Si nota subito il titolo: La clessidra del tempo, come se ve fossero altre. (Varianti sul tema: La bilancia del peso, La lampada della luce, La ruota che rotola).
Il settore, messo alle strette dalla crisi, si riscatta con ricerca e tecnologia.
Veramente? L’inserto del Corriere è di settantadue pagine, delle quali due dedicate ai computer da polso. Uno di questi, nel 2015, ha venduto per sei miliardi di dollari. Rolex, per dire,
ne ha totalizzati quattro e mezzo.
La Nasa ha un elenco di consigli di design tipografico per i testi di cui dispongono i piloti in cabina. Una spiegazione semplice ed efficace del perché scrivere a tutte maiuscole inficia la leggibilità di un testo. Quanto serve poco a fare la differenza in un cartello stradale e salvare delle vite.
Questo e altro in un bell’
articolo di ProPublica. I rudimenti della tipografia andrebbero insegnati a scuola.
Chi può, a proposito, non manchi la visita a
Kerning. Manca pochissimo.
Per quanto sia ancora largamente incompleto, trovo altrettanto largamente interessante il progetto open source
PieMessage che mira a portare la messaggistica Apple su Android.
Incompleto significa che bisogna ancora lavorare sull’invio di immagini e video e che, nel momento in cui si esce dalla sicurezza di iMessage, la sicurezza su Android è zero totale. Queste le lacune più importanti ancora da colmare.
Il sistema in sé è semplice e astuto, già nato mille volte ma sempre come soluzione estemporanea, di rapida estinzione: un apparecchio OS X che funge da server e si preoccupa di inviare agli apparecchi Android i testi che gli arrivano da iMessage. PieMessage ha da subito il merito di apparire destinato a una vita più lunga e proficua.
Una mail di Stefano fa risuonare delle corde cui sono estremamente sensibile.
Esigenze di lavoro mi hanno prima portato negli Stati Uniti e subito dopo in Iran a distanza di pochi giorni.
Paesi molto distanti l’uno dall’altro, non solo in latitudine.
Tra le mille differenze riscontrate, senza toccare le facili derive politiche che nulla hanno a che fare con le persone che incontri per strada, vorrei evidenziarne una: Internet e il suo controllo. In arrivo dagli USA con libero accesso in ogni dove con reti Wi-Fi, mi ritrovo a Teheran col firewall governativo che inibisce molto, inclusi i servizi delle big corporation targate USA come Facebook e Apple.
Di test di stress e resistenza sui computer da tasca ne escogitano a bizzeffe, solo che
questo è stato standardizzato: è uno speciale macchinario a lasciar cadere al suolo questo o quel modello, in modo sempre uguale e ripetibile. E il computer viene fatto cadere più e più volte fino a quando diventa impossibile effettuare una chiamata di emergenza, per via della rottura dello schermo touch.
I primi due nella classifica dei più resistenti sono un modello di Htc e iPhone 6s, tanto per cambiare. Questi tre minuti mostrano l’andamento della sfida tra iPhone 6s e Galaxy S7 Samsung.
A proposito del problema di quanti
hanno perso musica a causa di Apple Music o iTunes o ambedue, uno sviluppo doppiamente interessante è che Apple
ha mandato due ingegneri a casa di colui che ha reso pubblico il problema.
Backblaze continua a pubblicare meritoriamente i dati sulla durata dei dischi che acquista per la propria attività di fornitura di backup e io so che tuo cugggino ha comprato un disco l’altro giorno, che gli è morto in mano, e ha giurato di non comprare mai più quella marca che è inaffidabile. Ugualmente, nella scia dei
rapporti passati, sono comparsi i
dati del primo trimestre 2016, relativi a 61.590 dischi in attività e un miliardo di ore di funzionamento, l’equivalente di centoquattordicimila anni/disco.
Non sono del tutto io a insistere sul tema della intercambiabilità tra iPad e MacBook: è la vita. Dopo
l’esperienza di Doblerto, leggo questa email di Stefano. Lo ringrazio e la pubblico perché dice un sacco di cose che nella loro semplicità dovrebbero esssre banali e invece vanno sostenute a spada tratta come se fossero eresie.
Ricevo in condivisione un documento e mi appresto a lavorarlo su iPad. Siamo nel 2016: ricevo documenti in ogni formato e modalità e iPad lavora con tutto.
Ma questo, attenzione, è un documento OneDrive.
Microsoft, come si legge ovunque, ha cambiato pelle, non è più quella di una volta, supporta tutto e tutti, gli standard aperti, la collaborazione l’open source, cloud first mobile first eccetera eccetera.
Apro il documento da OneDrive e parte Word Online. Che apre una anteprima del documento: oltre a guardarlo si può fare pochissimo. OK: edit in browser, modificalo nel browser.
Condivido appieno la lunga
analisi di Riccardo sulla cecità degli esperti di tecnologia, specialmente quelli che ne vogliono scrivere, nei confronti della persona media alla quale il computer interessa solo come strumento per fare determinate cose e niente più.