Sono solidale con Ben Evans per tutte le ragioni che adduce al suo
addio a X-una-volta-Twitter. Neanche bisogna essere sagaci osservatori: il mezzo ha perso affidabilità tecnica, ha perso pubblico, le funzioni di autenticazione a pagamento sono malfatte, lo hate speech è più libero di prima, il proprietario ha un approccio urticante, si è concesso dichiarazioni poco assennate eccetera.
Non lascio X per ora, tuttavia. Ne faccio una questione di utilizzo: mi è stato prezioso per seguire la pandemia e ora mi è prezioso per seguire la guerra. Niente, per ora, può darmi una copertura migliore.
Le app sotto Sonoma appena installato si comportavano in modo strano ed erano anni, letteralmente, che non verificavo il disco di avvio di Mac mini.
Messe insieme le due nozioni, ho lanciato Utility Disco (non dalla partizione di recupero, ma da quella di lavoro, quindi con le altre app aperte) e ho ricevuto un responso preciso: era tutto riparabile, ma c’erano tante cose da riparare.
Ho avviato la riparazione e, nel giro di pochi secondi, lo schermo si è bloccato. Niente rispondeva.
Ribadisco che Apple Arcade è uno dei modi migliori di spendere soldi in direzione Cupertino quando si abbiano in casa due videogiocatrici a tempo perso con età a cifra singola.
Giochi di ogni genere, di buona o ottima qualità, zero pubblicità, zero acquisti in-app. È un giardino dorato dentro il giardino dorato, sicuro; qualunque preoccupazione possa derivare dall’uso di App Store per bambine, tuttavia, si azzera.
Avevo ancora qualche perplessità sui limiti di età, per via di certi giochi progettati per dodicenni o oltre, e applicavo una leggera sorveglianza preventiva. Ho smesso perché il problema si risolve da solo; una sa leggere e sorvola sui giochi con rating superiore a 9+; l’altra, se carica un gioco da grandi, lo trova immediatamente troppo complesso perché i comandi non sono evidenti. Alla fine, capita che la sera mi venga chiesto posso scaricare un gioco da Arcade? e la risposta è sì, attenta che sia Arcade. Sono stati commessi un paio di errori, poi la procedura si è consolidata e di fatto ho solo da partecipare se è richiesta la presenza del papà. È una pace dei sensi in cambio di una cifra mensile veramente esigua che, se non potessi permettermi, mi farebbe sacrificare volentieri tre colazioni a caffè e brioche ogni mese, una ogni dieci giorni. Un costo così è vicino a non essere un costo.
Steve Jobs passa alla storia anche per l’iconico discorso all’università di Stanford in cui chiudeva ricordando come nella sua formazione sia stato fondamentale il Whole Earth Catalog.
Leggendo la sua descrizione, sappiamo che il Whole Earth Catalog era un catalogo di riviste e prodotti di controcultura americana […] con una linea editoriale di autosufficienza, ecologia, istruzione alternativa, fai-da-te e olismo, sotto lo slogan “accesso agli strumenti”.
La descrizione viene dal sito di Whole Earth, che da poco
permette di consultare in forma digitale tutta la sua passata produzione editoriale, compreso ovviamente tutto quanto è passato sotto gli occhi di Steve Jobs.
Le differenze tra iPhone 15 e quelli precedenti, la classica domanda della morte che ti fa lo scettico: ma alla fine non è uguale a quello prima, solo un po’ più veloce?
Da tempo la risposta è sensata solo se si sposta sui dettagli, dettagli che i media consueti si guardano bene dal coprire preferendosi concentrare sul nome del processore o sui giga di Ram.
Così ci vuole Prolost per venire a sapere che
iPhone 15 Pro e Max supportano la registrazione di video logaritmico, o log video nel gergo dei videomaker. Sono i primi iPhone a farlo.
Stack Overflow ha finito per
licenziare oltre un quarto dei dipendenti.
Per gli ignari, si tratta di una community dove si risponde a domande sulla programmazione. Per molti lunghi e fausti anni, il punto di riferimento; sapevi che qualcuno avrebbe risposto, se appena la domanda era sensata.
Come succede in tutte le comunità di nerd, a volte le risposte arrivano un po’ crude o condite con del sarcasmo, oppure ridotte all’indispensabile per vedere se te la cavi lo stesso eccetera. Se sbagli a porre la domanda o poni una domanda effettivamente poco centrata, certamente arriva qualche battuta.
Prego di leggere e diffondere questo semplice testo dell’università della Columbia che spiega in pochi e piani paragrafi la
differenza tra machine learning e intelligenza artificiale. Ce ne sarà sempre più bisogno e soprattutto nessuna voce è stata finora ascoltata, neppure quando autorevole come quella di Michael I. Jordan che già nel 2021 avvisava, senza esito, di
smettere di chiamare intelligenza artificiale qualsiasi cosa.
Su Medium
lo dicevano addirittura nel 2020, a opera di Alfonso R. Reyes, mentre Claudia Pohlink
ne parlava anche l’anno prima, pre-pandemico.
Continuo a sostenere che Mastodon sia un ottimo sistema per tenersi collegati tra persone intelligenti e continua a non piacermi la piega che ha preso X, fu Twitter, dall’ultimo cambio di proprietà a oggi.
Nonostante questo, parlare di Mastodon come sostituto di Twitter rimane una boiata. L’ultimo conteggio di utenti ha rivelato un errore:
Mastodon ha quattrocentosettemila utenti in più di quanto si credesse e questo cambia i dati di crescita. Chissà come sono finiti sotto un tappeto, ma non importa; fanno differenza.
E ora qualcosa di completamente diverso, come
dicevano i Monty Python: nel mondo le persone butterebbero in discarica nove miliardi di chilogrammi l’anno di spazzatura tecnologica, e-waste, invisibile.
Lo racconta
un articolo di Popular Scienze in occasione dell’International E-waste Day che si è appena svolto, sotto l’egida delle Nazioni Unite e del Waste Electrical and Electronic Equipment Forum.
Sarebbe spazzatura invisibile perché la gente non si renderebbe conto della sua natura di e-waste. Tra gli esempi, accessori con Led, cavi Usb, aggeggi contenenti una batteria ricaricabile al litio e gli apparecchi per fumare le sigarette elettroniche. Sarebbe anche spazzatura esplicitamente attribuibile ai consumatori e non alle aziende o ad altre organizzazioni.
Mi lascia perplesso l’affermazione di Forbes per la quale
l’intelligenza artificiale potrebbe essere il prossimo business di Apple.
Il calcolo è del tipo Apple ha due miliardi di apparecchi attivi e quindi un miliardo circa di utenti. Siccome OpenAI fa soldi con cento milioni di utenti attivi, Apple può contare su una base di utenza dieci o venti volte più grande e dunque può fare soldi vendendo abbonamenti a un proprio servizio di intelligenza artificiale.