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1 mag 2026 - Software

Doppio segno

Dopo avere espresso l’auspicio di avere un programma per lavorare nativamente in HTML, magicamente è apparso MarkEdit.

Non è il programma che ho (parzialmente) in testa, ma è sicuramente una base su cui costruirei volentieri. MarkEdit è votato a Markdown e i suoi menu e comandi servono a produrre codice MarkDown efficace.

È libero, è gratis e in vari settori offre un’esperienza più avanzata di qualsiasi altra alternativa, gratis o a pagamento. Non bisogna chiedere altro: non è BBEdit, non permette trasformazioni avanzate del testo, non è un ambiente di programmazione. Produce testo Markdown e lo fa molto bene, peraltro con un sacco di personalizzazione e arricchimento possibile, a partire dallo scripting per finire con i servizi di macOS. Il peso della app è minuscolo, lavora con file di qualsiasi dimensione ragionevole, è in pieno sviluppo, il sapore è quello del software Mac stellato. Suggerisco che gli si dia un’occhiata, anche se – come nel mio caso – non ci sono ragioni per contemplare una sostituzione.

In tutt’altro paradigma, Zed è arrivato alla versione 1.0. Ed è nato così:

Per creare un editor fondamentalmente migliore, abbiamo dovuto inventare un nuovo approccio per costruire software da scrivania. Il nostro editor precedente, Atom, esisteva sotto forma di fork di Chromium, inquadrato nel framework Electron. Electron alla fine è diventato la base di VS Code (che oggi viene forkato in un nuovo editor di codice con AI a settimane alterne). la tecnologia Web offriva un percorso semplice alla realizzazione di software flessibile, ma imponeva anche un tetto. Non importa quanto lavorassimo duro, non potevamo rendere Atom migliore della piattaforma su cui era stato costruito.

Gli autori di Zed hanno così fatto ricorso al linguaggio Rust e, nelle loro parole, hanno sviluppato il software nella maniera in cui si fanno i videogiochi.

Il risultato, ancora una volta, merita il sopralluogo anche in mancanza di interessi concreti, per cultura generale. Zed è una vera macchina per programmare, personalizzabile in modo maniacale al punto di essere quasi scientifico, come solo un programmatore duro e puro potrebbe volere, con prestazioni superlative e un approccio, appunto, di cui prendere nota a prescindere.

Il risultato è rumorosamente moderno e ammirevole, solo che la cura e il dettaglio sono così elevati da trascurare la piattaforma su curi gira l’editor. Zed si appoggia a una piattaforma, non si integra, con l’ambizione di bastare a tutto.

È anche gratuito fino a quando ci si accontenta di duemila code prediction al mese. In pratica, il programma usa l’AI per anticipare i desideri del programmatore, posto che il programmatore lo voglia. Non c’è imposizione, non c’è l’assurdo tentativo di farcire con l’AI qualsiasi virgola del computing quotidiano.

Due segni diversi di progresso. MarkEdit risolve elegantemente un singolo problema in modo semplice e pulito. Zed lo avrebbero chiamato una volta powerhouse, una possibile risposta omnicomprensiva al quesito di come accompagnare a livello di strumenti la propria carriera di programmazione. Due segni soprattutto lontanissimi dal mainstream bieco che viene offerto alla massa (di programmatori, ma è massa ormai pure quella).

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