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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Piegati ma non spezzati

A fine aprile esce un computer da tasca Samsung dal prezzo annunciato di millenovecentoottanta dollari.

Ricordo i decerebrati che, di fronte a iPhone X oltre i mille dollari, scrivevano fatevi un viaggio. Tutta gente per cui Android faceva le stesse cose, o meglio, a meno. Sono curioso di vedere che cosa scriveranno ora.

E parliamo dei geni di Microsoft, pronti a concepire il progetto Courier e poi a seppellirlo una volta rivelatisi incapaci di farne un prodotto reale, intanto che iPad si prendeva tutto il mercato.

Non contenti, si trastullano con brevetti di uno-due anni fa che il 26 aprile verranno superati a sinistra, con un vero prodotto in vendita, da Samsung (mica da Apple; da Samsung).

Il vero motivo per cui sarebbe ora di farla finita con il virus Windows e il malware Office è che entrano in azienda troppi soldi, così che una manciata di privilegiati può concepire grandi idee inutilizzabili dalle persone reali, a meno che ci pensi qualcun altro.

La voce dell’intraprendenza

Sono a scrivere in parte con Editorial, non aggiornato da tempo, solo che ha lo scripting Python incorporato e questo lo rende eternamente giovane o quasi; se non fa una cosa che ti serve, puoi provarci tu.

Davo un’occhiata a Drafts del quale non mi convince la formula ad abbonamento per fare le cose veramente serie. Le cose serie però sono notevoli e comprendono lo sviluppo delle azioni per automatizzare comportamenti del programma.

Ho già raccontato di Swift Playgrounds e di come ispiri a scoprire Swift, veramente, giocando. Mi sta venendo la curiosità di scoprire quanto si possa andare avanti prima di dover per forza anteporre la logica di programmazione all’ozio giocoso e lo dice uno che si è messo in gioco imparando (i fondamenti di) Swift per scriverci un manualetto.

I Comandi rapidi di iOS, appena entri nell’idea, suscitano quasi automaticamente la voglia di creare nuove cose, anche minime, ma autonome.

Per via del nuovo iPad Pro ho dovuto aggiornare Dicenomicon e la nuova versione incoraggia vieppiù la personalizzazione e la piccola programmazione di sequenze di dadi (sì, è un programma per lanciare dadi).

Dovunque mi giri, su Mac e specialmente su iOS, tutto quello che tocco sussurra scriptami. È un canto delle sirene cui, diversamente da Ulisse, viene da concedersi anche a scapito di cose più urgenti.

È la voce dell’intraprendenza. L’aggeggio che amplifica la nostra intelligenza dagli anni settanta è lì a suggerirci di cambiare passo, girare pagina, aprire una nuova fase, per dirla in stile da politicante. A differenza del politicante, consiglio vivamente di ascoltare l’aggeggio con attenzione.

Tutto torna

La musica è diventata digitale e per forza di cose nasce una nicchia di adepti del vinile, se non delle audiocassette.

I libri si digitalizzano e va da sé che si aprano spazi diversi, nuovi, per leggere sulla carta.

La fotografia, vogliamo parlarne? Evidente che ci sia spazio per nuove Polaroid, divertimento di pochi per pochi, non per snobismo né per distinguersi, semplicemente perché si è creato lo spazio per qualunque uso.

Niente di strano che qualcuno provi a farsi finanziare, riuscendoci e arrivando alla produzione effettiva, un successore dei Personal Digital Assistant Psion.

Ho amato alla follia quegli Psion, una oasi di superiorità tecnologia e design a tratti geniale in anni che andavano verso la peggiore omologazione.

Arrivati al 2019, tuttavia, vedrei di investire in un eMate 300. Meglio retrocomputing consapevole che revival senza sbocchi.

Con tutto il rispetto per i finanziatori, eh. C’è spazio per tutti, oggi, che ce lo siamo conquistato difendendolo con i denti quando di spazio per lo Psion originale non ce ne fu più.

