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17 ott 2026 - Internet

Il totem dei luddisti

Dimostrazione plastica di come il digitale non funziona. Questa è una foto recente di un totem di parcheggio a pagamento.

Il totem non riesce a gestire neanche le operazioni che funzionano

L’apparecchio è straordinariamente lento, tanto che è facile dare per guasta la tastiera a membrana, dal tocco pessimo. In realtà bisogna avere pazienza e resistere alla tentazione di premere di nuovo un tasto; questo non è Unix, dove tutti gli input entrano nel buffer, e un tasto premuto troppo presto provoca un errore che nessun programmatore si è dato la pena di gestire.

Il totem riporta gli adesivi di EasyPark che è tanto comodo. Solo che il Comune ha ridisegnato le zone, oppure lo ha fatto EasyPark. Di fatto, la lettura GPS non restituisce più la zona in modo grafico. L’elenco delle zone riporta nomi che non hanno riferimento alla zona (che so, una via) ma a una nomenclatura del Comune. Provare a pagare comunque EasyPark dà un errore. La catena del servizio è certamente spezzata.

Si può pagare con monete (che non ho, da anni) oppure con una carta magnetica. Il contactless non è contemplato.

Inserisco la carta magnetica. Si incastra a metà strada. Sullo schermo appare Inserire la carta più a fondo. Prendo coraggio, forzo e effettivamente la carta si posiziona.

Appare quanto si vede nella foto. Per quanto il display sia ridotto, vedo possibilità di dare una comunicazione in italiano, evitare le abbreviazioni inutili, mettere un punto se proprio non se ne vuole fare a meno, evitare i refusi, avere effettuato un-collaudo-uno di questa interfaccia prima di distribuirla per una città di cinquantamila abitanti.

Siamo ai livelli della mitica TRAN. APPROVATA. Ma almeno il pagamento è stato accett, via.

Invece no. Cambia la schermata e compare quella di incidente tecnico. Il totem è sconnesso dalla rete? Non è riuscito a leggere la carta? La carta è esaurita? Il totem è connesso ma la comunicazione è caduta? Come faccio a sapere se mi conviene riprovare oppure se non c’è verso? Perché non c’è il diritto di sapere che cosa non sta funzionando? Comunque, non ho pagato.

Riprovo su un altro totem più vicino e ripercorro la stessa odissea. Così capisco che come minimo c’è un problema di rete. Sui totem pieni di scritte, stemmi comunali, sigle, tariffe, orari, pubblicità manca un numero verde, una email di supporto, un numero WhatsApp, qualsiasi appiglio per mandare un feedback o, perlomeno, informare i vigili che non vorrei essere multato a causa dei guasti al sistema di pagamento del parcheggio. Niente.

Non ho più tempo e spero nello stellone. Almeno lui forse funziona; torno un’ora dopo e non ci sono multe (cartacee). Nei prossimi giorni saprò se sono stato fortunato fino in fondo.

Il cittadino comune arriva, prova, si arrabbia e si lamenta che i totem digitali non funzionano. Quando a funzionare male sono gli umani che li progettano, li programmano (non) li testano, li vendono e (altri umani) li comprano senza eccepire. È la stessa gente che al supermercato prende in mano un cavolfiore da quaranta centesimi e lo rigira per minuti alla ricerca della minima imperfezione, ché le scansioni tridimensionali a confronto sono da dilettanti.

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