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8 lug 2026 - Software

La seconda parete

Nelle settimane prima che Tahoe lasci il posto a Golden Gate, si è capito che una delle sue eredità meno gradite è la cornice obbligata per le icone delle app, già dispregiativamente definita squircle jail, una prigione quadrata ma non tanto e tonda ma non proprio.

Nel tempo si è capito, come ha riassunto John Gruber, che su macOS si tratta di un passo indietro. Limita la creatività, l’espressione, la comprensione, l’esperienza, il divertimento, l’originalità e, a differenza di tanti altri, questo è un limite che sacrifica la creatività e il risultato.

Inoltre dissipa il valore accumulato nel tempo dall’espressività delle icone sulla piattaforma. Apple ha cambiato la propria Human Interface Guide per sacrificare la libertà espressiva delle icone e questo getta via decenni di evoluzione e creatività che nei casi migliori si potrebbe avvicinare a quella artistica.

Secondo Gruber, e son d’accordo nel mio piccolo, le app che hanno deciso di aggirare la limitazione della squircle jail superano proprio per questo un test di macchitudine.

Un esempio: Iris, che offre nelle Impostazioni la possibilità di avere un’icona più libera del default. Nessuna app può avere un’icona libera e basta, a meno di accettare l’esclusione da Mac App Store, per motivi tecnici. La versione di Iris su Mac App Store ha un pannello Impostazioni più povero così da poter soddisfare i requisiti dello Store.

Si spera che le evoluzioni di Golden Gate e seguenti cambieranno rotta e torneranno a permettere icone creative, parlanti, distintive e caratteristiche come quelle con cui siamo cresciuti. Capaci di sfondare la seconda parete.

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