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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

3 giu 2026 - Internet

Praticamente nessuno

Meta ha deciso di tracciare tutte le attività informatiche dei propri dipendenti, dai movimenti del mouse fino a quelli degli occhi, allo scopo di addestrare qualche propria presunta intelligenza artificiale su come si verifica l’interazione fisica tra umano e computer e i dipendenti stessi non ne sono entusiasti, al punto di convincere l’azienda a indietreggiare di qualche centimetro per concedere delle esenzioni e consentire qualche pausa.

Più che l’acquisizione in sé, che è fastidiosa e però evidentemente è anche permessa da qualche clausoletta in contratti molto lucrosi, o quantomeno non espressamente vietata, colpisce l’attrito generato per riuscire ad avere un livello minimo di opt-out. A Meta non bastano volontari; vuole la sorveglianza a tappeto.

Ed è disposta praticamente a tutto pur di non lasciare indietro neanche un input.

Prendiamo gli Smart Glasses. I ciberocchiali sono dotati di un led che segnala la registrazione in corso: una misura elementare di tutela si chi si trovi nel raggio di azione degli occhiali.

Ma su Internet esiste sempre la possibilità di abusare di una funzione e non stupisce che si trovino servizi per disattivare il led, in cambio di una cifra modica.

C’è da avventurarsi nel dark web? Ma no! si va nel Facebook Marketplace. Meta dà modo senza problemi di disattivare una funzione di sicurezza di un proprio apparecchio, così che si possano raccogliere dati di terzi in modo abusivo.

Mica è volontario, eh. Basta lasciar correre, un po’ come Automattic con i plugin di WordPress. L’assenza di cura e di vigilanza fanno risparmiare risorse e pure sviluppare il business. E se qualcuno abusa degli Smart Glasses, pazienza, son tutti dati in più. Che mica avevano chiesto loro, perbacco; sono arrivati da soli.

Alla fine i social diventano quello che gli permettiamo di diventare. Ci sono diverse fonti di informazione qualificate e approfondite che, quando ho volontariamente spento Facebook per sei settimane, mi sono mancate.

Non consiglierei a nessuno di rinunciare a una risorsa utile, anche se la gestisce Meta. Invece consiglio di farla diventare utile tramite una selezione spietata e continua delle fonti, primo; secondo, esorto con forza a compulsare maniacalmente le funzioni di protezione della privacy di Facebook e compagnia, per selezionare la configurazione con la tutela più paranoica e diffidente possibile. Le funzioni ci sono, Meta ha dovuto inserirle; semplicemente, conta sul fatto che praticamente nessuno ne fruisca.

Occupare il ruolo del praticamente nessuno è vantaggioso.

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