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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

29 mag 2026 - Internet

L’orbita bassa è una severa maestra

MacDailyNews ha un bel resoconto dell’accaduto e delle implicazioni nell’incidente che ha provocato la distruzione di un vettore New Glenn facente capo alla New Origin di Jeff Bezos.

Nei programmi spaziali privati, che sono con una visione lunga ancora agli inizi, ogni tanto salta per aria qualcosa. Stavolta il qualcosa è più grosso; a quanto pare, la rampa di lancio è stata gravemente danneggiata e, primo, era l’unica al mondo capace di lanciare New Glenn; secondo, a parte la spesa, servono sette mesi per costruirne un’altra.

Se fossero solo questiono personali di Bezos si potrebbero fare spallucce; invece il lancio era un test per una missione successiva che avrebbe dovuto piazzare in orbita un quantitativo consistente di satelliti per la connettività.

E qui si arriva al fatto che, tra gli altri, anche Apple dovrà rivedere i propri calendari di annuncio di nuove funzioni, o estensioni di funzioni note, di connessione satellitare. Perché Apple ha accordi con Globalstar e appunto con New Origin, il cui dispiegamento di nuovi satelliti avverrà con ritardo percettibile.

C’è anche il ritardo commerciale. New Origin è molto indietro rispetto a Starlink, al punto che già prima aveva chiesto alle autorità una rinegoziazione delle tempistiche allo scopo di mantenere la propria licenza.

Così può darsi che Apple debba rimuovere dalla presentazione di WWDC qualche ipotetico annuncio che altrimenti avrebbe arricchito l’evento. Può darsi che qualcuno scriverà bravi ma mancano progressi sulla connessione satellitare, ignorando – a volte scientemente – le notizie di cronaca. Può anche darsi che no, eh.

Si vuole dire che con la globalizzazione e l’interconnessione delle attività di oggi, una farfalla satellitare può battere le ali e provocare un uragano sulle funzioni di emergenza di iPhone.

Un’altra verità è che le imprese spaziali, anche se parliamo di satelliti in orbita bassa già presenti in decine di migliaia di esemplari, sono ancora allo stadio pionieristico, per quanto più avanzato di decenni fa. Non ci sono più scatole di latta inviate in orbita a scopo propagandistico, però scalare nei numeri e industrializzare lo spazio è un lavoro ancora bello lungo e pieno di imprevisti, come aveva già intuito qualche scrittore di fantascienza dei tempi belli.

MacDailyNews se la prende anche con Tim Cook, responsabile di essersi accordato con Bezos invece che con Musk, la cui Starlink va gonfie vele, continua ad aggiungere satelliti e ora inizia anche a fornire Wi-Fi sugli aerei di linea.

Potrebbe essere giusto lamentarsi. D’altro canto, se uno riesamina le news su Elon Musk a partire dalla seconda elezione di Trump alla presidenza USA, trova di tutto tranne che dell’affidabilità e della coerenza.

L’umanità nello spazio, dai satelliti in su, è un bene rifugio a lunghissimo termine per l’umanità stessa ed è meglio tifare perché anche New Origin si riprenda al meglio. Da lì passano anche dettagli importanti delle missioni Artemis, per esempio. Intanto, facciamo tesoro dei duri insegnamenti del fato.

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