Rispetto a Tim Cook, John Ternus ha programma fitness diverso, forse più di mantenimento che di crescita (senza allusioni all’azienda). L’indole californiana è ben diversa da quella di un Southern come Cook e ho il sospetto che gli d’un po’ di fastidio la parte formale di esercizio del potere, a differenza di chi si è sempre posto come servant negli ultimi quindici anni. Ci vorrà ancora tempo per capire bene il modo di essere di Ternus.
Il quale ha potuto presentare un iPhone compatibile con Apple Pencil, dopo che quasi vent’anni fa Jobs si chiedeva in diretta chi potesse volere l’uno stilo su iPhone. Ma iPhone Duo rispetto a iPhone 18 Pro e Max è come iPhone X rispetto a iPhone 8: una svolta talmente decisa e spiazzante che se avessero voluto dargli un nome diverso da iPhone ci sarebbero state le basi.
Niente fraintendimenti, è un iPhone, fatto e finito. Però così, nel 2007, non se lo immaginava nessuno. Si capisce che lo fa Apple perché hanno ridisegnato l’interfaccia su misura, in funzione dello schermo su misura, della doppia batteria su misura, dell’audio su misura, di TouchId su misura, tutto clamorosamente su misura, fino alla sveglia con luce soffusa palesemente assente su qualsiasi altro modello. La concorrenza conosceva il formato dell’hardware e lo ha copiato, ma ha lasciato il software com’era e le vecchie app sul nuovo schermo lasciano vuoti imbarazzanti.
Apple invece ha fatto i salti mortali per adeguare ogni dettaglio, anche quando significava andare contro quello che si è sempre fatto. Per dire, il Dock sullo schermo chiuso sta sul lato destro invece che in basso; la triade degli indicatori di campo, Wi-Fi e batteria è stata reinventata magistralmente. Le incognite di esperienza utente e adattamento delle interfacce delle app sono tutte da scoprire, ma francamente basta vedere la transizione da schermo esterno a schermo interno e viceversa per pensare alla cura dei dettagli, che difficilmente è stata applicata più pervasivamente nella storia di Apple. L’audio con doppi diffusori, in alto e in basso, che il software sfasa del giusto a seconda dell’orientamento dell’oggetto, per assicurare l’ascolto ottimale. È costa duemila dollari, ne pronosticavo almeno cinquecento in più.
iPhone Duo non batte un iPad né emargina gli iPhone, ma è come se portasse all’estremo la logica del device adatto a ogni situazione. Ternus ha ripreso e adattato la metafora di hub personale che Jobs aveva coniato per il primo iMac. Ma l’ecosistema che ci sta intorno è impressionante, oggi, molto più di allora. Qui dovrebbe entrare in scena Apple Watch 12, accompagnato dal fratello ricco Apple Watch Ultra 4. Apple ne sta facendo un terminale per la salute e il benessere che potrebbe sembrare un lusso non necessario, salvo quando saltano fuori le aritmie oppure le chiamate automatiche in caso di caduta. I sensori di lettura della circolazione sanguigna sono stati affinati, i progressi permettono una frequenza di controlli molto maggiore, gli indicatori che Health riesce a derivare dalle letture sono molto più sofisticati.
Il tutto condito da massicce dosi di Apple Intelligence, fortunatamente bene impiegate, almeno sulla carta. Sarà interessante vedere come cosa accade su Apple Watch, dove l’integrazione promessa è vicina all’avere un trainer dedicato. A ottobre dovrebbe anche chiudersi un’epoca, con l’uscita (negli USA) di Siri AI e la soddisfazione di una promessa rinviata almeno per due WWDC.
Tutto quello che si è visto oggi è stato firmato da Cook, beninteso. Però Ternus ci ha lavorato e adesso è arrivato il momento di metterci anche la faccia.
Sembra più pacato e meno enfatico. Abbiamo il lusso di valutarlo per come si piazza in favore di telecamera, perché sui prodotti c’è davvero poco da lamentarsi.