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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

All’inizio fa un po’ male

Ritorno sulla faccenda degli aggiornamenti subdoli e/o coatti a Windows 10 perché ci sono novità. Questo l’annuncio ufficiale (tradotto) di Microsoft:

Abbiamo iniziato il nostro cammino con Windows 10 con l’obiettivo chiaro di portare le persone da avere bisogno di Windows a scegliere Windows ad amare Windows. […] La nuova esperienza [di aggiornamento a Windows 10] ha opzioni più chiare di aggiornare subito, scegliere un momento o declinare l’offerta. Se il pulsante X su fondo rosso viene cliccato, la finestra di dialogo verrà chiusa e ripeteremo la notifica dopo pochi giorni.

Opportuno ricordare che finora, con la chiusura della finestra di dialogo attraverso il ributtante (parlando di usabilità) pulsante X, il software si comportava come se fosse stato fatto clic su Aggiorna subito.

L’offerta di aggiornamento gratuito (ti chiediamo i soldi l’anno prossimo, sperando di poterti prendere per il collo più che ora) scade esattamente tra un mese. Traduzione: i fessi, quelli che cliccano senza guardare e senza capire, li abbiamo presi tutti, compresi la tizia che ci ha fatto causa e ha ottenuto diecimila dollari di risarcimento. Adesso andiamo a prendere quelli con un minimo di cervello, che hanno capito l’antifona e sono stati alla larga, mostrando il volto umano e amichevole dopo che il danno lo abbiamo fatto tutto fino in fondo. Ed evitando che l’idea della causa venga a più gente di così.

Amerai Windows. All’inizio, certo, farà un po’ male, ma poi magari ci si abitua.

Di bene in meglio

Note interessanti da MacSparky, che ha messo alla prova la beta di watchOS 3 su watch.

Da quasi una settimana il mio orologio funziona con watchOS 3.0. È più veloce, più reattivo, e improvvisamente ho ripreso a usare le applicazioni indipendenti. Posso attestare che i miglioramenti non sono meramente ipotetici ma […] possono cambiare drasticamente il modo in cui si usa watch.

Il Dock di watchOS funziona bene. Ho premuto il pulsante fisico per avere il Dock più volte questa settimana che in tutto l’anno precedente, quando il pulsante richiamava i contatti. La funzione-killer qui è l’aggiornamento delle app in background. Posso considerare l’uso di app contenenti dati sensibili al trascorrere del tempo senza preoccuparmi che possano non essere aggiornati.

Sono davvero impressionato dall’abilità di Apple di tornare al tavolo di progettazione e migliorare l’interfaccia di watch. Sono perfino più impressionato da quante prestazioni in più riescono a ottenere sullo stesso hardware dove erano così diverse una settimana fa. Semplicemente, non pensavo che fosse possibile.

Iterazione dopo iterazione, migliorare in continuazione. È accaduto con iPhone tra l’incredulità generale e probabilmente inizia ad accadere con watch. Significativo che, quasi dieci anni dopo, Apple continui a sembrare l’unica azienda in grado di ottenere risultati di questo tenore.

[L’amico Akko sta provando a migliorare la resa pratica del concetto di libro sul sistema operativo Mac e sul mondo Apple che gli sta intorno. Il progetto ha bisogno di essere divulgato e finanziato per avere una chance.]

Un posto per tutti

Un buon momento per apprezzare la tecnologia Apple: quando escono le notizie sulle nuove funzioni di accessibilità, in questo caso per iOS 10.

Si tratta sempre e comunque di funzioni che tornano utili a una minoranza ma richiedono uno sforzo di programmazione pari a quello di tutto il resto del sistema. in altre parole, una perdita totale in termini di costi e benefici per l’azienda.

Eppure, per quella minoranza, sono estremamente preziose. Quando si fanno i confronti sui prezzi, le prestazioni, i processori, le risoluzioni, la Ram di bordo, ognuno di quei parametri dove sembra sempre valere la regola che più è meglio è, apriamo sempre un angolo per parlare delle funzioni di accessibilità. Verrà fuori che l’altro aggeggio, quello che fa tutto e costa meno, forse costa pure meno. Ma tutto, non lo fa.

