunciato. Uno stack di card è un sito di pagine web, HyperTalk (poi anche AppleScript) è JavaScript. Non c’è davvero altro; è impossibile per una app competere a questo livello così fondamentale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;HyperCard rimane come una tappa storica nella storia dell’elaborazione delle informazioni e Bill Atkinson come un gigante. Quarant’anni dopo, tuttavia, i presupposti sono andati avanti, come il tempo, come gli anni. Un HyperCard votato alla connessione di rete, capace di visualizzare miliardi di colori, di pilotare media estremi, di lavorare con stack di gigabyte di informazioni? Forse, boh, può essere. Messo però di fianco a Safari, onestamente, che cosa sceglieremmo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/hxHkNToXga8?si=e1omctWPQjJP5nSB&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description>
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      <title>La paziente uno</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-26-la-paziente-uno/</link>
      <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 17:43:01 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-03-26-la-paziente-uno/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Apple sta per compiere cinquant’anni (e se ne parla per una settimana) eppure gli aneddoti sulla sua nascita sono illimitati: basta stimolare la gente giusta per fare emergere dettagli anche inediti. Harry McCracken ha messo insieme &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.fastcompany.com/91514404/apple-founding-50th-anniversary-apple-1-apple-ii-jobs-wozniak&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;una chiacchierata di classe&lt;/a&gt; con una dozzina di personaggi coinvolti a vario titolo nella storia dell’inizio di Apple.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qualcuno di essi è discretamente noto, tipo Steve Wozniak; qualcun altro è discretamente ignoto fuori dalla cerchia degli appassionati ed è il caso di Liza Loop, un’insegnante appassionata della tecnologia e disposta a portare il computer nella scuola (come cambiano, i tempi). Loop avrebbe potuto essere la prima cliente di Apple Computer e invece fu la prima utente di Apple I. Ecco come è andata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Wozniak: avevo due interessi principali nella vita. In prima media dissi a mio padre che sarei stato un ingegnere elettrico e, secondariamente, un insegnante di quinta elementare. Così quando Loop disse che stava portando computer nelle scuole, mi sono messo in macchina insieme a Steve Jobs e abbiamo guidato per due ore e mezza per farle visita a Cotati, California, dove lei ci spiegò che aveva ottenuto un finanziamento per comprare un microcomputer che lei avrebbe mostrato nelle scuole. Per tutto il viaggio di ritorno insistetti con Steve Jobs perché le donassimo il primo Apple-1. Inutilmente. Tuttavia me lo lasciò comprare per trecento dollari così che lo potessi dare a lei.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Loop: Wozniak portò il primo Apple-1 al Sonoma County Computer Club. Stava in un cartone di pizza, non in senso letterale. Lo aprì e vidi questa scheda logica. Non c’era un involucro. Dissi “Va bene, che cosa ci faccio?” E lui rispose “Dunque, ti fai costruire un involucro da uno di questi del club e intanto da qualcun altro di loro ti fai costruire un alimentatore. Io posso darti le specifiche dell’alimentatore“. Così i membri del mio computer club si misero insieme e costruirono Apple-1.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insegnare il Basic nelle scuole con un computer privo di batteria, che all’accensione richiedeva venti minuti per caricare via nastro il sistema operativo e il linguaggio BASIC, era un progetto fallimentare e l’esito fu esattamente questo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma era l’inizio. A dare vita alla rivoluzione tecnologica più importante del novecento furono l’incoscienza e la pazienza di quelli la cui passione superava gli ostacoli pratici.