Nasceva oggi, nel 2010, LibreOffice.
Il blog di The Document Foundation ha celebrato l’anniversario con un bel post di Italo Vignoli, persona rara oltre che pioniere della rivoluzione nell’ambito dell’open source che è stata The Document Foundation. Anzi, una rivoluzione e una preveggenza:
Siamo orgogliosi di questo traguardo perché dimostra che il modello di governo scelto nel duemiladieci – e criticato da molti – nel quale una fondazione controlla il patrimonio di sviluppo e si occupa dell’infrastruttura intanto che nessuna singola azienda può controllare la community, era il migliore per il progetto.
Questa era la rivoluzione e si deve aggiungere che non a tutti i progetti software open source è andata altrettanto bene. E la preveggenza:
Questa solidità conta oggi come e più che nel duemiladieci perché il dibattito sul software per ufficio si è spostato dalle licenze e i costi di implementazione alla sovranità digitale. È un concetto che abbiamo propugnato per oltre vent’anni, persino da quando OpenOffice.org ha iniziato a usare il formato di file standard ODF (Open Document Format).
Ovviamente la preveggenza è tutt’altro che tale e il consiglio di amministrazione di The Document Foundation è composto da persone prive di poteri paranormali. Invece, le stesse persone hanno teorizzato, compiuto, valorizzato scelte che a distanza di vent’anni si dimostrano più attuali e pressanti che mai.
Qui a destra c’è un link per iscriversi a LibreItalia: da usare.
LibreOffice chiede soldi facoltativamente a ogni scaricamento. Una volta, una, lasciamo giù una cifra misera e infima; fa un bene enorme alla causa del software libero e dei formati aperti.
Non importa quando possa contare il nostro voto simbolico a LibreOffice: deve contare per noi e per la nostra consapevolezza. Si ha anche qualcosa da dire quando la conversazione vira sui monopoli, le Big Tech, l’enshittification, il digitale cattivo. Teniamo l’informatica come promessa di fronte a chi vuole farla passare per truffa.