Nuove tecnologie e nuovi concetti hanno bisogno magari di messe a punto e aggiustamenti, che contrariamente al gusto corrente possono richiedere anni, ripensamenti, aggiustamenti di rotta. Il punto è quanto la realizzazione finale concreta di una nuova tecnologia coincida con le promesse iniziali. Se la distanza è eclatante, possono sorgere dubbi seri sull’opportunità di adottarla.
Nel frattempo, la nuova tecnologia può portare a pasticci, come farebbe qualche adolescente alle prese con il procedere verso l’età adulta mentre le sue facoltà cognitive sono ancora in via di raffinamento e gli tsunami ormonali ottundono il pensiero razionale.
La municipalità di New York
ha messo al bando TikTok sui suoi apparecchi.
Il quotidiano più noto di New York
ha proibito alle sedicenti intelligenze artificiali di usare il suo contenuto a scopo di addestramento.
La questione è una e centrale, il valore e il rispetto dei dati altrui. Quello che fanno i social è noto ma non abbastanza; quello che fanno i modelli linguistici è uno scandalo che aspetta di esplodere, non tanto per quello che avviene, ma per come. Apple, che
ha imposto su App Store di chiedere esplicitamente l’autorizzazione al tracciamento, da questo punto di vista è avanti dieci anni.
È infine arrivato il perfetto antidoto alla sensazione di superiorità che proviamo nel momento in cui Mac singhiozza un attimo o fa girare la rotella per un secondo in più. Potevano anche scriverlo un po’ meglio, cose così. Chi meglio di noi per giudicare l’efficienza di un sistema operativo?
Il nome dell’antidoto è
You Are the OS e l’antidoto è un gioco da browser nel quale, invece che controllare il traffico aereo, amministrare una rete ferroviaria o costruire una città, siamo… il sistema operativo.
Zoom ha in vigore – e
vuole eliminare – una regola che vieta le riunioni interne di mercoledì.
Questo dalla società che briga per
limitare il tempo di lavoro da casa dei dipendenti. La società che si è fatta un nome con il software per la videoconferenza.
La prossima sarà obbligare a tenere la webcam spenta? O abolire la chat? Se non ci fossero, andrebbero inventati. Argomento perfetto per il barbecue.
Buona festa!
Anche se i
dog day propriamente detti sono finiti, sono ancora giorni di (anche auspicabile) lentezza nel dialogo collettivo, ognuno nella sua cameretta a disegnare
alberi di spaghetti con il paintbot, perché è originalissimo, perché sviluppa l’ego e perché si può fare.
Per questo mi piace riportare un dettaglio piccolo e assai gradevole scoperto per caso durante una spedizione a caccia di ocra (niente domande, niente bugie): CarPlay imposta sulle Mappe la posizione dell’auto parcheggiata, tutto da solo.
Per una sera ho lasciato che
iBrogueCE occupasse lo spazio solitamente competenza di letture e blog.
Ho fatto un paio di spedizioni semza ambizioni, giusto per ritrovare memoria delle cose importanti. Ce ne sono diverse che proprio non ricordavo. Sono arrivato intorno al decimo livello, uno dei punti di svolta del gioco quanto a intensità e problematiche.
Prima di riuscire ad arrivare al ventesimo livello, la svolta che introduce il finale di partita, devo sicuramente riprendere la mano. Però è stato quasi emozionante ritrovare il gioco e le sue dinamiche.
La probabilità che un lettore di questo post si astenga dal lavoro almeno fino a martedì compreso è elevata e per questo suggerisco una lettura per le vacanze:
Come Ars Technica provvede allo hosting del proprio sito, scritto da loro stessi.
Il link porta al quarto e ultimo articolo della serie, all’inizio del quale sono diligentemente elencati gli altri tre. Il livello è discretamente tecnico, nel senso che avere un’idea di che cosa sia per esempio un load balancer aiuta.
Fabrizio Venerandi visita una cattedrale e pensa a quanto
sarebbe bello e istruttivo poter accedere ad affreschi e sculture anche dalla realtà virtuale, con l’Oculus.
Mi sono collegato subito con
l’Oculus per vedere se era possibile camminarci dentro in realtà virtuale, ma non ci sono riuscito. Ci sono ancora, mi pare, due limiti: la visione a 360 gradi c’è, ma in due dimensioni: con l’Oculus non si riesce ad attivare la realtà virtuale.
Fabrizio Venerandi visita una cattedrale e pensa a quanto
sarebbe bello e istruttivo poter accedere ad affreschi e sculture anche dalla realtà virtuale, con l’Oculus.
Mi sono collegato subito con
l’Oculus per vedere se era possibile camminarci dentro in realtà virtuale, ma non ci sono riuscito. Ci sono ancora, mi pare, due limiti: la visione a 360 gradi c’è, ma in due dimensioni: con l’Oculus non si riesce ad attivare la realtà virtuale.
La storia umana del lavoro è una storia di masse, dai cacciatori-raccoglitori alla Rivoluzione industriale britannica al fordismo. Erano di massa persino le vacanze.
La tecnologia digitale ha portato, non sempre sinceramente e con criterio, la grande promessa della personalizzazione. L’uso acconcio della tecnologia digitale permette in potenza a ciascuno di avere un ambiente di lavoro e un flusso di produzione unico e su misura.
Ne segue che, dentro la tecnologia digitale, i comportamenti e le piattaforme che indulgono nella massificazione sono retaggi del passato e quelli che incoraggiano la personalizzazione vanno promossi, sostenuti, incoraggiati, nutriti.