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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

La sfida in differita

Sono sempre cose che valgono poco nella vita reale, ma regala sempre una certa soddisfazione vedere il computer da tasca Apple dell’anno scorso che strabatte in velocità e tempi di reazione quello Samsung uscito (simbolicamente) l’altroieri e neanche così meno costoso. Per battere un iPhone 6s del 2015 dovremo magari aspettare un Note 8 del 2017 e chissà se basterà.

Corsa contro il tempo

L’iPad di Lidia contiene numerosi giochi ancora troppo complicati per la sua età ed è interessante vedere quanto durano prima di essere impietosamente terminati dalla piccola collaudatrice. Alcuni non passano la schermata con i marchi dei produttori, altri arrivano a malapena a quella di inizio gioco.

Cro-Mag Rally ha superato a pieni voti lo scrutinio guadagnandosi secondi e secondi di considerazione e, addirittura, più di una partita, giocata dal papà con la bimba a commentare quello che accadeva sullo schermo.

Alla fine era divertito anche il papà. Non se lo ricordava più, a parte l’essere gioco di corse di kart con ambientazione cavernicola. Grafica, opzioni, giocabilità, velocità, interfaccia, tutto fresco e piacevole come appena colto quando invece si tratta di un gioco che ha un’età e la stessa produttrice Pangea, in cerca di acquirente, difficilmente aggiornerà in modo significativo. Eppure quegli 1,99 euro sono più che ben spesi e ad avere cinquecentomila volte la stessa cifra verrebbe voglia di fare un pensierino a Pangea stessa.

Pangea vende su App Store anche un bundle da dieci giochi per 14,99 euro che è un affarone in termini di rapporto qualità/prezzo. Se non ne possedessi già otto, Cro-Mag Rally incluso, sarebbe un acquisto a colpo sicuro.

Intolleranza zero

È chiaro a qualunque persona di buon senso che, quando tutti sono liberi ma uno vuole togliere la libertà a tutti, i tutti devono fermare l’uno e impedirgli di nuocere. Non è limitazione dell’uno, ma tutela della libertà di tutti.

Per questo sono buone notizie i dati che arrivano da Gartner e 9to5Mac commenta sulla diffusione dei computer da tasca durante il trimestre primaverile.

iOS e Android combinati farebbero il 99,1 percento delle vendite e questo significa duopolio, ma anche esistenza sempre di almeno una alternativa.

Si registra un declino di iOS ma poco importa. Nei numeri gioca una parte anche l’attesa del prossimo iPhone e comunque Apple non ragiona per quote di mercato, ma per utile sulle vendite; ergo, ci saranno iPhone di qualità comunque, vendano di più o vendano di meno.

Android è preponderante più che mai, tuttavia – vedi sopra – c’è un’alternativa. Nessuno è costretto.

Windows però passa da un due virgola cinque a uno zero virgola sei. Si tratta sempre di oltre un milione di pezzi, i quali però nello schema globale delle cose sono una cifra a rischio estinzione. Notizia da brindisi: mentre non basteranno due generazioni a recuperare i danni fatti da Windows sui computer tradizionali, per quelli da tasca non sussiste il problema. Quelli che vogliono togliere agli altri la libertà contano zero. Virgola sei, ma zero.

Un discorso a parte merita BlackBerry, che allo zero virgola uno è prossimo alla scomparsa. Dispiace. Solo che insistono a coltivare una visione del mondo indipendente dalla realtà. Di recente l’amministratore delegato si è per esempio detto disturbato dalla politica di Apple di cifratura dei dati privati sugli iPhone.

Detto per guadagnare qualche vendita, è un po’ poco. Per ostilità alla cifratura è clamoroso, dopo che per anni l’azienda ha passato guai con i governi illiberali di tutto il mondo proprio grazie alla loro posta elettronica blindata. Se il prossimo trimestre finiranno per (s)comparire nella categoria Altri, sarà loro insipienza e non monopolio assassino, come invece è accaduto a tanti in ambito desktop.

Ma divago. La cosa importante è che l’intolleranza scende verso lo zero, almeno nella tecnologia.

Per conciliare il sonno

A letto, ricordi all’improvviso un refuso lasciato in un articolo.

