Quickloox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

21 mar 2009

Complessità personali

A proposito di Time Machine, della semplicità, della personalizzazione, delle opzioni, c’è un complicatissimo esempio su MacOSXHints di come farsi un sistema di backup su misura con SuperDuper e un corredo di script vari.

Non è un invito a provarci - è veramente complicato - ma a cercare di capire il principio. Anche solo studiarlo sarebbe una occasione eccezionale di imparare molto.

La vera lezione, tuttavia, è su come funziona filosoficamente un computer. Un computer, da solo, non fa niente. Più software ci metti, più cose fa. L’obiettivo massimo è avere un computer che fa esattamente tutto quello che vogliamo e non di più e non di meno.

Significa che il suo software di base deve essere quello essenziale e nient’altro, per non correre il rischio di metterci in casa cose inutili.

Questo perché grazie al lavoro degli sviluppatori indipendenti, grazie ai plugin, grazie ai tutorial, grazie alle utility, grazie ai sistemi di scripting, grazie all’inventiva personale, grazie a Internet ciascuno può scegliersi il grado di personalizzazione e di approfondimento che desidera.

Per questo TextEdit è TextEdit. Il minimo indispensabile e quello che c’è di più è anche troppo. Ci sarà a chi piace TextEdit e a chi no. Per chi no, si possono scegliere infinite modalità di personalizzazione, tra Word, OpenOffice, Pages, BBEdit, TextMate, LaTeX, Mellel, Emacs e potrei proseguire per sempre o quasi.

Lascio la parola a Steve Jobs.

So che avete mille idee su tutte le fantastiche funzioni che iTunes potrebbe avere. Anche noi ne abbiamo. Ma non vogliamo mille funzioni. Sarebbe orribile. L’innovazione non è dire sì a tutto. È dire NO a tutto fatta eccezione per le funzioni più critiche.

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