Sarà vero che le vendite dei portatili Apple sono crollate (non diminuite, scese, ridotte, in flessione, declinanti, negative: crollate, che fa clic, come il vino fa buon sangue) del 40 percento?
Prima di tutto, una informazione di contesto: secondo Canalys, nel primo trimestre 2016 il mercato globale dei computer sarebbe crollato, ehm,
sceso anno su anno del 13 percento, ai livelli del 2011. Apple rimarrebbe il primo produttore nonostante un crollo, pardon, una discesa del 17 percento. Sì, il primo produttore perché Canalys conta nei computer anche le tavolette. C’è stato crollo, no, declino anche per loro. In Nordamerica la flessione globale è stata a cifra singola, ma in Europa e dintorni il dato è -15 percento, dove i portatili crollano, anzi, decrescono addirittura del 18 percento. Il trimestre ha visto crolli, beh, diciamo piuttosto contrazioni ovunque.
Ho cambiato disco di backup Time Machine.
Quasi tre anni fa avevo adottato un
Rugged Triple LaCie che adesso rifiuta di obbedire a qualsiasi comando significativo, da Utility Disco o anche diskutil da Terminale. Era costato 169,95 euro ed è durato 1.004 giorni, per una spesa di quasi diciassette centesimi al giorno.
Ho limitato l’accanimento perché un disco di backup deve funzionare tranquillo, non a qualunque costo, non tirato per i capelli. Deve essere fidato.
Sono dolentissimo per la perdita del MacBook Pro 17” sofferta da
Doblerto. Che computer così non ne facciano più, purtroppo, non è un modo di dire e il mio muletto, classe febbraio 2009, lascerà certamente un vuoto incolmabile.
Sta diventando un appuntamento fisso e mi rendo conto di quanto poco sia informativo. Eppure è una pagina cui non posso rinunciare,
il meglio della tipografia web per il 2015. Fa respirare.
(Già che siamo in argomento, chi può vada a
Kerning, una delle cose tecnologiche migliori tra quelle che avvengono in Italia, con un parterre spettacolare).
Apple continua a deludere le aspettative dei professionisti.
L’immagine seguente arriva (con mia gratitudine) da Lorenzo. Pure il testo:
Centro Diagnostico Italiano, sede di piazza Gae Aulenti a Milano. Dermatoscopio di fabbricazione tedesca collegato a iPhone 6 per analisi dei nei. Usa la fotocamera collegato ad apposita app…
Un’occhiata alla
pagina del Centro dà un’impressione pochissimo dilettantistica. Peccato per questa imperfezione di Apple, che continua a trascurare il comparto di chi il computer lo usa per fare cose serie.
Sempre parlando di
Bancomat e affini, al casello la mia tesserina elettronica non viene letta. Il giorno dopo verificherò che funziona da McDonald’s, al bar, in un negozio di scarpe per bambini, in gelateria e alla stazione di servizio, mentre non funziona in altri due caselli della stessa barriera, ma sono cose che succedono e il pedaggio poi è di soli 1,90 euro. La macchina genera l’attestato di transito con mancato pagamento e procedo tranquillo.
Solo per dire che un oggetto moderno ha sistemi di riavvio automatico e autodiagnostica, che gli consentono di riprendersi autonomamente dalla maggioranza delle situazioni di errore.
Dovrebbe avere.

Sono costretto a perderla e scrivo nella speranza di evitare il rimpianto ad altri, questa notte di
Invasioni Digitali all’All About Apple Museum di Savona.
C’è la
app ufficiale, nascono iniziative da non perdere, come questa o il recente
concerto di Mauro Sabbione: il progetto sta finalmente dispiegandosi appieno. Merita di essere sostenuto e appoggiato in tutti i modi. C’è perfino il
cinque per mille.
Non molto tempo fa ho stilato un post lunghetto per spiegare
la mia posizione molto, molto ambivalente verso Wikipedia.
Senza automazione dei compiti base, l’ho già detto, non c’è vantaggio competitivo. Senza automazione di quelli evoluti, non c’è profitto vero.