QuickLoox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Bene e meglio

La classifica dei dieci migliori portatili secondo Specout, in questo momento, vede due Mac ai primi due posti, tre Mac nei primi cinque, quattro Mac nei primi sei e cinque Mac nei primi dieci.

Specout lavora per arrivare a un giudizio complessivo che tenga nota di tutte le variabili in gioco, dal prezzo alle specifiche tecniche al supporto.

Se qualcuno oggi mi chiedesse se fa bene a comprare un Mac, o quale sia il portatile migliore, avrei mediamente pochi dubbi.

A quelli che Apple non pensa più a Mac chiedo che razza di interesse debbano avere gli altri, visti i risultati che ottiene Apple senza impegnarsi.

Vedi Microsoft e poi muori

L’acquisizione di Yahoo! da parte di Verizon ricorda in qualche aspetto ciò che accadde in Italia quando Virgilio (l’azienda che lo ha sempre prodotto) fu acquisito da Seat Pagine Gialle, poi da Telecom Italia e poi da Libero.it.

La differenza è che i proprietari di Virgilio fecero un affarone e invece per Yahoo è una svendita rinunciataria.

Vale la pena di ricordare che Yahoo! firmò un patto con il diavolo qualche anno fa, rinunciando all’ulteriore sviluppo del proprio motore di ricerca per farselo fornire da Bing di Microsoft.

Sarà il tocco magico che ha fatto le novelle sfortune di Nokia?

[Il progetto di Cuore di Mela si basa sull’idea forte che essere indipendenti da un editore consenta di rivolgere un miglior servizio ai lettori. Chi considera l’idea, visiti la pagina Kickstarter del progetto, faccia girare e lasci moneta!]

Ubiquo contro versatile

Opensource.com ha lanciato un referendum su vi ed emacs anacronistico solo fino a un certo punto.

Certo, con le interfacce e i sistemi attuali, nel 99 percento dei casi è più conveniente optare per un programma bene integrato e con una efficace interfaccia grafica. Su Mac potrebbe significare BBEdit, Sublime Text, Atom.

Però confrontare vi ed emacs è pesare diversi approcci alla produttività abituale, quella talmente familiare che è diventata automatica, e anche considerare l’esistenza di computer diversi da quelli convenzionali. Un senso quindi si trova. Per dire, su iPad avere vi è banale; avere emacs comporta vincoli da sopportare come la presenza obbligatoria di una tastiera fisica.

Numericamente, sta vincendo di netto vi, per una ragione di ubiquità: anche i sistemi più sdruciti hanno vi a bordo o consentono di averlo facilmente. Però emacs esce come vincitore morale, a leggere i commenti, perché tipicamente chi usa emacs fa molto più che utilizzare un editor di testo: magari programma direttamente in emacs, magari gioca, magari produce formati particolarmente esoterici di testo. Tutte cose dove vi arriva meno o non arriva proprio.

Se domani realizzassi la fantastica folla di lavorare per il novanta percento del tempo nel Terminale, certamente sceglierei emacs proprio per la sua immensa versatilità. Pesa anche la scelta di campo generale di Apple, che ha incluso in macOS molti comandi essenziali di emacs. Per dire, Control-t per scambiare di posto due caratteri funziona praticamente in ogni situazione su Mac e lo stesso BBEdit contiene una preferenza per abilitare le combinazioni di tasti di emacs.

Se poi qualcuno capace riuscisse a fare girare decentemente emacs su iOS anche senza obbligo di tastiera esterna, la fantastica follia acquisterebbe in fantastico e perderebbe in folle.

[È tradizionalmente difficile spiegare a un non addetto che la fatica di familiarizzare con emacs, o con un editor di testo progredito, potrebbe portare grandi vantaggi di produttività e velocità. È una scommessa che Cuore di Mela affronterebbe volentieri, in forma semplice da capire e completa a sufficienza per arrivare al confine con la maestria. Chi avesse questa lungimiranza è libero di contribuire al’iniziativa.]

Follow the money

Segui il denaro. Spesso è la chiave per dipanare un intrigo, dirimere un dubbio, risolvere un problema, perfezionare un’indagine.

Può essere anche un metro di giudizio. Se per esempio mi dicono che negli ultimi tre mesi gli scaricamenti di app Android sono stati il doppio di quelli di iOS, ma gli sviluppatori su iOS hanno incassato il doppio di quelli Android, un’idea me la faccio. Di quanto valgano certe app, di che valore effettivo abbiano gli ecosistemi.

[Ci vuole del denaro anche per provare a trasformare l’editoria informatica. Tempo per chiunque ci creda di farlo sapere in concreto, o farsi chiarire qualsivoglia dubbio.]

Una soluzione in cerca di problemi

Da decenni si ironizza, non completamente a torto, sul ruolo del computer come solutore di problemi che prima del suo arrivo non c’era bisogno di porsi.

