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2 giu 2026 - Internet

In tutta coscienza

Ho finalmente terminato la lettura di Come il cervello crea la nostra coscienza di Anil Seth e lo raccomando di tutto cuore, anzi, in tutta coscienza come lettura estiva qualificata per l’estate.

La lettura risulta di estrema rilevanza in un tempo nel quale si discetta di intelligenza e di coscienza e, nell’ignoranza di qualsiasi metodo scientifico, si inverte l’onere della prova per assegnare la coscienza, l’intelligenza, tutto e il suo contrario, a qualsiasi costrutto mentale o fisico a piacere, con la scusa che non esiste una definizione di coscienza e quindi tutto può essere definito cosciente.

In realtà è chi muove l’affermazione ad avere l’onere di doverla provare. Leggere Seth è un buon antidoto contro il liquame intellettuale che circola a fiumi.

È vero che non esistono definizioni conclusive di intelligenza e – soprattutto – di coscienza. È altrettanto vero che intelligenza e coscienza NON si sovrappongono. Quando cominciano i deliri sulle intelligenze artificiali che capiscono, sentono, costruiscono internamente rappresentazioni di concetti non esistenti nella loro base di addestramento e altre fregnacce, rinfresca ricordarsi che la discussione può tutt’al più riguardare l’intelligenza ma la coscienza è tutt’altra cosa. E le pagine dedicate da Seth alla tematica sono un elisir, scientificamente rigorose e attente a non escludere nulla che non possa essere escluso, allo stesso tempo con una opinione chiara e motivata, differente da l’ho chiesto a ChatGPT e lui mi ha risposto di sì. Seth è convinto che la coscienza sia connessa all’esperienza della vita (e per questo gli studi tendono ad attribuire coscienza, o almeno una forma della stessa, a molte classi di animali), ma aperto all’idea che la coscienza sia riproducibile via software. Argomentazione cui aderisco con entusiasmo e che rappresenta oggi pura teoria, perché nessuno dei sistemi che usiamo oggi si avvicina minimamente neanche a sollevare il dubbio. Giusto per mettere in chiaro.

Addentrarsi nel tema, che è controverso e difficile, con questo libro è un piacere. Seth presenta ovviamente e sostiene il proprio punto di vista, però lascia spazio, cita, ricorda, presenta le posizioni differenti nel campo. Riesce a usare un linguaggio amichevole e chiaro – ho letto in italiano e la traduzione è veramente ottima – e a descrivere un percorso compiuto in un tempo ragionevole. Il testo scorre intenso ma leggero, alla teoria si alternano materiale fattuale ed esperienze di vita, non occorre un retroterra matematico universitario.

Il tema della coscienza è ancora vastamente misterioso e articolato. Da questo libro si esce con un quadro chiaro della situazione degli studi scientifici e una conoscenza più che ragionevole su quello che per lui è il quadro di insieme.

Non mancano riferimenti storici, incursioni in campo filosofico, aperture a opinioni contrastanti. La bibliografia è monumentale e rispecchia una carriera ultraventennale. La sua reputazione è specchiata ed è stato intervistato, con vari altri ricercatori, in un recente articolo di Scientific American che può rappresentare un primo approccio all’argomento prima di approdare al libro.

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