Passati cinque anni dall’ ingresso controvoglia in casa di una stampante HP, non avrei niente da dire.
AirPrint, ma lo scrivevo già, ha reso trasparente l’interfaccia; c’è da stampare, stampo.
L’apparecchio rimane un massacro della privacy: vuole sapere tutto della rete di casa, pretende che vi si acceda tramite l’app per qualunque cosa diversa dallo stampare.
I dark pattern sono quelli noti da sempre: è da maggio che la stampante segnala il toner in esaurimento. Non abbiamo tutta questa produzione di stampa e quindi sarà anche per questo, tuttavia entriamo in ottobre e ancora il toner in esaurimento continua a produrre pagine.
Tutto già assodato. C’è una cosa che però mi dà il mal di testa, ancora.
In HP la stampante è diventata il nucleo di un sistema di profilazione e vendite di materiali di consumo. Anche questo lo si diceva cinque anni fa.
Svelo una fetta della mia privacy: della scarna produzione di stampe in casa mia, la parte del leone la fa la scuola.
Cinque anni dopo, primogenita dispone di un terminale proprio. Un pezzo per volta, in modo che possa ambientarsi e diventare gradualmente autosufficiente per le cose di scuola, installo le app che le servono, con calma, passando a quella seguente solo quando la precedente è metabolizzata. L’infame registro elettronico, (nella mia scuola) Google Classroom, l’account di posta Gmail sempre della scuola, svariate versioni elettroniche di libri, varie ed eventuali.
HP vuole sapere tutto della mia rete, eppure vigliacca se permette a mia figlia di stampare dal suo iPhone, come altrimenti posso fare dal mio. Non capisco; dovrebbe farle gola. Nel contempo, che sappia quante pagine stampa primogenita per inglese o italiano, mi preoccupa zero.
Ed è la stessa difficoltà di cinque anni fa, quando toccava invece alla coniuge accedere alle risorse di stampa autonomamente.
Vogliono vendere, vogliono profilare e azzoppano gli ambiti dove sono riusciti a fare arrivare una stampante. Siamo in quattro ad avere l’esigenza teorica, difficile dire a priori che si tratta di una famiglia anziché un piccolo ufficio, per dire. Ma niente.
Studierò qualche trucco e intanto non mi chiederò perché HP, un tempo ai vertici del mercato, con idee a volte innovative e prodotti a volte interessanti, sia diventata una oscura fornitrice di apparecchi anonimi. Si capisce.
Quello che non capisco è se ci sono o ci fanno.