In un certo senso, ResearchKit compie definitivamente il paradosso: prima della sua esistenza, non era possibile condurre certi test medici con grandi numeri di pazienti e con una raccolta di dati capillare. O almeno, era molto più difficile e costoso e molti evitavano di porsi il problema, o lo affrontavano su scala più piccola (e meno utile).

Glaxo-SmithKline è la prima multinazionale farmaceutica a condurre uno studio medico esteso (sull’artrite reumatoide) approfittando delle opportunità di ResearchKit. Tenuto conto che l’annuncio di ResearchKit è dell’anno scorso, la notizia merita attenzione. Dodici mesi, in questo settore, sono velocità.

Non è detto che uno studio porti benefici alla medicina, ma è certo che la medicina progredisca attraverso gli studi. Non è detto che ResearchKit non porti prima o poi alla messa a punto di cure migliori.

E poi uno si chiede quanto costa un iPhone. Bisogna considerare proprio tutto quello che c’è dentro. O quanti problemi risolve, di quelli che prima di lui nessuno si poneva.

[Volessimo approfondimenti su ResearchKit, anche non previsti, come dovrebbe essere un libro nel 2016, basterebbe chiederli. E dare un sostegno concreto a chi li scrive.]

Fiducia e Sicurezza

Gianluca invia questo piccolo (due metri e mezzo abbondanti) capolavoro dalla stazione ferroviaria di Bologna.

Una volta le Ferrovie dello Stato avevano come motto Fiducia e Sicurezza.

Mai molto credibile, devo dire. Con queste cose si va verso Facciamo Senso.

Tabellone Windows alla stazione di Bologna

[Per chi preferisce sistemi più a misura di persona c’è un libro in preparazione, che sarà più di un libro. Sono gli ultimi giorni per farlo nascere davvero con passaparola e sostegno concreto.]

La linea sottile

Il commento di oggi è affidato a Stefano.

Prendo spunto dalle ultime notizie sulla beta di iOS 10 e dall’ultimo Keynote al WWDC dove hanno presentato Siri in macOS Sierra: a mio avviso la direzione ora è chiarissima.

Compri Apple: capex iniziale molto alto ma entri in un ecosistema che ti procura tutti i servizi (alcuni non ancora all’altezza di Google, ma ci arriveranno) senza profilazione e con piena sicurezza in tema di privacy. Le ricerche si stanno spostando sempre più sull’OS senza utilizzare quella di Google. Il business non sono i tuoi dati.

Compri Android: capex iniziale molto basso con tutti i servizi Google gratuiti. Sei costantemente profilato e i tuoi dati sono venduti come merce di scambio. Il business sono i tuoi dati.

Con chi vogliamo stare?

Un caso in cui la linea sarà pure sottile, ma anche più netta del solito.

[Il più-che-libro Cuore di Mela conterrà spiegazioni e informazioni dettagliate a beneficio di chi ha a cuore la riservatezza dei propri dati. C’è solo da concretizzarlo con il passaparola e il sostegno fattivo.]

Letture arretrate

Letture arretrate e soprattutto consigliate, perché non le ho ancora terminate ma posso già dire che ne stravalgono la pena.

La prima è Minigrooves di Riccardo Mori. Sono ancora nel mezzo del primo volume di racconti, solo colpa mia però; Riccardo scrive bene e l’insieme sa di tabacco fresco, conservato con la buccia di arancia. È in inglese, un bell’inglese; come pretesto estivo per imparare la lingua, è p-e-r-f-e-t-t-o.

La seconda è The Montecristo Project di Edoardo Volpi Kellermann. Fantascienza dei vecchi tempi – quelli validi – con un respiro inusitato per un autore italiano e una realizzazione in ebook con tutta una navigazione attorno al tema centrale, appendici e una enciclopedia (vera!) che rendono il tutto molto, molto immersivo. Edo è un tolkieniano di ferro e ha capito un sacco di cose dal Signore degli Anelli su come si scrive qualcosa di grande. Le si ritroveranno nella sorprendente Italia che ha immaginato, “qualche” anno più avanti dell’attuale, dove certe cose restano le stesse. E l’idea che sta sotto a tutto è sì fanta, ma anche ben scientifica, come appunto ai vecchi tempi. Sotto l’ombrellone, ebook obbligatorio, o si perde un sacco di contorno saporito e suggestivo.

La terza è Writing on the iPad: Text Automation With Editorial di Federico Viticci. Mi trovo sempre più spesso a scrivere su iPad, magari con tastiera esterna, e da tempo ho adottato Editorial. Ottimo editor, che diventa eccellente se gli si costruisce attorno. Questo iBook su misura per iPad spiega come e anche perché. Per compiere il prossimo salto di qualità.

Prima o poi finirò tutto, ma non aspettatemi e battetemi sul tempo.

[Consiglio anche Cuore di Mela, che al contrario delle opere succitate attende luce verde da parte dei lettori con voglia di scommettere su un progetto.]

