I temi sollevati nel recente post su SPID via Infocert hanno suscitato dibattito e vorrei aggiungere materiale, in minima parte per dire come la penso ma, più di questo, per passare informazioni che derivano dall’aver potuto parlare di SPID con Stefano Quintarelli, che lo ha inventato, dal seguire il chiacchiericcio dei Copernicani (link in barra laterale) che a volte è di livello istituzionale e dall’avere vissuto qualche esperienza personale. In parte sono cose che riferisco, non cose in cui credo, quindi non do ragione a nessuno né torto a chicchessia. Semplicemente, è la rappresentazione che ho io. Potrebbe essere giusta o sbagliata. Ma prima, un antefatto.
Tanti anni fa ho potuto passare un’estate negli Stati Uniti, talmente tanti che serviva ancora il visto. Dovetti chiaramente anche fare il passaporto, in tempi assai diversi dagli attuali per quanto riguarda il movimento tra frontiere.
Portai la documentazione in Questura. Il poliziotto allo sportello la raccolse, verificò sommariamente che ci fosse tutto, la raccolse e sparì negli uffici. Tornò pochi minuti più tardi… con il mio passaporto. Lo mise in un raccoglitore di legno sul suo tavolo, ultimo di una dozzina di altri passaporti già presenti, e mi disse di tornare due settimane dopo.
Questa, sì, è una mia opinione: qualunque cosa sia successa in quelle due settimane, è impensabile che il digitale non consenta di realizzarla oggi in pochi minuti o poche ore. Trovo solo doveroso che si possa realizzare una autenticazione digitale come SPID in giornata e vergognoso che non si possa avere una CIE a livello digitale nello stesso tempo.
Esternalizzazione di SPID. Il presupposto è sganciare l’autenticazione del cittadino dalla sorveglianza dello Stato. Perché oggi siamo relativamente tranquilli, siamo il Paese di volemose bbene, ma non sappiamo chi potrebbe governare domani. Per questo ci sono i fornitori esterni di SPID. Questa non è mia opinione, ma la spiegazione di Quintarelli.
Perché SPID è più auspicabile di CIE. Per la ragione suddetta di tutela del cittadino, in primis. Nella pratica, come è stato anche commentato, perché CIE è fragile e scomodo. Anche ove diventasse robusto e agile, c’è una questione di separazione dell’identificazione dall’autenticazione. Un conto è dire a un sito Sono Rosa Bianchi e un conto è dire a un sito Ho diritto di entrare e se hai problemi rivolgiti al provider che garantisce per me. Non intendo entrare nel tecnico; pensiamo piuttosto a quando paghiamo il caffè al bar con Apple Pay. La spesa viene autorizzata senza che nella transazione si veda il numero di carta di credito. Da giovani, per passare il tempo in coda alle casse del supermercato, giocavamo a memorizzare le carte di credito mostrate da chi pagava prima di noi. Era possibile e, se fossimo stati cattivi soggetti, ci sarebbe bastato per combinare qualche scherzo. Oggi, per fortuna, è diverso.
Usare il documento che mi identifica allo scopo di autenticarmi è un errore concettuale. Senza bisogno di stare sull’attualità degli Stati Uniti, dove tanti cittadini legittimi oggi bacerebbero la terra per avere autenticazione divisa dall’identità, è un errore che gli USA hanno già compiuto, nel momento in cui per semplificare hanno iniziato in vari frangenti ad accettare per l’autenticazione un numero di sicurezza sociale, che invece identifica. Frodi, furti di identità, abusi, violazioni della riservatezza, scandali eccetera. Se venire in possesso di un numero di sicurezza sociale mi permette di visualizzare il fascicolo sanitario di quella persona e sono un venditore di assicurazioni sulla vita, ecco, ci siamo capiti. Di tanto in tanto si vedono in Italia derive in questa direzione, con il codice fiscale o con il numero della tessera sanitaria, ma per ora il problema è contenuto. Per ironia, siamo parzialmente protetti dall’inadeguatezza del codice fiscale che non riesce a identificare e figuriamoci come potrebbe autenticare. La tessera sanitaria passa nelle farmacie e negli ospedali e bene o male ha un qualche senso. Per il resto, meglio SPID.
Dovunque ci si visualizzi situati nell’arco parlamentare, vedremo qualcun altro, seduto altrove, che vuole depotenziare o eliminare o neutralizzare SPID. La motivazione è la stessa per tutti: i politici desiderano più controllo sull’autenticazione. Non faccio nomi perché non fa differenza: sei convinto che il tuo partito di riferimento lavori per il bene del Paese e faccia bene a voler limitare SPID? Sappi che in un altro schieramento, che vedi come il fumo negli occhi perché condurrà l’Italia alla rovina, vogliono la stessa cosa. Sostenerla perché la sostiene il tuo partito, ovviamente dei buoni e degli onesti, va benissimo a quegli altri, ovviamente corrotti e senza scrupoli. Fatti due domande. Buttarla in politica non funziona, qui siamo abbondantemente bipartisan.
Potrei fare i nomi, di partiti, di parlamentari, di figure istituzionali. In parte verificabili perché presenti su atti pubblici, in parte attendibili quanto lo sono certe mailing list comprendenti, appunto, nominativi di questo livello. Magari è gossip per mettere in cattiva luce qualcuno, certo. In attesa di un’inchiesta, è quello che ho.
SPID infastidisce le figure di potere. Nel valutare se usare, se non usare, se pagare, se non pagare, lo si tenga presente. La scelta di SPID è un po’ come quella del voto, con la differenza che con il voto si sostiene uno schieramento rispetto a un altro e con SPID si sostiene eventualmente un principio rispetto al potere materiale.