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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

20 mag 2026 - Internet Software

Pubblici e privati

Durante l’incontro su Euro-Office e sovranità digitale sono riuscito a raccontare lo scenario grande: un’Europa ancora una volta impegnata ad affermare la propria visione con le piattaforme degli altri e nel bisogno urgente e confuso di darsi piattaforme autonome nel momento in cui gli altri smettono di regalare compiacenza e pretendono qualcosa in cambio (nel digitale come nel militare come nell’economico come in tutto).

Con tutte le difficoltà che derivano dall’affermare principî senza un ambiente in cui possano essere valorizzati. Ed ecco che Collabora e The Document Foundation entrano in conflitto sul software per la produttività (chiunque abbia coniato questo nome dovrebbe espiare in un campo di lavoro su misura, dove passare le giornate a manutenere un foglio Excel di un milione di caselle piene e subire per ogni errore la punizione di generare con Copilot una presentazione su come usare Copilot per generare una presentazione) per il cloud. Al che NextCloud li scarica e sceglie OnlyOffice come software da appoggiare sul proprio cloud. Solo che OnlyOffice è sviluppato da russi e, per quanto possano stare antipatici gli americani, finire con i russi è passare dalla padella al vulcano attivo. Così NextCloud effettua un fork di OnlyOffice e viene portata in tribunale da quest’ultimo per violazione della licenza open source del software e chissà come andrà a finire.

In conclusione, Euro-Office al momento è una preview che dovrebbe diventare una prima versione compiuta durante l’estate e bravo a chi indovina adesso quale sarà la base di codice e amministrata da chi.

Invece, non sono riuscito a raccontare la microstoria, quella che dovrebbe interessare tutti, anche i singoli, anche chi scrolla la testa perché deve fatturare e non ha tempo per i massimi sistemi.

La microstoria è quella di Open Document Format e di come individui e organizzazioni dovrebbero ripensare drasticamente il formato dei propri contenuti. Perché, e mi scuso per la reiterazione periodica del concetto che fa molto cringe, la questione strategica fondamentale per qualsiasi realtà che comunichi (anche l’amministratore del condominio, e anche il condomino) è la padronanza degli strumenti e dei formati per la comunicazione.

Quindi qualsiasi struttura di buonsenso dovrebbe fare delle considerazioni di data management, dotarsi di una persona preposta se le dimensioni lo richiedono, migrare pesantemente verso il testo puro e i linguaggi di marcatura – da Markdown passando per HTML a LaTeX fino a XML – e, quando proprio per ragioni inconoscibili fosse necessario un formato strutturato, andare per Open Document Format, che è standard ISO, che continua a esserlo senza essere stato cambiato dietro le quinte una volta ottenuta la certificazione (indovina chi è), che è pubblico, che non può cambiare per capriccio, che non condiziona la scelta dello strumento, che risponde in ultima analisi all’esigenza di piattaforma universale per lo scambio di informazioni invece che a quella di lock-in a mera difesa di un flusso di denaro proveniente da soggetti ignavi più che ignari.

Oggi è ancora possibile spendere relativamente poco, godere di relativa privacy (molto relativa) ma fregarsene e mettersi nelle mani di soggetti che non forniscono più un servizio nel senso autentico della parola ma mungono una base di utenza, ed essere se non sereni almeno anestetizzati. Domani potrebbe diventare tutto più costoso, difficile, antipatico, invasivo e l’avverbio di partenza cambiare accento, diventare àncora, quella che si incastra sul fondale, impedisce alla nave di procedere e annega l’incauto che si è ritrovato con la catena attorcigliata alla caviglia.

Potrei argomentare in modo più articolato e consequenziale, ma non è giusto infliggere un sermone e mi esce la figlia da parkour. Appena sarà (non quando), comunque, lo avevo detto.

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