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il movimento homebrew non era una vera e propria contestazione antisistema, ma conteneva elementi di anarchia, indipendenza, individualismo, evoluzione fuori dai canali della consuetudine. Erano tutti ragazzi o giovani adulti. Chris Espinosa (un altro intervistato, impiegato numero otto, ancora al lavoro in Apple) aveva quattordici anni quando fu assunto. Dell’atto di nascita della società Apple Computer fu testimone un quindicenne. Erano tutti universitari mancati, tecnici che al &lt;em&gt;college&lt;/em&gt; non ci avevano neanche pensato, &lt;em&gt;outsider&lt;/em&gt; curiosi e smanettoni e appunto ragazzini imberbi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi la base installata di apparecchi Apple è di due miliardi e mezzo, senza contare chi ha copiato, chi è arrivato secondo, chi ha rifatto le stesse cose più avanti o altrove. Una rivoluzione planetaria. Sono cambiate le vite della gran parte della popolazione mondiale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Praticamente nello stesso anno, in Italia, c’era chi propugnava una rivoluzione del tutto diversa. Milioni di ore di scuola evaporarono nel nulla, migliaia e migliaia di studenti passavano la giornata in giro per le strade a urlare slogan, ci fu anche qualche morto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I risultati di questa supposta rivoluzione sono sotto gli occhi di tutti: inesistenti. È cambiata la vita solo di qualche capo agitatore che è approdato a succosi stipendi pubblici e grasse pensioni pubbliche.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chiedo scusa per la parentesi italiana e per di più politica. Il tema era un altro e ci torniamo. È che avevo un prurito e me lo sono grattato, dopo cinquant’anni può succedere.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Sognando California</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-25-sognando-california/</link>
      <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:51:38 +0100</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Settimana dei cinquant’anni di Apple? Beh, l’All About Apple Museum ha un anno di iniziative in pentola e inizierà a parlarne, con perfetto tempismo, &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.allaboutapple.com/2026/03/1-aprile-savona-festeggia-i-50-anni-di-apple/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;il prossimo primo di aprile&lt;/a&gt;, giorno dell’anniversario.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non c’è bisogno che si parli delle attrattive primaverili di Savona, che si difende benissimo da sola. Rimarco invece che parte dei festeggiamenti avvengono giustamente nella sede del Museo e un’altra parte, invece ma altrettanto giustamente, presso la Sala Rossa del Comune.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono dei perché ma non è ancora tempo di svelarli; basti sapere che c’è l’occasione di trovarsi in una &lt;em&gt;location&lt;/em&gt; di prestigio per parlare di Apple e pure di storia dell’informatica. Apple compie cinquant’anni, ma il via all’informatica personale lo diede anni prima Olivetti con una serie di innovazioni che lasciarono il segno, se Apple compie cinquant’anni Olivetti – a parlarne da viva – ne avrebbe compiuti sessanta e insomma, c’è qualcosa di interessante anche su questo campo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le radici dell’informatica, quelle profonde, si estendono chiaramente molto più nel passato e… per chi può, una gita a Savona si raccomanda. Cupertino è un posto iconico, ma per farsi una gita, scoprire cose nuove, scoprire perfino quelle vecchie, davanti al mare, con il &lt;em&gt;mood&lt;/em&gt; giusto, Savona è superiore.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>A cinquanta, cinquanta e mezzo</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-24-a-cinquanta-cinquanta-e-mezzo/</link>
      <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:42:45 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-03-24-a-cinquanta-cinquanta-e-mezzo/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Sebbene su queste pagine anniversari e memoriali siano visti con circospezione e convinzione che vadano usati solo in occasioni davvero speciali, è il momento di fare una eccezione, visto che è in arrivo un anniversario di Apple che è particolarmente importante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cinquant’anni sono significativi e durante questa settimana scriverò per lo più in riferimento a questa pietra miliare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comincio con una pietra miliare a metà. Ecco che cosa &#xA;&lt;a href=&#34;https://www.apple.com/newsroom/2001/01/09Apples-Mac-OS-X-to-Ship-on-March-24/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;scriveva Apple Newsroom&lt;/a&gt; il nove gennaio duemilauno:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple® ha annunciato oggi che Mac® OS X, il sistema operativo della prossima generazione per Macintosh®, sarà disponibile dal 24 marzo 2001 a un prezzo di vendita consigliato di 129 dollari. Mac OS X è il sistema operativo più avanzato del mondo, che unisce la potenza e l’apertura di UNIX con la leggendaria facilità di utilizzo e l’ampio parco applicativo di Macintosh.