Retrocomputing, Ok. Storia di Apple, Ok. Anni ruggenti, Ok.
Ma è nostalgia del vigore psicofisico del tempo che fu o vero amore per un’epoca irripetibile e sì, visto il seguito, autenticamente rivoluzionaria?
Il litmus test è costituito da
questo audiobook: centotrentaquattro presentazioni per duecento ore di audio e sedici ore di video dei grandi dell’informatica degli anni ottanta, a partire da Steve Jobs ovviamente. Ci sono anche personaggi chiave per quanto meno alla ribalta, come Alan Kay, e personaggi protagonisti anche se ne avremmo fatto volentieri a meno, come Bill Gates.
C’è sempre da contare su Horace Dediu per avere una lettura degli avvenimenti diversa dal coro e neanche su iPad si è smentito.
Nel ricordare i
dieci anni dal debutto dell’apparecchio, inserisce anche questa affermazione:
Quello che iPad è riuscito a fare è crearsi la propria domanda. Si presenta al fianco delle altre piattaforme e non al loro posto. La gran parte degli utilizzatori di iPad possiede anche un iPhone e un PC oppure un Mac. […] iPad ha fatto qualcosa di più grande che sfrattare il PC dal suo trespolo. Gli si è appollaiato accanto e ha trovato la vita assai comoda.
A malapena diventato papà, in informatica sono già nonno perché mi ritrovo a raccontare sempre le stesse storie. Mi consolo a pensare che almeno me ne accorgo.
La storia è quella di quando eravamo più giovani e facevamo collezione di numeri di carta di credito. Per allenare la memoria facevo shoulder surfing in fila alla cassa: la sfida era memorizzare il numero della carta nel breve tempo in cui veniva sciorinata.
Una settimana dopo la
recensione-farsa di una console per videogiochi spenta, John Gruber racconta della sua
prova di watch serie 6.
Chi ha bisogno di ridurre le cose alla propria bassa statura mentale per stare bene dirà alla fine è solo un orologio. Gruber pone attenzione maniacale sui cinturini di watch, come se fossero una rivoluzione invece che, appunto, cinturini.
La sfumatura di colore, la consistenza, il comportamento da bagnato, perfino il mistero di come faccia Apple a mandargli cinturini della misura giusta senza averglielo mai chiesto; da un momento all’altro ci si aspetta che, munito di laser, ce ne disintegri uno atomo per atomo per mostrare che succede.
Dopo che anni fa avevo mostrato come si possa
usare nc al posto di telnet per entrare in un Mud,
Fabrizio Venerandi mi fa notare come il suo
Neonecronomicon effettivamente funzionerebbe, se il prompt non venisse popolato da punti interrogativi che si accumulano a intervallo regolare.
È così effettivamente e il problema è analogo, seppur con diversa frequenza, anche in altri Mud, per esempio
Achaea.
Il mio problema è un altro: ricordo come se fosse ieri di avere provato l’accesso, quando ho scritto il post tre anni fa, e di essere entrato nel gioco senza problemi. L’esperienza attuale non è quella del 2017, ma che cosa è cambiato? Il sistema operativo? Il funzionamento interno di nc? Un folletto dispettoso?
Amazon
erogherà corsi online a cinquecentocinquantamila studenti K-12 (fino alla terza media, per noi) in oltre cinquemila scuole, nell’ambito del programma
Amazon Future Engineer.
In Italia esiste ancora il valore legale del titolo di studio. E uno dice, che c’entra?
Amazon Future Engineer, se arrivasse in Italia, formerebbe migliaia di futuri ingegneri autodidatti, che riceverebbero un attestato di nessun valore legale. Eppure, sarei pronto a scommettere, il novanta percento di loro troverebbe un lavoro senza pretese che valorizza la loro formazione.
L’acquisto di Arm da parte di Nvidia ha fatto comprensibilmente molto rumore (una acquisizione da quaranta miliardi non è banale) e anche
inquietato un sacco di soggetti a livello industriale e politico.
Altrettanto comprensibilmente, molti hanno iniziato a tirare in ballo Apple nello scenario. Dopotutto impiega da sempre processori Arm per iPhone e iPad e adesso passa su Arm anche Mac, giusto?
Giusto.
E allora magari Apple
entra aggressivamente nel mercato gaming, oppure
decide di acquisire Nvidia, o altro. Dopotutto questa acquisizione potrebbe provocare problemi ad Apple, giusto?
Devo chiedere il duplicato della tessera sanitaria per una figlia. Dopo mezz’ora di trekking tra l’Abisso della Regione, il Picco dell’Agenzia delle Entrate, il canyon Fisconline e la palude di Asl, non ho trovato un modo chiaro di farlo via web. L’account Spid mi ha mandato un vocale per chiedermi se potevo fare una pausa, per numero di accessi e autenticazioni gli pareva di lavorare per un influencer.
È vero che una parte del sito del ministero delle Finanze non funziona al momento e magari era pure decisiva però, ecco, una parte del sito del ministero delle Finanze non funziona.
Ci sono tante ragioni a spiegare la frequenza dei refusi che compaiono in queste pagine. E io odio i refusi.
A volte scrivo in modo meditato e a volte invece apro il flusso di coscienza. La velocità aumenta a dismisura, smetto di guardare la tastiera e anche lo schermo, intendo con attenzione. C’è un piacere adrenalinico nel vedere scorrere le parole e sentire che la narrazione procede verso la sua naturale conclusione. L’attenzione si sposta dal particolare al generale e l’errore non si vede più. Magari c’è una rilettura alla fine; magari c’è meno tempo del dovuto e nessuno rilegge.
Ci eravamo lasciati a gennaio 2019 con il
tentativo di recuperare i dati perduti su un disco Ntfs di amici tramite una duplicazione del disco con dd, stroncato dalla mano innocente e inesorabile della secondogenita.
Il vero problema non era quello genitoriale, ma l’estrema lentezza della procedura. Così ho deciso di riprovare con
ddrescue, programma parente di dd e, come dice il nome, indicato per soccorrere dischi in difficoltà.
ddrescue non è affatto più veloce di dd, anzi. Però salva un log dal quale si può riprendere un salvataggio interrotto da un blackout o da una figlia informaticamente sciagurata.