Mi pareva di esserci passato; era il 16 luglio scorso e Daniel Stenberg, responsabile della manutenzione di curl,
segnalava le difficoltà della sua iniziativa di bug bounty e compensi per chi segnalava un bug nel programma.
Difficoltà dovute all’arrivo dello
slop, il similcontenuto rigurgitato senza fatica e senza cura dalle similintelligenze.
Avanti veloce a tra pochi giorni: il 31 gennaio
il programma chiude.
Aveva aperto in aprile 2019 e, dopo una partenza accidentata, aveva portato buoni risultati: ottantasette vulnerabilità accertate e centomila dollari in compensi distribuiti ai cacciatori di taglie digitali.
Un papà programmatore che crea un
gioco di carte per insegnare alla prole come ridirezionare L’output in UNIX, insomma, il piping, l’operatore |.
Ne ha persino stampato e venduto un certo numero di copie. In compenso, il PDF è a disposizione gratis per stamparsi il gioco a casa propria.
Il papà è recidivo perché ha creato una manciata di giochi in realtà, sempre di carte, sempre per insegnare aspetti della programmazione anche non banali, tipo run-length encoding. O programmazione in linguaggio macchina.
Tahoe ha le sue magagne, di cui si è parlato, però mi pare che ogni tanto si spari ad alzo zero senza neanche tanto mirare.
Prendiamo Jeff Johnson e il suo
macOS Tahoe rompe la vista a colonne del Finder.
Il difetto di design è incontestabile e evidente: quando le barre di scorrimento appaiono nella vista a colonne, interferiscono con le maniglie di ridimensionamento che compaiono in fondo alle colonne della vista omonima.
Sono completamente d’accordo e non a metà con OSX Daily:
btop è un eccellente monitor delle risorse di sistema via Terminale.
La pigrizia induce facilmente a dire che basta Monitoraggio attività, o che top è già più che abbastanza per quanto riguarda il Terminale.
Eppure, per chi ha Homebrew attivo, basta un comandino e l’installazione è immediata.
La visualizzazione semigrafica curata e funzionale, l’uso del mouse per scorrere la finestra dei processi, i comandi chiave evidenziati per iniziale e sempre visibili sullo schermo… dei compromessi possibili tra usabilità e profondità, btop merita uno spicchio di attenzione.
Che cosa succede quando si porta alla perfezione la grafica ASCII? Ne nasce una
masterclass che insegna moltissimo anche su come funziona il moderno rendering bitmap.
Alex Harri ha trascorso sei mesi a programmare un renderizzatore di ASCII art che considera tanto la forma dei caratteri quanto la loro illuminazione individuale.
I risultati straniscono. Negli esempi si vedono rendering di oggetti 3D in movimento, controlli di contrasto, precisione dei contorni. Vari esempi sono interattivi e si può letteralmente toccare con mano.
Anni fa mi ero cimentato con
Let’s Encrypt per abilitare il blogghino alla connessione sicura e la notte scorsa ho effettuato una rimpatriata, per via di altre situazioni che necessitavano di https.
Il servizio è diventato spaziale. Normalmente, quando si mettono le mani dentro UNIX, alla fine si riesce a fare tutto. Dopo essersi misurati con qualcosa che non va, qualcosa che andava, qualcosa da capire.
Ora il sito ha messo a punto un programma che si installa e pensa a tutto. Veramente tutto. Ha modificato da solo la configurazione del web server per tutti i domini che mi servivano, curando sia la presenza/assenza di www nell’indirizzo e il collegamento al semplice dominio senza indicare per forza una pagina specifica. Il menu di utilizzo è chiarissimo e la comprensione della situazione è immediata. Tutto al primo colpo. È stato come bere un bicchiere di acqua fresca in un pomeriggio d’estate.
Sembrava una comune, banale classifica di
giochi per iPad che uno vorrebbe davvero giocare finché mi sono messo a pensare alle specificità di iPad.
Vale a dire che il gioco deve essere bello, per carità, ma quello che mi interessa maggiormente è avere buoni motivi per volerlo giocare su iPad e non altrove.
Faccio un esempio fuori classifica:
Battle of Polytopia è un bel gioco per iPad in quanto l’esperienza è la migliore possibile, dopo averlo giocato su iPad, iPhone e Mac. (Chi voglia
unirsi a un piccolo gruppo di giocatori abituali è sempre benvenuto).
C’è evidenza pratica che
uno schermo Nano Texture migliora notevolmente la visibilità all’aperto dello schermo di MacBook Pro. Il condensato estremo dell’articolo è il seguente:
Nano Texture si comporta meravigliosamente ovunque l’illuminazione era un fattore critico che mi costringeva a fare ombra allo schermo o a cambiare postazione di lavoro.
I contro sono già noti da tempo. Per tenere pulito lo schermo serve un panno apposta e non il primo straccio in microfibra che passa il supermercato. E poi ci sono centocinquanta dollari di differenza da aggiungere allo scontrino.
Sono impegnato nella ricerca di un libro raro, attività costosa (in tempo) e quantomai macchinosa. È una bella attività da subappaltare a una cosiddetta intelligenza artificiale, per farsi due risate.
Ci vogliono pazienza, meticolosità, attenzione e anche la minuta di dove si è stati e che cosa si è fatto, perché i canali sono molteplici e si intersecano, parzialmente si sovrappongono e sono disallineati cronologicamente. C’è chi svolge la ricerca per conto terzi e ci mette più o meno tempo. Potrebbe apparire una traccia, tra tre giorni, su cui è già al lavoro qualcuno o qualcos’altro e va saputo come comportarsi per evitare di ripercorrere strade già consumate.
Evito ulteriori
predicozzi sulla privacy e sul dominio americano negli strumenti per la produttività, per andare sul pragmatico. Si può fare, quando uno sviluppatore titola
Ciao ciao Big Tech: come sono migrato a uno stack quasi interamente europeo (e ho risparmiato cinquecento euro l’anno).
Non ne farei nemmeno una questione troppo ideologica o di principio, l’America trumpiana eccetera eccetera. Semplicemente, da una spesa di circa ottantatré euro al mese si passa a circa trentanove euro al mese. Non sto a linkare tutto perché sul post non manca niente; il nuovo stack dello sviluppatore contiene Canva, Proton Duo, Vivaldi, Scaleway, Grammarly e Mammouth.