[Le funzioni di accessibilità non sono sempre evidenti e a volte fa comodo trovarle spiegate, per esempio in un libro il cui capitolo relativo viene aggiornato appena c’è una scoperta significativa. Il nuovo progetto editoriale dell’amico Akko potrebbe portare vantaggi anche a tanti disabili. Ha bisogno di diffusione e adesioni per andare in porto.]

Pro come una matita

Ricevo e pubblico da Stefano, che ringrazio. Sono sempre molto curioso di notizie sull’interazione personale con hardware e software.

Dopo più di un mese di lavoro sul mio iPad Pro da nove pollici, trovo eccezionale l’utilizzo della app Note con Apple Pencil: ne esistono mille altre ma Note fa giusto quel che serve, come sempre con Apple.

Giusto due osservazioni:

  1. Quando apro una Nota, per default si presenta l’utilizzo della tastiera: passo poi alla scrittura della mia nota con Apple Pencil ma non posso più tornare all’utilizzo precedente con la tastiera (oppure non riesco a capire come si faccia). Ma perché tornare all’utilizzo con tastiera dopo aver utilizzato la penna? E qui vado direttamente alla seconda osservazione.

  2. Utilizzando Note, con Apple Pencil si perde l’opportunità di indicizzare la ricerca delle tue note: devi per forza inserire del testo con la tastiera come titolo del tuo appunto (appare ovvia la cosa, ma me ne sono accorto dopo una ventina di manoscritti).

Quindi la mia procedura operativa è la seguente: apro Note, digito il titolo dell’appunto e poi proseguo con Apple Pencil.

Tutto questo se si vuol rimanere in Note: magari altre app fanno meglio.

L’unica cosa che odio della Apple Pencil è il suo tappino magnetico: inizio a giocarci aprendolo e chiudendolo ed è fatta, non te ne stacchi più, è una droga.

Per il resto dico solo che è l’ennesimo miracolo di tecnologia in salsa Cupertino.

La risposta al tocco è immediata senza latenze e con minima pressione il tratto si infittisce. Il peso è nella norma e l’ergonomia perfetta: mai mi è capitato di perderla tra le mani.

Il bilanciamento del peso fa sì che appoggiandola su una superficie piana non rotoli, il che non è poco visto che Apple non ha pensato ad uno spazio ben preciso dove collocarla sull’iPad.

Questo ultimo dettaglio sembra strano: non hanno voluto sporcare il design delle cover con occhielli per la penna. A pensarci bene non saprei nemmeno io dove attaccarla all’iPad, a meno di tasche apposite di dubbia bellezza. L’aggancio magnetico a mio avviso lo hanno scartato: una protuberanza circolare su superficie piana è di facile sgancio al primo impatto.

La sto usando da due settimane buone e ho abbandonato la mia Moleskine. La mano sta prendendo sempre più confidenza a toccare il video con il polso (all’inizio la si impugna come un direttore d’orchestra): lo schermo capisce e non rimane il tratto se non attraverso l’Apple Pencil.

Sembra tutto dannatamente semplice nell’utilizzo: questa è la sua forza.

Last but not least: quante volte capita di sentire dammi una penna che scrive, ho urgenza!

Ecco, con Apple Pencil completamente scarica, in 60 secondi di carica nell’iPad hai a disposizione circa il 15 percento di batteria. È una scheggia nella ricarica! Mai più senza.

[P.S.: ovviamente attendo con ansia l’ultima fatica di Akko e soci dopo il mio contributo su Kickstarter.]

Due commenti.

Primo, la frase ho abbandonato la mia Moleskine vale da sola un trattato.

Secondo, stiamo parlando evidentemente di hardware professionale.

In avanti verso il passato

Il mondo è bello perché è vario: riferisce Bbc che si possono trovare trecentomila svalvolati disposti a firmare una petizione a favore nel mantenimento del jack audio su iPhone 7, scarsamente consapevoli dei fatti che nessuno sa veramente come sia fatto un iPhone 7 e, ove anche iPhone 7 eliminasse il jack, la petizione poteva magari essere utile un paio di anni fa, al momento della progettazione, e non certo a pochi mesi dalla produzione di massa, quando qualsiasi modifica di questa portata è del tutto impossibile a meno di comportare ritardi epocali.