Tocchiamo questo tasto

È da diverse settimane che utilizzo iPad Pro e sono veramente soddisfatto: uno dei computer migliori della ma vita.

Al momento mi trovo allineato nel giudizio con John Gruber. Nella sua pagella di Apple per il 2018, ha parlato dell’hardware iPad come di una cosa spettacolare, quasi una visita dal futuro, e non potrei essere più d’accordo.

Sul software ho dei distinguo nei particolari ma concordo nella sostanza: iPad è talmente progredito che merita una revisione su misura del software di sistema, dato che iOS nella sua forma attuale non ne esalta tutte le,potenzialità.

Su che cosa esattamente sarebbe utile, penso che ci troveremmo a discutere, si parva licet.

Però un indizio che qualcosa serva, l’ho sotto gli occhi ogni giorno: in orientamento verticale, la tastiera italiana e quella americana hanno diverse dimensioni dei tasti. Segnatamente, nella tastiera americana la striscia dei tasti numerici ha una altezza minore, compensata da una tastiera alfabetica più alta.

Mi chiedo se sia voluto, oppure un accidente. Comunque sia, non lo vorrei vedere; la tastiera dovrebbe avere un aspettò uniforme. Invece salta all’occhio a ogni cambio di lingua. Ed è un piccolo, lampante segnale che la piattaforma chiede attenzione.

Chiacchiere e coltan

Ci sono le chiacchiere sull’approvvigionamento di metalli rari in Africa (per esempio la columbite-tantalite, coltan) da parte delle multinazionali della tecnologia e poi ci sono le chiacchiere di Apple.

Queste ultime consistono nella nuova edizione del rapporto sull’approvvigionamento di minerali conflict-free, il cui reperimento non implica il finanziamento diretto o indiretto di gruppi armati che hanno un interesse nell’attività di produzione e taglieggiano chi ci lavora.

Come si può leggere, cinque fonderie o raffinerie presenti nella catena di approvvigionamento di Apple non lo sono più, avendo rifiutato di portare a compimento un audit indipendente sul loro operato. Per altri 253 fornitori che lo hanno fatto, Apple conclude che non collaborano, né finanziano è, né dipendono da gruppi armati.

Nel 2017, la classifica di Enough Project vedeva Apple come l’azienda più virtuosa in assoluto in materia, seguita a notevole distanza da Google.

Tutte le chiacchiere su temi che riguardano la qualità della vita e del lavoro nelle nazioni in via di sviluppo sono da rispettare, però c’è anche bisogno di fatti e numeri. Non vedo gran che da parte delle altre aziende implicate, e non sono poche né piccole.

Tempo scaduto

I coniugi Gates hanno di recente pubblicato la loro Annual Letter.

All’interno si può leggere una scioccante novità:

I libri di testo iniziano a diventare obsoleti.

Se è arrivato ad accorgersene Bill Gates, vuol dire che l’evidenza è ormai soverchiante e il bisogno di agire urgente. Se qualcuno dal pianeta scuola è in ascolto e non ha voglia di ascoltare me, che non ho titolo, almeno ascolti Bill. Sta facendo del suo meglio per espiare, io dico che è sincero.

Facendo si impara

Un altro giro per curiosità attorno ai Comandi rapidi e a Swift Playgrounds. La sostanza è niente: qui ho sistemato un comando per avere anno-mese-giorno ore-minuti, una sciocchezza; lì, con il pretesto di pilotare un mostriciattolo a caccia di gemme, ho definito una funzione elementare. Intendo, da scuola elementare per quanto è semplice.

Il vero punto è che tornare, qui e lì, è piacevole. Un sacco di altri strumenti diretti alla programmazione o allo scripting, invece, mi provocavano frustrazione oppure noia oppure ambedue.

Del tutto indipendentemente dagli obiettivi che ciascuno potrebbe avere in tema, suggerisco di fare un giro, anzi due, qui e lì, Comandi rapidi e Swift Playgrounds. C’è potenziale perché diventino interessanti anche nostro malgrado.

