Un buon sito dedicato ad Apple come
Macintouch si mette in pausa a tempo indeterminato per una causa fastidiosissima e irritante:
Il traffico sui siti è dominato oggi da bot che eseguono raffinati ciberattacchi e succhiano ogni briciola di contenuto; solo una minima frazione del nostro traffico proviene da legittimi visitatori umani. Questi abusi, in crescita e sempre più sfacciati, aumentano i costi di gestione dei server senza che ci sia una soluzione pratica per fermarli; provengono infatti da reti risalenti a Microsoft, Amazon, Oracle, Tencent, Russia, società di hosting, aziende fantoccio e infinite altre organizzazioni ovunque nel mondo.
All’elenco dei posti più strani in cui giocare Doom sono colpito dall’aggiungere
Un articolo del New York Times.
Esatto. Dentro un articolo del Times c’è un pulsante per lanciare Doom nella finestra del browser.
Se ci fosse mai veramente stata una discussione, questo è un buon argomento a sostegno di chi afferma il digitale come un potenziamento dei media tradizionali. Editori e, aggiungo, autori non sono neanche all’inizio della comprensione di questo fatto e delle conseguenze. Credo sia passata una quindicina d’anni, o forse venti, da una slide in cui domandavo provocatoriamente un programmatore in redazione?. Credo che nessuno mi abbia filato, neanche di striscio, e credo che un bel po’ di testate abbiano chiuso o si siano ridimensionate fino in certi casi al patetico. Non c’è necessariamente rapporto di causa ed effetto con la mia slide, chiaro. Rimane l’idea che certe tendenze erano chiare persino a me da un bel pezzo e se ne sarebbero dovute trarre delle conseguenze.
Perché Macintosh debuttò con uno schermo da cinquecentododici per trecentoquarantadue pixel, con una risoluzione verticale che non corrispondeva ad alcuna cifra tonda in senso informatico? Modelli successivi, per esempio, avevano lo schermo alto trecentoottantaquattro pixel, numero che informaticamente ha più logica.
La risposta, racconta 512 Pixels in un articolo da leggere, è che…
ce ne sono tante. Si trattò di un complesso di cause, prima fra tutte la carenza di risorse hardware in termini di memoria e di gestione dello schermo, poi opportunità di avere i pixel di forma quadrata a differenza di Lisa, la decisione di scrivere sullo schermo in nero su bianco come se fosse stata carta e tante altre cose ancora.
Post interessante, sul blog di FreeBSD, rispetto alla considerazione in cui viene tenuto in generale il sistema operativo.
Dall’analisi delle ricerche sui motori si nota che l’interesse per FreeBSD è in crescita lenta ma costante; eppure, in convention o in certi forum, qualcuno può chiedere se sia vero quanto ha sentito, che
il progetto sia morente.
Niente di più falso, come si può vedere dal volume di sviluppo che non è affatto diminuito e anzi ha messo a segno negli ultimi mesi qualche bel colpo a livello di compatibilità hardware e con Linux.
Torna la goliardia in università, quella bella di una volta: l’ateneo di Milano Bicocca dedicherà per una intera giornata una sala a un convegno intitolato
Roboetica. Il futuro dei diritti delle macchine intelligenti.
Mettere piede in Bicocca è più facile di quanto si pensi (una volta persino io ho fatto supplenza per due ore a un amico docente). L’obiettivo della compagnia di giro che occupa l’agenda è ovvio: farsi vedere, farsi sentire, avvicinare gente importante o vogliosa di spendere, fare networking, cavalcare l’onda, confondere volutamente il situazionismo con la bischerata, accreditarsi come interpreti di un fenomeno nuovo a uso dei boccaloni in cerca di consulenze e corsi da pagare. Tutto già visto e niente da dire, già nel Far West si vendeva olio miracoloso di serpente.
Da molto tempo uso
NetNewsWire come lettore di feed Rss e sono stato molto lieto di leggere che Brent Simmons, l’autore del programma,
è prossimo alla pensione.
Molto lieto perché Simmons per lavoro fa altro e ha sempre dedicato a NetNewsWire il tempo libero. D’ora in poi, riferisce, avrà molto più tempo per lavorarci, oltre che per creare altre app gratis e libere.
Invece che vagare mani dietro la schiena a scrutare cantieri software, il pensionato Simmons promette di fare cose ancora più belle e nuove, al servizio di tutti. Se tutti i pensionati partissero da questo principio.
Chissà quante volte è successo; oggi me ne sono accorto.
Pagata una somma qualsiasi in un punto vendita qualunque con Apple Pay, il Pos ha pubblicato il messaggio
TRAN. APPROVATA
Da lì ho iniziato uno sproloquio sufficiente a scriverci sopra un libro e non garantisco che non accadrà. Il succo, il tl:dr;, è questo:
il digitale è nato per consentirci di superare le brutture e l’omologazione cui l’analogico ha costretto la massa, per consentirci di esprimere la nostra individualità in modo unico e di perseguire la bellezza. Disgraziatamente, una serie di sviluppi e di occasioni mancate ha fatto sì che il digitale venisse utilizzato al minimo assoluto delle sue capacità, per generare brutture e omologazioni ancora peggiori di quelle da cui proveniamo.
Che cosa fai se la tua vocazione è offrire al mondo una soluzione al problema della messaggistica sicura e confidenziale e un produttore di sistemi operativi pretende di
salvare senza troppi scrupoli una istantanea ogni tre secondi di ciò che appare sullo schermo?
Succede che Signal
come preimpostazione inibisce il funzionamento di Windows Recall, anche agli sprovveduti che hanno lasciato accesa l’astuta funzione di Microsoft.
Speriamo che la gente se ne accorga.
Ero nel mezzo della traduzione pedestre del prezzo di duecentocinquanta grammi di salame nel prezzo al chilo, ottenuto grazie alla moltiplicazione per quattro del prezzo di cui sopra.
Lo facevo in Messaggi.
Ho esplicitato la moltiplicazione e Messaggi ha calcolato da solo il risultato come se lo avessi scritto nel campo testo di Spotlight.
Si noti che Apple Intelligence è saldamente spento sul mio Mac.
Mai me ne ero accorto e, visti i precedenti, mai avrei pensato a una miglioria del genere. Invece.
Non ce la posso fare. Il New York Times racconta di come il
distretto scolastico di Miami mette a disposizione Gemini per oltre centomila studenti e dodicimila professori.
L’articolo è costellato di buoni propositi. I docenti, l’ultima barriera, ricevono una formazione apposita per insegnare l’uso cosciente e consapevole; in classe si analizzano testi prodotti dal chatbot per capire se e quanto siano affidabili, di valore, esplicativi, convincenti; una riga sì e una no leggiamo di tutte le misure prese perché l’assistente generativo non venga usato per generare ricerche e tesine al posto dello studente pigro e furbetto.