Se bastasse la consapevolezza che i social sono meccanismi cattivi condotti da gente cattiva avremmo già risolto e archiviato un sacco di discussioni e problematiche.
Il tempo presente chiede pensieri più articolati. L’esperienza social se ci accontenta del default va così; eppure i meccanismi originali, che davano un senso al concetto e introducevano un modo in più per rapportarsi con la società, sono ancora lì. È questione di andare oltre il default.
Durante la mia pausa social volontaria, per dire, mi sono mancati i lunghi post di Walter Quattrociocchi, docente della Sapienza e molto coinvolto nel tema decisamente attuale di come l’epistemia (il confondere la verità con una sua rappresentazione plausibile) agisce nel dibattito sull’intelligenza artificiale.
Post come questo per me sono preziosi in quanto facilmente accessibili e di alto livello, firmati da una figura di cui si possono mettere in discussioni le argomentazioni ma non la preparazione o l’autorevolezza.
E qui Facebook svolge un ruolo di diffusione immediata cattivò quanto si vuole, ma indubbiamente efficace.
Come certi veleni, dipende dalla dose e da come li si maneggiano, per ricevere dai social informazione e conoscenza invece di rumore di fondo e perdite di tempo.