È ora di parlare con chiarezza dei danni che l’uso di hardware e software apporta ai minori, anche se si sovrapporranno altri piani di lettura.
Pensare al problema che nella società di oggi, proibisci quello, vieta quell’altro, gli schermi blu, le dopamine, le dipendenze, come se descrivessimo l’intero spettro della farmaceutica attraverso i disastri dell’abuso di oppiacei, dicevo, pensare a un padre che si azzarda a titolare Mia figlia di otto anni vuole costruire videogiochi:
Le piace giocare i videogiochi, ma non è la stessa cosa. Sperimentare il mondo, perfino sconfiggerlo, è troppo passivo. Lei il mondo vuole costruirlo.
Un padre criminale che, d’altronde, quasi lombrosianamente esprime nuovamente le lacune della propria gioventù, che ora si riversano sulla prole:
Ho passato ore infinite a esplorare MUD, MUCK e MUSH, vasti mondi fatti solo di parole scritte in cui avventurarsi e socializzare.
Non solo passatempi arcani per pochi iniziati; è molto peggio di così. La rovina di questo adulto è iniziata a nove anni, quando ha incontrato HyperCard. Ha perfino giocato a Myst, avventura puramente punta e clicca, ancora più nefasta. Ma HyperCard? Un ambiente ipertestuale fondato sull’idea di schede collegabili tra loro in pile, contenente programmazione occulta, ideato quattro anni prima da un programmatore al termine di un viaggio a base di LSD…?
Qui devo effettuare un push, aprire un discorso nel discorso. Perché ho scritto più e più volte, da nostalgico di HyperCard, agli altri nostalgici, che il futuro del concetto e del suo sviluppo stava nel web. Ecco, è una premessa per quanto arriva ora. Facciamo pop e torniamo alla narrazione principale.
Prevarrà il senso di colpa, una sana autocritica a sopraggiunta maturazione anche a seguito di un ruolo genitoriale? Macché, la piaga è setticemica:
Così ho costruito per lei un gioco nel quale lei può costruire giochi. Un mondo multigiocatore fatto di testo e immagini, con molte limitazioni e con un piccolo linguaggio di scripting, intenzionalmente non molto buono; un mondo dove lei possa prendere tutto e smontarlo per vedere come funziona. Io ho iniziato a imparare la scrittura di codice nei giochi in cui la visione del codice delle pagine web era una insegnante affidabile e io credo che lei meriti lo stesso.
Come tante bambine maltrattate, ha avuto genitori problematici, magari maltrattati a loro volta. La catena non si riesce a spezzare e non c’è percezione del disastro, anzi:
Alla ragazzina piace molto. Il genere di adulto che pratichi roleplaying o avventure testuali, o nutre nostalgia per l’epoca di telnet e del primo web, potrebbe ugualmente gradirlo.
Il padre degenere ha oltretutto messo lucidità nella sua follia e creato un ambiente che eredita e favorisce i comportamenti da lui stesso messi in atto al momento di provare a creare un gioco in HyperCard, a nove anni. Se ho capito bene, adesso ne ha tipo quarantasei. Sono già almeno due generazioni irrimediabilmente segnate dallo stigma digitale.
Dicevo, memore delle sue reazioni nel misurarsi con HyperCard a nove anni, ha costruito un ambiente che favorisce reazioni dello stesso genere. Il linguaggio di scripting ha come scopo la semplicità di scrittura e non l’efficienza, per esempio. Il suo obiettivo è
riprodurre la combinazione magica di libertà creativa e vincoli meccanici che su HyperCard hanno aperto gli occhi al giovane Nick.
In particolare, si osservi la deriva del pensiero:
Il linguaggio è progettato per essere frustrante in modi illuminanti. Una obiezione ragionevole è che insegni cattive abitudini di programmazione. Dalla mia esperienza di bambino, tuttavia, ciò che insegnerà davvero è il perché le buone abitudini sono buone e come i livelli di astrazione e espressibilità vengano costruiti uno sull’altro.
Non si fatica a cogliere il problema per una bambina di otto anni, sottoposta a questo ingiusto bombardamento di digitale:
La ragazza sta già costruendo cose interessanti con il linguaggio. A un certo punto si ritroverà infastidita dalle sue limitazioni. Ma a quel punto sarà capace di articolare le limitazioni stesse e immaginare modi in cui migliorarle. E sarà uno spartiacque. Quando passerà a un linguaggio di programmazione più ampio ed espressivo, capirà perché è meglio.
La struttura del mondo creato da questo irresponsabile è peculiare. Possiedono proprietà solo gli oggetti e non i giocatori; non esistono punti vita o ricchezze. È possibile inventare gli oggetti desiderati, i luoghi desiderati e le proprietà di cui questi godono. Ogni partecipante ha un proprio mondo; i mondi sono collegati, ma nessuno può prendere oggetti dal mondo di qualcun altro. Può clonarli e portare i cloni nel proprio mondo. Ognuno può regolamentare l’ingresso di altri nel proprio mondo, ma non l’uscita. Ogni giorno si può chiedere al sistema la creazione di un nuovo oggetto in aggiunta a quelli che ognuno decide di creare in proprio. Eccetera.
Ci sono ancora dubbi sul nocumento creato dall’informatica alle menti dei giovani e sulla necessità di proibire, limitare, allontanare questo tipo di minaccia? Nel dubbio, l’autore stesso riferisce di un commento di sua figlia:
So che cosa dovremmo fare! Dovremmo creare un oggetto che è un computer. E quando il tuo personaggio aziona il computer, sta giocando a questo gioco!
Il suo, di commento, in risposta, dovrebbe indurci tutti a una severa autocritica su come gli schermi dominano e danneggiano la nostra vita:
Solo otto anni e già pensa che la ricorsione sia divertente.
Naturalmente il rischio per i nostri ragazzi ha già iniziato a diffondersi. Con una email all’autore è possibile chiedere un invito per entrare nel gioco e chi lo riceve può invitare a sua volta. Chiaro che l’esortazione può solo essere una: tenere i nostri bambini lontani da queste pericolose incognite e, se proprio non ne possono fare a meno, che facciano coding a scuola, dove a otto anni su un foglio quadrettato e numerato possono ottenere figure di robottini colorando i quadratini con le giuste coordinate. In modo sicuro, vigilato e con il focus sulla loro crescita armonica. Altri bambini sono meno fortunati:
Il progetto è iniziato molti anni fa, prima che nascesse mia figlia. Amo i mondi virtuali e volevo provare a realizzarne uno. (Volevo inserire qui una sezione su tutte le funzioni che ho inserito nel gioco e non riguardano l’insegnamento della programmazione, ma la costruzione di un mondo amichevole, collaborativo e socializzatore fatto di testo. Però ho già scritto molto e magari ne farò un post separato).