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6 set 2026 - Software Internet education

L’altra faccia degli accordi

La mia esperienza risuona, è proprio il caso di dirlo, con quella di un programmatore:

Non so suonare uno strumento. Ho provato più di una volta e ogni volta sono riuscito a produrre i suoni giusti senza comprendere perché erano i suoni giusti.

Niente sostituisce lo studio né scusa l’ignoranza; semplicemente si scelgono priorità e ne godiamo i frutti, pagandone i prezzi. Le cose che non so fare sono quelle che ho messo dietro ad altre cose. Se avessi messo il tempo dedicato al mio blog nell’imparare uno strumento sarei ora probabilmente capace di suonare. Ma vale per la patente aeronautica, la chimica organica, la conoscenza del tagalog, la fotografia astronomica e chissà quante altre cose. È più importante avere coscienza di quello che si è scelto ed esserne contenti. O, in caso contrario, cambiare percorso.

Il programmatore ha fatto qualcosa di più interessante che sproloquiare, comunque: ha scritto una pagina Teoria musicale per programmatori. La musica ha una base fisica. Possiamo descrivere la fisica con la matematica e possiamo esprimere la matematica attraverso la programmazione. Il gioco è fatto: quello che possiamo imparare con davanti una tastiera musicale, ordinaria oppure visionaria come quella di ieri, forse possiamo impararlo scalando la montagna dal versante opposto e così capire il senso della musica attraverso il codice.

L’approccio è rispettoso e producente, semplice e gradevole, corretto per quanto mi è dato di capire. Mi spingo anche verso l’eresia: abbondano gli snippet di codice, in JavaScript, e il codice è pulitissimo, ecco che mi scappa il doppio senso, armonico. C’è molta interattività per constatare direttamente le conseguenze di una affermazione e solidificare l’acquisizione delle nozioni. Come al solito, tirare fuori informazione come questa nelle scuole avrebbe un valore straordinario. L’insieme è molto piacevole, eccolo qui il doppio senso banale, quasi musicale.

Si passa dalla teoria vera e propria anche a una spiegazione (base) della notazione e si conclude con un paragrafo trasparente e onesto: Che cosa ancora non capisco. Non si diventa musicisti attraverso JavaScript (o qualunque altro linguaggio di programmazione universale). Anche se si può capire bene la base di tutto e, magari, da lì, fare progressi.

Alla fine si incontrano due altre risorse web per proseguire se la strada interessasse. Valgono la pena e permettono anche di proseguire verso approfondimenti ulteriori. La magia del web, dell’ipertesto, in forma adamantina.

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