Sono pure svalvolati con poca memoria e che non leggono neppure Bbc:

Nel 1998 [Apple] presentò iMac G3 senza lettore di floppy disk, lasciando molti nello scetticismo rispetto alla opportunità di questa decisione.

Poco più di dieci anni dopo, Sony – pioniera del floppy disk – annunciò la fine della produzione.

Scommetto che a frugare con sufficiente pazienza nell’internet di quasi vent’anni fa, una petizione contro la fine del floppy disk la si trova.

[Un libro sul mondo Apple ben fatto può aiutare a capire e valutare le scelte hardware e software, quando sono azzeccate e quando no. Specie se è più di un libro, con aggiornamenti periodici, contatto con gli autori, richieste personalizzate, edizioni su misura. Akko ha lanciato un progetto allo scopo, che ha bisogno di essere fatto conoscere e finanziato. Chi ci sta?]

Il paese dei baloccati

Il vino dell’oste è chiaramente il più buono, tuttavia anche all’autopromozione ci dovrebbe essere un limite: se Microsoft sostiene che il suo browser Edge consuma meno batteria degli altri, questo dovrebbe risultare vero. O almeno quasi vero. Invece, ecco saltare fuori Opera dopo pochissimo a smentire e dichiarare consumi energetici più giudiziosi di quelli di Edge.

La polemica è proseguita e ciò poco interessa, perché si tratta di test sempre piuttosto lontani dagli schermi di utilizzo dell’utente tipico e, per quanta differenza faccia il consumo di un browser rispetto a un altro, vedo la cosa poco decisiva nel mondo reale. Una cosa resta certa: la dichiarazione di Microsoft, magari non mendace, è sospetta.

Perlomeno né Opera né Microsoft hanno testato i browser su computer Asus o Msi e questo, oggi, è un vantaggio: altri produttori hanno finora evitato accuse di inviare ai recensori macchine più pompate di quelle in vendita nei negozi.

Anche qui la polemica interessa poco: Msi sostiene di farlo per facilitare la vita al recensore che, tanto, applicherebbe l’overclock di suo, così glielo fa trovare già pronto. E le differenze sono relativamente minori. Un’altra cosa resta certa: le recensioni di computer Asus e Msi sono da prendere con le pinze rispetto alle prestazioni. E chissà per quanti altri produttori vale lo stesso.

Il paese dei Pc rimane un grande paese dei balocchi, dove però a essere oggetto dei trastulli sono gli utilizzatori finali, cui viene fatto passare un po’ di tutto in allegria, senza che necessariamente sia vero: l’aderenza ai fatti e la coerenza delle dichiarazioni, nel 2016, sono lussi inutili.

Ricordiamocene quando arriverà la prossima comparativa con i Mac, dove verrà fuori che costano di più, e vanno più lenti, e fanno paura ai bimbi, e causano il raffreddore e signora mia, sapesse quanto consuma il browser.

Dopo Siracusa

Devo ammettere che non sono ancora pronto e, specialmente per l’alternarsi di approfondimenti e leggerezza cui ero abituato, sento la mancanza di una recensione di macOS firmata John Siracusa.

Nonostante questo, per completezza e dettaglio posso solo raccomandare la lunga copertura della Developer Preview di Sierra allestita da Ars Technica. Ora come ora è la lettura più completa ed equilibrata possibile sul tema. Ottantaquattro paragrafi sono molti e dimostrano come ci sia da dire utilmente su Sierra. Anche se John era un’altra cosa.

[Tra qualche settimana potrebbe arrivare un superlibro, più che un libro tradizionale, che l’amico Akko sta lavorando per fare conoscere e finanziare. Assai più completo e approfondito di questa recensione, e aggiornato periodicamente con le ultime novità.]

Pro e contro

Ritorno sul frusto tema Apple si dimentica dei professionisti per via di un interessante articolo di Horace Dediu sullo stato dell’ecosistema Apple.

Una serie di grafici riassume l’andamento dei ricavi dei servizi come vendita di musica, app, libri eccetera.

Si nota che le Pro Apps rappresentano una fonte di ricavo minima rispetto al totale. La cosa più interessante è che in termini assoluti questi ricavi sono piuttosto costanti negli anni. C’è stato un certo incremento attorno al 2010-2011 (presumibilmente quando Apple, secondo molti, si preparava ad abbandonare Mac per pensare solo a iPhone e iPad) e recentemente una flessione… che porta i valori ai livelli del 2006-2007, quando iPhone e iPad non c’erano e, sempre secondo il meme, i professionisti non venivano trascurati.

