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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

A scuola di privacy

Due parole sulla messa al bando di Office365 nelle scuole tedesche.

Prima di tutto, la cosa vale solo per lo Stato federale di Hesse, uno dei sedici che formano la Germania, per un bacino di circa sei milioni di abitanti.

Poi è stato messo in chiaro che il problema riguarda l’oscurità delle multinazionali rispetto al trattamento dei dati nel cloud e riguarda chiunque altri abbia funzioni cloud nella propria offerta, vale a dire – per dire – anche Google e Apple.

I problemi sono altri due.

Primo, è stato dato come notizia che il browser di Microsoft invia alla casa madre tutti gli indirizzi che vengono visitati. Non è una notizia: è un comportamento noto da quattordici anni. Questo, tuttavia, non fuga i dubbi su Microsoft, semmai li rinfocola. Perché tanta e tale è la massa delle informazioni disponibili che per una persona normale dirimere se, come e quando corra un rischio di privacy è diventato impossibile, persino nei casi in cui tutto è documentato e messo in chiaro.

Non è più sufficiente, metterlo in chiaro; se l’utente non viene avvisato prima di che cosa sta succedendo, in modo chiaro e inequivocabile, e non gli viene data la possibilità di uscire pulitamente e immediatamente dalla situazione, sono solo chiacchiere vuote. Giustificare una funzione di spia con la motivazione che chiunque può leggersi quelle migliaia di pagine di supporto dove è scritto tutto, è disonesto, punto. Questa è una situazione in cui l’azienda è disonesta nonostante tutte le documentazioni del mondo; che gli URL della tua navigazione sono noti altrove deve essere chiaro ed evidente, in sette parole, nel momento in cui questo sta per accadere, e l’utente deve poter fare un clic semplice e chiaro per dire voglio che non succeda, adesso e in futuro.

Il secondo problema è che la scuola, in un mondo ordinato secondo leggi rette, appartiene al software libero e viceversa. Usare Pages a scuola è solo marginalmente più sano che usare Google Write, a sua volta solo marginalmente più sano di Word. A scuola non serve software proprietario; se anche docenti e uffici riescono a lavorare così male (o a scambiarsi favori sottobanco) fino a trovarsi costretti a farlo, per i ragazzi proprio è inutile, dannoso, stupido e controproducente. Se mi sta leggendo qualche scuola e non sa da dove partire, l’Italia è piena di persone che possono spiegare e mostrare di persona come si fa, me compreso (in ultima posizione).

I ragazzi devono lavorare con il testo puro e i linguaggi di marcatura. Altrimenti non imparano un mestiere, ma accumulano un debito. Più che formativo, finanziario: si troveranno incatenati a un Office per il resto della loro vita. Liberiamoli. Fa bene anche alla privacy.

Topi per trappola

Jean-Louis Gassée svolge normalmente un buon lavoro con MondayNote, con un’eccezione: dopo avere scoperto tardivamente che iPadOS prossimo supporta anche il mouse, ha messo insieme un pezzo invero confuso dove mescola la possibile transizione di Mac ai processori Arm con quella di iPadOS verso la differenziazione da iOS di iPhone, a favore di una maggiore versatilità produttiva.

Che una possibile transizione di Mac ad Arm debba essere graduale e forse anche parziale, bastava chiunque con un minimo di nozione del contesto. Che iPad sia avviato a proporsi come computer a tutto tondo lo si vede già ora (da inizio giugno sono fuori casa e uso unicamente iPad Pro; zero problemi), anche senza iPadOS 13.

Ma il mouse, lo ha sconvolto. Ha ritrovato evidentemente il computer della sua giovinezza e pensato che a dare valore al ricordo fosse il primo più che la seconda.

Sbagliato. Non so che supporto verrà dato al mouse in iPadOS definitivo, eppure invito a considerarlo per quello che è: una sfumatura di utilizzo in più, utile in casi di accessibilità problematica o per situazioni peculiari che necessitano di un tipo di input non convenzionale.

Pensare al mouse su iPad per via di avere passato una vita a usare mouse? Non ci penso proprio. anche perché, se sullo schermo di iPad vedo una cosa che mi interessa, la tocco. Come si possa fare meglio in tempo e in precisione con un mouse, sono curioso di sentirlo.

Un conto sono modalità eccezionali di input, nel senso dell’eccezione alla regola. Un altro conto è la trappola della nostalgia.

Il lato illuminato

Vale sempre la pena di arrivare fino alla darsena di Savona quando c’è di mezzo All About Apple. L’idea di aprire il museo in notturna per rivivere lo sbarco sulla Luna di cinquant’anni fa è stata geniale.

Sono ripartito, classica situazione di volente o nolente, prima del fatidico small step di Armstrong e però ho fatto in tempo a vedere cose incredibili. Visitatori casuali del sabato sera avvinti da una lezione teorica sui razzi vettori per lo spazio; gente comune in fila per gettare un’occhiata a Giove attraverso un telescopio, con la piazza al buio per accordo con l’amministrazione; autorità affascinate dalla passeggiata lunare in realtà virtuale.