Afferri iPad sul comodino, entri con Prompt via protocollo Ssh nel Mac lasciato aperto sulla scrivania, lanci nano e correggi il refuso nel file. (No, non stava su Dropbox, né in iCloud, né in Google Drive, né in altro spazio condiviso).

Chiudi tutto e ti addormenti più soddisfatto.

Estività

Per curiosità ho provato a fare la tessera di MyAutogrill. Per conseguenza ho dovuto iscrivermi alla relativa newsletter. Per inutilità totale dei contenuti ho deciso di annullare l’iscrizione alla newsletter stessa. Per riuscirci dovrò impegnarmi: il link presente nella newsletter per disiscriversi porta a una pagina che non esiste. come sistema per assicurarsi la fedeltà dell’iscritto, nel breve, certamente funziona perché per ora ho lasciato stare. Poi, non so.

Ho fatto presente alla mia banca che inviare tutti i file dello stesso tipo sempre con lo stesso nome, indecifrabile per giunta, è scarso servizio al correntista. Mi hanno ascoltato e sono riuscito ad avere persino uno scambio di messaggi con i tecnici. I quali hanno fatto sapere che comunque non è difficile cambiare un nome file se c’è bisogno. Sicuro. Per loro, comunque, sembra difficile, visto che non lo fanno.

Ho scaricato la app Rai realizzata per vedere gli streaming delle Olimpiadi di Rio. Devo dire che, quando non salta, funziona bene. Salta spesso, ecco. Immagino che, terminati i Giochi e gli streaming, la aggiorneranno per renderla più stabile.

In compenso ho passato una notte in un campeggio dotato di Wi-Fi vero, funzionante, senza password. Non dimenticherò facilmente questa estate.

The Everything Company

Troppe cose interessanti nell’intervista di Eddy Cue e Craig Federighi a Fast Company (agosto è perfetto per leggere qualcosa in più del normale). A partire dal fatto che Tim Cook ha cambiato certe regole imposte da Steve Jobs, ma è ancora relativamente raro sentire gli alti dirigenti Apple fuori da un keynote.

Tengo particolarmente a due passi del testo, avendole ripetute sovente negli anni. La prima è che Apple non è una Everything Company e il suo successo deriva, fino a rasentare la provocazione, più dalle cose che sceglie di non fare rispetto a quelle che fa.

La seconda: se sono gli anni novanta e produci solo Macintosh, un problema sull’uno percento della produzione interessa migliaia di persone. Se è il 2016 e hai prodotto un miliardo di iPhone per tacere del resto, un problema sull’uno percento della produzione interessa milioni di persone, cioè mille volte tanto rispetto ai vecchi tempi. Se c’è un forum con cento persone arrabbiate per qualcosa, o mille, il loro numero è irrilevante rispetto alla portata della questione, che potrebbe essere importante o secondaria a prescindere da questo.

Ciò detto, è confortante anche leggere delle lezioni imparate dal primo lancio di Mappe e della tensione continua a dare il massimo, perché il pubblico si aspetta da Apple più di quello che si aspetta dalla concorrenza.

L’impressione complessiva, che è il primo motivo di raccomandazione del pezzo, è che si legge spesso di una Apple diversa da quella di prima. Mentre la realtà dice che sì, sono cambiate cose. Ma Apple è ancora una eccezione.

La chiave della bottiglia

Qualcuno si ricorda che all’indomani della sparatoria di San Bernardino l’Fbi chiese ad Apple di creare uno strumento per sbloccare la cifratura degli iPhone e l’azienda si impuntò, spiegando che sarebbe stata indebolita la sicurezza di tutti gli utilizzatori e scatenando infinite discussioni?

Ora arriva la prova del nove: Microsoft, scrive Ars Technica, ha accidentalmente diffuso una chiave universale che consente di aggirare la cifratura di base di alcuni apparecchi, tra i quali le tavolette Surface.

Chiunque sappia usare la chiave può installare sui Surface il sistema operativo che desidera, ma questo è il meno: qualunque malintenzionato tecnicamente esperto può sviluppare attacchi che la sicurezza intrinseca del’apparecchio non è in grado di arrestare.

