Che probabilità di sopravvivenza può avere un paesino di millesettecento anime situato sopra un cocuzzolo qualsiasi sul lato marchigiano del confine con la Toscana, in uno scenario di intenso declino demografico?
Ci sono appena stato. Il paesino ha una storia che viene valorizzata in modo intelligente e fruibile; un museo inaspettato, piccolissimo ma imperdibile; una macina da guado (roba da specialisti della storia del blu, non è importante approfondire, basta fidarsi); un vicolo ebraico conservato e restaurato; una sorgente di acque sulfuree con parco annesso e altro ancora. Il percorso conta undici punti di interesse.
Dentro il palazzo del municipio c’era un bar onestissimo, mandato avanti da giovani adulti; i paesini sono tipicamente popolati da vecchi, più qualche famiglia e relativi bambini. Qui la piramide demografica è parsa in quel momento equilibrata.
L’unico modo in cui un posto così ha possibilità di sopravvivere è fare sapere che esiste. Senza un sito ben fatto (e ovviamente altro, ma sono le basi) non sarei mai arrivato a provare la gita.
Andrà sempre peggio e la rete sarà sempre più indispensabile, per una piccola comunità. A dispetto di quelli che il digitale è il diavolo perché una volta si stava meglio anche se si stava peggio.