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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

13 lug 2026 - Software

In cima alla pila

Almeno per il momento, anche se non tratterrei il fiato, gli appassionati che rimpiangono HyperCard devono vivere in modalità revival. Per quanto di tanto in tanto salti fuori un progetto che direttamente o indirettamente intende sfruttare i concetti che hanno ispirato il lavoro di Bill Atkinson, niente sfonda o convince al punto di scavalcare l’originale.

C’è tuttavia modo e modo di fare revival. Probabilmente il migliore, al momento, è Stacks, una app come si deve, creata per edizioni moderne di macOS (da Ventura in avanti).

Niente emulatori, niente trucchi: Stacks legge gli stack originali HyperCard, da disco oppure da Internet Archive, con tanto di sonoro.

La app è curata, anche nella tipografia, consente la navigazione da uno stack a un altro, a oggi è l’ambiente che io sceglierei sopra a qualunque altra alternativa per riscoprire la produzione che avvenne durante l’epoca di HyperCard.

Con tutto questo, è possibile che la fruizione risulti parziale o insoddisfacente. Il Martin Mystère Database di Alfredo Castelli non parte. In cerca di fortuna, di Enrico Colombini e Chiara Tovena, funziona solo con i personaggi precotti già inseriti nello stack. L’avventura sembra comunque perfettamente giocabile, una volta partiti.

Siamo sempre lì: Stacks non possiede gli strumenti per creare nuovi stack. Il formato ha un posto nella storia e si fonda su un concetto affascinante. La resa è impagabile, ancora adesso. Il feeling di usare un bello stack è delizioso. Ma oggi, se la voglia è quella, si fa un ipertesto per il web.

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