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22 giu 2026 - Internet

Il libro dell’esodo

tl;dr: Steve Jobs - L’esilio, di Geoffrey Cain, edito da Egea, è il libro da leggere per conoscere gli anni che Steve Jobs ha passato fuori da Apple.

Egea è stata gentile nell’inviarmi una copia e, giorno dopo giorno, mi sono ritrovato prima semplicemente interessato e poi avido di arrivare in fondo, nonostante la storia di Jobs mi sia nota. Non mi era così nota.

Intanto si sono mosse persone più che competenti in materia e che hanno vissuto esperienze di prima mano. Geoffrey Cain, scrittore e giornalista di buona fama statunitense, ha scavato dentro le fonti disponibili (a partire dagli Steve Jobs Archives) e coinvolto anche protagonisti storici di primissimo piano, come Dan’l Lewin, collaboratore chiave di Steve Jobs in NeXT, e Ed Catmull, personaggio di primo piano del boom di Pixar e testimone importante di quella parte della storia, su cui c’è sempre stata meno attenzione e che, si scopre, ha influito. Queste persone hanno lasciato rispettivamente una prefazione e una postfazione di loro pugno; le persone interpellate e di cui si trova traccia nella narrazione sono decine. Il lavoro di documentazione è stato capillare.

Nell’edizione italiana compare anche un saggio di Diego Piacentini, manager di Apple dal millenovecentoottantasette al millenovecentonovantanove con responsabilità importanti, a culminare con la responsabilità di Apple Europe. Piacentini è una persona di spessore, più che titolata a parlare dell’intreccio tra Jobs e Apple mentre Steve è stato assente e dopo il suo ritorno, anche da un punto di vista umano. Ho due ricordi personali della sua presenza, a una pizzata milanese del PowerBook Owners Club e a un evento sulle colline marchigiane organizzato da Settimio Perlini, in cui si mostrava – tra altre cose – il primo iBook. Una disponibilità e una personalità davvero rare.

Da pennivendolo, mi sento tenuto a completare le premesse attorno al libro con la traduzione di Marianna Grimaldi, che non ho il piacere di conoscere, ma che ha svolto un lavoro eccellente. La lettura scorre fluida, con tono sempre appropriato. A scriverlo è un presuntuoso che legge il più possibile in inglese e tende a infastidirsi facilmente con le traduzioni, quindi il complimento è doppio.

L’apparato fin qui descritto circonda una narrazione scandita e capillare degli anni, appunto, dell’esilio di Steve Jobs, che inizia con la sua estromissione da Apple e si conclude con la sua disponibilità a diventare iCEO, amministratore delegato ad interim, di Apple, dopo avere incoraggiato alle dimissioni il volonteroso ma inconcludente Gil D’Amelio per intraprendere il lavoro di risanamento e razionalizzazione che salveranno Apple e, a partire da iMac (una tappa decisiva, anche in virtù di un aneddoto importante e altrimenti sconosciuto), la proietteranno verso un futuro che oggi diamo per scontato e nel 1997 pareva una favoletta per bimbi sprovveduti.

Uno dei capitoli si intitola Il viaggio dell’eroe e ci sta tutto, perché in fondo la vita di Jobs dopo e prima di Apple è stata la classica vicenda di chi perde tutto per poi ritrovarsi e procedere alla riconquista di ciò che fu suo. Ho titolato il mio post Il libro dell’esodo perché, nel leggere, mi è una venuta in mente una derivazione classica del viaggio dell’eroe che è il percorso di sofferenza e purificazione nel deserto, sostenuto per esempio dal popolo ebraico in fuga dall’Egitto dei faraoni, ma anche da Cristo che proprio nel deserto va a digiunare per purificarsi e resistere alle tentazioni.

Jobs non ha scelto un deserto, ma ci si trovava psicologicamente, dominato dalle proprie ossessioni per il micromanagement, il design, la qualità, la tecnologia avanzata, senza alcun contrappeso a riequilibrarle nella sua azione quotidiana.

Ossessioni che ha portato sotto forma di vere e proprie tentazioni in NeXT, dove inizialmente ha inteso ricreare la Apple che non aveva potuto sviluppare a Cupertino, con l’aiuto iniziale di transfughi dalla società sottratti in modo poco limpido. Tutti i tratti che danneggiavano la sua opera in Apple – il poco rispetto per le persone, l’indifferenza alla realtà tecnologica effettiva, la convinzione che il mercato si sarebbe conformato alla sua idea qualce che fosse, il campo di distorsione della realtà fine a sé stesso senza un prodotto solido dietro – sono tornati in NeXT, semmai amplificati dalla sua posizione di deus ex machina senza la quale non era nemmeno chiaro che cosa potesse essere prodotto e a chi potesse essere venduto. Posizione peraltro ondivaga e ambigua, perché lo stesso Jobs cambiava le carte in tavola in funzione di chi metteva denaro o portava promesse di vendita.

