Adesso che lo leggo, riesco in qualche modo a figurarmelo, come tutti quelli che sono bravi dopo. Prima non ne avrei avuto idea.
Si chiama Advanced Mac Substitute ed è una creatura di una concezione che magari non è nuova, ma non avevo proprio mai visto prima. Non è un emulatore di Mac OS 68k, ma un succedaneo. O meglio, un emulatore a metà, o meglio ancora qualcosa nel mezzo. Forse dovrei studiare la struttura del codice per capire meglio.
In sintesi, l’unica emulazione vera e propria è quella del processore. Tutto il resto, fino alla app esclusa, è rifattorizzato. Non c’è sistema operativo, non c’è la ROM dei Mac 68k. Ci sono routine scritte da zero che si nascondono dietro alle Api del sistema operativo e soddisfano le richieste in arrivo dalla app.
Significa che l’unica cosa a servire, per vedere in funzione l’oggetto, è la app. Non c’è un boot di sistema operativo, semplicemente un avvio della app che non sa di chiedere supporto a un set di routine ai suoi tempi inesistente.
Sul sito compaiono alcuni video dimostrativi. L’illusione è perfetta. A rigore non è un’illusione; l’applicazione è usabile e niente indica che dietro non ci sia un Mac di una volta.
L’unica cosa che serve del software originale è l’applicazione vera e propria. Tutto il resto è programmazione di adesso, regolarmente disponibile su GitHub.
Se pensiamo che, per esempio, di Mac Paint è stato pubblicato il codice sorgente, si capisce che lato retroconservazione questa è una novità interessante.