Può anche succedere che un gruppo di folli si metta a sviluppare un gioco di ruolo di massa nel tempo libero e che sia estremamente promettente.
Saga of Lucimia sfrutta direttamente
Unity 5 e indirettamente il fatto che Internet permette collaborazione senza limiti di tempo e di spazio. Siamo al paradosso che hanno in essere una
raccolta fondi su Indiegogo però giusto per rientrare un po’ nei costi e perché così ha votato la comunità che li segue; il gioco lo lavorano comunque.
Per motivi casuali mi ritrovo di tanto in tanto ad aggiungere al blog un post proveniente dall’archivio di Script, il blog che tenevo sotto le insegne di Macworld. Scelto casualmente.
I test di velocità pura non contano più niente da tempo, se mai avessero contato qualcosa prima. Qualcuno però ancora ci crede.
Mi ha scritto Marco (da grassetto a grassetto):
Sebbene sia un programmatore in erba, mi piacerebbe tanto localizzare programmi e tradurre documentazione.
(Il servizio
Uber Boat a Bangkok è simpatico; Pac-man sulle mappe di Google è molto carino; però quest’anno vince a mani basse il premio per il pesce d’aprile migliore la serie di
Slashdot, che ha trasformato le più famose saghe della fantascienza in una decina di notizie semiplausibili e riuscite. Divertente e non le ho neanche individuate tutte. Un solo esempio, la
Guida Galattica per Autostoppisti).
Oggi i giochi stupiscono per profondità grafica e per le mille possibilità aggiunte dall’interazione e dalla rete globale. Una volta stupivano per la profondità della trama, per la vastità dell’azione, per il fascino che evocavano seppure con interfaccia limitata (della grafica neanche parliamo).
Ringrazio
Eugenio Biciclista per la segnalazione.
Il
post di Massimo Mantellini mostra come la scuola di sua figlia abbia bellamente ignorato tutti gli smartwatch in circolazione finora ma, ora che siamo nell’imminenza di
watch, si sia premurata di vietare l’uso degli orologi-smartphone.
Niente di che: la scuola ha una ricca tradizione di divieto di apparecchiature che dieci o quindici anni dopo sono tranquillamente ammesse. E diverse università nel mondo si sono già mosse da tempo per
vietare i computer da polso (mi dicono che non sono computer, però vorrei sapere per quale motivo, non essendolo, li vietano).
Venerdì scorso ho passato la giornata a
IfBookThen 2015. Dalle nove alle quattro a twittare, fotografare (cinquantatré immagini), scrivere, posta e quant’altro.
The Apple Spirit di Andy Hertzfeld, 29 novembre 1988, sul meraviglioso sito Folklore dedicato all’aneddotica sulla nascita di Macintosh raccontata da chi ci ha veramente lavorato.
Una delle cose splendide del mondo open source: un repository contenente un lungo
elenco di grandi giochi del passato e, dove esiste, una replica in software libero del gioco stesso.
Si può leggerla da utilizzatori (bisogna fare un piccolo sforzo per verificare l’esistenza di una versione Mac) oppure da sviluppatori (magari proprio per fare girare su Mac un gioco che non lo fa unicamente per mancanza di risorse).
Oppure da benefattori del software libero. Anche senza sapere programmare, non si ha idea di quanti progetti open source sarebbero più che felici di trovarsi due mani in più a realizzare una versione italiana, oppure tradurre documentazione, o sistemare la grafica, o trovare bug da sistemare. O solo lavorare all’elenco e aggiungere cose che mancano, trovare refusi, arricchire la base dati. Tutto serve.