È morto anche Bill Russell, già centro dei Boston Celtics dell’Nba.
Il più grande vincente di tutti i tempi nella storia degli sport di squadra, con un record di ventuno vinte e zero perse in partite decisive di finali.
Ha toccato gli ottantotto anni, eppure John Gruber
è riuscito a vederlo di persona nel 2016 a San Francisco, in coincidenza con una WWDC.
Russell, già ultraottantenne, era lì probabilmente per vedere un incontro delle finali NBA.
Usava un iPhone.
Apple ha ricordato a tutti con una frase perché è l’azienda di maggior valore al mondo.
I prodotti non c’entrano.
Jason Aten su Inc. ci va giù icastico e ha ragione. La frase è tratta dall’intervento di Luca Maestri, eccellenza italiana ignorata dato che non è moda e non è cibo, durante la
comunicazione degli ultimi risultati finanziari:
Il nostro trimestre di giugno ha ancora una volta dimostrato la nostra capacità di far procedere la nostra attività in modo efficiente, nonostante le sfide poste dall’ambiente in cui ci muoviamo.
Era il 6 maggio quando la giornalista statale Eva Giovannini ha annunciato l’uscita della Russia dalla Stazione spaziale internazionale.
Le ho fatto notare che non era esattamente nei termini in cui la metteva lei, che a difesa delle minacce contro la libertà di stampa mi ha conseguentemente bloccato su Twitter.
Spero di essere ancora bloccato; niente di meglio descrive infatti la statura professionale della giornalista.
Me ne sono ricordato solo perché l’agenzia spaziale russa ha annunciato, all’incirca, che se ne andranno dalla Stazione, ma non prima di averne costruita una propria,
in almeno sei anni da ora.
C’è questo arcipelago composto da una isola madre e tante isolette sparse in giro. Per motivi vari, c’è una ampia rete di traghetti da e per l’isola madre, ma di norma le isolette non sono collegate tra loro.
Il modo più veloce per andare dall’isoletta A all’isoletta B sarebbe navigare da A a B. Invece bisogna andare da A all’isola madre e da questa a B. I tempi e i costi ovviamente sono un multiplo.
Registrare un podcast assieme a Roberto e Filippo, come abbiamo
rifatto
pochi giorni fa, è un divertimento unico. Sono amici veri per la mia definizione personale.
È anche un bello stress, perché loro sono davvero esperti e fare finta di sapere almeno al loro livello è veramente impegnativo.
A questo riguardo, Ars Technica mi ha fatto un bello sgarbo, nel presentare con imperdonabili giorni di ritardo sulla registrazione
un bell’articolo sulle app che semplificano oltre ogni dire la creazione di macchine virtuali macOS sopra macOS, dove lo hardware sottostante sia Apple Silicon.
In mancanza di correnti d’aria che rinfreschino, The Verge prova a muovere qualcosa
creando un dualismo artificiale sulle parole di Mark Zuckerberg rivolte al personale di Meta.
Nel primo paragrafo si riporta come, secondo Zuckerberg, Meta e Apple siano impegnate in una gara filosofica e molto profonda a chi costruirà il metaverso, a suggerire – questo lo dice la testata – che le due aziende competeranno nella vendita di hardware per realtà aumentata e virtuale.
Un bel grazie al
dinamico duo di A2 che mi ha nuovamente coinvolto in un podcast dedicato ai postumi di Wwdc.
Avevamo una scaletta e l’abbiamo seguita sovvertendola, dal primo momento, e parlando di una ennesima milionata di cose.
In primo piano le novità dei prossimi sistemi operativi Apple, con digressioni su Mail, librerie condivise di iCloud, il gusto di Apple per la collaborazione e molto molto altro, tra blackout imprevisti, connessioni che imprevistamente hanno tenuto. arresti improvvisi, ripartenze subitanee, sorprese qua e là.
Devo a
Fëarandil la lettura illuminante di oggi, tratta dal blog
Worms and Viruses:
Ho colto una tendenza recente per cui i recensori hanno inesplicabilmente smesso di confrontare portatili Wintel con MacBook Apple. Per esempio, confrontiamo la recensione di Surface Laptop Go 2 su Ars Technica con quella di Surface Book 2 del 2017. La recensione attuale comprende solo altri portatili Wintel, mentre quella del 2017 comprendeva anche il MacBook di riferimento quell’anno.
Si è tirato davvero tardi nella spiaggia sotto la collina e abbiamo risalito il sentiero di ritorno con molto buio.
Ho illuminato i punti critici del sentiero con watch. All’inizio ci ho provato per scherzo; poi funzionava.
Durante la serata, abbiamo giocato a individuare qualche costellazione, con l’aiuto di
Night Sky (livello gratuito).
A un certo punto, su watch mi è arrivata la notifica di un passaggio della Stazione spaziale internazionale.
Ars Technica titola che
MacBook Air M2 scalda così tanto che, se non lo facesse, andrebbe più veloce.
Però John Gruber scrive su Daring Fireball che
questi computer con Apple Silicon sono veloci, sono efficienti e non scaldano. Dove sta il vero?
Questi sono tutti i passaggi della
recensione di Gruber in cui si parla della questione calore:
Il calore è dove le persone sono spaventate. Lo sono per via delle loro esperienze con i portatili x86 (di Apple e di altri) dell’ultima decina di anni, mentre Intel perdeva la sfida delle prestazioni per watt e semplicemente non possono credere che un portatile sottile, veloce, durevole, che non scalda, senza ventole (nel gergo Apple, senza un “sistema attivo di raffreddamento”) sia non solo possibile, ma addirittura con prezzi accettabili per il consumatore. Sono qui per rassicurare: MacBook Air M2 è sottile, performante, durevole, non scalda ed è senza ventole.