Non ci girerò intorno.
Block Sort è un giochino perditempo, semplicissimo, all’inizio angelico e poi sempre più diabolico, giocabile veramente ovunque, basato su cubetti colorati da impilare in colonne di colore omogeneo.
Sono arrivato a completare il livello venticinque commettendo complessivamente quattro errori (uno nel tentare di risolvere il venticinque).
Come in certi bar dove il servizio va a mille a locale pieno e rallenta quando c’è poca gente, anche da queste parti la produttività rallenta quando la domanda si rilassa. Il tempo di finire il caffè e potrebbe dare la differenza tra un livello in più e uno in meno.
Il marketing di Adobe deve avere svolto uno stage presso Microsoft, a imparare i trucchi sporchi del mestiere e come profittare da un monopolio per combattere la concorrenza lecita in modo sleale.
La mossa di
rendere completamente gratuita la app Fresco per iPad
negli Stati Uniti sembra infatti da manuale, per cercare di strozzare
ProCreate che nella comunità grafica è preferita.
In Italia la situazione è rimasta la stessa di prima: Fresco ha un livello gratuito e acquisti in-app basati su abbonamento per avere tutte le funzioni disponibili. Si possono spendere tranquillamente più di cento euro l’anno.
In effetti, quando uno dice il computer è mio e voglio farci quello che voglio, si potrebbe obiettare almeno te lo sei costruito?
Che è, come minimo, impegnativo.
Capire le basi e padroneggiarle è invece tutt’altra faccenda. Ho provato timidamente
Nandgame e trovo che abbia un potenziale educativo pazzesco, oltre che un potere consistente di intrattenimento riflessivo per un appassionato desideroso di fare un passo avanti. O indietro, verso le radici autentiche del computing.
Abbastanza ordinario, per quanto sempre divertente, il trucchetto ricordato da OSXDaily per
abilitare le animazioni al rallentatore su macOS, apparentemente disabilitate per default da qualche versione in qua.
Chi non ha provato almeno una volta a mandare qualcosa nel Dock tenendo premuto Maiuscolo così da osservare l’azione rallentata? Ci abbiamo provato tutti. Ecco.
Mi stupisce di più un altro link sempre di OSXDaily, vecchissimo, che però promette di
abilitare il rallentatore in modo permanente. Non ne avevo mai sentito parlare.
Mi scuso per il profondo offtopic. Comunque: ho scoperto casualmente che Mike Oldfield ha in corso un
tour europeo di celebrazione dei cinquant’anni di
Tubular Bells, fatto di tappe nel Regno Unito per il 2024 e sul Continente nel 2025.
Oldfield è uno di quegli artisti oramai oltre la soglia del bene e del male: alla fine concludi di avere una vita più interessante nel fare altre cose, perché ogni epoca ha il suo giusto intrattenimento, ma un’occhiatina al calendario la dai ugualmente, perché non ci vai, ma se forse e se però eccetera.
Che cosa succede mettendo insieme Battaglia Navale e Campo Minato?
Ne esce
Battleships: indovina dove sono posizionate le navi sulla base dell’indicazione di quante caselle risultano occupate in ogni riga e in ogni colonna.
Semplice, niente affatto stupido, privo di pubblicità e disturbi, fantastico per liberare la testa in una pausa di pochi minuti. Oppure riempitivo durante telefonate noiose, intermezzo aspettando di prendere sonno, una cosetta elegante leggera pulita veloce come se ne vedono raramente.
Telegraficamente: il Fondo tecnologico sovrano (amministrato dallo Stato) tedesco ha investito negli ultimi due anni
ventitré milioni di euro in software open source.
Con quel denaro si aiutano idee interessanti a prendere forma, manutentori coraggiosi a prendersi cura di basi di codice, progetti a rafforzarsi sul lato della sicurezza e chi più ne ha più ne metta. Nel biennio sono pervenute al Fondo cinquecento richieste di finanziamento, che se fossero state tutte accettate avrebbero generato una spesa di centoquattordici milioni di euro e spiccioli.
The Atlantic è una testata veramente gradevole, uno degli ultimi bastioni di giornalismo in forma decente, esercitato da gente preparata che sa scrivere.
Anche loro ogni tanto fan fatica a trovare l’idea buona, o a svilupparla. Sembra il secondo caso con il pezzo destinato alla
scomparsa del tasto C sulla Calcolatrice di iOS.
Il senso del pezzo avrebbe potuto essere una storia del tasto C dai primordi del calcolo meccanico a oggi ed era partito effettivamente in quella direzione. C’è da leggere una parte interessante, che però si ferma quasi subito e in modo insoddisfacente.
C’è un Donald americano che ha raggiunto un’età veneranda ma non smette di stupire per energia e prospettiva.
Parliamo naturalmente di Donald Knuth, la cui pagina di
Recent News riporta il
lavoro in corso su The Art of Computer Programming, l’opus magnum della programmazione nonché un elenco di conferenze cui il nostro ha partecipato o parteciperà quest’anno, un elenco di unpublications messe insieme metà per svago metà per sfida intellettuale più varie ed eventuali.
Sono stato introdotto alla meravigliosa eleganza di Lisp da una puntata dei Temi metamagici pubblicata su Le Scienze da Douglas Hofstadter. La cosa forte è che correva il 1983 e io redazionavo una rivista per ZX Spectrum con allegata cassetta.
Sullo Spectrum avevo l’
interprete Lisp, un piccolo miracolo di ingegno programmatorio che permetteva persino l’utilizzo di codice macchina per velocizzare i programmi. A me interessava soprattutto che fosse in grado di farmi provare dal vivo gli esempi stampati sulla rivista. Lo è stato.