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Al ventiquattro marzo, cioè oggi, sono esattamente venticinque anni che abbiamo Mac OS X, oggi macOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bisogna riconoscere che nessuna incarnazione del &lt;em&gt;sistema operativo più avanzato del mondo&lt;/em&gt; ha mai superato in eleganza e esperienza di utilizzo Mac OS 9. Al tempo stesso, le radici Unix hanno permesso una fioritura straordinaria del campo degli sviluppatori. Oggi si può blaterare di &lt;em&gt;walled garden&lt;/em&gt; all’infinito, ma la realtà è che macOS è un sistema basato su Unix e, per questo, aperto e versatile come mai prima, e verrebbe da dire aperto anche ben più di Windows.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E particolari tecnici come il multitasking e la stabilità intrinseca di Unix hanno dato vita a macchine non sempre perfette, per carità; sempre provvide di opportunità da cogliere, però.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Steve Jobs parlò della tecnologia alla base di Mac OS X come infrastruttura che avrebbe guidato lo sviluppo di Mac per i dieci anni seguenti. Siamo arrivati al quarto di secolo e lo sviluppo è continuato, ininterrotto, sulla stessa infrastruttura. Oggi abbiamo un filesystem totalmente diverso e assai più progredito, abbiamo versioni del sistema per uan mezza dozzina abbondante di apparecchi tra i più eterogenei. Possiamo discutere dell’interfaccia grafica, delle scelte di sviluppo, delle scelte di design delle app, ma proprio non delle fondamenta del sistema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E i prossimi venticinque anni? I prossimi cinquanta? Ne parliamo a breve. Letti a rovescio, gli anniversari diventano più interessanti.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Il collasso tedesco</title>
      <link>https://macintelligence.org/post/2026-03-23-il-collasso-tedesco/</link>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 00:39:31 +0100</pubDate>
      <guid>https://macintelligence.org/post/2026-03-23-il-collasso-tedesco/</guid>
      <description>&lt;p&gt;La Germania è spacciata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È stato infatti deciso per la pubblica amministrazione tedesca &#xA;&lt;a href=&#34;https://blog.documentfoundation.org/blog/2026/03/20/big-news-germany-has-just-made-odf-mandatory/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;l’obbligo di Open Document Format (ODF) come formato standard obbligatorio per i documenti&lt;/a&gt;. Unica eccezione, PDF/UA per le questioni legate ai documenti &#xA;&lt;a href=&#34;https://macintelligence.org/post/2025-12-11-the-times-new-roman-they-are-a-changing/&#34; target=&#34;_blank&#34; rel=&#34;noopener&#34;&gt;accessibili&lt;/a&gt;. Corollario chiave: non è contemplata una alternativa OOXML di Microsoft. ODF e PDF e basta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si capisce che tutto crollerà in breve tempo. Documenti &lt;em&gt;non compatibili&lt;/em&gt; con lo &lt;em&gt;standard industriale&lt;/em&gt;, impossibilità di comunicare con tutti quelli che che pretendono documenti Word, fogli di calcolo non perfettamente uguali pixel per pixel ai fogli di calcolo di Excel e quindi inadatti, la somma complicazione di vedere nomi file che non finiscono in .docx o .xslx o altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poveri impiegati pubblici, assediati da cittadini che usano Word e quindi li taglieranno fuori dal consesso civile. Panico nelle scuole, specialmente dove gli insegnanti dovranno imparare che esiste più di un solo formato e che può essere diverso da quello in cui a dodici anni hanno imparato a &lt;em&gt;usare il computer&lt;/em&gt;, anarchia nelle imprese dove regna l’uniformizzazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La Germania si accartoccerà su sé stessa e, per ironia, la dichiarazione di chiusura delle istituzioni e del potere costituito sarà in formato ODF e quindi nessuno oserà toccarla, per timore della non conformità con le indicazioni dell’IT aziendale, scolastica, familiare, locale, globale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ah, il suicidio di una nazione. Perché non hanno dato ascolto ai moniti di chi da quarant’anni dice che gli piacerebbe non usare Word, ma non ne può fare a meno, perché tutti intorno lo usano?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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