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6 ott 2026 - Internet ai

Scarsi attributi

Non c’è bisogno di linkare la vicenda della finta bustina di Umberto Eco che preconizza la futura intelligenza artificiale: ha già avuto visibilità universale e ha scatenato anche reazioni un po’ scomposte, specie da chi si ha sempre avuto un atteggiamento social da più-avanti-del-gruppo e fuori-dal-coro e all’improvviso si è sentito surclassato da una genialata, come in effetti è stata.

In aprile avevo tirato in ballo Eco e l’AI a proposito di un tema che, nella storia, è diventato imprevistamente attore non protagonista: l’attribuzione. Riflettevo su quanto il testo che redigiamo in collaborazione con un LLM sia davvero nostro e ci rispecchi.

Non è proprio il tema dell’attribuzione (chi è veramente l’autore?) ma, se si può mettere in dubbio la fedeltà al nostro stile dopo che abbiamo chiesto al modello di mantenerla, vuol dire che siamo almeno tangenti.

E la persona che ha creato la finta bustina si muoveva in questo ambito quando, invece di godersi il successo dello scherzone, se l’è presa per la mancanza di considerazione.

Dopo avere messo in campo Eco e l’imitazione de L’Espresso, infatti, si è liberato un universo di commenti: riflessioni filosofiche, riferimenti intellettuali, letteratura ricorsiva, finta fanta(scienza) e via dicendo. Chi ha dovuto tirare fuori il fumetto in cui Paperone sogna la fabbrica dove l’operaio fa lavorare il robot al suo posto, chi le letture di gioventù, chi ha esercitato con pretesti risibili l’arte dell’io l’avevo già detto. Senza contare quelli che ci hanno creduto. (Quanti post a precedere il commento dotto con la precisazione di avere capito subito che era un falso, mica di lasciare il dubbio…). Internet sociale è un costante sfoggio di vanità ed ego ma, questa volta, c’è stato un picco di valore assoluto.

In tutto questo, dicevo, l’autore si è risentito: erano tutti presi dal finto Eco e nessuno si filava più chi aveva avuto l’idea.

Dobbiamo ringraziarlo per avere fatto esprimere il popolo di Internet sul dilemma dell’attribuzione. Ci ricordiamo sicuramente gli ultimi arrivati che hanno cominciato a definirsi creatori dato che disegnavano per mezzo di prompt, rivendicando lo status di creazione artistica dei risultati (nonché di artisti per sé stessi, a lenire le frustrazioni di una vita).

Ecco, il popolo ha parlato: nel momento in cui gira un contenuto dove ha messo mano un modello generativo, l’attribuzione all’umano diventa irrilevante. Liberissimi di contraddirmi, basta che poi ci si occupi anche dei fatti conclamati, mi sa più duri da smontare. E di fare una coccola al poveraccio che un tempo si sarebbe potuto definire autore, mentre oggi viene trattato dal pensiero comune come un facente funzioni: qualcuno dovrà pure dettarlo, quel prompt.

E stiamo parlando di una genialata: figuriamoci quando l’opera è il frutto di un pensiero artistico a livello di vediamo che cosa esce. Almeno i Brainrot hanno fatto soldi.

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