Le cose in prospettiva

Ars Technica ha dedicato buon spazio e attenzione alla beta di macOS Sierra e il suo lungo articolo è la cosa da leggere in questo momento per chiarirsi le idee.

Giusto due paragrafi verso la fine:

Quando Mac OS X (come veniva chiamato) è passato a un ciclo di pubblicazione annuale, è come se Apple avesse faticato un poco a definire il giusto campo di azione per ciascuna nuova edizione. Lion, il primo della serie e il primo a mutuare un numero significativo di funzioni da iOS, in retrospettiva sembrava una versione finita a metà di Mountain Lion; Mavericks ha eliminato parte degli scheumorfismi delle edizioni precedenti ma ha raggiunto il passo di iOS solo un anno dopo, con Yosemite.

Da Yosemite, le cose appaiono più controllate e pianificate. El Capitan e Sierra presentano ambedue una o due funzioni “pilastro” su cui basare il marketing (gestione delle finestre in El Capitan, Siri in Sierra), un insieme apprezzabile di novità di media portata, almeno un cambiamento importante sotto il cofano (System Integrity Protection in 10.11, Gatekeeper in 10.12 e [il nuovo filesystem] APFS l’anno prossimo se tutto va bene), più migliorie minori alle app base.

È giusto avere aspettative, ma anche a metterle in prospettiva rispetto a quello che gli ingegneri Apple sono davvero in grado di fare – bene – in un anno di lavoro, che non sono dieci.

[Va da sé che Sierra sarà cittadino di prima importanza nel progetto editoriale di Akko, che continua a chiedere passaparola e sostegno per divenire realtà.]

Di fuoco e di ghiaccio

Non c’è estate senza roguelike. L’anno scorso però mi sono dimenticato di citare FireTail, che presenta più di un livello di originalità, dalla pianta esagonale al tema manicheo – fuoco contro ghiaccio – che funziona benissimo nel gioco e nella grafica.

Si scarica tranquillamente per Mac e disgraziatamente lo stesso non si può dire per la maggioranza dei prodotti dell’annuale concorso Seven-Day Rogue-like o 7DRL, nel quale i programmatori in gara devono appunto scodellare un (buon) gioco in tema nel giro di sette giorni. Non è banale.

L’edizione di quest’anno ha prodotto bene, anche se appunto trattandosi di oggetti spesso messi assieme di fretta, spetta sovente a chi scarica riuscire a farli girare.

Uno dei primi in classifica, giocabile anche nel browser, è Force of Nature, la sfida di un albero contro troll boscaioli e incendiari. Ci sono elementi interessanti come il terreno che cambia stato secondo gli eventi che accadono e le meccaniche di attacco.

The Only Shadow That the Desert Knows si distingue per l’uso dei viaggi nel tempo ed è scaricabile in versione Mac.

The Trapped Heart è anch’esso scaricabile in versione Mac e offre una mappa esagonale abbinata a combattimenti più interessanti del solito: i nemici cadono subito, ma dispongono di scudi direzionali che bisogna aggirare con sagacia.

La classifica contiene numerose altre gemme alla cui scoperta invito ogni curioso. Un roguelike non è per tutti e lo dico in senso positivo. È anche possibile compensare a piacere lo sforzo degli sviluppatori e qualsiasi cifra, anche irrisoria, viene percepita e contribuisce a un mondo più giusto anche se non necessariamente migliore.

[L’ultima considerazione si applica appieno anche all’iniziativa di Akko per creare un libro sull’ultimo sistema operativo Mac che vada oltre Mac, oltre l’ultimo e oltre il libro.]

Quando il pregiudizio chiama

Ci sono i pregiudizi, tipo che i Mac non hanno più la qualità di una volta, oppure che un PC fa tutto quello che può fare un Mac e costa meno.

Poi ci sono i dati. Nella sua ultima raccolta Rescuecom, organizzazione specializzata nella riparazione dei computer precisa chiamata telefonica dell’avente problemi, riferisce che le richieste di soccorso riguardanti Mac sono appena lo 0,7 percento del totale.

Certo, è probabile che moltissime ricerche di aiuto riguardanti Mac passino da un Apple Store prima di arrivare a una Rescuecom. Stiamo comunque parlando di un dato dieci volte inferiore a quello della quota di mercato.

E se fosse vero che i Mac si guastano come i PC, ma risolvono via Apple Store, ecco trovato qualcosa che i PC non possono fare: approfittare di un supporto dedicato.

Se invece ci fosse una superiorità di efficienza come pare da questo dato, beh, certo un PC può fare tutto quello che può fare un Mac. Non quando è guasto, però, e intanto il Mac funziona.

[La maggiore efficienza di Mac e dintorni non rende inutile l’esistenza di un progetto più-che-editoriale come quello di Akko. Che anzi, merita fiducia in quanto permette di passare al livello successivo: sfruttare meglio la macchina e acquisire un reale vantaggio competitivo.]