La chiave doveva restare custodita e impenetrabile; purtroppo un errore umano l’ha lasciata installata dentro alcuni sistemi messi sul mercato e la cosa è passata sotto silenzio per pochissimo tempo prima di venire a galla. Non è questione di volere o non volere, o di intenzioni buone o cattive: se la chiave esiste, prima o poi non sarà più segreta. Figuriamoci se comincia a girare per commissariati e aule di tribunale.

La cosa interessante è che Microsoft ha già fatto uscire tre aggiornamenti di sistema a seguito della faccenda e tutti con esito parziale. Sfuggito il genio dalla bottiglia, sembra impossibile farlo rientrare del tutto.

Ancora più interessante, Microsoft ha la chiave di sblocco che Apple si è rifiutata di creare aprendo così il contenzioso con la polizia federale americana. Chissà se ne ha altre, magari riguardanti Windows desktop. Chissà se sono segrete abbastanza o ci sarà un altro errore umano. Chi vuole si fidi, eh? Nessun problema per me. Io sto con quelli che la chiave non la creano.

Back to School

Apple ha diramato dati sulla propria fornitura di apparecchiature e assistenza alle scuole svantaggiate degli Stati Uniti.

114 istituti, ben più di trentamila macchine donate, due centoquaranta chilometri di cavi di rete, diecimila ore di formazione, attività e iniziative per le scuole, le classi e i docenti.

Va notato che non si tratta di un capriccio di Tim Cook, ma dell’adesione a un programma varato da Barack Obama di nome ConnectED.

Mi chiedo perché le scuole più disagiate degli Stati Uniti vengano trasformate e rinnovate con la migliore tecnologia, mentre in Italia non si sappia andare oltre la retorica della carta igienica o la microsoftizzazione forzata di bambini innocenti a cui viene inflitto Word per colpe che evidentemente non hanno ancora commesso.

Prendiamoci tempo

Difficile trovare il tempo per leggere la lunghissima intervista concessa da Tim Cook al Washington Post. Eppure si dovrebbe. Solo un pezzo che trovo significativo:

La tecnologia è uno di quei settori dove ogni settimana appare un nuovo oggetto scintillante che tutti devono avere. I netbook… guardo indietro e tutti scrivevano dei netbook come di questa cosa incredibile e ognuno ci chiedeva “Perché non ne state costruendo uno?”

È incredibile come il tempo aggiusti la visione e la proporzione delle cose, se appena uno ne concede abbastanza, alle cose e a se stesso.

Spero che per tutti sia una giornata bella in cui sia possibile prendersi del tempo e mettere un pochino di distanza tra sé e le cose. Si vedranno meglio, più a fuoco, più vere.

Buon Ferragosto a ciascuno e grazie per una compagnia che è sempre preziosa e gradita.

Sicuro che vale

Ironia facile su Apple che vara un programma di bug bounty, con compensi fino a duecentomila dollari per la rivelazione di un problema di sicurezza, quando ci sono aziende specializzate nel violarla disposte ad arrivare fino a mezzo milione.

Invece è una notizia confortante. Primo, per pirati informatici la falla che vale di più è quella più difficile da ottenere e/o che offre i ritorni migliori una volta sfruttata. Si guardi la classifica in apertura dell’articolo di 9to5Mac: più un pirata è disposto a pagare, più c’è sicurezza da violare. Bonus: si può scongelare uno di quelli per cui Windows è il sistema più bucato in quanto è quello più diffuso. Mostrargli che la preda più ambita non è quella più diffusa. Congedarlo con disonore.

Secondo, ovvio che Apple – come nessuna altra azienda paragonabile – non si presterà mai a un’asta di fatto a chi offre di più per il bug. Ogni minuto qualcuno alzerebbe la posta e il risultato sarebbe trovarsi sotto ricatto costante. Ha più senso offrire ricompense oneste a ricercatori onesti; quelli disonesti continueranno a esserlo indipendentemente dalle cifre offerte in prima istanza, essendo il loro business la rivendita delle informazioni a enti che pagano somme esorbitanti, come Stati nazionali, servizi segreti, criminalità organizzata.

Grazie a Misterakko per la segnalazione!