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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

1 lug 2026 - Internet Software

Ci sono milioni e milioni

Ci sono milioni di cui si parla spesso, come i centocinquanta con cui nell’anno della crisi Microsoft ha acquisito azioni Apple senza diritto di voto e con quelli, secondo la vulgata, avrebbe salvato Apple. (Rimango convinto che fecero molto più gli annunci di Office ed Explorer, compreso l’annuncio dei milioni, della liquidità, ma ognuno ha le sue fisse).

A leggere Steve Jobs. Gli anni dell’esilio (qui recensito) si può scoprire di un salvataggio di NeXT effettuato da Canon, nell’ordine di quaranta milioni di dollari.

Ci sono altri versamenti interessanti dei quali si è parlato poco, come i duececentoottanta milioni versati da Microsoft per assicurarsi il monopolio di DR-DOS e soddisfare i giudici.

La storia è diventata nel dominio pubblico nel duemilanove e credo che quello linkato sia l’unico rilancio degno di nota.

Negli anni ottanta il pioniere Gary Kildall, dopo avere creato il sistema operativo del disco CP/M, avanti su qualsiasi concorrenza, fondò Digital Research per mettere a punto DR-DOS, un sistema ancora più avanzato e soprattutto concorrente di MS-DOS di Microsoft.

Microsoft lavorava per pubblicare Windows 3.1 e, dai documenti interni emersi a causa del processo, riconosceva la vasta superiorità di DR-DOS su MS-DOS; contemporaneamente, si prefiggeva di fare in modo che, sotto Windows, le persone avessero solo MS-DOS e non concorrenza.

Nel frattempo Novell aveva acquisito Digital Research e pompava denaro nello sviluppo, con l’intento di surclassare MS-DOS.

L’idea di Microsoft fu inserire in una beta di Windows 3.1 codice cifrato (onesti fino all’ultimo) che, se riconosceva la presenza di DR-DOS nel sistema, attivava un interrupt del processore e Windows 3.1 si bloccava con un errore.

Gli sviluppatori Digital Research / Novell erano casualmente esclusi dal programma beta.

Tutti i collaudatori riferirono di questo problema con DR-DOS che bloccava Windows. Nessuno si accorse o volle accorgersi di quello che succedeva e, nel dubbio, la soluzione era solo una: optare la certezza di funzionamento di MS-DOS e pazienza se era inferiore.

Quando uscì Windows 3.1 in versione pubblica, Novell rimediò al problema con poche righe di codice. La soluzione era banalissima e questo avrà importanza dopo. Nel mentre, qualunque PC sulla piazza si avviava con MS-DOS e, chi avesse voluto provare un’alternativa, avrebbe dovuto spendere denaro extra e puntare su un cavallo di cui tutti avevano fatto notare il problema.

La montagna da scalare era un picco e nel millenoventonovantasei Novell vendette DR-DOS a Caldera.

Nel millenovecentonvantadue, tuttavia, un ricercatore aveva scoperto tutto. Per gli standard di oggi, una cosa quasi ridicola: poche centinaia di byte di linguaggio macchina cifrato con XOR. Si trattava però di codice automodificante e il tutto, all’inizio degli anni novanta, era roba da esperti.

Caldera intentò causa a Microsoft per violazione delle leggi antitrust. L’azienda di Bill Gates cercò di difendersi con motivazioni di tutela della sicurezza del sistema dal malware, solo che le email interne raccontavano chiaramente le intenzioni a monte. Fosse anche stata una questione di sicurezza, a DR-DOS sarebbero bastate poche modifiche minori per stare in regola.

Microsoft offrì a Caldera una transazione amichevole, che venne accettata. Il monopolio software assicurato su centinaia di milioni di PC in cambio di duecentoottanta milioni, meno di un dollaro a macchina, cinque anni dopo il misfatto e senza la minima consolazione per Gary Kildall, mancato da due anni, né – per quello che poteva valere – a Novell.

Magari un giorno si parlerà spesso e volentieri anche di questi milioni. La storia è istruttiva.

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