Su tutto questo sì innesta la proverbiale ospitalità dello staff, che oltre alle presentazioni e alle ricostruzioni minuto per minuto ha formito dosi ricostituenti di focaccia ligure ben oltre la mezzanotte e avrei dato molto per restare fino all’alba e godere di una colazione speciale.

Sarà per un’altra volta, perché il museo c’è, vitale e pulsante per quanto animato da volontari illuminati e poco altro. Questa nottata ha fugato qualunque dubbio sulla validità di questo progetto, ove ve ne fossero stati; eravamo circondati dalla storia di Apple e affascinati, nell’occasione, da quella dell’esplorazione spaziale. Cultura attorno a cultura, storia nella storia, patrimoni dell’umanità a contatto. Il museo vive di passione e sacrifici, non solo di tempo, e uno sponsor anch’esso illuminato farebbe gran comodo, su cifre più che abbordabili per un business aziendale decente e buonissime possibilità di contatto; la sede è a due passi letterali dall’imbarco delle grandi navi da crociera e dalla zona più turistica del porto. Parlatene all’imprenditore, al dirigente più vicino.

So bene che l’anniversario dello sbarco era trendy; due ore di autoradio per arrivare in piazza De André e non si è sentito altro. Eppure a Savona è stato trattato in modo unico, umano e coinvolgente, a portata di tutti eppure di alto livello scientifico.

Ci mancano avventure come l’Apollo 11, diceva uno dello staff mentre puntava il telescopio su Saturno. Senza quel fascino è difficile coinvolgere il pubblico sull’esplorazione dello spazio.

Ci mancano anche momenti di vera condivisione ed esperienza. AAAllunati è stato un momento molto bello perché ha unito la scienza e il contatto umano. In questo clima storico e culturale, è operazione da pionieri.

Vicini e lontani

Ho sempre amato la realtà è le persone di All About Apple, solo che la paternità mi ha levato molte occasioni di essere a Savona. Così mi mancano, la realtà e le persone.

Sono quindi contentissimo di apprestarmi a raggiungere la sede del museo per la serata che oggi dedica allo sbarco sulla Luna. Quando ci fu la diretta, ero un moccioso riottoso che rifiutò di andare a dormire per non perdere l’evento.

Stasera è possibile che rivedrò quelle immagini in compagnia di una mocciosa riottosa che mi toccherà mettere a letto di peso, schiantata dal viaggio e dalle emozioni di una giornata in gita. In mezzo ad amici lontani da troppo tempo, che continuano a far vivere un sogno straordinario nonostante la fatica e saranno finalmente vicini come è giusto, per qualche ora almeno.

La felicità è un concetto asintotico, ci si può andare molto vicini anche se rimane elusiva. Stasera mi sentirò felice per un po’, tra gente straordinaria, una collezione unica di passato Apple, un anniversario unico e due bambine in più.

Cose che stridono

Mi arriva dalla newsletter mensile del grande fotografo Austin Mann:

The bitterness of poor quality remains long after the sweetness of low price is forgotten.“ – Benjamin Franklin

L’amaro della scarsa qualità rimane per molto tempo dopo avere dimenticato il dolce del basso prezzo.

Neanche la verifico, è talmente bella che se non fosse di Franklin andrebbe comunque diffusa come invenzione di Mann stesso.

Il prezzo cosiddetto alto che paga chi compra Apple è dover sentire lo stridore di chi ha speso meno e non lo ammetterà mai, ma lo tradisce ogni giorno.

Ricerche riservate

Per cambiare motore di ricerca preimpostato in Safari su iOS si va alla voce Safari nelle Impostazioni. Su Mac, nelle Prefernze di Safari. Vale sempre più la pena di togliere Google e mettere DuckDuckGo.

DuckDuckGo migliora di giorno in giorno, lavora con l’infrastruttura delle mappe di Apple e ha appena pubblicato un resoconto di come l’integrazione delle mappe in questione nel motore di ricerca stia diventando sempre più raffinata.

Il punto è la privacy. A differenza delle altre grandi multinazionali tecnologiche, Apple non ha interesse a sorvegliare il nostro comportamento. E non lo fa, se non dove è strettamente indispensabile allo scopo di fornire un buon servizio.

DuckDuckGo si muove sulla stessa strada e quindi è una scelta ideale se il tema della riservatezza è sentito. Se andiamo al ristorante argentino e usiamo le ricerche e le mappe di Google o (in misura minore) Microsoft, tutti gli inserzionisti interessati a venderci qualcosa lo verranno a sapere; se usiamo DuckDuckGo e le mappe di Apple, no.

