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19 mag 2023 - Internet

Artisti liberali

Oggi giornata con trofeo di caccia: sono tornato a casa forte di una copia autografata di Podcast e di una piacevolissima chiacchierata con Matteo Scan-do-lin, tradotto: l’uomo che conosce i giusti ristoranti giapponesi.

Abbiamo naturalmente parlato di podcast, perché lui è un maestro (nel vero senso della parola, dato che fa formazione sui podcast, oltre che fare podcast) e dialogare con lui à portare a casa conoscenza preziosa, soprattutto per uno che non nasce podcaster ma si lascia volentieri irretire da tipacci come gli artefici di A2.

Durante la pandemia mi sono reso conto di quanto il video fosse un componente fondamentale dell’interazione con le persone; ma c’è voluta la comunità del podcast per portarmi a capire come la voce sia il componente fondamentale. Se ti sentono male, o peggio se ti sentono con un audio trascurato, neanche il miglior sfondo virtuale può salvarti. Se l’abito fa il monaco, cosa che non ho mai creduto, la voce fa l’anima e accidenti se è vero.

C’è anche un’altra cosa. Steve Jobs ha lasciate dette tante cose, ma quella dell’ intersezione tra tecnologia e arti liberali, pur avendo fatto meno rumore di altre, dovrebbe comparire nei libri di storia.

Le arti liberali erano tali perché chi le padroneggiava poteva mantenersi libero e una di queste era la retorica, inteso come nome di disciplina e non come discorso noioso e pomposo.

I podcaster sono i retori del nostro tempo, quelli veri a dispetto dei miliardi di interazioni dei video su TikTok. Gente che si mantiene libera, che ci mantiene liberi.

Da Matteo, Filippo, Roberto e tutti gli altri imparo ogni giorno un’altra necessità che Jobs aveva intuito: arrivare a dare alla gente quello che la gente non sa di volere. Non è colpa della gente né merito di chicchessia, siamo semplicemente fatti così come specie. Non sappiamo realmente quello che vogliamo e a volte abbiamo bisogno di qualcuno che ce lo dica, con voce pulita, passione e sense of humor.

Domani, anzi, oggi è già possibile fare parlare una voce artificiale come se fosse la nostra. A brevissimo qualcuno compierà la tragica crasi e registrerà podcast con testo creato da un sistema generativo e la propria voce riprodotta dal software specializzato.

Saranno cose di una noia mortale che agevoleranno il prossimo inverno dell’intelligenza artificiale.

I podcaster. Gli ultimi che rimarranno indelebilmente, irresistibilmente, fantasticamente umani. Artisti liberali.

E adesso tutti a prendersi un microfono come si deve, ché gli altri per sentire male, alzare lo stress e provare fastidio, hanno già le chiamate WhatsApp.

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