Tra una riflessione sulla scuola e un gioco puerile per il weekend, ho pensato a un ibrido.
La riflessione è cominciata quando mi sono reso conto che la scuola delle mie figlie ha in essere un contratto per Google Workspace, che fornisce a tutti i soggetti, dai docenti agli studenti, una casella Gmail e gli strumenti classici per scrivere presentare e fare di conto.
Oltre a questo, gli uffici della scuola producono documenti e hanno fogli di calcolo. Cioè usano Word ed Excel con un contratto Windows 365 o come si chiama.
Pagano due cloud, entrambi abilitati a creare documenti e utilizzare fogli di calcolo.
Ho fatto notare che ne basterebbe uno e ho causato un certo scompiglio. Mi è stato osservato che ci sono programmi di varia umanità che obbligano all’uso di Windows; facendo pure finta che sia vero, non ho problemi a che la segreteria usi Windows. Ho problemi a che usi Office, quando potrebbe fare le stesse cose con la suite di Google. O viceversa, basta che si paghi una suite anziché due.
E no, non mi si racconti che Excel fa cose che Google non fa. Questo vale sicuramente in un laboratorio di ricerca. Nella scuola delle mie figlie, posso garantire che proprio non è così.
Insomma, pensavo: perché la scuola non dovrebbe lavorare con l’open source? Perché usare LibreOffice è scomodo? Ci sono oramai altre piattaforme equivalenti. Ma se proprio deve pagare Google, o Microsoft, perché non fa tutto con Google o con Microsoft?
A questo punto si innesta un post di Ibrahim Diallo, La programmazione è gratis. Vi si legge per esempio questo:
Quando ho cominciato a lavorare, ho comprato un portatile a sessanta dollari. Un PowerBook G4 difettoso destinato alla discarica. Ho scaricato BBEdit, installato MAMP e in poco tempo avevo già clienti su Craigslist. Da lì è iniziata una carriera che mi ha portato a contratti con aziende Fortune 10.
Questo per lo hardware. Il software:
Devo tutto non solo agli apparecchi da poco che usato per avviare la mia carriera, ma anche agli strumenti gratuiti disponibili. Il mi ambiente di sviluppo era Vim. Il mio linguaggio era PHP, capace di funzionare su qualunque server al prezzo di un piano di hosting che costa meno di una pizza. Il mio cloud era una cartella su quel server. Il mio assistente programmatore era un motore di ricerca unito alla speranza che qualcuno, da qualche parte, avesse scritto in un forum la soluzione allo stesso mio problema.
E la motivazione:
L’unica barriera di ingresso era il desiderio di imparare.
E il gioco puerile per il weekend: una riproduzione giocabile di Super Mario scritta in CSS.
Non vorrei tirare conclusioni, solo ammucchiare premesse. La scuola dove le famiglie portano a turno i rotoloni asciugatutto per la classe, il cloud per tutti al punto da pagarne due, le tecnologie gratuite e disponibili a chiunque a prezzi volendo irrisori, il desiderio di imparare che dovrebbe essere il motore primo dell’istituzione scuola, la possibilità di fare cose divertenti mentre si impara, anche il fatto di poter imparare mentre si creano cose notevoli. Un gioco, anche di quarant’anni fa, ma in CSS, non è roba di tutti i giorni.
Sembra che non si vada da nessuna parte senza la cosiddetta intelligenza artificiale, ma i bambini non dovrebbero cominciare da cose semplici, gratuite, universali, basilari, prima di avere un account Gmail e l’accesso a Google Workplace? Perché non risparmiare i soldi di un cloud su due per rilevare portatili da discarica e installarci MAMP?
O comorare i rotoloni, se nient’altro.