È caduta un’altra barriera: ora
chiunque può accedere a DALL-E e commissionare a un sistema esperto (sorry, non è una intelligenza artificiale e neanche gli somiglia) disegni e fotografie realizzate a partire da una descrizione testuale (come vorrei una torta di frutta con sopra un pinguino disegnato da Picasso che ruota dentro un cerchio di fuoco viola).
Si tratta di materiali alieni, che vediamo apparire da un mondo diverso, immaginario, frutto delle elucubrazioni degli algoritmi di Dall-E (arrivato alla seconda versione) e completamente fiction anche dove mostri il massimo realismo.
Uno dei regali più belli che ho ricevuto consiste in una copia di auricolari
A8 di Bang & Olufsen. Belli, comodi, indistruttibili, di ottima resa audio.
L’unico difetto consiste nella tendenza del cavo ad aggrovigliarsi e degli auricolari a farlo con altri cavi, per via del sistema di fissaggio all’orecchio. Sistema che d’altra parte ha una sua ragione d’essere, funzionale oltre che bello, cioè design puro.
Mi duole ammetterlo, però uno dei due cavetti di collegamento all’auricolare deve essersi rotto o danneggiato e l’audio arriva da un lato solo.
Quando sono particolarmente annoiato, potrei aprire /System/Library/CoreServices/ e, se è passato abbastanza tempo dalla volta precedente, andare a caccia di funzioni offerte da macOS sotto forma di app. Come Control Center, Game Center, Clock, Screen Time eccetera.
Dentro Monterey mi sono divertito, era tanto che non guardavo e il raccolto è stato florido. Una sorta di collezionismo di app misconosciute.
Ma ieri, dopo che procastinavo da più di qualche giorno, ho riavviato Mac con il pieno di Aggiornamento Software. Tra 12.5.1, 12.6, Safari, strumenti da Terminale per Xcode e qualcos’altro ancora.
A seguito di circostanze il cui racconto sicuramente irriterebbe il lettore alla ricerca di fatti o commenti di qualunque interesse, sono proprietario di un nuovo
iPad Pro (2021, quinta generazione, M1).
Il mio modello precedente era un 2018. Il feeling è immutato (attenzione perché le vecchie custodie non sono compatibili) anche se la presenza di M1 sotto il cofano si percepisce e lo schermo ha certamente guadagnato in luminosità e resa dei colori. La fotocamera è progredita a vista d’occhio. Insomma, anche senza evidenze specifiche, saltare un paio di generazioni rende chiaro il miglioramento complessivo della macchina.
E anche alle colonne, con l’insperato aiuto di un comando Unix di BSD presente, all’insaputa mia e forse non solo, in macOS.
rs prende una tabella di righe e colonne e la ridispone secondo i desideri dell’operatore.
Nessuno presenta queste coese meglio di Dr. Drang e bisogna assolutamente leggere il
racconto della sua esperienza con il comando. Va bene anche guardare le figure, perché i passaggi tra una versione e l’altra della tabella sono evidenti.
Molto interessante l’uscita di
La Terminal, app per fare ssh ed emulazione terminale su iOS e iPad OS.
A una prima occhiata è molto ma molto più amichevole di
a-Shell, più pulita di
Prompt – anche se meno evoluta – e molto amichevole da approcciare.
Non rinuncio a Prompt in questo momento, però qualche prova la merita di sicuro. Oltretutto è gratis ma già ora mangia in testa a diverse proposte a pagamento, per semplicità e design.
La notizia è che
iPhone 14 ha rinnovato radicalmente l’arredamento dei propri interni, con conseguenze interessanti. Ecco che cosa dichiara a Treehugger Kyle Wiens, fondatore di iFixit:
Apple ha completamente riprogettato gli interni di iPhone 14 per renderlo più semplice da riparare. Da fuori non si vede, ma è un cambiamento grande. È il cambiamento di design più significativo in iPhone da molto tempo.
In particolare, ora è possibile cambiare lo schermo senza intervenire sul resto del device e levare lo schermo permette un accesso facile a tutta la componentistica interna.
Chi domina il testo domina il computing. A riprova: con un Terminale acceso e la capacità di usarlo, niente è precluso. Gli zero e gli uno sono fuori dalla portata umana; la rappresentazione di ordine immediatamente superiore – il testo – ha potenziale infinito. È questa la prima base del computing.
Se però si tratta di costruire qualcosa – creare una struttura, organizzare dati, dare vita a insiemi ordinati di informazione – chi domina i database domina il computing. Dietro il Finder c’è un database, dietro Foto c’è un database, dentro le app ci sono database, Spotlight è un database.
Per un momento nella vita ho battuto tutti i giochi che ho giocato. È stato quando ho scoperto
Breakout, qui in una curiosa versione derivata da Google Immagini.
Era il primo videogioco battibile su cui mi sono impegnato e l’ho battuto. Cento percento.
Ero ragazzino, in una sala giochi estiva. Il monitor era monocromatico e i mattoni si vedevano colorati per via di una pellicola apposta sul vetro.
Avevo una modesta paghetta e la dissipai dentro Breakout. Ma arrivai in fondo, pure con una certa delusione. La pallina viaggiava più forte, dopo il primo muro la racchetta si restringeva alle stesse dimensioni della pallina, ma un preadolescente ha poteri inimmaginabili per un adulto. Anche con la racchetta puntiforme avevo sulla pallina un controllo praticamente assoluto ed ero in grado di indirizzarla a piacere per un tempo indefinito.
Una delle cose belle della vita nel computing sono le app disponibili su tutte le piattaforme. Una delle cose brutte sono le app multipiattaforma che si accontentano del minimo comune denominatore e offrono giusto giusto sé stesse invece di valorizzare la piattaforma su cui lavorano.
Ogni tre volte che apro
Obs Studio succede qualcosa che mi cala nella prima parte della frase e mi risparmia la seconda. Obs gira su qualsiasi computer desktop e però ogni volta la mia esperienza è un po’ più vicina a quella di Mac.