Gli anni di NeXT (nome non inventato da Jobs) fluiscono nel deserto della grande tentazione del Computer Perfetto, cui tutto viene sacrificato. L’inseguimento continuo di specifiche futuristiche, dell’anticipo tecnologico, della cura assoluta per il dettaglio a scapito del quadro di insieme gonfiano il prezzo oltre qualsiasi promessa, rallentano lo sviluppo, provocano paradossalmente ritardo tecnologico, legittimano agli occhi di Jobs spese insostenibili. Mentre le sue persone fanno i salti mortali per riuscire a trovare una via alla fattibilità, a trovare o a conservare clienti, fare quadrare i conti, tessere rapporti producenti oltre le alzate di ingegno del fondatore, pronto a licenziare senza troppi riguardi chi non creda nell’Idea.

Il libro ricostruisce la situazione con sapienza giornalistica, nel dispiegarsi di capitoli che ricostruiscono situazioni, riunioni, periodi, incontri, imprevisti in modo scandito e avvincente. Sappiamo tutti ovviamente quale sia il finale, ma il modo in cui ci si arriva conquista capitolo dopo capitolo, grazie alla ricostruzione dei personaggi, all’accuratezza del quadro informativo, alla minuzia delle fonti. Non c’è un attimo di noia eppure manca completamente il tono sensazionalistico; ogni capitolo termina in maniera compiuta, con un cliffhanger educato e discreto che chiama a leggere subito il successivo, anche perché la lunghezza è quella giusta e un prolungamento del tempo di lettura ci sta.

Lentamente scopriamo che il lieto fine avrebbe anche potuto non esserci. Che a un certo punto Jobs si era alienato tanti finanziatori, amici, clienti, collaboratori, contatti autorevoli. Che piuttosto di ammettere di trovarsi su una strada sbagliata staccava assegni dal proprio conto personale, con cui chiudeva falle, garantiva prestiti, continuava a spendere sopra le possibilità aziendali, forniva ossigeno a una NeXT moribonda. Oltre che a una Pixar che lavorava al futuro ma aveva bisogno di tempo, fiducia e naturalmente fondi.

L’entità dell’esborso personale di Jobs per tenere in vita NeXT nonostante tutto è un altro dei tanti particolari inediti o misconosciuti che emergono dal libro.

Tra i quali, tuttavia, anche la generosità sconfinata verso collaboratori di NeXT in gravi difficoltà familiari; qualcosa che lui voleva rimanesse un fatto privato e pure costituisce uno dei cambiamenti che man mano, nonostante tutto, mostrano la purificazione dell’animo dell’eroe durante la sua inizialmente autodistruttiva traversata.

Si è detto molto poco finora, rispetto ad aspetti più prevedibili, del Jobs marito e padre di famiglia, capace di ascoltare un collaboratore e persino dargli ragione. Steve Jobs - L’esilio fa giustizia e apre finestre importanti su questo, da cui varrebbe anche la pena di intraprendere discorsi sulle qualità che occorrono a un manager e sulle esperienze da vivere nella vita… ma non era questo il punto.

Di racconto in racconto, di conversazione in conversazione, si arriva a vedere lo Steve che rifonderà Apple. Certo non snaturato, capace comunque di cacciare due consiglieri di amministrazione perché non lo contraddicono mai; ma equilibrato, pragmatico quando serve, consapevole di quanto sia importante la fiducia verso i collaboratori, due dei quali – Avie Tevanian e Jon Rubinstein – saranno protagonisti della rinascita di Apple così come lo erano stati per l’hardware e il software di NeXT.

Questo libro contiene una narrazione puntuale e rigorosa, ma c’è una concentrazione enorme di aneddoti che non voglio svelare e che insaporiscono ogni paragrafo. Che cosa ha determinato il successo di iMac, un particolare inedito sullo sviluppo del videogioco Doom, il tentativo di bruciare una carcassa di NeXTCube per una copertina, il rapporto di Jobs con Larry Ellison di Oracle; sono davvero solo pochi esempi.

Ho letto tutto con curiosità iniziale e gusto progressivo, nel giro di alcuni giorni, in accelerazione; più mi avvicinavo al finale, più volevo vedere come andata a finire. Sono rimasto appagato e raccomando la lettura.

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