Ho letto tutto l’articolo di John Searle in cui viene descritto l’esperimento della
stanza cinese.
Naturalmente non sono qui a scrivere il bigino o a tenere una lezione di filosofia applicata; l’argomento trova esegesi già pronte, autorevoli, di tutti i livelli. Invece annoto un paio di cose a livello quasi personale.
Per me intelligenza artificiale forte ha sempre significato allinearsi con Alan Turing e dire non vedo ostacoli al fatto che una macchina possa pensare, avendo ovviamente come premessa il fatto che oggi questa macchina non c’è. Secondo Searle, molti sostenitori dell’idea partono invece da un’altra premessa, quella che l’intenzionalità (il sapere che cosa si sta facendo e con che scopo) possa risiedere unicamente nel programma, del tutto separata dal computer.
La ricaduta dell’annuncio di Vision Pro consiste anche in mucchi di recensioni che si pronunciano, con competenza discutibile, sul futuro della piattaforma.
A tutti costoro dedico un
Sinofsky d’annata, sei giorni fa, invecchiato benissimo.
Pomeriggio di editing intenso su un file di grandi dimensioni, condotto via Editorial su Dropbox in una situazione di scarsa connessione.
Risultato: sette copie del file in conflitto tra loro. Decisamente la cosa va contro i miei interessi di scrittura. Dropbox verrà dismesso, ma non subito.
Editorial è un gioiello senza tempo grazie al suo scripting incorporato, solo che da sempre non sa gestire una sincronizzazione mancata. Ole Zorn non si rimetterà di sicuro a sistemare la questione, dopo anni che
ha annunciato la fine dei lavori sulla app.
Mentre annego
nelle sottigliezze delle stanze cinesi e soprattutto delle loro esegesi,
Mimmo ha spostato una falange del mignolo e ora, dopo avere sistemato
la resa dei link negli abstract, ha ottenuto lo stesso risultato all’interno dei post.
In altre parole, non dovrebbero vedersi più spazi non necessari e grammaticalmente indesiderabili all’interno dei link.
Un altro piccolo passo, importante.
Se solo avessi il ringraziamento come superpotere assoluto.
Primo aggiornamento al tema della diversità di opinione tra John Searle e Douglas Hofstadter sull’argomento della
stanza cinese,
sollevato da Mailmasterc.
Grande mossa di
briando6 che ha individuato il riferimento esatto: l’articolo originale di Searle e le riflessioni conseguenti di Hofstadter si trovano ne
L’io della mente.
Ora però ci devo studiare sopra. L’analisi di Searle è molto articolata e va seguita con attenzione. La risposta di Hofstadter pure, è lunga e in certi passaggi molto sottile nel ragionamento.
Un tocco di fino di
Mimmo e ora, almeno negli abstract del blog, non viene inserito arbitrariamente uno spazio dopo un link.
Prossima sfida: intervenire sul meccanismo che provoca lo stesso effetto e lo stesso spazio superfluo anche all’interno degli articoli. Gli spazi in eccesso fuori sono stati eliminati, ora tocca a quelli dentro.
Un passo alla volta, si migliora (non per merito mio, eh, però ogni miglioria, anche piccola, restituisce un mese di vita).
Sono seriamente impressionato. Non è necessariamente una cosa buona; watch mi aveva lasciato freddo e poi mi ha convinto sul campo. Magari qui succederà l’opposto.
Intanto Apple ha fatto la sua Cosa Giusta: trasformare un settore tramite la computerizzazione degli apparecchi usati. Chiunque sa fare telefoni migliori dei loro, ma nessuno sa fare computer da tasca come loro. E loro vendono computer, chiamati iPhone, watch, tv, iPad e ora Vision Pro. Mac era un computer per forza, gli altri no.
Intanto viene da guardare alla pulizia del format. È scomparso qualsiasi tempo morto ed è quasi impossibile prendersi una distrazione. Ogni minuto è fatto di contenuto.
I detentori del marchio scrivono Apple silicon con la esse minuscola e questo, oltre a costarmi una sostituzione di massa sul blog con BBEdit, è un primo fatto gradevole, in un mondo dove la maiuscola passa appena si può e il più possibile a sproposito, pur di sembrare autorevoli e professionali.
Devo l’ispirazione a Mailmasterc, il quale a seguito di un mio commento sulle differenze di vedute tra Douglas Hofstadter e John Searle a proposito della stanza cinese ha chiesto approfondimenti.
La
stanza cinese è un argomento portato da Searle contro l’idea di una intelligenza artificiale forte, capace di pensare come gli umani. Nella stanza sta un signore equipaggiato con un manuale. L’unico contatto che ha con il mondo esterno consiste in bigliettini contenenti frasi in cinese. Il signore ignora il cinese e consulta il manuale, che contiene le istruzioni sugli ideogrammi giusti da usare in risposta a quelli che riceve.
Ho avuto il grosso piacere di ritrovare tra le mani una copia cartacea di
Contra Chrome, il fumetto attivista sui pericoli posti da Chrome e Google per la privacy e la democrazia alla cui traduzione ho contribuito sotto l’egida dei
Copernicani.
Nel rivederlo, è venuto bene. La mia posizione è molto meno militante di quella del fumetto, ma un po’ di esagerazione in questo caso non fa male almeno per acquisire la consapevolezza. Niente di male a usare Chrome o a permettere al software di acquisire dati personali che servono per corrisponderci un servizio; purché tutto sia fatto in modo onesto, alla luce del sole, con chiarezza e con la possibilità semplice per chiunque di chiamarsi fuori.