Ora non ho tempo di spiegare compiutamente; in sintesi, non c’è modo (per me almeno) di fare funzionare
Coleslaw su un Mac mini M1.
Ho scelto di non avventurarmi (per ora) in una esplorazione approfondita e di privilegiare la disponibilità di un motore qualsivoglia, che permetta di pubblicare. Niente diventa più definitivo del provvisorio, l’ottimo è nemico del bene, l’occhio del padrone ingrassa il cavallo (questo non c’entra).
Tra i generatori di siti statici ho provato a installare
Jekyll; al momento di pubblicare ricevo un errore che non riesco a decifrare.
Qualche problemino di gioventù con il nuovo Mac mini. Ha voluto una tastiera nuova e aveva ragione lui; la mia precedente era veramente troppo vecchia.
Ora però ci sono vari errori che mi bloccano su certe cose, Il recupero dei dati da Time Machine è andato bene ma non benissimo. Per esempio Xcode non parte.
Devo anche montare una nuova versione di Homebrew giusta per Apple Silicon. Per ora dà errori strani. Questo è propedeutico ad avere il blog funzionante anche su M1.
La mia piccola
avventura con un nuovo Mac mini e una vecchia tastiera si avvia alla conclusione: nel giro di una ventina di ore dovrebbe arrivare in consegna da Apple Store una Magic Keyboard, che mi aspetto funzioni al primo colpo.
Prima però devo ringraziare i responsabili dell’ondata di solidarietà di cui sono stato immeritatamente oggetto. Non è elegante fare nomi, ma tutti sono andati oltre qualsiasi inesistente dovuto, con consigli, suggerimenti domande e infine due tastiere fisiche per fare un test e poi permettere il setup della macchina.
Ho un Mac che non vuole vedere una (vecchia) tastiera Bluetooth Apple. O forse viceversa.
Esiste qualche modo per forzare un reset della tastiera più drastico che levargli le pile per qualche minuto?
Lo stack Bluetooth in teoria è a posto e dovrebbe esserci compatibilità. Tutto è stato spento, riacceso, rispento, prima uno, poi l’altro, poi l’opposto e così via. Pile cambiate e nuove.
Non ho (ancora) un’altra tastiera per fare un test, mentre la tastiera funziona bene presso un altro Mac. Il Mac vede regolarmente Magic Trackpad.
Molti anni fa affermai che dover mettere sotto carica watch tutti i giorni fosse un non-problema. Concordo con me stesso e rilancio: non è un problema.
Un particolare proprio della Serie 7 è che quella volta al giorno dura meno di un’ora. Di fatto tolgo l’apparecchio al mattino, faccio doccia e colazione e da lì la batteria è come minimo sopra l’ottanta percento. Un attimo di pazienza e si arriva a carica completa. È una cosa che amo.
Quando ci si fermava per fare gli auguri, trovare uno spazio di tranquillità, anche vedere i parenti e magari esagerare a tavola, comunque in modo che segnava una discontinuità con la routine.
Quest’anno fermarsi è difficile; ho visto tanti che arrivano a questo momento ancora più trafelati del sottoscritto, e ben più pressati dalle cose e dalle persone.
Il mio augurio è che sia possibile, per ciascuno. È la Festa a distinguerci dagli animali. È la capacità di fermarci a renderci diversi dalle macchine, se viene esercitata consapevolmente.
Ho goduto del privilegio di assistere a una rappresentazione privata di
Io, Steve Jobs, di e con Corrado D’Elia.
È accaduto durante una festa aziendale, evento che classicamente viene interpretato come una mangiata ad alcol libero dove tutti tornano a casa più o meno uguali a prima, più o meno ubriachi, più o meno sessualmente appagati o frustrati, simmetricamente, in funzione del proprio stato civile e di quello dell’oggetto del desiderio declinato all’aziendale.
Reduce dalla visione completa di
Foundation, provo a dare qualche parere sintetico, di massima e sommamente incompetente, a spoiler zero.
Bisogna subito sgombrare il campo dall’idea di vedere sullo schermo una trasposizione dei libri di Asimov. Il ciclo della Fondazione ispira certamente la serie, che però si prende numerose libertà in ogni direzione.
Diversi archi narrativi si snodano parallelamente e li ho trovati molto vari e discontinui. Uno degli archi è stato molto interessante, pieno di suggerimenti e collegamenti alla realtà e alle problematiche di oggi, davvero affascinante. Un altro consiste in fantascienza ai margini del B-movie, veramente niente di speciale. Un altro ancora ha lo scopo di seminare le rivelazioni e i colpi di scena episodio per episodio e sembra stato messo insieme abbastanza faticosamente. Probabilmente è quello meno riuscito, anche con qualche lungaggine. Due archi narrativi si congiungono alla fine della serie, a mio parere inutilmente.
Si sono sprecati i commenti competenti e aspiranti tali sugli effetti della scomparsa di Steve Jobs per Apple. Il dato indubbio è che Apple sia enormemente più grande, diversificata, ricca, intraprendente. Ci sono anche ombre in mezzo alle luci e d’altronde non è che una società dal prodotto interno lordo simile a quello di una nazione medio-piccola possa essere esente da problemi. Tuttavia, Apple dopo Jobs è cresciuta e non poco.
Qualcuno argomenta che M1 sia un progresso tecnologico, certo, ma null’altro che una sorta di nuova versione di processore di punta, i cui miglioramenti in prestazioni e consumi saranno presto assorbiti dal mercato con l’uscita di chip concorrenti capaci di pareggiare ogni divario, se non superarlo.
Può darsi: nel frattempo M1 è già entrato nella storia se non altro per la sua capacità di cambiare lo stile di scrittura delle recensioni.