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5 set 2026 - Hardware

Una tastiera poco nota

Due pazzi, Tali Sieman Terpstra e Dylan Horvath, hanno rivisitato la tastiera musicale convenzionale da ottantotto tasti in base a tutta una serie di considerazioni che derivano dalla suddivisione delle ottave in dodici parti, per come l’ha organizzata in Occidente Johann Sebastian Bach.

La Terpstra Keyboard (nessun rapporto con lo sviluppatore di casa da queste parti), a vederla, è un coacervo di duecentottanta tasti esagonali, che possono cambiare colore e che possono accomodare qualsiasi struttura musicale, dalla nostra alle tradizioni indiane, arabe, giapponesi, cinesi e quant’altro.

Un’analisi a mente fredda dell’oggetto si rivela davvero sorprendente. Uno dei video presenti sul sito racconta con chiarezza totale come sono nate le tastiere convenzionali: dalla necessità di avere una raggiungibilità e una distanza ottimale dei tasti da parte degli esecutori. Sono raggiungibilità e distanza che hanno portato alla soluzione dei tasti bianchi e di quelli neri inseriti a mezza altezza.

Una serie di passaggi logici porta agli esagoni, disposti in forma da risultare il più possibile naturali sotto le dita del pianista. Di ottava in ottava, gli stessi tasti sono situati su un unico asse orizzontale e hanno la stessa altezza fisica: un parametro inedito che aggiunge ulteriore feedback.

I colori personalizzabili, tasto per tasto, permettono di creare schemi riconoscibili; i duecentottanta tasti, se pensiamo al sistema occidentale, mettono a disposizione l’intera gamma di toni e semitoni su tutte le ottave.

All’inizio è un caos che disorienta; provando, tutto diventa subito molto più chiaro, specialmente per chi ha qualche nozione musicale superare all’ascolto di Spotify. Un clic e ci si ritrova con una rappresentazione funzionante della tastiera dentro il browser. Su Mac funziona a perfezione, peccato che manchi l’audio su iPad (può darsi che tralasci io qualche accorgimento).

Una volta raggiunti gli obiettivi di finanziamento, la Terpstra Keyboard costerà moltissimo, probabilmente tra i duemila e i tremila dollari, più la spedizione, non banale. Nella mappa mondiale dei finanziatori appare anche un contributo da Torino, per curiosità. I progettisti assicurano che, qualunque forma completa assumerà il software di bordo, a livello hardware la tastiera si comporta ineccepibilmente con i segnali MIDI e pertanto può controllare qualsiasi altro strumento o apparato compatibile.

Non penso che cambierà di molto lo scenario mainstream delle tastiere musicali. Però si tratta di un bell’allenamento per la testa. La tecnologia disponibile oggi – al singolo, cosa importante – consente alla competenza e all’intraprendenza di imboccare strade incredibili, cui alla lettera è difficile credere, per chi resta convinto che non sia più possibile inventare.

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