C’è chi parla della conservazione del software e c’è chi agisce con eleganza, con capacità e con l’universalità dell’accesso.
Il programmatore che quest’estate ha creato il player Stacks per vedere oggi quanto creato quarant’anni fa con HyperCard e di recente ha allietato i cuori dei nostalgici del salvaschermo Lunatic Fringe tramite la app Lunacy, ha completato questa simbolica trilogia con Afterglow, un riproduttore dei moduli salvaschermo di After Dark, a partire ovviamente dai mitici tostapani volanti di Flying Toasters, oramai un elemento fondante della cultura pop.
Afterglow sta attento a preservare la velocità originale dei moduli (nelle emulazioni c’è spesso un problema di lentezza o frenesia di esecuzione) e ha portato l’installazione dei moduli sull’interfaccia più semplice possibile: nella pagina di apertura della app c’è un riquadro nel quale trascinare i moduli di After Dark desiderati.
I moduli originali, compilati per i 68k dei Mac di quel tempo, non c’è nessun problema.
Il legittimo (se appropriato, dopo tutti questi anni, è un altro discorso) rispetto del copyright fa sì che Afterglow non possa né voglia contenere di suo i moduli: sta all’utilizzatore recuperarli dai suoi vecchi dischi.
Per fortuna una organizzazione che si occupa di conservazione del software qualche ordine di grandezza più in alto, Internet Archive, mette a disposizione gran parte dei moduli creati per After Dark, sia versione dopo versione, sia per genere. After Dark aveva creato un sottomercato sorprendente di salvaschermo a tema.
Con saggezza, un altro riquadro nella pagina di apertura di Afterglow porta direttamente alla pagina rilevante di Internet Archive e non c’è altro da dire.
Universal Binary, buono per Intel, buono per Apple Silicon, presumibilmente funzionante per almeno una decina di anni da oggi. Costo: assente.
Ho provato, installato, attivato il salvaschermo di sistema: l’esperienza è praticamente perfetta, i vecchi moduli di After Dark 1.0 fanno tenerezza eppure testimoniano la potenza di una creatività che aspettava solo un po’ più di colore e di risoluzione per dispiegarsi.
Meno allarmi per la conservazione del software, più maniche rimboccate. Si crei piuttosto un fondo che finanzia l’adeguamento di vecchi software da parte dei programmatori indipendenti, con vincoli di qualità. E invece dei musei con le macchine spente, vogliamo musei con le macchine accese; e fuori dai musei, emulatori, riproduttori, adeguamenti della base del codice, per conservare in direzione del progresso. Volendo, Afterglow si installa come modulo di salvaschermo su macOS: la carica dei tostapani da sistema, come nel millenovecentonovanta. Possiamo parlare di software, di retrocomputing, di vintage; in una situazione come questa, io parlo di cultura.