Il Terminale possiede ovviamente un modo per seguire le aggiunte in fondo a un file che viene aggiornato automaticamente con buona frequenza, per esempio un file di log. Ma è il Terminale, ci mancherebbe. Roba per stomaci forti e dita intrepide.
Quale editor di testo permette di fare la stessa cosa?
BBEdit 14.5, per esempio, con il suo
Tail Mode. Il link porta in realtà all’elenco di tutte le novità nella versione 14.5 uscita da poco, Tail Mode compreso.
La vecchiaia non è anagrafica; è l’incapacità di comprendere quello che accade dopo il trentacinquesimo anno di età, questo sì, anagrafico.
Per questo sono perseguitato da gente che manda messaggi in tutti i modi possibili per avvisarmi che dobbiamo sentirci riguardo a una qualche questione.
Sono tutti vecchi, non anagrafici; gente che non ha mai capito il lavoro asincrono e vive nell’illusione che sentirsi sia più veloce per portare a termine il lavoro.
Ho alcune schermate mentali persistenti, che resteranno indefinitamente. Una di queste, nella categoria incubi, riguarda una persona di fronte a me, seduta davanti a un computer, che sottoposta a uno stimolo prende una calcolatrice tascabile.
Una variante della stessa schermata mentale concerne una persona davanti a me, seduta di fronte a un computer, che sottoposta a uno stimolo impugna una matita (non una penna, una matita) e un blocco per appunti.
Va bene che siano open source tanto lo hardware quanto il software, va benissimo che voglia essere completamente riciclabile e riparabile, splendida la modularità e l’aggiornabilità… ma in un mondo di iPhone da sei pollici e passa, di iPad mini e iPad veri e iPad Pro, che ce ne facciamo di
un portatile da sette pollici?
Molto carino e tenerino, MNT Pocket Reform; uno lo guarda e non vede l’ora di giocarci (nel senso di smanettarci e non solo ludico). Poi pensa di avere già dato con i netbook, di quanto era meraviglioso
Psion 5, di quanto è affascinante
Playdate e di come si divertirebbe con un
eMate 300, per concludere che ogni bella idea ha anche un limite temporale di applicabilità e questo genere di formato, con questo genere di specifiche, sembra campato per aria, o comunque limitato a usi protoesibizionistici.
Oggi mi sono preso i miei tempi. Anche Mac.


Sto giocando troppo poco ai miei amati roguelike (oltre che trascurare l’aspetto tecnico del blog). In attesa di riuscire a riprendere in mano alcuni task essenziali, sono compiaciuto di vedere
Nethack entrare a fare parte della
collezione permanente del Museum of Modern Art di New York.
Nella quale i lavori software sono ottantacinque, non ottomila. Ci sono una selezione e un criterio della stessa e, dalla mia posizione di incompetenza, posso solo plaudire alla scelta.
Si sta facendo chiacchiera interessante a proposito della
polemica su Stage Manager e sarà ugualmente interessante vedere che decisioni finali prenderà Apple in proposito: ricordiamo infatti che in questo momento
non c’è neanche la beta pubblica di iPadOS 16 e che la maggior parte dei commentatori parla a titolo del tutto teorico. Si è visto nel recente passato che le beta possono portare cambiamenti anche consistenti al software (come l’anno scorso per il campo URL di Safari su iOS) e a oggi si discute di che cosa ha detto Apple, non di quello che farà.
Non sono un investitore e non sono un investitore nelle cosiddette criptovalute. La matematica dietro a
Bitcoin e compagni, però, mi ha sempre intrigato, più che per l’(ingegnoso) algoritmo in sé, per quello che sarebbe potuto succedere dopo, una volta che ci si avvicina ai limiti di estrazione, la difficoltà di estrazione tende all’infinito e si rimane con una moneta la cui disponibilità è fissa.
L’evoluzione delle criptovalute mi sta insegnando il valore della messa in discussione delle mie convinzioni. Quanto accade in questo periodo, con l’attività di estrazione che può diventare antieconomica per chi vi si dedica (platealmente, al momento,
su Ethereum) è tutto sommato abbastanza prevedibile. A un certo punto, per forza qualcuno finisce fuori mercato.
Mai stato un entusiasta del mail merge e se non mi
avesse avvisato Six Colors non mi sarei proprio accorto del suo ritorno in Pages.
(A me scrivere lettere uguali a persone diverse sembra anacronistico in tutta una serie di scenari, non tutti, certo).
Il fatto interessante è che torna dopo nove anni di assenza. Nove anni durante i quali chi ha voluto fare mail merge con Pages ha potuto farlo ugualmente, grazie al
lavoro di Sal Soghoian, il
patrono Apple dell’automazione.
Passata un’ora insieme alla secondogenita, cui piace cantare a squarciagola in finto inglese, a registrare tracce in
GarageBand con i relativi effetti collaterali: scoprire il suono di sé raddoppiato, provare a distorcere la voce per sembrare un animaletto o un mostro, fare rumore con questo e quello strumento. A quattro anni di sicuro c’è chi è già al secondo maestro di pianoforte; non abbiamo alcuna di queste ambizioni e ci siamo semplicemente divertiti un sacco.