Spero che gli amici del museo Apple più autentico del mondo ci perdoneranno se per una volta facciamo spazio all’iniziativa di un concorrente (che poi non può esserci concorrenza, se non nel senso di concorrere insieme alla divulgazione e alla preservazione del patrimonio culturale informatico e specificamente Apple).
Lo spagnolo Museo de Historia de la Computación ospita due Cray-1, esempi di quello che ai tempi di Jobs e Wozniak era il supercomputer. Non funzionano, però.
Adesso al Museo hanno creato una replica di Cray-1 funzionante. Grazie a un cluster di trenta Mac mini di recupero, due del duemilaquattordici e gli altri del duemiladodici.
L’articolo di Ars Technica spiega i dettagli tecnici e pratici del progetto, dalla dissipazione del calore alla ricerca del funzionamento più silenzioso possibile.
Il picco teorico di elaborazione di Cray-1 stava sui centosessanta megaflop (duecentocinquanta in modalità burst). I trenta Mac mini in concerto hanno toccato un teraflop e mezzo, praticamente dieci volte.
Quei casi in cui non si sa se celebrare di più il retrocomputing o la sua interpretazione moderna.