Scoprire, cifre alla mano, che le app professionali sono una fonte di ricavo costante nel tempo fa pensare che forse tutta questa fuga di professionisti non sia avvenuta. E anche che sia relativamente costante nel tempo il valore della fornitura.

[L’amico Akko ha lanciato il progetto di un uberlibro sul mondo Apple, diverso e nelle intenzioni migliore dall’offerta editoriale che si è vista sino a qui. Il progetto ha bisogno di essere divulgato e finanziato per riuscire.]

La lunga marcia verso il nulla

Quando, un numero oramai discreto di anni fa, cadde il blocco sovietico e si dissolse l’Unione omonima, tra mille immagini e video e commenti mi colpì uno striscione di manifestanti: Settant’anni di marcia verso il nulla.

Un’altra marcia verso il nulla è quella che riguarda le testate specializzate sul mondo Apple: a fine giugno chiuderà MacNN, dopo ventuno anni di più che onorabile servizio e notevole qualità.

I motivi sono molti e uno di quelli messi in chiaro è il successo di Apple:

C’è meno bisogno di un sito di notizie specializzato su Apple quando le notizie su Apple sono spalmate ovunque, su qualsiasi sito, in ogni momento.

C’è molto di vero. L’unica risposta possibile è alzare l’asticella e porsi a un livello decisamente e percett˙ibilmente superiore a quello della media. La maggioranza si nutrirà del pastone dei siti qualunque che pubblicano notizie qualunque, ma ci sarà una massa – si spera critica – di persone che si aspettano qualità superiore, risposte dettagliate a domande precise, conoscenza invece che racconto a base di copiaincolla.

La marcia verso il nulla, anzi, verso il pastone universale, è probabilmente inevitabile. Tuttavia c’è del grande merito in chi sa rallentarla e ostacolarla al meglio delle sue possibilità.

Se qualcuno pensa che ciò possa avere a che fare con il lancio di un libro diverso dal solito sul mondo Apple, che alzi l’asticella nel mondo editoriale, ha ragione. Chi si sente di pubblicizzare e contribuire alla riuscita di questo progetto, avrà fatto molto più di quello che sembra.]

Le mani libere

Quando si vede un articolo con un accenno di originalità, nella povertà generale dei contenuti che si vede fuori da Facebook (al cui interno è peggio), pare di respirare una boccata di ossigeno.

Il titolo è watch è solo un segnaposto e la tesi è interessante. Perfino l’ambientazione, che suggerisce l’utilità di un apparecchio che consenta di tenere le mani libere. Ho sempre sostenuto che la ragione d’essere di watch è lasciare iPhone in tasca e il concetto non è dissimile.

Più suggestivo – e più interessante – è il tema di fondo (capire che watch ti lascia tenere iPhone in tasca è banalotto): watch attuale occupa lo spazio e svolge le prove generali in attesa di qualche suo successore che veramente si affermerà come piattaforma. Perché, come Apple ha mostrato in modo mirabile con iPhone e iPad, la genialità consiste non solo nel concepire l’apparecchio, ma anche nel lanciarlo quando le tecnologie e le tecniche necessarie si trovano esattamente nel momento giusto.

È il perché esistevano tavolette ben prima di iPad, per esempio, solo che erano troppo grosse e scomode per avere successo. La tecnologia non era ancora pronta. Lo stesso concetto potrbbe valere per Newton, assai in anticipo sui tempi e per questo di vita commerciale breve.

Il giusto watch sarà quello, conclude Cio, su cui contare in barca al largo ed è una bella idea. Più modestamente devo dire che in auto, o anche solo in cucina con le mani occupate, anche quello attuale non è malaccio.

[L’amico Akko sta lanciando l’idea di un iperlibro sul mondo Apple che superi i tomi tradizionali sui sistemi operativi per risultare davvero utile a chi lo legge e che resti aggiornato assieme alla tecnologia di cui parla. Sta cercando popolarità e attraverso questa finanziamenti. Chi volesse contribuire in qualsiasi modo, farebbe cosa più che buona.]

