Relativamente a
ieri, aggiungo un
commento di François Chollet, che dal mio punto di osservazione è quanto di più vicino a un Hofstadter per i nostri tempi di ora.
Ove possibile, uso Bard. Quando non è possibile, uso ChatGPT (ma devo ancora provare seriamente Claude). Lo strumento esiste, ha le sue capacità e i suoi limiti, semplifica certe attività, è sprecato o stupido per altre, come tutti gli strumenti.
Se per caso parte il cervello, causa temperature estive, picco di stress, bisogno di spiritualità represso, illusione ottica, ingenuità conclamata, e si comincia a straparlare di comprensione, intelligenza, intenzione, imprevedibilità e quanto altro, o peggio ancora si fanno previsioni millenaristiche o apocalittiche, teniamo presente
quanto dice Yann LeCun che qualcosa ne sa e oltretutto tifa per l’intelligenza artificiale:
Sta per iniziare il mese di
WWDC e mi godo il perfetto silenzio su quello che verrà presentato durante il keynote.
Intendiamoci: se ne parla un sacco. Ma la chiacchiera ricorda il detto sull’araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Certo, il visore per la realtà virtuale; chissà, forse Mac Pro; o magari un MacBook Pro. Oppure M3, o un nuovo watch. E poi naturalmente i sistemi operativi nuova versione, gli sviluppatori sono lì per quello.
Da un po’ non dovevo prendere in mano
Google Analytics e avevo da recuperare un po’ di memoria operativa. Così ho lanciato Safari su Mac e non mi sono posto subito il problema di non vedere subito i menu che interessavano; dopo tanto tempo, chissà quante cose ha cambiato Google.
Certamente il design. Nuovo, filante, elegante, chiaro. Tutto più e meglio di prima (l’aspetto dell’Analytics cui sono abituato me lo ricordavo).
In riferimento a quanto
appena raccontato, va detto che si dovrebbe essere coraggiosi e provare software ardito, giovane, con approcci nuovi.
Bisognerebbe dare fiducia a
iA Presenter, per esempio, che promette presentazioni fatte a partire da testo
Markdown, con tutta una serie di facilitazioni e funzioni interessanti intorno, come sfondi di colore variabile generati automaticamente o la restituzione di uno handout di testo per distribuirla al pubblico.
Tutte cose belle. Ora però, anche senza considerare i settantanove dollari di acquisto one-time (altrimenti c’è un odioso abbonamento), venerdì ho dovuto improvvisare e inoltre mi sono educato a usare meno testo che posso. La strutturazione ordinata in Markdown, nella mia situazione, avrebbe davvero giovato poco.
A volte i sistemi hanno una tendenza sgradevole ad autodegradarsi e, nel farlo, a infastidire. In questi giorni mi misuro con un provider che ha estratto un problema burocratico incomprensibile da un cappello vuoto, un notaio primadonna, una commercialista che chiede le fatture dell’anno scorso pur potendo guardarsele da sé in quanto provvista di delega di accesso, una casa editrice che mi invia un documento senza bisogno di seguito e – avendo io commesso l’errore di ringraziare – replica che nella mia risposta manca l’allegato, una mensa scolastica che vuole il saldo finale dei pasti concomitante con il termine delle lezioni se non fosse che la contabilità aggiorna i conteggi con un mese di ritardo e probabilmente ancora qualcos’altro. Ah sì, esiste una certificato di tipo anagrafico a proposito del quale un Comune può rispondere che non sa quanto impiegherà a produrlo né quanto costerà.
Mercoledì 31 maggio 2023 alle 18 avrò il piacere di dialogare in diretta con
padre Paolo Benanti, Professore Straordinario della
Pontificia Università Gregoriana sui temi generali dell’intelligenza artificiale e delle considerazioni etiche che le ruotano attorno.
Non credo che parleremo molto di tecnica e probabilmente mi interessa abbastanza poco, dato che i principî generali del funzionamento degli attuali modelli testuali generativi sono tutto sommato noti. Invece avere una idea di come la tecnologia cambia il nostro modo di guardare alle cose, così come di guardare a noi stessi e agli altri, può presentare molti risvolti ancora da scoprire.
Meraviglioso Wi-Fi di istituzione edita e autorevole che mi parla in inglese per tutto il tempo, insiste nel considerarmi americano rispetto al numero di cellulare e infine invia un Sms di autenticazione che contiene la password caponago85.
(Per i diversamente lombardi: caponago è un lemma che corrisponde o potrebbe corrispondere a qualche paese a due passi da casa mia, un po’ come inventarsi un cognome esotico e venire fuori con Brambilla o Rossi).
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Uno degli scopi centrali dell’architettura di Copycat è permettere a molte pressioni di coesistere, competere e cooperare simultaneamente le une con le altre in modo da guidare il sistema verso certe direzioni. Il modo in cui viene realizzato è convertire le pressioni in stormi di minuscoli agenti software, ciascuno dei quali gode di una qualche piccola probabilità di essere eseguito. Quando questo avviene, l’agente fa sentire nel sistema la propria presenza e quindi quella delle pressioni di cui esso è rappresentante. Nel tempo, le varie pressioni spingono il sistema in direzioni esplorative che dipendono dai livelli di urgenza di alcun agente. In altre parole, le cause perorate in rappresentanza delle rispettive pressioni vengono portate avanti in parallelo, ma a velocità diverse.
The Verge pubblica un articolo sulle
cinque più importanti novità presentate durante a Microsoft Build 2023, tutte centrate sulla fornitura della inevitabile intelligenza artificiale in punti diversi nel sistema, compresa la Task Bar.
John Gruber si chiede polemicamente su Daring Fireball
quanti annunci di intelligenza artificiale avrà Apple a WWDC. Bisognerebbe ricordare che Apple fa le cose migliori quando segue la sua strada invece di scimmiottare la moda del momento. E che gli annunci su Windows sono di un’azienda indietro rispetto ad Apple sui sistemi operativi.