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2 ago 2026 - Software

Le notti senza lenzuola

Una delle cose che amo di più in estate è poter dormire scoperto. Il segnale che sta per finire tutto è, per me, quando occorre coprirsi con un lenzuolo.

Chiaramente è fisima che vale esclusivamente nell’ambito personale e il mondo, immagino, è pieno di persone che amano usare un lenzuolo di notte per coprirsi. Ci mancherebbe, hanno ragione e non ho alcuna autorità per fare valere il mio punto di vista. Comunque, preferisco senza.

Sarà per questo che ho apprezzato il post di Dr. Drang sulle sue regole per l’uso degli spreadsheet. Apprezzato in particolar modo per la sintesi delle sue regole, che è non usarli. Salvo eccezioni, ovvio.

La spiegazione del perché non usare gli spreadsheet è bene articolata e si riassume in questo modo:

…la semplicità del tipico modo di assemblare uno spreadsheet incoraggia la disorganizzazione e l’errore man mano che gli spreadsheet crescono o si adattano a nuovi dati.

La spiegazione estesa è precisa, puntuale e rivelatrice, basata (per forza) sulle sue esperienze che sono numerose, variegate e multidecennali, nell’ambito della professione. Il lenzuolo, pardon, lo spreadsheet, il foglio di calcolo è semplice più che a sufficienza per consentire a chiunque di avvicinarcisi e ottenere risultati senza sforzo; come dice Drang, uno spreadsheet è un raccoglitore di dati, una macchina logica, uno strumento di presentazione: are you getting it?, a riprendere Steve Jobs mentre annunciava al mondo contemporaneamente un iPod, un cellulare e un Internet Communicator in forma di iPhone.

Il problema è che i casini combinati da gente ignara sul proprio iPhone restano sull’iPhone, strumento pensato apposta per un uso basico. Il foglio di calcolo consente di raggiungere vette altissime nel trattamento dei dati. È una macchina per utilizzatori di qualunque livello. Gli utilizzatori sono tuttavia, per legge statistica, di basso livello, a parte eccezioni. Nessuno ha imparato in alcun istante della carriera scolastica o professionale a organizzare i dati. Novanta lenzuolisti su cento producono disorganizzazione e questa, ahinoi, prima o poi atterra sulla scrivania di un altro, incolpevole o al massimo incapace di elevarsi a un livello superiore.

Ci sono situazioni, ammette Drang, dove uno spreadsheet è la cosa migliore: transito di dati, insiemi piccoli che si organizzano in una schermata, varie ed eventuali. Ma sono più l’eccezione che la regola e inoltre, con l’avanzare della mole di dati che produciamo, diventa sempre più probabile che il milione abbondante di righe non basti più per trattare un problema.

Sotto allora con Python, R, Fortran, quel che si vuole: la morte loro, dei dati, è essere trattati con dignità e ordine in uno strumento sotto il nostro controllo. Il lenzuolone è una padellaccia che, dai e dai, finisce che qualcosa si bruciacchia, o peggio.

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