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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

8 dic 2021 -

Il mio retro è post-neo

Non è tanto un discorso sul retrocomputing, ammirevole, sentimentalmente energico, bisognoso di passione e competenza che neanche una pianta carnivora in vaso.

Quanto su quella nostalgia dei vecchietti (mentali) per cui una volta i computer erano cose affascinanti, si poteva smanettare, potevi guardarci dentro, imparare, programmare da zero, cambiare un pezzo se non ti piaceva e tutto questo senso di avventura malriposta che sa molto del profumo della carta quando si parla di ebook.

Perché a sentirli, signora mia, adesso i computer sono chiusi, non ci puoi mettere mano e puoi solo collegarti ai social con la app.

Questo per preparare la mia affermazione: potrei compiere azioni anche sconsiderate e disdicevoli pur di mettere le mani su un DevTerm . E quelli che una volta il computer sì che era emozionante e ora non più, li deporterei volentieri per un anno davanti al sito, a guardare che cosa c’è dentro la macchina, tutto open source, tutto visibile, modificabile, documentato, apribile senza difficoltà.

Con obbligo di silenzio. Perché se vuoi smanettare, oggi come nel millenovecentosettantanove, è veramente difficile concepire un sistema capace di mettere più brividi di eccitazione lungo una schiena nerd.

Post-neo-computing, questo, che sta al retrocomputing come l’assenzio al fernet.

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