Fontascienza replicante

Anche stavolta sono fuori tema come quando ho citato l’incredibile lavoro del blog Typeset in the Future relativamente a 2001 e soprattutto Alien.

Hanno concesso replica occupandosi di replicanti, vale a dire di Blade Runner. Oltre a prendere sempre di mira film che amo, il risultato è di tale pignoleria e dettaglio da affascinare e tenere avvinti alla pagina.

La decostruzione rischia a momenti di fare persino sparire l’esperienza del film, che forse non avrebbe bisogno di una lettura a livelli di puntiglio come questi. Eppure a me viene voglia di riguardarlo, anche dopo che ogni suo angolo più riposto è stato squadernato.

[Sarebbe bello avere una pubblicazione molto più aggiornata e presente di un libro, per chi vuole approfondire al massimo livello, anche personalizzato, la conoscenza del mondo Apple. C’è una iniziativa in corso che attende l’adesione e il passaparola di chiunque ci veda qualcosa di positivo.]

Mezzi e fini

L’amico Blue ha pubblicato ahimé su Facebook una lunga critica degli strumenti software disponibili su Mac, ieri e oggi, per concludere che lo ieri era molto meglio. Tra le altre cose, dice questo:

  • authoring: con HyperCard (e SuperCard) creavo ogni sorta di applicazione anche assolutamente Pro, dai giochi al multimediale alle utilities. Con AppleScript facevo comunicare le applicazioni; con FileMaker creavo gestionali. Oggi resta solo l’ultimo.

AppleScript continua a funzionare e permette di realizzare ogni sorta di applicazione, ma non è questo il punto. Su ogni Mac, oltre ad AppleScript, è presente Automator e neanche questo è il punto. È sparito AppleScript ma c’è Automator. Sotto il cofano ci sono linguaggi di programmazione a tutti i livelli per tutti i gusti. È possibile creare app preconfezionate con strumenti indipendenti che sono più di uno, di solito gratuiti. Non mi dilungo perché il punto non è neppure questo. Swift è troppo difficile? Sta arrivando Swift Playgrounds e poi dobbiamo capirci bene su che cosa significhi difficile. Il codice di HyperCard era tutt’altro che semplice. Comunque, il punto eccetera eccetera.

Ci arrivo, al punto. La testata Politico voleva distribuire in modo efficace e innovativo notizie sul referendum britannico per la permanenza nell’Unione Europea.

Ha usato Wallet su iOS. Wallet! In teoria serve a memorizzare biglietti di aerei, ferrovie, concerti eccetera. Un porta documenti. Politico lo ha trasformato in un sistema di distribuzione mirato di notizie. Sta funzionando, ai lettori sembra che piaccia.

Chiunque avesse pensato in modo convenzionale avrebbe tirato su una newsletter, un forum, una feed Rss, una mailing list, tutte cose già viste. Politico si è guardata in giro e ha fatto una cosa assolutamente innovativa, che gli richiede molto meno impegno e ha pure successo.

Il punto è questo: pensare in modo convenzionale, in questo mondo pieno di possibilità e libertà fino a farti soffocare, non aiuta. Voglio bene a Blue, ma lui non vuole raggiungere obiettivi oggi: vuole continuare a usare le applicazioni di ieri. Ieri per andare al cinema facevi la cosa e arrivavi alla cassa un’ora prima per prenderti un buon posto; oggi c’è il biglietto numerato, entri trenta secondi prima della proiezione e magari compri il biglietto con la app mentre raggiungi il cinema. Lamentarsi che le casse del cinema non sono più quelle di una volta non è producente.

Oltretutto ci sono su App Store due milioni di app. Si faccia tutta la tara che si vuole e rimane sempre una quantità di applicazioni utili e ben fatte devastante rispetto al passato. Sta veramente andando così male? Non credo. Invece, i fini sono rimasti sempre quelli. I mezzi sono cambiati vertiginosamente. L’unica cosa sensata e conoscere il nuovo.

[Scoprire in modo comprensibile come cominciare a programmare su Mac e magari su iOS è uno degli obiettivi della iniziativa ultraeditoriale di Akko. Diffondere la notizia della sua esistenza e magari finanziarla potrebbe anche favorire la nascita di nuovi programmatori.]