Non disturbare

Kashmir Hill, reporter di Gizmodo, ha vissuto per un breve periodo bloccando tutti i servizi di una grande multinazionale a scelta tra Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft. Niente browser, software, sistema operativo, servizi di messaggistica, ricerche, niente di niente. Poi ha fatto l’esperienza definitiva: bloccarli tutti insieme.

È un inferno, riporta, a maggior ragione in quanto ha scelto la strada più radicale possibile: bloccare non solo prodotti e servizi delle multinazionali, ma anche tutto il traffico in transito dai loro server. Per esempio, niente DuckDuckGo, perché si appoggia al cloud di Amazon. Lo stesso vale per Dropbox.

Si è fatta configurare appositamente la rete di casa e il blocco del traffico le ha permesso di sperimentare la reale influenza delle Big Five su Internet, anche sotto forma di numeri.

Il suo racconto è da leggere e una considerazione emerge sopra tutte: la porzione di Internet estranea alle Big Five é misera. I siti che si appoggiano a un cloud sono innumerevoli e riuscire a soddisfare tutte le proprie esigenze senza compromessi è praticamente impossibile. E poi, questa frase:

Ai critici delle grandi aziende di informatica viene spesso risposto Se non ti piace l’azienda, fai a meno dei suoi prodotti. Ho condotto questo esperimento per scoprire se sia possibile e ho scoperto che non lo è; con l’eccezione di Apple.

Hill ha contato quante volte in una settimana la sua rete di casa è stata contattata dai servizi delle Big Five. I risultati sono pazzeschi: più di novantacinquemila volte da Amazon, più di quarantamila volte da Google.

Più di duemila volte da Facebook, più di mille volte da Microsoft.

Trentasei volte da Apple.

Quando ci si chiede come sia diversa dalle altre, c’è adesso un’altra risposta oltre alle molte già note: Apple si impegna a non disturbare se non quando strettamente necessario. Il grafico dei tentativi di contatto dovrebbe essere appeso in tutti i Media World italiani.

La rivoluzione invertita

L’Italia è una repubblica fondata sulla fotocopia.

Questa sarebbe la battuta. Il ragionamento appena più articolato nasce dal termine (incrocio le dita) delle mie recenti peregrinazioni burocratiche; dopo un’ultima visita in Motorizzazione, dove ho fornito due moduli anagrafici uguali, sempre ovviamente compilato a mano, e un set completo di riproduzioni di codice fiscale-patente-carta di identità, che avevo già passato alla commissione medica, pare che nel giro di un mese mi spediranno la patente.

Il che coincide nella durata con i tempi attesi di consegna del mio nuovo passaporto.

La cosa che non torna è che l’uno e l’altro documento sono oramai elettronici. Perfino la solerte impegnata in Motorizzazione, dotata di una forma con svolazzo calligrafico che da solo vale la visita, per non parlare della soddisfazione con la quale cala il timbro di stato sul documento acquisito, dicevo, perfino lei ha dovuto interfacciarmi con un qualche sistema online e perfino scandire il codice a barre delle ricevute dei versamenti in conto corrente.

Vent’anni fa la procedura allo sportello, più o meno, era uguale e il tempo richiesto pure. inesplicabilmente continuano a chiederti fotocopie che il loro ufficio evidentemente non è in grado di produrre, e neanche mettono nell’androne una fotocopiatrice a pagamento. Però sprecavi una mattina allora, la sprechi anche oggi.

Tuttavia il passaporto veniva stampato in modo tradizionale, compilato a mano, la foto graffettata dal questurino più abile nella manipolazione fine. Aspettare un mese è sempre stato ingiustificato, però si capiva che c’era una catena di lavoro.

Adesso non c’è più, la catena. Da stampatelli e inchiostro neri o neri bluastri, fotocopie, pecette e faldoni nasce un documento prodotto da una macchina. Eppure ci vuole un mese come prima.

