Pensavo che la grafica 2D in ambito open source fosse
Gimp e che fosse bitmap. Poi scopro che domani lanciano la
versione 2.0 di PixiEditor. C’era e non ne sapevo niente.
PixiEditor ha l’ambizione di superare Gimp in tutte le direzioni. Trattare insieme bitmap e vettoriale per esempio, o avere comandi per popolare di grafica le facce di un cubo 3D così come creare animazioni fotogramma per fotogramma. Oppure creare texture a partire da un elemento base.
Tra pochi giorni
smettono di funzionare i link corti creati negli anni da Google con il prefisso goo.gl.
L’accorciamento degli URL ha avuto i suoi momenti d’oro e Google fu semmai in ritardo nell’offrire un proprio servizio. Poi i tempi sono cambiati. Sono anni che goo.gl non accettava nuovi inserimenti.
Quelli vecchi tutttavia hanno sempre continuato a funzionare. Perché dovrebbero fermarsi? Il costo per Google è pressoché inesistente. Sono link presenti in libri, articoli, post, discussioni, raccolte, supporti ottici. Sono pezzi di storia e però conservano una funzione.
Ultimissime dalla frontiera della user experience. Faccio un ordine online e ho una finestra di quindici minuti per il pagamento. Inserisco i dati della carta e il sito invita a dare conferma dell’acquisto sulla app di amministrazione della carta.
Fino a qui, tutto normale. Ed ecco che la app di amministrazione parte… per richiedere l’aggiornamento senza possibilità di ignorare o differire.
Cerco un
pulsante di pareggio, disposto a considerarne perfino uno azzurro medio su fondo azzurro vivo, ma niente. Devo aggiornare.
Si parla spesso di privacy con poca chiarezza rispetto a quello che c’è in gioco. A volte i discorsi sembrano aerei: il capitalismo della sorveglianza, se è gratis il prodotto sei tu, tutte le idee nobili e grandi abbastanza lontane da qualsiasi ricaduta reale nella vita. Si capisce meglio con esempi chiari e concreti.
Prendiamo
Waze, la geniale applicazione che aggiorna in diretta sulle condizioni del traffico, prima di qualunque bollettino ufficiale, grazie al contributo di chi si trova in strada e fornisce notizie dal punto in cui si trova: incidenti, lavori in corso, deviazioni, maltempo.
La volta buona che Apple mi fa dire qualcosa di incoraggiante su AppleCare. Storicamente il mio atteggiamento sulla faccenda
è stato ambivalente, con una certa tendenza ad adottare AppleCare su Mac e lasciare perdere su iOS.
Negli ultimi anni ho trovato AppleCare sempre meno conveniente e ho smesso di considerarla. Mi è convenuto nettamente. Certo, bisogna che giri bene anche la sorte: mi è capitato di rompere uno schermo di iPad Pro e, senza AppleCare, ripagarlo a peso d’oro. Ma vuol dire che ci ho guadagnato meno, non che ci ho perso.
Il bisogno di avere una nuova calcolatrice per usarla in notazione polacca inversa nel Terminale, dopo tutte le calcolatrici che già esistono, per non parlare di quelle che si trovano nelle interfacce grafiche, è evidente: perché è là. Il Terminale, ovvio e pure la notazione polacca inversa, capace di suscitare odio a prima vista e amore per sempre.
Il Ma nel titolo è un omaggio all’autore di
dc2. Il quale, scherzi a parte, ha lavorato con impegno: dc2
è ancora in beta e potrebbe non funzionare sempre. In compenso potrebbe sostituire gli strumenti a cui siamo abituati da anni; provare a calcolare per credere.
Ringrazio
Misterakko per questa perla, anche se mai termine fu più inadeguato.
Se infatti De André scrisse che dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior ma alla fine non face molto più che vendere dischi, possiamo solo inchinarci davanti a Microsoft che
compra quasi cinque tonnellate metriche di prodotti di fogna per compensare le emissioni di gas serra generate dalla propria attività.
Si tratta di dodici anni di acque reflue, letame, sottoprodotti agricoli, la puzzolenza al suo acme, che l’impianto di compostaggio, pardon, volevo dire la casa di Redmond farà seppellire a millecinquecento metri di profondità per evitare che il materiale possa decomporsi all’aperto liberamente e generare ulteriori gas serra.
Improvvisamente appare in posta un comunicato stampa di
Videomobile, azienda esperta di schermi LED, che annuncia un progetto di ricerca sperimentale per il monitoraggio e il rilevamento di guasti, e dove altrimenti, sugli schermi LED.
Il progetto si basa su tecniche di Machine Vision, dice il comunicato. Videomobile ha addestrato – presumibilmente – una rete neurale sottoponendole un gran numero di immagini di schermi LED con un guasto.
Completato l’addestramento, grazie alla collaborazione con una startup universitaria e altri soggetti, si è arrivati a un sistema che sorveglia gli schermi per mezzo di telecamere e individua i guasti automaticamente. Bel progetto.
Presso questo grande rivenditore di hardware e servizi, miliardi di fatturato, centinaia di dipendenti in Italia, clienti anche molto grossi, parte di un gruppo europeo con quindicimila collaboratori, esiste una stanza riservata ai nuovi assunti.
Nella stanza si trovano due podi. su uno campeggia la scritta Hi, I’m a Mac. Sull’altro Hi, I’m a PC. Sotto le scritte si trovano rispettivamente un Mac portatile e un PC portatile. Sotto l’uno e sotto l’altro, la scritta This can be yours, questo può essere tuo.
Un sabato di luglio inoltrato può prevedere i fuochi di artificio in caso di festa del santo patrono o di palio (ormai si corre un palio di tradizione secolare anche in Comuni fondati cent’anni fa, preceduto da estenuanti cortei in costume popolati da paggi e dame che sfilano e intanto filmano). Nel caso delle notizie dal mondo della tecnologia, l’animazione non è quella dei giorni migliori.
Mi accontento allora di una lettura edificante: The Document Foundation spiega perché basare un formato di documento su uno standard universale e aperto, per esempio XML,
non è di per sé una garanzia di apertura e neanche di interoperabilità.