La differenza tecnica sta nel fatto che tutti i servizi faranno l’impossibile per capire dove siamo, dove sta il ristorante, quali alternative esistono eccetera; però DuckDuckGo dimenticherà tutto appena fornito il servizio e Apple userà algoritmi sofisticati per conservare meno informazioni possibile, sganciate dalla nostra persona. Senza vendere i dati a chicchessia.

La privacy è la nuova ricchezza, o lo sarà presto. Una settimana di prova a DuckDuckGo come motore di ricerca preimpostato, io proverei a darla.

Vivere a colori

Che cosa fai se la giornata ti sembra fiacca e la pagina del sito langue? Superi di slancio il blocco dello scrittore come ha fatto MacRumors:

Il logo Apple iridato potrebbe tornare su alcuni prodotti già da quest’anno.

Forte, eh? Ma c’è dell’altro:

Per chiarezza, questo rumor potrebbe benissimo non essere vero.

E ora occorre tenersi forte perché arriva il colpo a sorpresa:

E perfino se fosse vero, i piani potrebbero certamente cambiare.

Quello che si apprezza dell’articolo non è solo la precisione, ma anche il puntiglio nell’evitare ogni equivoco:

Ancora, non sappiamo se questa voce sia fondata.

Insomma, la soluzione è chiara: per vincere la noia, niente batte un tocco di colore. Anzi, sei.

Dischi di lana caprina

Ma che sorpresa! I nuovi MacBook Air, più economici, montano dischi più lenti. Le unità Ssd da 256 gigabyte sono marginalmente più veloci nella scrittura dei dati rispetto a quelle del 2018 e, in compenso, perdono un terzo della velocità di lettura.

Non sono sicurissimo di avere letto valutazioni positive specifiche della velocità di scrittura dei dischi, quando sono usciti i MacBook Air 2018.

Ricordo invece almeno qualche confronto con l’inevitabile modello di Asus o Acer o Lenovo o la moda del momento, stessa capacità e ovviamente costo inferiore.

Confronto dove l’unica metrica considerata era la capacità. Per la serie tutti i computer sono uguali e dentro sono fatti allo stesso modo.

Presupposto che, alla luce della notizia, mi sembra di lana ancora più caprina del consueto.

Non è successo niente

Mi scuso per avere una infrastruttura di blog che non regge a un blackout in casa mentre il titolare si trova in viaggio. Spero di trovare tempo nella pausa di agosto per migliorare la configurazione.

Nel frattempo non mi sono perso molto: Jonathan Ive si congeda da Apple, sono usciti nuovi Mac, è arrivato il nuovo BBEdit… diciamo che è bello vivere in tempi interessanti e mi metto a recuperare.

Grazie come sempre per la pazienza e la presenza!

Sembra facile

Google non è particolarmente interessata a vendere hardware, ma ne produce di discreta qualità per dare la linea ai produttori di apparecchi Android che così hanno davanti un riferimento indicativo.

Da ora ne produce un po’ meno, perché ha abbandonato lo sviluppo di tavolette e si concentrerà unicamente su portatili e computer da tasca.

Sembra che l’unico oggetto di questo tipo che continua a funzionare presso il pubblico sia iPad. E non è colpa dell’oggetto né del pubblico, bensì del progresso. Anno dopo anno, Apple ha alzato sempre più l’asticella in fatto di funzioni e specifiche hardware e, per le aziende che improvvisano sul breve periodo, ingegnerizzate una cosa come l’attuale iPad Pro dev’essere una sfida problematica.

Viene in mente anche una Microsoft che voleva a tutti i costi vendere computer da tasca propri e, invece di dedicarsi allo sviluppo, ha comprato un pezzo di Nokia per cavarsela rapidamente. È finito tutto.

Produrre una tavoletta competitiva è sembrato facile a molti. Non lo era e a maggior ragione non lo è più.

E ora tutti insieme

Ha scritto John Gruber a proposito dell’ultima WWDC:

La mia analisi di alto livello è che questo è il primo anno nel quale sembra che Apple sia riuscita a spingere un passo avanti tutte le proprie piattaforme.

E poi Above Avalon:

Apple ha saputo fare avanzare tutte le proprie categorie di prodotto nello stesso momento.

Come dire che se arriva qualcuno a commentare di Apple che pensa solo a iPhone e trascura Mac o amenità del genere, già è normalmente bizzarro, ma questo è proprio l’anno sbagliato.

Le certezze del caso

Curiosa e mi scuso se vado un po’ fuori argomenti, la notizia che un consorzio di aziende produrrà distributori di numeri casuali, ovvero impredicibili, da fornire a chiunque possa averne bisogno.

I numeri casuali sono importanti in numerosi comparti tecnologici, a partire da sicurezza e privacy, e sono materia incomprensibile per la persona comune, per cui è significativo che si muovano in tanti per un servizio del quale alla fine beneficiano solo specialisti.

I più interessati possono approfondire a partire da questo post sul blog di Cloudflare. Io intanto noto l’assenza di Random.org.