Un altro miracolo dei funzionari al (vero) potere italiano, quello di mettere i bastoni tra le ruote a chiunque soprattutto se immeritevole: dopo avere burocratizzato l’informatica invece di informatizzare la burocrazia, sono riusciti a usare le tecnologie digitali per andare più lent≤≤ n\i di quando non erano disponibili.

Chi teme o auspica la rivoluzione in Italia, stia tranquillo: non accadrà. Anche il più agguerrito dei rivoltosi troverà tra sé e la stanza dei bottoni una invalicabile doppia o tripla firma, gli mancherà un contrassegno telematico, prenderà il numerino sbagliato per occupare i centri nevralgici della nazione.

Detto, fatto

Spero mi si perdonerà l’ingenuità da fanciullo. Mi serviva rielaborare una serie di date e avevo a disposizione solo iPad. Nei Comandi rapidi ho trovato tutte le funzioni che mi facevano comodo e nel giro di pochi minuti avevo un automatismo prefetto.

Non solo: posso richiamarlo con Siri. Mi è diventato più facile dirlo che farlo, alla lettera.

A chi osserva che sto scoprendo l’acqua calda, rispondo che ha perfettamente ragione. Tuttavia voglio esortare quelli come me a scoprirla proprio come ho fatto io. Sorvolare sui Comandi rapidi è fin troppo facile per persone frettolose o impegnate e si finisce per sprecare una occasione preziosa di risparmiare tempo.

Le piace vincere facile

Sempre fautore dell’intelligenza artificiale e sognatore di quella forte, magari invecchio, ma la piega che ha preso lo sviluppo software nel campo continua a piacermi poco.

Dopo scacchi e Go, adesso gli algoritmi – AlphaZero di Google davanti a tutti – si sono affacciati sui giochi multiplayer online, stracciando i campioni umani in discipline come StarCraft II. Solo che sembrano barare; cliccherebbero molto più velocemente di quello che sia fisicamente possibile a un umano e vedrebbero tutto il terreno di gioco anziché solo la parte libera dal fog of war, la foschia che limita la visuale dell’umano.

La prestazione è chiaramente fuori discussione. AlphaZero clicca velocissimo, disumano. No problem, è un computer, può consultare tutte le partite di scacchi giocate nella storia prima di muovere un pedone. È fatto per quello.

È che manca il passo in avanti. Forza bruta, velocità, ricerca infinita le abbiamo già viste. L’intelligenza, naturale e artificiale, sta più in là. Difatti, messo a cliccare come un umano con una visuale di gioco limitata allo stesso modo, AlphaZero avrebbe perso.

Non voglio fare il brontolone e dire che avrei voluto AlphaZero mettere il broncio dopo la sconfitta, o dichiararsi emozionato nel prendere posto al tavolo del campione mondiale; è chiaro che i nostri ricercatori non hanno nemmeno l’idea di come dare la coscienza a una macchina e ci vorranno decenni.

Però qualcuno dovrebbe lavorare su quello, anche se i fondi piovono sulle iniziative da ricerca bruta (anche se raffinata, rimane bruta). All’umanità serve un assistente, non un tuttofare. Qualcosa che sappia anche perdere, se è vera intelligenza.

Non si può vedere

OnePlus è uno di quei computer da tasca che fanno tutto quello che fa iPhone, ma costano meno. Nessuna meraviglia che, come Apple, anche loro organizzino concorsi fotografici per premiare immagini scattate con il loro apparecchio.

Nessuna meraviglia che, nel caso di OnePlus, il vincitore abbia rubato l’immagine a un professionista. Il quale l’ha scattata con una Canon.

Trovo la situazione perfetta per illuminarci su che cosa significhi quel costa meno. Per quante polemiche possa suscitare un concorso di Apple, penso che mai si vedrà una foto non scattata via iPhone.