È una soddisfazione potersi permettere un giorno di tirare in ballo la Chiesa cattolica e il giorno dopo chiamare a raccolta i sapienti che passano da queste pagine, per sciogliere un dubbio che mi viene dal profondo dell’animo e non a caso.
Il fatto è che, dopo tanti anni di gioco di ruolo e di interessi tangenti alla programmazione, ho sempre avuto un debole per le tematiche della randomizzazione e del caso. E ora leggo su una testata autorevole che si sarebbe raggiunta per la prima volta la randomizzazione perfetta.
Creare una randomizzazione perfetta è sorprendentemente difficile. Perfino i moderni generatori di numeri casuali non offrono mai un risultato ideale; alcuni numeri possono apparire con frequenza leggermente maggiore di altri, a causa di piccoli errori sistematici. Per molte applicazioni non è un problema. Nella cifratura, tuttavia, persino le deviazioni più minuscole possono essere problematiche.
L’ho già raccontato; ancora imberbe, lasciai lo Spectrum acceso tutta la notte a plottare punti sullo schermo. Al mattino avevo capito che il generatore usato dal computer era casuale sì, ma pseudo.
Negli anni ho seguito la sfida dei fornitori di numeri casuali, a partire da random.org, che lavora sul rumore di fondo atmosferico e produce numeri casuali da ventotto anni. Gioco di ruolo su Roll20 e lancio dadi con il loro sistema QuantumRoll basato sulle fluttuazioni di potenza di un raggio di luce. QuantumRoll lancia anche più di duecentomila dadi tutti i giorni. mentre scrivo ne ha lanciati centosettantaquattromila e la media del valore è dieci virgola quattro nove cinque nove. Il valore teorico atteso, per un dado a venti facce, è dieci virgola cinque.
I ricercatori guidati da Renato Renner e Andreas Wallraff del Dipartimento di Fisica dell’ETH di Zurigo hanno dimostrato come si possa creare la randomizzazione perfetta per mezzo della fisica quantistica. I loro risultati rappresentano una pietra miliare in quest’area di ricerca.
Non ho sposato Random.org e non lavoro per Roll20. Sono dispostissimo a capire che nella loro produzione possano esserci errori di tolleranza praticamente impercettibili, in grado di complicare un’applicazione crittografica di valore scientifico. Ci mancherebbe.
Quello che non capisco – e qui vorrei mobilitare le persone di scienza e di tecnica – è come possano Renner e Wallraff sostenere di avere creato la randomizzazione perfetta:
Il nostro metodo ci ha permesso, per la prima volta, di creare numeri casuali che resteranno tali per l’eternità, non importa quali metodi analitici siano impiegati per verificare la randomicità.
Inutile entrare nel merito del metodo, altrimenti impressionante per raffinatezza, tecnologia, effetti quantistici eccetera. Invece: prevedere che un numero resterà random non implica una previsione sull’uscita dei prossimi numeri? E quindi la negazione stessa del concetto?
So che passerò la nottata attaccato a Meta Math! The Quest for Omega, che c’entra fino a un certo punto ma ha contribuito a formare in me la convinzione che rappresentare la casualità perfetta sia un obiettivo elusivo.
Come fanno a Zurigo a sapere che il prossimo bit sarà perfettamente random e che, quindi, l’altro bit sarebbe stato sbagliato e dunque non può uscire?
Aiutatemi. Chiedo per un mio amico, immaginario, che stanotte vorrebbe dormire.