Guardo il
Super Bowl sempre e figuriamoci se mi perdo questa domenica
una sfida per il titolo tra Kansas City e San Francisco.
Negli ultimi anni
mi sono trovato bene con NFL Game Pass, novantanove centesimi per accesso al Super Bowl e ai contenuti collegati. Così mi sono dispiaciuto nel constatare via app che la lega americana ha demandato la gestione del Game Pass a Dazn, la quale da diversi anni trasmette l’evento in streaming, ovviamente a pagamento.
Definire editor di testo
BBEdit è in effetti riduttivo; definire editor di testo SimpleText sarebbe stato esagerato.
Da non confondersi con
quello dalla t minuscola, SimpleText era… testo e basta. Una finestra e ci si poteva scrivere dentro, salvare un file.
Su un Macintosh di trent’anni fa poteva comunque avere un senso, perché a volte era l’unico in grado di aprire file danneggiati o di applicazione sconosciuta e poi aveva un incredibile, per i tempi, limite di trentadue kilobyte. Tantissimo.
E pensare che il machine learning in quanto tale ha utilizzi straordinari.
Due ricercatori si sono aggiudicati un cospicuo premio in denaro per avere
vinto la Vesuvius Challenge: sono riusciti a
leggere il primo di un tesoro di manoscritti scoperti (e probabilmente ce ne sono ancora da scoprire) in una villa romana di Ercolano sepolta a suo tempo dall’eruzione del Vesuvio.
Era una sfida perché i manoscritti erano – e sono – arrotolati. La cenere rovente da cui sono stati coperti li ha cotti, prima di conservarli come i burrito che sembrano oggi, fragili e intoccabili: il tentativo di aprirne fisicamente uno ha portato unicamente a una striscia di frammenti di papiro illeggibili e inutilizzabili.
Vince la giornata di oggi questo mitico, alla lettera,
rimarco di Federico Viticci sul nome del grande modello linguistico messo a punto senza fanfare da Apple e chiamato in codice Ajax.
(Da non confondere con
Ferret che è un altro tipo di operazione).
Ajax è il nome latino di Aiace, eroe greco della guerra di Troia che al termine di varie
peripezie e interventi divini perde il senno e si toglie la vita con la spada dell’eroe troiano Ettore.
La missione spaziale
Axiom 3 è prossima al completamento, con l’ammaraggio che avrà luogo nei prossimi giorni dopo
un ritardo dovuto al maltempo.
Gli astronauti hanno beneficiato durante la missione di una app di telemedicina,
GVM Assistance Space Health, capace di tenere sotto controllo i parametri vitali e comunicare con la Terra per aggiornare il comando missione.
Ho scoperto che nell’operazione c’è lo zampino del gruppo StartApps operante in
Magnetic Media Network, il più grande rivenditore Apple italiano.
Succede che Apple presenta
Vision Pro e, un po’ per volta, i talk di
Emacsconf me li sto guardando tutti.
L’anello di congiunzione è che alla fine siamo fatto della stessa pasta dei nostri dati. In più ripensavo anche al mio amico autore di
che bello PowerPoint che scrive le presentazioni da solo.
E arriva questo James Howell, docente di
Penn State University, apparentemente con
una reputazione molto buona come docente, a rimarcare tutta una serie di distanze, culturali, morali, ahimé pochissimo materiali nella sua dissertazione su
Comporre e presentare corsi universitari con Emacs e un insieme di software libero.
Piccola digressione burocratica. Per emettere le mie fatture elettroniche uso il portale dell’Agenzia delle Entrate. Facendolo da oltre un anno, ho un bookmark che mi porta direttamente dove mi serve. Così non ricordo proprio il contesto in cui si trova il portale.
Oggi sono entrato nel portale dell’Agenzia delle Entrate (area riservata) per altre faccende e mi sono detto ne approfitto, che devo emettere una fattura. Non ero nel mio solito bookmark e avevo invece davanti l’elenco dei servizi forniti dall’agenzia. Va beh, senza pensarci, cerco fatturazione elettronica. Entro e… non è lui. Posso consultare le fatture emesse, esportarle, ma non altro.
Marcel Duchamp
espose un orinale nel 1917 presso una mostra di artisti indipendenti a New York. Fece scandalo e cambiò la storia dell’arte, perché affermò il principio che a definire l’arte è l’artista stesso.
Trovo scandaloso e per giunta privo di potenziale di cambiamento il tentativo compiuto da varie persone a tutti i livelli, dai geni assoluti della materia fino ai relativisti d’accatto privi di competenza, di cambiare l’idea di significato e sostituirla con una qualche altra definizione che permetta di vendere gli assistenti generativi come
dotati di comprensione.
John Siracusa ha scritto una
lectio magistralis a proposito dello spatial computing che corrisponde secondo Apple all’esperienza dell’utilizzatore di
Vision Pro, in arrivo tra due giorni.
Sono parziale nel giudizio perché l’illustrazione di apertura è la schermata Info su del Finder 1.1g, anno millenovecentoottantaquattro. Per me si potrebbe anche chiudere qui.
Scherzi a parte, il suo punto di vista è sommamente interessante, e stranamente lo è anche se non ha ancora messo le mani sull’apparecchio: si vede la differenza di statura con chi vide iPad presentato in streaming e
annunciò che temeva potesse ribaltarsi a causa del retro bombato.
Lo scienziato vede il foglio di carta quadrettato e inventa un
gioco tanto semplice quanto profondo, sul quale
si fa ancora ricerca dopo tanti anni.
L’artista osserva gli assistenti generativi che, ricevuto un prompt, disegnano. E pensa:
voglio essere io a disegnare dopo essermi fatto dare i prompt dall’assistente generativo.
Hanno età molto diverse ma si chiamano entrambi John Conway. Si vede che il nome è in qualche modo una garanzia.
Due persone differenti ma simili in un tratto fondamentale: hanno contribuito o contribuiscono al progresso dell’umanità che, sì, dipende anche dalla pittura.